Il tema della riforma delle pensioni è sotto tono e questo non fa auspicare nulla di buono, anche se entro fine anno va trovata una soluzione per superare Quota 100 e scongiurare il ritorno integrale della riforma Fornero. Nelle ultime settimane la priorità è stata tutta alla definizione della nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (NADEF) propedeutico alla legge di bilancio. Tanti capitoli dalla riforma fiscale, all'estensione del superbonus 110% fino alla centralità dell'istruzione e della transizione ecologica. Ma di riforma delle pensioni il vuoto assoluto. 

Le premesse non sono delle migliori eppure le proposte ci sono e molte di queste vanno in una direzione univoca che è quella di garantire una flessibiltà di uscita a 62 o 63 anni con qualche penalizzazione rispetto all'età di pensionamento prevista appunto dalla legge Fornero.

I partiti sono stati impegnati a lanciare le campagne elettorali dei vari sindaci per la tornata delle amministrative del 3 e 4 ottobre, che vedrà città importanti come Milano, Roma, Torino votare per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale.

Ma alcuni parlamentari hanno comunque sollevato la questione riforma delle pensioni e auspicato ad un ritorno del debitatto sul tema. Non a caso proprio mercoledì 29 settembre il presidente della Commissione Lavoro presieduta da Romina Mura (Pd) ha sollecitato la necessità di ripartire con il dibattito in Parlamento per trovare una sintesi alle varie proposte presentate dai diversi esponenti politici e non. Con una novità delle ultime ore. La proroga di Quota 100, come voluto dalla Lega che farebbe un passo indietro su Quota 41.

Riforma pensioni: Quota 100 anche nel 2022

Il primo incontro ed ultimo che vide il confronto tra Ministero del Lavoro e parti sociali con i sindacati sul tema della riforma delle pensioni non diede alcun effetto. Anzi, l'incontro terminò con un'agenda priva di successivi appuntamenti. In quel vuoto istituzionale si sono inseriti nelle settimane successive diverse proposte formulate in particolar modo da Lega e dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, alle quali poi si aggiunse anche una proposta dell'ex presidente dell'Inps Tito Boeri.

Nel mezzo la posizione dell'OCSE e della Corte dei Conti che avevano bocciato Quota 100. Ma anche nell'ultimo outlook di settembre sull'economia italiana, sempre l'OCSE aveva suggerito di non rinnovare Opzione Donna. Insomma una strada solcata che lascia poco spazio alla riforma delle pensioni.

Invece, come al solito, il segretario della Lega, in una delle sue esternazioni ha proposta una proroga di Quota 100 nel 2022, per permettere ai lavoratori di poter uscire prima dal lavoro e non subire lo scalone di 7 anni che dal 1 gennaio 2022 sarebbero chiamati ad affrontare. 

Una proposta che va contro le posizioni di OCSE e Corte dei Conti, ma che soprattuto va contro i numeri della misura che ha dimostrato il suo fardello senza dare comunqe risultati soddisfacenti agli obiettivi che si era posto. Il primo, un cambio generazionale nel mercato del lavoro, che non è avvenuto, complice anche un 2020 segnato dalla pandemia da Covid-19. Il secondo un ampio numero di lavoratori che avrebbero aderito a Quota 100; cosa che non è avvenuta come ha dimostrato l'Inps nella sua XX relazione sulla previdenza. 

Sicuramente il il capitolo riforma pensioni va affrontato e la posizione della Lega è solo per sollecitare a trovare una soluzione.

Riforma pensioni: quali sono le proposte in campo

Sul tavolo del Parlamento sono diverse le proposte che possono essere prese in considerazioni ed arrivare ad una sintesi che coniughi la necessità di una riforma sostenibile, quindi finanziariamente affrontabile nel lungo periodo, e di un'esigenza di ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Quindi la riforma delle pensioni deve costare poco e deve favorire l'ingresso dei giovani nel lavoro.

La prima proposta che venne immediatamente lanciata, a firma Lega era Quota 41 per tutti. Oggi Quota 41 è concessa a chi svolge lavori gravosi oppure che hanno iniziato a lavore giovanissimi, ma anche a chi ha una invalidità superiore al 74%.

Ma sostenere Quota 41 da un punto di vista economico è difficile, se questa misura venga usata per tutti. Diverso il discorso invece di allargare la platea dei beneficiari dell'APE sociale che invece avrebbe un impatto economico marginale sia nel 2022 che negli anni a seguire, rispetto ai 9 miliardi richiesti da Quota 41.

Altra proposta avanzata dall'Inps invece è un sistema misto con l'uscita a 62 o 63 anni ed una pensione pagata solo sui contributi versati con il sistema contributivo, per tutti. Mentre al raggiungimento dei 67 anni, chi ha una pensione anche con il sistema retributivo si sommerebbero i contributi versati nel periodo del sistema retributivo.

Diversa invece la proposta di Tito Boeri, ex presidente dell'Inps, che prevede un'uscita anticipata a 62 o 63 anni ma con un assegno ridotto di 1,5% per ogni anno di anticipazione rispetto al sessantasettesimo anno di età. Un piccolo sacrificio per godere di una pensione prima. 

