Mario Draghi, attuale premier ed ex Governatore della Banca Centrale Europea, è pronto a dare il via alle riforme, tra cui la sentitissima Riforma Pensioni.

La questione è decisamente scottante, perché il Governo sa che su questa riforma si gioca una buona dose della credibilità dell'Esecutivo, del suo premier ed anche dei partiti che lo sostengono.

Le numerose forze di maggioranza, per altro molto eterogenee tra loro, faranno certamente di tutto per accaparrarsi il merito della nuova Riforma Pensioni, vantando di aver indirizzato l'intero Governo, come praticamente sempre accade da diversi anni a questa parte.

Politica a parte, che non è certo il tema dell'articolo, la Riforma Pensioni è molto delicata e richiede di mettere insieme interessi e volontà di molte parti: Governo, sindacati, lavoratori, INPS.

Insomma, una vera e propria battaglia in cui deve vincere certamente un compromesso. Anche la Corte dei Conti, tra l'altro, sarà chiamata ad esprimersi come fece ai tempi su Quota 100, soprattutto se dovesse essere approvata una nuova riforma strutturale.

Come vedremo nelle prossime righe, però, quest'ultima possibilità è piuttosto remota perché troppo impegnativa economicamente ed anche nelle tempistiche.

Concepire un nuovo sistema, come fu tre anni fa con Quota 100, è impensabile nel giro di così poco tempo. Anche perchè la Legge di Bilancio 2022 è già in discussione ora ed i punti da trattare sono tantissimi.

Se proprio vogliamo complicare ulteriormente il quadro, il sistema pensionistico italiano è spesso stato oggetto di critiche (soprattutto Quota 100) da parte dell'Unione Europea e questo non è certamente il periodo in cui ricevere sanzioni.

L'Italia deve mostrarsi infatti responsabile e stabile anche in queste riforme, soprattutto per dimostrare di saper gestire ed investire correttamente il denaro che sta arrivando grazie al Next Generation UE e che il PNRR, redatto da questo Governo qualche mese fa, ha stabilito come gestire.

Tematiche complesse, senza dubbio, motivo per cui proviamo a fare un po' d'ordine ed a capire in che direzione si sta andando.

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Riforma Pensioni 2022: no a Quota 100

Partiamo innanzitutto dalla misura attualmente in vigore, Quota 100, che come noto scadrà il 31 dicembre 2021: perché non viene prorogata? Come era stata approvata quasi tre anni fa?

Rispondiamo prima alla seconda domanda, perché è importante ricordare che Quota 100 è stata approvata in via sperimentale per il triennio 2019-2021. Per questo motivo, la scadenza naturale è alla fine di quest'anno.

La sperimentazione, però, non ha funzionato. I motivi sono numerosi e rispondono alla prima domanda, cioè al motivo per cui il Governo non ha mai considerato (e neanche il Governo Conte Bis) di prorogarla anche per tutto il 2022.

Innanzitutto, la misura è nata grazie a Lega e Movimento 5 Stelle, allora alleati di Governo sotto la guida di Giuseppe Conte (il Governo Conte I), che hanno voluto dare una scossa rispetto alla misura precedente, per tutti nota come Legge Fornero.

Con quest'ultima la pensione è prevista solo con un criterio d'età, cioè a 67 anni, a prescindere dagli anni di contributi versati.

Quota 100 non verrà però rinnovata perché inefficace nel garantire un ricambio generazionale nel mondo del lavoro e, per di più, anche molto costosa, come ha verificato la Corte dei Conti.

Quest'ultimo sarebbe il motivo principale del mancato rinnovo della misura, anche se un ritorno totale alla Legge Fornero è molto doloroso per i lavoratori, perché per alcuni la pensione potrebbe spostarsi in avanti di addirittura cinque anni.

Questo quinquennio sarebbe il cosiddetto "scalone", che il Governo sa che è da evitare a tutti i costi.

Vediamo allora quali sono le proposte sul tavolo.

Riforma Pensioni 2022: ecco le possibilità

Vediamo ora quali sono le proposte sul tavolo per trovare chi erediterà il fardello lasciato da Quota 100, sotto tutti i punti di vista.

Partiamo con il dire che non sarà una misura approvata ad hoc, come già anticipato nell'introduzione, ma sarà con ogni probabilità un allargamento delle possibilità che esistono già ora, ma che riguardano ancora un numero troppo basso di lavoratori.

Una riforma ad hoc richiede tempo, soldi e una maggioranza solida. In questo caso la maggioranza potrebbe anche crearsi, ma non nei tempi e rispettando le condizioni economiche attuali.

Di conseguenza, Quota 41 è già praticamente esclusa. O meglio, è esclusa una Quota 41 generalizzata per tutti i lavoratori, perché sarebbe davvero troppo onerosa.

Rimarrà Quota 41 come la conosciamo ora, magari con condizioni che favoriscano i lavoratori e che permettano quindi ad un numero maggiore di usufruirne rispetto allo stato attuale.

