Il Governo guidato da Mario Draghi dovrà per forza di cose mettere mano al tema Riforma delle Pensioni entro fine anno. Andrà in pensione, è proprio il caso di dirlo, Quota 100.

Si sta raginando sul potenziamento di alcune formule già attualmente previste nell'attuale ordinamento. Come ad esempio Ape Sociale a 63 anni.

Con un allargamento della platea dei possibili beneficiari anche alla luce dell'estensione del numero di lavori considerati gravosi. Si viaggia verso un pensionamento a 63 anni per molte persone e molte categorie di lavori.

Ci sono anche formule che prevedono pensionamenti a partire da età anagrafiche tra i 56 e i 57 anni. Vediamo tutte le novità.

Riforma Pensioni: andrà in soffitta Quota 100, l'esperimento non sarà riproposto

Quota 100, esperimento nato con il primo Governo di Giuseppe Conte, e misura fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini non sarà rinnovata. 

Il Governo guidato da Mario Draghi sul tema dovrà trovare una sintesi della sua eterogenea maggioranza ma una chiara direzione sembra esserci già. Nessuno scalone sarà consentito: ovvero nessun ritorno alla Legge Fornero con un salto di 5 anni del pensionamento dai 62 anni ai 67 quando matura la pensione sulla base della normativa Fornero.

Riforma Pensioni 2022: si va verso un'uscita dal lavoro a 63 anni 

Ma nemmeno nessuna riforma che possa gravare sui conti dello Stato in maniera determinante. Non ci saranno pensionamenti di massa attorno ai 56-57 anni ma l'ipotesi - che per per certe fonti sa già di decisione, in seno all'esecutivo - è legata ad una serie di misure che consentano l'uscita dal lavoro a 63 anni.

Una di queste parla espressamente di una Quota possibile con l'uscita dal lavoro a 63 anni con 39 anni di contributi.

E un'altra strada porta sempre al pensionamento a 63 anni con un rafforzamento della cosiddetta Ape Sociale che già oggi consente ai lavoratori con determinate caratteristiche di andare in pensione a 63 anni.

Il fatto che nei giorni scorsi la commissione ad hoc presieduta dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano abbia concluso il suo lavoro allargando la lista dei lavori considerati gravosi e usuranti, lascia pensare che non possa essere solo una coincidenza.

E che sarà estesa con ogni probabilità la possibilità di andare in pensione a 63 anni con Ape Sociale ad una platea molto più allargata dell'attuale. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza sulle ipotesi in campo e sulle certezze che si hanno ad oggi. 

Riforma Pensioni 2022: 63 potrebbe diventare il numero magico per chi vuole uscire dal lavoro

A partire dal prossimo anno, 63 dovrebbe essere il numero magico per uscire dal lavoro.

Non ci sarà più Quota 100 che oggi consente di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi ma non ci sarà nemmeno il tanto temuto ritorno alla Legge Fornero e quindi ai  67 anni di età indispensabili per lasciare il lavoro e accedere alla cosiddetta pensione di vecchiaia.

Sui tavoli del Governo sono ben presenti elaborazioni che descrivono nel dettaglio quelli che sono i conti.

Draghi - al di là di alcune situazioni nelle quali si potrebbe lasciare il lavoro già a 56 e 57 anni e sulle quali torneremo - punta ad una situazione di pensionamento, di possibilità di lasciare il lavoro a 63 anni. 

Una delle soluzioni che è sempre in campo è quella proposta dal presidente dell'Inps Pasquale Tridico che ha sostenuto la possibilità di concedere la pensione nella seguente maniera.

Si potrebbe fare una divisione della pensione, una quota contributiva e una retributiva. Il lavoratore potrebbe avere la possibilità di lasciare il lavoro a 62 o 63 anni con 20 di contributi iniziando ad incassare l'assegno in questa prima fase solo per la parte contributiva.

Per la parte retributiva inizierebbe a incassare a partire dai 67 anni. In questa maniera le persone potrebbero lasciare il lavoro in anticipo sui 67 anni della Legge Fornero e per lo Stato l'aggravio di costi sarebbe minore.

Nell'ipotesti del numero 1 dell'Inps ci sarebbero agevolazioni per le madri lavoratrici (un anno in meno necessario per ogni figlio avuto) e forme di flessibilità per lavori particolarmente usuranti e gravosi. Non è un mistero che dalle parti dell'esecutivo si dà grande attenzione a questa proposta di riforma. Soprattutto sui 63 anni. 

Riforma Pensioni: le intenzioni del Governo Draghi e le proposte dei sindacati

Naturalmente in questo grande gioco delle parti che è la Riforma delle Pensioni, ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino.

Il ministro dell'Economia Daniele Franco avrebbe ben chiari i dossier di allargamento dell'Ape Sociale attualmente in vigore con un'uscita estesa a più categorie rispetto ad adesso.

Oppure non sarebbe nemmeno da escludere una possibilità generale di uscita dal lavoro a 63 anni con 39 anni di contributi. Per questa misura servirebbero risorse importanti di circa 3 miliardi di euro per ogni anno dal 2022 al 2024 ma sarebbe un punto di mediazione possibile.

I sindacati dal canto loro vorrebbero forme di flessibilità maggiori per uscire dal lavoro già a 62 anni senza avere come discriminante gli anni di contributi.

Oppure per un pensionamento esteso a chi ha 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica delle persone in questione. Difficile che possano essere accolte dal Governo queste posizioni che comporterebbero un aggravio importante di spese per le casse dello Stato. 

