La riforma delle pensioni è uno degli argomenti che più sta tenendo in apprensione molti cittadini che si accingono ad andare in pensione. La nuova Legge di Bilancio è in dirittura di arrivo e uno dei temi più caldi in attesa e fonte di molte discussioni è proprio quello pensionistico. 

Dalla volontà di eliminare Quota 100 e inserire Quota 102 e 103, Opzione donna è uno degli argomenti all’ordine del giorno.

Il terreno di discussione è ancora molto caldo, ma si stanno delineando le via che il Governo intende percorrere. Anche se, per il momento, di sicuro c’è ben poco e tutto è ancora da decidere.

La proroga di Opzione donna o quanto meno la sua stabilizzazione sembrerebbe essere una certezza. Tuttavia, è bene sempre aspettarsi il peggio: e se Opzione donna non venisse prorogata nella prossima Legge di Bilancio del 2022, cosa succederebbe?

Analizziamo tutti i possibili scenari, sia per quanto per quanto riguarda la possibile applicazione di Quota 102, 103 e 104, e andando poi a spiegare di cosa si tratta il trattamento pensionistico di Opzioni donna e quali sono i requisiti per potervi accedere.

Opzione donna e riforma pensioni: cosa accadrà il 2022?

La discussione sul tema della riforma delle pensioni ha acceso gli animi, soprattutto negli ultimi giorni. Il Documento Programmatico di Bilancio è stato da poco approvato: il tardo pomeriggio del 19 ottobre 2021. E, in seguito alla sua approvazione, vengono forniti nuovi dettagli sulla riforma delle pensioni per il prossimo 2022

Le proposte avanzate e le ipotesi sul piatto sono tante. Al primo posto, senza alcun dubbio, c’è il superamento di Quota 100: un sistema che non ha funzionato come avrebbe dovuto e, per tanto, il suo tempo sembra concludersi molto presto, alla sua scadenza prevista a fine anno.

Ma come superare Quota 100? Dopo il 31 dicembre 2021, la misura pensionistica potrebbe non esserci più e, quindi, sono state avanzate diverse ipotesi, tra le proposte sul tavolo del Governo, spicca quella di Quota 102: permetterebbe, infatti, di poter andare in pensione a sessantatré o sessantaquattro anni e 39 anni di contributi. 

Tuttavia, non si presume sarà una risoluzione definitiva, ma tutt’al più un transito verso Quota 104, prevista e auspicata nel prossimo 2024.

In ogni caso, si tratta di ipotesi, in quanto la discussione è ancora molto accesa e per conoscere quale sarà il futuro di tutti i lavoratori in attesa della pensione, bisognerà attendere la nuova Legge di Bilancio.

Prima di focalizzare la nostra attenzione su Opzione donna, analizziamo le ipotesi di Quota 102 e Quota 104.

Riforma delle pensioni: Quota 102 e Quota 104. Tutte le ipotesi.

Mancano, ormai, pochissimi giorni all’approvazione della Legge di Bilancio. Infatti, la data di scadenza nella quale dovrà essere presa una decisione definitiva è fissata a giovedì 28 ottobre. 

Il futuro delle pensioni, comunque, per il momento rimane ancora incerto e i nodi saranno sciolti solo con la Legge di Bilancio. Bisogna anche considerare le profonde difficoltà della maggioranza a trovare un accordo.

Le vie tracciate per riformare il sistema pensionistico, sostanzialmente, sono due. La prima è quella che sta animando la discussione, anche tra la maggioranza parlamentare: prevede la possibilità di andare in pensione a 63 anni. Ma con l’applicazione di quali sistemi, al posto di Quota 100? Ne sono previsti tre che, gradualmente, verranno applicati in tre anni: Quota 102 per il 2022, Quota 103 per il 2023 e, infine, Quota 104 per il 2024.

Invece, il secondo percorso, così come si legge sul sito open.online, è quello di:

“[…] un meccanismo con età fissa a 64 anni fino al 2024 e contributi crescenti. Ovvero, più o meno la proposta firmata da Pasquale Tridico dell’Inps”.

In realtà, a dispetto di questa seconda alternativa, la via che si pensa potrà essere quella definitiva o, sperimentale per il prossimo 2022, è quella di prevedere il sistema di Quota 102.

È bene, quindi, andare ad analizzare come sarebbe il funzionamento sia di Quota 102 sia di Quota 103, se le proposte dovessero andare in porto. Iniziamo proprio da Quota 102: il sistema, per potervi accedere, prevede i seguenti requisiti:

  • Avere compiuto sessantatré anni;
  • Aver maturato trentanove anni di contributi lavorativi.

Invece, per quanto riguarda Quota 103, i requisiti di accesso sono i seguenti:

  • Avere compiuto sessantatré anni;
  • Aver maturato quaranta anni di contributi lavorativi.

Sostanzialmente, l’obiettivo di questi “scaglioni” potrebbe essere proprio quello di elaborare un meccanismo di uscita dal lavoro per tutti a sessantasette anni di età e con contributi in crescita. 

Riforma pensioni 2022: Quota 100 e l’addio a fine anno

Quota 100 ha una data di scadenza molto vicina: il 31 dicembre del 2021 dovremo dire addio alla misura. Un addio perché non sono previste molte possibilità di una proroga della misura. 

Si ricorda che il trattamento pensionistico di Quota 100 è stato introdotto dal Decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, poi, nella Legge n. 26 del 2019. Quota 100 permette di poter andare in pensione a 62 anni, avendo maturato 38 anni di contributi

La misura, però, è sperimentale: infatti, è valevole per tutti i lavoratori, in possesso dei suddetti requisiti, entro il 31 dicembre 2021. I lavoratori in possesso dei requisiti indicati in precedenza maturano il diritto di andare in pensione.

