Di solito ad ottobre di ogni anno il Ministero per l'economia e la finanza presenta il documento programmatico per l'anno successivo preparatorio alla legge di bilancio. Pochi mesi per poter inserire nella documento di economia e finanza 2022 anche la riforma delle pensioni per scongiurare il ritorno integrale della legge Fornero. Stando ai fatti odierni, dal 1 gennaio 2022 si dovrà aspettare 67 anni per andare in pensione, almeno con 20 anni di contributi. Ma nessuno ci sta, dal Governo, ai sindacati, all'Inps, ed in primis ai lavoratori. La sintesi è un'uscita per tutti a 63 anni con diverse modalità, potenziando l'APE sociale, Opzione Donna, introducendo il sistema misto con uscita a 63 anni, e confermando l'isopensione, RITA e contratti di espansione.

Riforma pensioni: 63 anni accontenta tutti

L'obiettivo del dibatitto che si sta tenendo in questi giorni sulla riforma delle pensioni e che si acuirà nelle prossime settimane in prossimità del NADEF, documento di aggiornamento al documento di economia e finanze, è scongiurare il ritorno integrale della riforma Fornero, temporaneamente bloccata da Quota 100.

Lo stesso Matteo Salvini ad Agorà ha detto:

se torna la Fonero mettiamo i tir all'ingresso delle autostrade, altro che rave party.

Ma nessuno vuole più sentir parlare di quote: dalla Corte di Conti, all'Unione Europea. Il costo di queste misure è alto ed i benefici scarsi, come la stessa Quota 100 ha dimostrato. Allora, ecco arrivare in soccorso misure che esistono già, ma che vanno potenziate per allargare la platea dei beneficiari. Se da un lato di sostenibilità del sistema queste misure sono in gran parte condivise dalla forze politiche e dall'Inps, dall'altra non potrebbero essere favorevoli ai pensionati, che dovrebbe fare i conti con alcuni anni ad assegno ridotto. Ma meglio andare in pensione prima con qualche soldino in meno, oppure lavorare altri 5 anni?

La soglia dei 63 anni convince tutti e potrebbe essere destinata a tutti. L'APE sociale consente di andare in pensione a 63 anni. La rendita integrativa temporanea anticipata consentirebbe un'uscita tra 57 e 62 anni. L'isopensione permetterebbe di uscire a 60 anni almeno fino al 2023 per poi ritornare a 63 anni. Anche Quota 41, attualmente prevista per i lavoratori precoci potrebbe consentire un'uscita anticipata tra i 57 e 63 anni; certo ci vorrebbero almeno 12 mesi di contribuzione maturati prima dei 19 anni. 

Tirando un po' le somme, l'età di 63 anni ricorre in gran parte delle misure, e potrebbe essere un compromesso rispetto ai 67 anni della riforma pensioni. Infine il costo per questo tipo di riforma sarebbe marginale e questo piacerebbe alla Corte di Conti, alla Ragioneria di Stato, all'Unione Europea, ma anche alle tasche degi nostri figli, che dovranno sostenere altrimenti i costi di un sistema pensionistico dissestato.

Riforma pensionie: la flessibilità Inps a 63 anni

Nel XX Rapporto annuale Inps sulla previdenza in Italia, il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha parlato di due principi fondamentali. Sostenibilità del sistema pensionistico e flessibilità. Il primo per mantenere in ordine i conti dell'ente previdenziale che permetterebbe così di tutelare anche i più giovani. Il secondo invece mira a dare ai lavoratori diverse alternative per poter andare in pensione, piuttosto che avere un "meccanismo fisso" che penalizzerebbe i lavoratori, in particolare chi versa in condizioni particolari. 

La proposta di Pasquale Tridico è un'uscita tra 62 e 63 anni cui si associerebbe una pensione calcolata sui soli contributi versati. Al raggiungimento dei 67 anni di età, la pensione sarebbe integrata dalla parte retributiva. Questa misura costerebbe solo 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi di euro, quasi un quinto di quanto è costata Quota 100. 

Rimane il minimo contributivo di 20 anni. Facendo qualche conto, chi ha iniziato a lavorare a 23 anni, potrebbe lasciare con 40 anni di contributi, ma l'assegno sarebbe calcolato solo sui contributi puri, quelli che partono dal 1996, anno di avvio del sistema contributivo. Ma dopo 4 anni si sommerebbe anche la parte retributiva che per un lavoratore con tanti anni di lavoro è sicuramente alta, considerando la crescita dello stipendio negli anni. 

APE Sociale: è il fulcro della riforma pensioni

Matteo Salvini è stato perentorio

non permetteremo un ritorno alla Fornero.

