E’ prevista per il 31 Dicembre 2021 la scadenza della misura pensionistica sperimentale Quota 100.

Con la prossima Legge di Bilancio sarà prevista la nuova Riforma Pensioni, per l’anno 2022

C’è grande attesa in questo mese di Ottobre, in cui dovrebbe esser definito un pacchetto di varie misure proposte dal Governo Draghi sul fronte pensionistico. 

Era previsto proprio questa settimana ma è slittato per la prossima l’incontro definitivo per analizzare il dossier di proposte e sciogliere il nodo delle Pensioni.

Già in questi giorni partiti, sindacati ed economisti si sono messi a lavoro per discutere sui vari provvedimenti previsti per la nuova Legge di Bilancio 2022. Ma cosa succederà sul fronte Riforma Pensioni?

Manovre urgenti e importanti giunti ormai al capolinea del 2021, necessarie anche a fronteggiare al meglio la drammatica situazione di crisi economica e sociale causata dalla Pandemia Covid-19, che ha colpito dallo scorso anno duramente molte famiglie italiane. 

Grande il dibattito acceso in questi mesi, in cui Lega, Partito Democratico, Centro Destra e Movimento 5 stelle avanzano varie proposte per la Legge di Bilancio del prossimo anno. 

In bilico anche le altre formule di pensionamento anticipato, come Opzione Donna e l’Ape Sociale, entrambe con la stessa data di scadenza: 31 Dicembre 2021.

Grande la preoccupazione per una definitiva abolizione del sistema pensionistico anticipato e molti i dubbi ad oggi sull’età prevista per legge o sui contributi versati necessari per poter inoltrare domanda di pensione da parte di moltissimi italiani. 

L’obiettivo di quest’articolo è quello di illustrare le possibili soluzioni sul tema Riforma Pensioni 2022, cercando di vagliare nel dettaglio le varie proposte politiche e quelle più accreditate fino ad ora

Nel dettaglio: 

  • Dobbiamo dire addio alla Quota 100? 
  • Che fine farà Opzione Donna? 
  • In cosa consistono Quota 102 e Quota 104
  • Ape Sociale riconfermata ed ampliata
  • La proposta della Corte dei Conti e Quota 41
  • Sindacati pressanti sul cambiamento delle pensioni

Riforma pensioni 2022: Dobbiamo dire addio alla Quota 100?

La manovra Quota 100, fino ad oggi, con il decreto legge n°4 del 2019, ha permesso di andare in pensione con un età anagrafica pari o superiore ai sessantadue anni e con almeno trentotto anni di contributi maturati

Si tratta, nel dettaglio, di una prestazione economica erogata a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi che maturano tra il 1°Gennaio 2019 ed il 31 Dicembre 2021 i requisiti prescritti dalla legge con la possibilità di entrare in pensione sommando gli anni di età del richiedente con gli anni dei contributi versati, la cui somma dovrà risultare 100.

Da qui, facendo un veloce calcolo, la formula per richiedere la pensione anticipata riporta il minimo di età prevista a sessantadue anni ed una totalità di contributi versati pari almeno a 38 anni. 

Era stato il Governo Conte ad inserire tale possibilità nel 2019, ma il Governo attuale, con a capo Mario Draghi (ex Presidente della Banca Centrale Europea – BCE) si è mostrato fin da subito restio alla proroga della Quota 100, definendola “un errore”.

Quello che sembra certo è che gli Italiani dal prossimo anno dovranno dire definitivamente addio a Quota 100

Una misura troppo dispendiosa che non lascia più quasi nessun dubbio: Quota 100 non vedrà nessun rinnovo con la Legge di Bilancio 2022.

Riforma pensioni 2022: che fine farà Opzione Donna?

Anche se per aver la certezza assoluta dobbiamo aspettare l’ufficialità da parte del Governo, possiamo purtroppo inserire tra le misure da dimenticare anche Opzione Donna

Nonostante Opzione Donna non rientrasse tra le manovre più onerose per il nostro Paese, sembra non troverà spazio nella nuova Riforma Pensioni del prossimo anno. 

Opzione Donna consiste in un trattamento pensionistico rivolto alle lavoratrici che maturano dei determinati requisiti entro la data di scadenza definita dalla legge.

Con la Legge di Bilancio 2021 è stato esteso l’ingresso alla pensione anticipata definita “Opzione Donna” a tutte le lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti previsti entro il 31 Dicembre 2020

Accedendo al trattamento pensionistico Opzione Donna 2021 le lavoratrici acconsentono ad una “penalizzazione” sull’assegno mensile, in quanto la misura si attua con un sistema di calcolo della pensione contributiva

Si tratta di una misura rivolta alle lavoratrici, autonome e dipendenti, che hanno già compiuto 58 e 59 anni di età con 35 anni di contributi versati. 

Riforma pensioni 2022: Quota 102 e Quota 104

In sostituzione di Quota 100, è stata avanzata come proposta Quota 102.

La misura Quota 102 permetterebbe di entrare in pensione con un età anagrafica pari ai 64 anni e con un minimo di 38 anni di contributi versati

Quota 102, se approvata dalla Legge di Bilancio 2022, partirebbe proprio da Gennaio, mentre per Quota 104 bisognerebbe attendere fino al 2023. 

Quota 104 consiste in un trattamento pensionistico rivolto ai soggetti con 65 anni di età e 39 anni di contributi maturati. 

