Il governo Draghi, rientrata almeno per il momento l'emergenza Covid-19, sta lavorando su una serie di riforme strutturali sulle quali  si gioca la credibilità e che determineranno le sorti del futuro del paese.

Le tre riforme connesse tra di loro sono , la riforma delle pensioni, considerando la scadenza prossima di Quota100,  quella delle politiche attive e quella degli ammortizzatori sociali.

Per quanto riguarda la riforma pensioni prevista per il 2022-tema caldissimo- per il dopo Quota 100 sono state avanzate diverse proposte provenienti dalle forze politiche di maggioranza, dal presidente dell'Inps Tridico e dalle parti sociali, ma non si è giunto ancora a nulla di definitivo.

I sindacati chiedono flessibilità in uscita dal lavoro e l'Inps, insieme al governo preoccupati dei costi della manovra rispetto a quanto indicato anche dall'Europa e dalla Corte dei conti.

Quota 100 misura introdotta dalla Lega che prevede la possibilità di chiedere un trattamento di pensione anticipata a partire dai 62 anni d’età e dopo aver maturato 38 anni di versamenti di contributi scadrà il 31 dicembre, senza alternative si tornerebbe alla legge Fornero, ma il governo Draghi sta lavorando per evitare il verificarsi di questa situazione.

La proposta che attualmente ha riscosso maggiori consensi viene da Mario Draghi, l'ipotesi è quella di confermare ed estendere la platea dei beneficiari dell'Ape sociale trattamento pensionistico anticipato che consente il sostanziale prepensionamento con almeno 63 anni di età e 36 di contributi.

Si guarda quindi alla prossima legge di bilancio prevista per il 20 ottobre per conoscere le scelte del governo oltre che ai costi e alle coperture.

Per completare il discorso riforme un cenno anche alla futura riforma degli ammortizzatori sociali, il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha fatto sapere di

"volerli estendere a tutte le categorie di lavoratori seguendo un principio di universalismo differenziato e quindi con durate e modalità differenti a seconda del settore e della grandezza dell'azienda".

Passando alla terza riforma complessa e connessa alle due precedenti, quella sulle politiche attive sul lavoro, la vera novità in questo caso annunciata dal ministro è l'attuazione del programma GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori).

Tale programma prevede un percorso formativo professionale, con l'obiettivo di riqualificare e successivamente inserire e ricollocare disoccupati e percettori del Reddito di cittadinanza, Naspi e Dis-coll, nel mondo del lavoro.

Tornando alla riforma delle pensioni nei paragrafi che seguono vedremo quale potrà essere lo scenario a partire dal 1 gennaio 2022.

Nel video che segue tratto dal canale you tube AppLavoro interessanti novità riguardo la riforma delle pensioni. Tra le più interessanti la possibilità di andare in pensione a 57 anni di età. 

 

Riforma pensioni 2022, cosa cambia dal 1° gennaio: la proposta del presidente dell’Inps

Oltre alla già menzionata Ape sociale che approfondiremo successivamente, una soluzione che ha riscosso consenso da parte del governo e della corte dei conti grazie ai costi contenuti della manovra, è sicuramente quella avanzata dal presidente dell'INPS Pasquale Tridico.

La proposta  Tridico prevede la possibilità di una uscita anticipata dal lavoro  a 62 o 63 anni e 20 anni di contributi, assegno pensionistico in questo caso verrebbe calcolato solo tramite la quota contributiva mentre il resto dell’assegno si comincerebbe a ricevere come quota retributiva a partire dai 67 anni.

Inoltre l’economista a capo dell’Ente vorrebbe completare la misura prevedendo anche 1 anno in meno per ogni figlio in possesso della categoria madri lavoratrici, oltre che per ogni 10 anni di lavoro lavoro in categorie definite usuranti/gravose.

Tridico è assolutamente convinto che si possa fare un buon lavoro e dare agli italiani una riforma pensioni più adatta ai tempi che corrono garantendo alla base il principio di flessibilità in uscita dal lavoro, Tridico che ha continuato ad avanzare proposte come Quota 41 o Quota 102.

Per chi fosse interessato al tema è possibile approfondire la misura Quota 41 grazie ad un mio articolo scritto di recente, consultabile cliccando qui.

Al tavolo del governo Draghi ci sono anche i sindacati a chiedere ancora maggiore flessibilità e chiedendo un'uscita dal lavoro a 62 anni a prescindere dagli anni di contributi, o con 41 anni di versamenti non contando l’età anagrafica.

Infine è il ministro dell’Economia, Daniele Franco ad annunciare Quota 101, ovvero pensione anticipata a 63 anni e 39 di contributi, servirebbero però coperture tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro, per ogni anno a partire dal 2022 e fino al 2024.