Riforma pensioni: le proposte politiche

La Lega ha fatto dietrofront su Quota 41 a patto di estendere per un altro anno Quota 100. Ma i NO che arrivano da vari fronti indicano che non è questa la strada della riforma delle pensioni.

Il PD invece con Debora Serracchiani proprone la stabilizzazione dell’Ape sociale, da estendere a nuove categorie di lavori gravosi e di rinnovare Opzione Donna. Ma quest'ultima è stata dall'OCSE caldamente indicata come misura da non rinnovare. Ma il PD spinge anche per l'introduzione della pensione di garanzia per i giovani e la riduzione dell'età per la pensione di vecchiaia per le mamme.

La destra con Forza Italia ed il suo esponente Renata Polverini invece lanciano un Quota 97 come misura di anticipazione all'uscita dal lavoro con 62 anni di età e 35 anni di contribuzione, a condizione che l'importo dell'assegno pensionistico non sia inferiore a 1.5 volte l'assegno sociale e che fino al compimento dei 67 anni di età ci sia una riduzione del 2% per ogni anno di anticipazione. 

Una medesima proposta arriva dal parlamentare Rizzetto che invece introduce la soglia minima e massima per andare in pensione: 62 e 70 anni con almeno 35 anni di contributi. Nel caso si volesse andare in pensione a 62 anni, l'importo della pensione non deve essere inferiore a 1.5 volte l'assegno sociale. Inoltre l'importo sarebbe penalizzato con decurtazioni decrescenti fino ai 66 anni di età. Non è chiaro invece se ci sia una premialità per chi lavora fino a 70 anni. 

Riforma pensioni: APE sociale come sintesi

Le diverse proposte che la politica dovrà discutere e far convergere verso una sintesi, possono trovare sicuramente un punto d'incontro nell'attuale misura dell'APE sociale con qualche modifica. Una delle modifiche proposte è l'allargamento della platea dei beneficiari ed in particolare andando a considerare nuovi lavori gravosi da includere nella nuova APE sociale, che dal 2022 diventerebbe strutturale. 

L'APE sociale richiede 63 anni di età ed almeno 30 anni di contributi. Un buon compromesso se si pensa che l'importo dell'assegno dell'anticipazione della pensione non supera 1.500 euro. Quindi da un punto di vista di sostenibilità finanziaria i paletti sarebbero tutti rispettati, e sarebbe anche garantita la flessibilità all'uscita. Meno interessante per il pensionato che invece dovrà accettare un importo basso. Al momento però l'APE sociale non potrebbe essere sfruttata da tutti, quindi il Parlamento dovrebbe riformarla per poter ampliare i beneficiari. L'APE sociale è riconosciuta a chi ricade in determinate categorie di lavoratori e lavoratrici meritevoli di maggior tutela. Ma scorriamo quali sono i requisiti attuali per richiedere l'anticipazione pensionistica, che senza decisioni politiche, scade a fine anno. 

APE Sociale: tutti i requisiti da rispettare

Senza una proroga o una strutturazione dell'APE sociale come misura perenne, non si potrà contare sull'APE sociale nel 2022. L'ultimo giorno è il 31 dicembre 2021, come Quota 100, e l'ultima finestra per poterla richiedere è il 30 novembre. 

L'APE sociale è stata introdotta dall'articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017. Negli anni è stata sempre prorogata con le diverse leggi di bilancio prevedendo quindi a carico dell'Inps il pagamento di un assegno come anticipazione della pensione, entro dei limiti di spesa, a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all'estero. 

Il primo requisito per poter fare domanda dell'APE sociale è aver compiuto 63 anni. Da questa condizione poi ne derivano le altre.

La seconda condizione è l'iscrizione ad una forma previdenziale, nelle sue diverse configurazioni. Infatti può essere l'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, ma anche le gestioni speciali dei lavoratori autonomi, la Gestione Separata ed altre forme specifiche per particolari lavoratori. 

Il terzo requisito è aver maturato almeno 30 anni di contribuzione.

Con questi requisiti si potrà fare domanda dell'APE sociale se si rientra in determinate categorie di lavorotari. Li elenchiamo nel passaggio successivo.

APE sociale: a chi spetta

I beneficiari dell'APE sociale, sono tre categorie di lavoratori e lavoratrici ben definite.

Il lavoratore disoccupato che ha perso il lavoro in modo involontario a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi. Devono tuttavia aver terminato completamente la percezione della prestazione di disoccupazione.

Possono fare domanda anche i lavoratori che assistono un famigliare cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Ad essi si aggiungono colo che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età.

Rimandendo nell'alveo delle disabilità, possono richiedere l'APE sociale i soggetti che hanno un'invalidità superiore o pari al 74%.

Infine possono richiedere l'APE sociale i lavoratori che sono in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva e che abbiano svolto da almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli ultimi sette una o più attività gravose.

Per conoscere come andare in pensione a 57 anni si legga l'articolo Pensione a 57 anni: è ufficiale! Ok dal 2022. Ecco come