Un'altra possibilità importante è la RITA, anche se la questione è simile al caso precedente: allargare la platea dei beneficiari sì, ma bisogna farlo in maniera attenta e ragionevole, altrimenti i costi si alzano e la situazione rimane problematica.

Ci sono poi anche gli scivoli aziendali, che sono però opzionali e si basano su un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, e un'altra interessante possibilità come l'Ape Sociale.

Vediamo come orientarsi tra queste misure, tanto importanti quanto delicate, in modo da capire quelle che potrebbero essere le intenzioni del Governo.

Draghi ha manifestato la volontà di rendere queste misure più ampie, come già detto, ma non c'è ancora l'ufficialità che ciò possa avvenire. Si tratta in sostanza dell'opzione più probabile, anche per esclusione, perché un ritorno alla Legge Fornero per tutti è davvero troppo impegnativa per i lavoratori ed intanto il tempo stringe.

Riforma Pensioni 2022: Quota 41 e Ape Sociale

Partiamo quindi proprio da Quota 41, citata in precedenza come possibile misura universale, ma che probabilmente verrà semplicemente prorogata. 

Questa misura scadrebbe al 31 dicembre 2021, ma con ogni probabilità Mario Draghi vorrà portarla avanti almeno per tutto il 2022, anche se non è questa l'unica novità.

L'altra, se possibile ancora più importante, riguarda l'allargamento della platea dei lavori gravosi, che come vedremo riguarda anche l'Ape Sociale.

In sostanza, per accedere a Quota 41 è necessario avere almeno un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni (i cosiddetti lavoratori precoci) e svolgere una delle mansioni gravose, le stesse considerate anche per l'Ape Sociale.

Il Governo sta valutando di ampliare questa categoria con nuovi tipi di lavori ed anche se la lista non è ancora definitiva, questi sono alcuni dei lavori considerati: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche; addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;

Sarebbero molti altri ancora, ma questa lista rende l'idea della tipologia di lavori considerati gravosi.

Questa lista, come detto, è importante anche per chi accede all'Ape Sociale. Questa misura riguarda fondamentalmente chi è titolare di 104 (cioè una una riduzione della capacità lavorativa accertata o sono caregiver, cioè si prendono cura di una persona in queste condizioni) o svolge una mansione che fa appunto parte della lista dei lavori gravosi.

Anch'essa sarebbe in scadenza al 31 dicembre 2021, ma è già piuttosto appurato che verrà prolungata per almeno un altro anno.

Riforma Pensioni 2022: RITA e non solo

Un'altra possibilità molto interessante è la Rita, chiamata così perché sta per Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, e che verrà confermata per il 2022.

Essa riguarda chi ha almeno 57 anni di età e alle spalle almeno cinque anni di previdenza complementare, a patto che si sia terminata la propria attività da almeno 24 mesi, in cui si è rimasti inoccupati.

Nel complesso è una misura che non riguarda moltissimi lavoratori, ma che può essere decisiva per chi dovesse rientrare nei requisiti.

Inoltre, se insieme ai cinque anni di previdenza complementare ci sono anche almeno 20 anni di contributi, la RITA è accessibile dai 62 anni di età. Un'altra combinazione di fattori comunque molto interessante che anticipa di ben cinque anni la scadenza dei 67 anni di età prefissata dalla Legge Fornero.

Ci sono comunque altre forme per andare in pensione anticipatamente, come per esempio la cosiddetta Opzione Donna, che dovrebbe essere riconfermata per il prossimo anno.

Riforma Pensioni 2022: scivoli aziendali confermati

Un'altra forma di pensione anticipata è quella garantita dagli scivoli aziendali, che si basano però su un accordo tra il datore di lavoro ed il lavoratore stesso.

Insomma, rispetto alle altre forme la modalità è differente e presuppone una convenienza da parte di entrambe le parti.

Le due modalità principali sono l'Isopensione ed il contratto di espansione, che verranno riconfermate per tutto il 2022, anche se potrebbe cambiare qualche piccolo aspetto.

L'isopensione permette di andare in pensione a 60 anni di età, ma vale solo per le imprese che hanno un numero di dipendenti superiore a 15. L'anticipo rispetto all'età pensionabile base è di ben 7 anni, quindi un numero di anni considerevole.

Meno anticipata invece l'età pensionabile con il contratto di espansione, ma comunque pari a ben 5 anni. Si può infatti andare in pensione a 62 anni, ma solo se l'azienda ha cento o più dipendenti.

In sostanza, queste sono le opzioni sul piatto e vedremo come e quanto verranno allargate, rispetto a quanto noto ora in base alle indiscrezioni ed alle dichiarazioni fatte da membri del Governo.

In ogni caso, forniremo dettagliati aggiornamenti qui sul portale di Trend-Online.com ogni volta che ve ne saranno.