Riforma pensioni 2022, cosa cambia dal 1° gennaio: il primo passo

Un primo passo fatto dal governo Draghi verso la riforma pensioni del 2022 è stato quello di aver ampliato la lista dei lavori definiti usuranti/gravosi con l'obiettivo di ampliare la platea di coloro che potranno beneficiare dell'Ape sociale, misura che il governo punta a far diventare strutturale a partire dalla prossima riforma.

E' stata  la Commissione istituzionale sui lavori gravosi sotto indicazione del governo Draghi , attraverso il documento approvato il 16 settembre 2021 ad ampliare tale lista portandola da 65 a 203 lavori definiti usuranti/gravosi.

La lista messa a punto da un team di esperti con la regia dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, è stata stilata tenendo presente tre parametri forniti dall'INAIL ovvero:

  • il numero di assenze medie dovute a causa di malattia;
  • il numero di assenze medie dovute a causa di infortunio;
  • frequenza degli infortuni rispetto alla media.

Tra le nuove categorie definite gravoso compaiono saldatori, macellai, falegnami, commessi, panettieri, benzinai, operatori sanitari, , magazzinieri , verniciatori industriali, categorie che dovranno essere valutate ed approvate dai ministri dell’Economia e del Lavoro.

Se tutto venisse confermato dal governo Draghi ci sarebbe la possibilità da parte di circa mezzo milione di lavoratori in più rispetto alla platea attuale, di poter beneficiare del trattamento pensionistico anticipato chiamato Ape sociale che prevede un'uscita dal lavoro a 63 anni con 36 di contributi, a patto di aver svolto quella mansione per sei anni negli ultimi sette o sette anni negli ultimi dieci.

Ape sociale, come funziona

Come già scritto il primo passo verso la nuova riforma delle pensioni è rappresentato dalla revisione e dalla conferma della misura attualmente in vigore Ape sociale.

L'Ape sociale, entrata in vigore con la Legge di bilancio del 2017 è un trattamento pensionistico anticipato rivolto a particolari categorie di lavoratori che svolgono la propria attività in categorie definite usuranti.

L'accesso all'Ape sociale prevede di aver compiuto almeno 63 anni di età e di aver maturato almeno 30 anni di contributi, inoltre al momento della richiesta  non si dovrà essere titolari di alcuna pensione e di nessun sussidio di disoccupazione.

L'assegno pensionistico è totalmente a carico dello Stato e verrà pagato mensilmente dall'INPS che accompagnerà il beneficiario fino a 67 anni età in cui riceverà l'assegno definitivo avendo così accesso alla pensione di vecchiaia.

Pensione a 63 anni con l'Ape social: come ottenerla

Per effettuare la richiesta ed ottenere l'Ape sociale si dovrà procedere presentando una doppia istanza, la prima con l'obiettivo da parte dell'INPS di verificarne i requisiti di accesso al trattamento,  la seconda invece per procedere con l'effettiva richiesta.

Non essendo un provvedimento di tipo strutturale le domande dovranno pervenire all'INPS entro delle finestre temporali stabilite dal governo.

Per il 2021 le finestre saranno tre, la prima si è chiusa il 31 marzo, alle quali sarebbe seguita una risposta per quanto riguarda l'esito entro giugno.

La seconda finestra con scadenza il 15 luglio per il quale l'INPS dovrà impegnarsi a comunicare una risposta entro il 15 ottobre e in ultimo verranno prese in considerazione le domande ricevute entro il 30 novembre, ma solo nel caso siano ancora presenti risorse.

Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare notizie o ufficializzazioni su quella che potrebbe essere la prima soluzione al dopo Quota 100.

L'Ape social che grazie all'ampliamento della lista dei lavori definiti gravosi, potrà essere richiesta da circa mezzo milione in più di lavoratori .

Dubbi sulla riconferma di Opzione donna

Si sono raffreddate le acque invece per la misura Opzione donna, provvedimento che insieme all'Ape sociale dovevano rappresentare le colonne della nuova riforma pensioni, ma intorno alla quale sono sorti non pochi dubbi. 

Il provvedimento attualmente è in vigore e che potrà essere richiesto per chi ne soddisferà i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

Opzione donna è un trattamento pensionistico, rivolto a lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla normativa entro il 31 dicembre 2020.

I requisiti da aver maturato entro il 31 dicembre 2020 per poter beneficiare di tale trattamento sono:

  • aver compiuto almeno 58 anni di età, requisito che sale a 59 nel caso di lavoratrici autonome;
  • aver maturato 35 o più di contributi durante la propria vita lavorativa.

La domanda per poter ottenere il trattamento pensionistico previsto da Opzione donna va fatta una volta cessata l'attività come dipendente, al contrario non è invece richiesta la cessazione dell’attività lavorativa se lavoratrice autonoma.

La domanda dovrà essere inoltrata all'INPS in modalità telematica direttamente sul sito dell'istituto, in alternativa si potrà chiamare il Contact center dell'INPS o farsi aiutare da un patronato di zona.