Il Mef, come è noto, guarda con molto distacco a tutte le ipotesi di nuove Quote e di forme di uscita anticipata per tutti. Un orientamento che sembra essere condiviso da Palazzo Chigi. Di qui l'idea di ripartire dagli strumenti già disponibili, magari in versione rafforzata. A cominciare dall'Ape sociale che dovrebbe essere utilizzabile anche da altre categorie di lavoratori impegnati in attività considerate gravose o usuranti. Su questo dossier sta lavorando la commissione istituita presso il MInistero del Lavoro, guidato dal Andrea Orlando, oggi sotto attacco per il decreto localizzazione. 

L'APE sociale scade il 31 dicembre 2021, ma come ha fatto notare il presidente dell'Inps Pasquale Tridico, allargare questa misura ed estenderla non determina costi, in quanto si autofinanzia. L'idea dunque è di aprirla ad altre categorie di lavoratori oggi obbligati ad aspettare di maturare un gran numero di anni di contributi. 

APE Sociale: per chi è e come funziona

Attualmente è in vigore l'assegno pensionisto anticipato per alcune categorie di lavoratori che possono lasciare il lavoro a 63 anni di età. Poichè ricalca lo schema della proposta dell'Inps di un'uscita flessibile a 63 anni, è molto probabile che l'APE sociale venga riconfermata nel 2022 e successivamente.

Senza modifiche, l'APE sociale può essere richiesto da 

  • lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • lavoratori che assistono un famigliare (cosiddetto caregiver) cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità;
  • lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

L'analogia con il sistema misto dell'Inps, riguarda il fatto che l'assegno corrisposto in via anticipata prima del raggiungimento del sessantasettesimo anno di età, è pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di questo importo). Dunque il costo è contenuto, perchè l'assegno della pensione è più basso almeno per quattro anni. 

Riforma pensioni: anticipo di 7 anni fino al 2023

Rimane in vigore fino al 2023, grazie alla legge di biliancio 2021, la pensione anticipata a 60 anni sfruttando il maxi scivolo di 7 anni. Chi fino al 2023 raggiungerebbe i requisiti della pensione con 67 anni di età oppure con 42 ani e 10 mesi per gli uomini e 41 ani e 10 mesi per le donne, può anticipare di 7 anni l'uscita dal mondo del lavoro. L'isopensione però chiama in causa diverse condizioni da rispettare che fanno di questa misura una strada percorribile solo da pochi. 

La prima è che il lavoratore appartenga al settore privato e che abbia un contratto di lavoro dipendente a tempoi indeterminato e che voglia lasciare il proprio posto di lavoro.

Il secondo requisito è che l'uscita sia favorita da un accordo tra datore di lavoro e sindacati. L'azienda che propone l'accordo di esodo deve avere almeno mediamente nell'ultimo anno 15 dipendenti. 

Se i criteri sono molto stringenti, non c'è alcuna perdita sull'assegno corrisposto. Con l'isopensione, il datore di lavoro accompagna il lavoratore fino al pensionamento sostenendo i costi sia retributivi che contributivi. L'importo mensile che il lavoratore percepisce con la procedura di isopensione è esattamente l'importo che percepirà in via teorica al momento di cessazione del rapporto di lavoro per effetto del raggiungimento dei requisiti di pensionamento.

L'ultima finestra per poter presentare la domanda è il 1 dicembre 2023. Di conseguenza la risoluzione del rapporto di lavoro deve avvenire il 30 novembre 2023.

Riforma Pensioni: abbandonare Quota 41 

Per i lavoratori precoci esiste fino al 2026 la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi. Questa forma di pensionamento rigurada chi abbia iniziato a lavorare giovanissimo, e vanti almeno 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni. Una condizione non da tutti. Chi per esempio volesse andare in pensione nel 2022 con 41 anni di contributi, deve aver iniziato a lavorare nel 1981, e nato almeno prima del 1963, vantando almeno 12 mesi di contribuzione prima del diciannovesimo anno di età. In quegli anni molti hanno iniziato a frequentare l'università, e ad entrare nel mondo del lavoro più tardi. Quindi si potrebbe ipotizzare che comunque andrebbe in pensione a 64 anni. Tanto vale allora un'uscita a 63 anni. Ma si deve anche essere in uno stato di disoccupazione a causa di licenziamento. 

L'estensione di quota 41 a tutti non centra il requisito di sostenibilità economica perchè sempre secondo l'analisi riportata nel XX rapporto sulla previdenza, presentata dall'Inps, Quota 41 costerebbe

fino a 9 miliardi l’anno, partendo da oltre 4 subito.

Un altro aspetto da considereare è che quota 41 non garantisce la flessibilità. Anzi inserirebbe una rigidità perchè bisognerebbe che ci fossere nell'estratto conto contributivo ben 41 anni all'attivo.

Non resta che attendere l'evolversi del dibattito in prospettiva della legge di bilancio 2022.

Per avere un quadro generale di come sta evolvendo il tema sulle pensioni consiglio di leggere

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