Sul sito orizzontescuola.it si legge che:

“Quota 100 ha permesso il pensionamento anticipato di 180.000 uomini e 73.000 donne nel biennio 2019-20”.

Alcuni hanno definito Quota 100 come un vero e proprio flop, per via dei numeri di chi è potuto andare in pensione, ma soprattutto perché non è una misura che potrà essere mantenuta troppo a lungo, per via dei costi molto elevati.

Inoltre, Quota 100, in base ai numeri sopra riportati, fa subito notare una differenza molto significativa: sono stati soprattutto uomini ad usufruirne. Pertanto, è una misura che, in qualche modo, non aiuta non solo i giovani, ma soprattutto le donne ad andare in pensione. 

Proprio in riferimento alle donne, è bene citare un altro tipo di trattamento pensionistico che si trova in bilico tra la possibilità di proroga al 2022 e un ipotetico stop.

Analizziamo di cosa si tratta e quali sono i requisiti per potervi accedere. 

Opzione donna: in cosa consiste?

Il sistema pensionistico chiamato Opzione donna permette alle donne lavoratrici, sia dipendenti sia autonome, di accedere alla pensione in anticipo, possedendo determinati requisiti.

Analizziamo un po’ la sua storia. Opzione donna è stata introdotta sperimentalmente dalla Legge Maroni n. 243/2004 e, successivamente, ripresa dalla Riforma delle Pensioni Fornero dopo diversi anni, ovvero nel 2011. È stata prorogata diverse volte con le Leggi di Bilancio. 

Attualmente, non si conoscono in via definitiva dettagli per il 2022. Tutto fa pensare ad una possibile proroga della misura, anche se potrebbero essere previsti nuovi requisiti di accesso. Come abbiamo già visto, sulla riforma delle pensioni, il clima è ancora molto caldo e nulla è deciso in via definitiva.

Infatti, all’interno del Documento Programmatico di Bilancio, così come si legge sul sito pmi.it:

“[…] non vi è traccia né di una proroga, da tanti auspicata, né di una trasformazione in misura permanente, da molti richiesta”.

In ogni caso, è ancora presto per giungere a conclusioni. Del futuro di Opzione donna, ci occuperemo in seguito. Analizziamo in cosa consiste questo trattamento pensionistico.

Così come si evince dal nome e come abbiamo detto poc’anzi, possono accedervi tutte le donne lavoratrici, sia dipendenti che autonome; nel caso di queste ultime devono essere iscritte all'Ago e ai relativi fondi. Un requisito è quello di essere in possesso di contributi dal 31 dicembre del 1995.

Si tratta, infatti, di una forma particolare di pensione anticipata, che viene erogata dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, utilizzando un sistema di calcolo di tipo contributivo.

Nel il 2021, possono accedere ad Opzione donna, tutte le lavoratrici con un’età di 58 anni, per quanto riguarda le dipendenti, e 59 anni per le autonome. In entrambi i casi, però, devono avere maturato 35 anni di contributi entro la fine del dicembre 2020.

Sul sito pensionioggi.it si legge che:

“La facoltà è sostanzialmente a disposizione per le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1962 e delle autonome nate entro il 31 dicembre 1961 a condizione, per entrambe le categorie, che sia raggiunto entro il 31.12.2020 il requisito contributivo di 35 anni”.

Ovviamente, per poter accedere al trattamento pensionistico, la lavoratrice dipendente dovrà porre fine al rapporto di lavoro.

Opzione donna: contributi e decorrenza pensione

Abbiamo detto che i contributi richiesti per accedere alla pensione anticipata di Opzione donna, è di 35 anni versati entro il 31 dicembre del 2020.

Ovviamente, ai fini del calcolo è ammessa la contribuzione sia versata che accreditata. Inoltre, si possono contare anche quelli da riscatto, come per esempio degli anni della laurea. 

Ma da quando decorre Opzione donna? È bene fare alcune distinzioni: 

  • Lavoratrici dipendenti: da dodici mesi dalla data di maturazione dei requisiti previsti;
  • Lavoratrici autonome: da diciotto mesi dalla data di maturazione dei requisiti previsti.

Fare domanda è molto semplice. Essendo una prestazione erogata dall’Inps, per poterla richiedere, è necessario inoltrare la richiesta all’Istituto, in diversi modi:

  • Telematicamente, accedendo sul sito dell’Inps e cliccando sull’apposita area;
  • Recandosi presso Patronati o Caf;
  • Telefonicamente, tramite il servizio di Contact Center.

Ma che notizie ci sono per il 2022? Analizziamo tutte le ipotesi.

Opzione donna: proroga e innalzamento età o stop della misura?

Sul tavolo del Governo, oltre alle discussioni sul futuro del nuovo trattamento pensionistico che potrebbe riguardare Quota 102, è in piedi anche la discussione su Opzione donna. Potrebbe, infatti, esserci una nuova proroga della misura anche per il 2022.

Tuttavia, anche in questo caso è bene aspettarsi qualche cambiamento. Così come si legge sul sito ticonsiglio.com:

“[…] al vaglio ci sarebbe un innalzamento dell’età pensionabile a 59 anni per le lavoratrici dipendenti e 60 anni per le autonome”.

Naturalmente, anche in questo caso si tratta soltanto di ipotesi; non bisogna far altro che attendere la pubblicazione della nuova Legge di Bilancio.