Fumata nera per la riforma delle pensioni. Dopo l'incontro di martedì sera 26 ottobre tra il presidente del consiglio dei ministri Mario Draghi e le parti sociali rappresentati dai sindacati, CGIL, CISL e UIL, le posizioni sul superamento di Quota 100 restano lontane. 

Anzi dopo l'uscita di Draghi dalla riunione, per altri impegni, i tono si sono accesi ancora di più, nonostante la mediazione del ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, insieme ai ministri dell'economia Daniele Franco ed il ministro del lavoro Andrea Orlano.

Insolitamente il premier ha lasciato una riunione importante, dopo due ore, nonostante fosse stato proprio lui ad aver convocato le parti sociali. Ma evidentemente gli altri impegni del presidente del consiglio dei ministri hanno tutto il sapore di una presa di posizione netta sull'idea di superamento di Quota 100. 

Per Mario Draghi bisogna tornare gradualmente alla normalità, cioè alla riforma Fornero. Il punto è come evitare dal 2022 di far scattare lo scalone di cinque anni, ma nello stesso tempo di non perdere troppo tempo per rimettere in riga il sistema pensionistico soprattutto da un punto di vista dei conti.

Ma la posizione del premier non soddisfa i sindacati e neanche la Lega che continua a chiedere Quota 41. E a nulla è valsa la proposta di estendere Opzione donna per un anno e di allargare la platea dei beneficiari di Ape Sociale nel 2022.

Si delineano ore cruciali per poter arrivare a giovedì 28 ottobre con una legge di bilancio approvabile da tutti i ministri.

Riforma Pensioni: per Draghi si alla Fornero

Dietro il passaggio graduale alla normalità, si cela in realtà la conferma che la legge Fornero deve andare in porto. Anche se non immediatamente, ma con gradualità, ma l'età per andare in pensione di vecchiaia è di 67 anni. Su questo Mario Draghi è stato chiaro ed ha spiegato le ragioni nell'incontro con i sindacati. 

Una posizione che ha mandato su tutte le furie i tre maggiori sindacati che temono che l'intera manovra inclusa nella legge di bilancio 2022 sia in realtà molto sfavorevole ai lavoratori. Sia sul piano delle pensioni, per le quali i sindacati invece vorrebbero una riforma strutturale degna di questo nome, che sul fronte del taglio delle tasse che invece potrebbe beneficiare di fatto i datori di lavoro e non i lavoratori. 

Una trattativa in salita per far digerire la riforma Fornero e quindi mettere finalmente in attuazione l'allungamento dell'età di lavoro e quindi spostare in la l'età per andare in pensione.

La conferma del fatto che per Mario Draghi la riforma Fornero deve essere attuata è stata la sua azione di alzarsi dopo due di confronto per altri impegni. Un comportamento che non da molta sicurezza sulla volontà di trovare una mediazione ulteriore dopo aver proposto insieme ai ministri Orlando, Brunetta e Franco di ammorbidire il ritorno alla normalità con un percorso a Quote e l'estensione di un anno di Opzione Donna e Ape sociale.

Riforma pensioni 2022: spunta di nuovo Quota 41

Nulla è lasciato al caso e di intentato. Ma la sensazione è più quella di voler dare evidenza che alcune soluzioni di superamento di Quota 100 non sono finanziariamente sostenibili. Il punto di partenza è la bocciatura da parte dell'OCSE e della Corte di Conti di Quota 100 perchè ritenuta troppo costosa senza sortire gli effetti voluti, in particolare sul ricambio generazionale sul lavoro.

Ma ora i tecnici del ministero dell'economia sono al lavoro per verificare se Quota 41, in una forma graduale possa essere applicata. Ma non è la quota 41 voluta dalla Lega. L'uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi non dovrebbe essere indipendentemente dall'età anagrafica, ma potrebbe essere legata a scalini di età per arrivare ancora una volta ai 67 anni. 

Matteo Salvini della Lega non molla sulla Quota 41 pur eventualmente aprendo la porta al dialogo. Ma lo stesso Salvini alcuni giorni fa aveva fatto muro sul sistema delle quote proposte dal ministro dell'economia Daniele Franco.

Si ricorda tuttavia che fino al 2026 Quota41 per i lavoratori precoci rimane in auge anche se affiancata a determinate condizioni. La prima è quella di aver maturato almeno 12 mesi di contributi versati alle casse previdenziali prima del compimento dei 19 anni.

Quota 41 può però essere utilizzata anche da chi è disoccupato ed abbia maturato almeno 18 mesi di lavoro nel triennio precedente la domanda di pensione. Può essere usata anche da chi ha svolto lavori gravosi o usuranti.

Riforma pensioni: dal 2022 si preannuncia un sistema misto

Le diverse opzioni sul tavolo di cui alcune sembrano ormai consolidate, conducono ad un sistema di superamento di Quota 100 con più opzioni, nel prossimo quadriennio, per arrivare comunque alla riforma Fornero e quindi un'uscita dal mondo del lavoro solo con 67 anni di età ed almeno 20 anni di contributi. 

Le due quote proposte dal ministro dell'economia sono Quota 102 e Quota 104.