Riforma Pensioni 2022: l'uscita a 63 anni con il potenziamento di Ape Sociale

Un'altra strada molto importante che il Governo seguirà è quella relativa al potenziamento di Ape Sociale. Ape Sociale è una forma di pensione anticipata sulla quale entreremo nel dettaglio in un paragrafo successivo ma che in estrema sintesi consente di fare uscire dal lavoro le persone a 63 anni.

Un pensionamento di fatto anticipato rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia. Con limitazioni e regole che poi vedremo.

Dove sarà la novità? Le categorie di persone che possono godere del pensionamento anticipato grazie ad Ape Sociale dovrebbero aumentare notevolmente.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato l'esito del lavoro realizzato dalla Commissione sui Lavori Gravosi. Una commissione guidata dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha allargato e di molto l'elenco delle professioni e dei lavori che sono ritenuti gravosi e usuranti.

Questo lavoro non può che essere stato fatto in vista di un allargamento di una misura come quella attualmente in vigore definita Ape Sociale. Nello specifico i lavori più usuranti che erano radunati in 15 gruppi per un totale di 65 lavori definiti gravosi e usuranti ora sono passati a 57 gruppi e a 203 mansioni.

Queste categorie di persone potranno in questa maniera accedere all'Ape Sociale che è di fatto un'indennità che si riceve come anticipo della pensione quando si hanno 36 anni di contributi e si è svolto quel tipo di lavoro per 6 anni degli ultimi 7 oppure 7 degli ultimi 10.

Ma ora analizziamo di che cosa si tratta quando si parla di Ape Sociale e vediamo poi i lavori aggiunti come gravosi. 

Riforma Pensioni 2022: come funziona oggi Ape Sociale

L'esecutivo è al lavoro per confermare anche per il 2022 Ape Sociale. Si renderebbe strutturale e molto più estesa una delle soluzioni già presenti ora per accedere alla pensione in maniera anticipata. Ape Sociale oggi consente a persone che svolgono determinati lavori di andare in pensione a 63 anni. Si va verso l'allargamento di questa platea di beneficiari.

Ape Sociale è un sistema che consente l'uscita dal lavoro a 63 anni anche se non è un vero e proprio pensionamento. Si riceve un'indennità fino a quando si arriva al raggiungimento dei 67 anni ovvero quando si maturano i requisti per la pensione di vecchiaia in base alle normative della Legge Fornero.

Possono andare in pensione con Ape Sociale oggi ad esempio persone che sono state riconosciute come invalidi civili almeno al 74% e hanno almeno 30 anni di contributi.

E ancora persone che svolgono assistenza da un periodo di almeno 6 mesi a un coniuge o un parente di primo grado che convive con la persona interessata con un handycap grave. O ancora nel caso sia un parente di secondo grado nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona abbiano compiuto 70 anni o siano deceduti o con gravi patologie. Serve per avere diritto a uscire dal lavoro avere 30 anni di contributi. 

Infine, ed è l'aspetto su cui il Governo viaggia verso l'allargamento in ottica Riforma Pensioni, possono andare in pensione con Ape Sociale le persone che hanno svolto per almeno 7 anni degli ultimi 10 o 6 degli ultimi 7 attività gravose. Serve la presenza di 36 anni di contributi. Su questo ora arriva l'allargamento del Governo.

Riforma Pensioni, le nuove professioni ritenute gravose 

La commissione istituzionale sui lavori gravosi, presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano, ha approvato il documento che ora il ministero del Lavoro trasmetterà al Governo. Ecco i nuovi lavori inseriti:

  • operai forestali 
  • personale dell'edilizia
  • conduttori di impianti e macchinari pesanti 
  • personale dei servizi sanitari e sociali
  • agricoli 
  • fonditori
  • bidelli
  • saldatori
  • tassisti
  • falegnami
  • conduttori di autobus e tranvieri
  • benzinai
  • macellai
  • panettieri
  • insegnanti di scuole elementari
  • commessi e cassieri
  • magazzinieri
  • portantini,
  • verniciatori industriali

Come si vede un'estensione importante. Spetterà poi al ministero dell’Economia e del Lavoro e al governo decidere quante nuove categorie includere.

Riforma delle Pensioni: le altre possibilità di uscita dal lavoro

Detto che i 63 anni diventeranno il requisito basilare per andare in pensione restano in campo anche altre Opzioni e possibilità.

Ad esempio Opzione Donna in base alla quale le donne lavoratrici potrebbeo uscire dal mondo del lavoro in presenza di 2 requisiti: il primo formato da 58 anni di età e 35 di contributi per le lavoratrici dipendenti e il secondo se si hanno 59 anni di età e sempre gli stessi 35 di contributi per le lavoratrici autonome. 

Ci sono anche altre possibilità di pensionamento anticipato che verranno confermate anche nel 2022.

Si può uscire ad esempio a 57 anni di età anagrafica grazie alla Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata). 56 anni per i possessori di Legge 104. E ancora Quota 41 per i lavoratori precoci che hanno iniziato a versare contributi prima dei 19 anni.

Questa forma di pensionamento consente di lasciare il lavoro per le donne con 41 anni e 10 mesi e per gli uomini con 42 anni di contributi e 10 mesi.

Presenti anche formule che consentono di lasciare il lavoro in maniera anticipata con i cosiddetti scivoli aziendali. Di tutte queste formule abbiamo parlato in maniera più diffusa in questo articolo. Ecco il link