E’ proprio il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi a voler Quota 102 e Quota 104

Per la Lega sembrerebbe che con l’applicazione dei due trattamenti, Quota 102 e Quota 104, è come se si tornasse indietro nel tempo, ricordando la legge Fornero del 2010.

Sembra che un accordo, tra Lega e tutte le altre forze politiche in campo, si possa trovare solo con l’introduzione della Quota 102 e ponendo dei limiti alla Quota 104

La Quota 104 potrebbe essere rivolta solo a certe categorie e non aperta a tutti i lavoratori come Quota 102.

E’ atteso uno scontro definitivo, previsto nel mese di Novembre, che possa trasformare le varie ipotesi in reali provvedimenti compatibili con la nuova Riforma Pensioni 2022, trovando il consenso di tutti. 

Riforma pensioni 2022: Ape Sociale riconfermata e ampliata 

L’Ape sociale, introdotta nel 2017, ha anch’essa una scadenza prevista per 31 Dicembre 2021 ma sembra già stabilita la proroga per questa misura almeno per i successivi due anni

L’Ape Sociale è una misura di pensionamento anticipato che prevede un assegno mensile “prestato” dallo Stato, richiedibile dai lavoratori con un età minima di 63 anni

Pasquale Tridico, presidente dell’Inps oltre che confermare la sua approvazione per tale misura, propone un ampliamento dei soggetti che possono farne richiesta.

Finora nella platea dei soggetti che possono avanzare richiesta dell’anticipo pensionistico Ape social rientrano :

    • i disoccupati da almeno tre anni, con contributi versati minimo di trent’anni;

    • chi assiste un disabile o un soggetto con gravi handicap, da un minimo di sei mesi che convive nella stessa sua abitazione;

    • gli invalidi civili con una percentuale minima del 74%;

    • i lavoratori impegnati in attività “gravose” fisicamente e mentalmente.

Sono classificati come lavori gravosi tutte quelle attività dannose a livello fisico e/o psichico per chi le svolge, chi lavora maggiormente nelle ore notturne oppure chi lavora nei forni ad alte temperature o nelle catene di produzione in cui i ritmi con cui si ripetono sempre le stesse manovre possono pesare a lungo andare. 

Con la riforma del prossimo anno si vuole estendere la categoria dei lavori gravosi a cominciare con l’integrazione dei lavoratori edili.

Un unico problema desta preoccupazione ai Ministri del Governo Draghi, le spese che si prevedono con l’Ape sociale ammonterebbero a ben 1 miliardo e 41 mila euro solo fino al 2023.

Si tratta di una cifra che non può non passare in osservata e che merita qualche calcolo in più prima di confermare la proroga di una misura cosi dispendiosa. 

L’ape sociale potrebbe trovare consensi per un attuazione nel tempo non indifferente, in quanto la Commissione Tecnica che si occupa dei lavori gravosi ha proposto la sua proroga fino all’anno 2026 e estendendo la platea a circa trenta categorie di lavoratori in più rispetto ad oggi. 

Inoltre, la Commissione Tecnica ha proposto l’abolizione dei tre anni necessari ai disoccupati per richiedere l’Ape sociale e per il settore edile un totale contributivo di 30 anni, piuttosto che 36.

Riforma pensioni 2022: la proposta della Corte dei Conti e Quota 41

La Corte dei Conti dello Stato Italiano ha bocciato Quota 100 per il 2022 ma lancia una proposta: una pensione anticipata a chi ha almeno 64 anni di età e con almeno un totale di contributi versati pari a 20 anni, con l’unico requisito di aver maturato più del 2,8 volte dell’assegno sociale.

Il Movimento Cinque Stelle appoggia la proposta della Corte, mentre i sindacati ed il sottosegretario all’Economia e delle Finanze bocciano l’idea e votano per una Quota 41 ampliata.

Con Quota 41 sono previsti difatti 41 anni di contributi versati, indipendentemente dagli anni anafrafici compiuti dal lavoratore. 

Ma, ad oggi, così come previsto dai requisiti di legge, la platea a cui si rivolge Quota 41 è davvero misera e non è di certo “per tutti”. 

Cambiare i requisiti per ampliare Quota 41 potrebbe richiedere dei costi troppo elevati per lo Stato e quindi anche questa proposta va valutata mettendo nella bilancia pro e contro. 

Riforma pensioni 2022: sindacati pressanti sul cambiamento delle pensioni

Forti le pressione dei sindacati nei confronti del Governo, che chiedono un cambiamento radicale sul fronte pensionistico al più presto

Il primo punto, sulla lista del progetto Riforma pensioni dei sindacati, consiste nella flessibilità di età in cui il soggetto può lasciare il mondo del lavoro ed entrare in pensione anticipatamente. 

Si propone un età flessibile ai 62 anni ed una pensione anticipata a chi ha già maturato 41 anni di contributi. 

Il secondo punto fa riferimento ai lavori gravosi prendendo in esame i dati più recenti sugli infortuni sul posto di lavoro, il grado di dannosità delle attività svolte per molto tempo e la speranza di vita che questi lavori statisticamente dimostrano di dare. 

Tra i punti successivi troviamo anche una pensione garantita per i giovani, la rivalutazione della previdenza complementare e l’estensione della quattordicesima a più lavoratori.