La prima quota sarebbe valida per il 2022 e richiederebbe 64 anni di età e 38 anni di contributi.

Dal 2023 scatterebbe Quota 104 che innalzerebbe l'età di pensionamento a 66 anni e sempre 38 anni di contributi. Per poi passare dal 2024 a 67 anni come età di pensionamento.

Ma su queste quote, Matteo Salvini ha espresso il suo disappunto, richiedendo Quota 102 almeno per due anni, oppure un'uscita a 63 o 64 anni nel solo 2022. Ma secondo il Governo questa proposta è di tipo elettorale e bisogna lavorare sulle quote. La mediazione è l'inserimento di Quota 103, per chi il futuro assetto delle pensioni sarebbe:

  • nel 2022, con 64 anni
  • nel 2023 con 65 anni
  • nel 2024 con 66 anni,

sempre con 38 anni di contributi.

Ma per alcune categorie di lavoratori da tutelare, nelle ultime ore è anche spuntato il rinnovo di opzione donna e l'allargamento di Ape sociale per il 2022.

Riforma pensioni con Ape Sociale allargata

Da giorni circolava la notizia che l'Ape sociale sarebbe stata rinnovata nel 2022 con l'allargamento a nuove tipologie di lavoratori che svolgono attività gravose o notturne. La conferma è arrivata nell'incontro con i sindacati nella serata del 26 ottobre. Ape sociale che termina il 31 dicembre 2021, si affianca al pacchetto delle quote ed è prorogata per il 2022. La novità è che non entra di diritto come riforma strutturale ma solo per il 2022, allargando la platea dei beneficiari.

Fino al 31 dicembre 2021 possono richiedere l'Ape sociale, assegno pensionistico, fino a 1.500 euro al mese fino al compimento dei 67 anni, coloro che hanno almeno 63 anni di età anagrafica e 30 anni di contributi, ma solo per alcune categorie di lavoratori. Per chi ha svolto lavori gravosi o notturni, gli anni di contribuzione salgono a 35.

Possono richiedere l'APE sociale i lavoratori disoccupati che hanno perso involontariamente il lavoro. I lavoratori che versano in condizioni di disabilità grave certificata dall'ASL che ha rilasciato la certificazione della legge 104/1992. Possono accedere all'APE sociale anche i loro caregivers purchè si stiano prendendo cura del famigliare disabile da almeno sei mesi.

Infine l'APE sociale è concessa anche ai lavoratori che hanno un'invalidità certificata superiore al 74%.

Per i lavorI usuranti e gravosi, i tecnici del ministero del lavoro e dell'Inps stanno individuando le nuove categorie. La nuova lista dei lavori usuranti passerebbe da 15 a 57, includendo ad esempio maestre di scuola elementare e non solo d’asilo, bidelli, benzinai, macellai, panettieri, falegnami, magazzinieri, tassisti.

Riforma Pensioni: le opzioni dell'Inps

In un tourbillon di incontri e proposte ci sono anche quelle avanzate dall'Inps, annunciate nella XX relazione annuale sul sistema previdenziale. A proporla il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, che ha ipotizzato un'uscita flessibile a 63 o 64 anni di età, ma con un assegno pensionistico legato alla solo componente retributiva fino al compimento dei 67 anni. Al raggiungimento dell'età della pensione come da legge Fornero, si aggiungerebbe anche la quota retributiva. Ma questa opzione, con sistema misto, non coinciderebbe con l'idea di Mario Draghi che vorrebbe il ritorno, con gradualità alla legge Fornero. 

L'altra proposta invece arriva dall'ex presidente dell'Inps, Tito Boeri, che ipotizza sempre un'uscita flessibile a 63 o 64 anni di età, ma con un meccanismo di penalizzazione dell'assegno corrisposto fino al compimento dei 67 anni, di 1,5% all'anno. Di questa proposta però al momento no c'è traccia nelle discussioi di questi giorni, ma potrebbe essere una formula per trovare un compromesso.

Opzione Donna: ci sarà nella riforma pensioni 2022?

La proposta di rinnovare Opzione Donna, è stata avanzata sempre dal Governo nell'incontro con i sindacati. Dopo il pressing di alcuni partiti della maggioranza di voler tutelare le categorie più svantaggiate e le donne, Opzione Donna rispunta per solo l'anno 2022. Ma l'OCSE aveva caldamente invitato l'Italia a non rinnovare questa misura, nel suo outlook sull'economia di settembre. Questi suggerimenti spesso sono delle raccomandazioni vincolanti considerato che l'Unione Europea guarda con interesse ed attenzione alla sistema delle pensioni in Italia, più volte invitata a rivederlo nelle formule che consentono un'uscita anticipata.

Tra queste c'è opzione donna che permette alle donne con 58 anni di età, per le lavoratrici dipendenti, e con 59 anni di età per le lavoratrici autonome di uscire dal mondo del lavoro con 35 anni di contributi. Per poter richiedere opzione donna si deve aver cessato l'attività lavorativa per chi ha un contratto di lavoro dipendente. Mentre questo requisito non è richiesto per le lavoratrici autonome. 

Il trattamento della pensione è puramente sul sistema contributivo e viene erogato 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti; 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.