Questa volta ci siamo. Sindacati, Lega e Governo avrebbero trovato la cosiddetta via di mezzo che accontenta tutti: in pensione a 63 anni. Una sorta di compromesso storico, che potrebbe accordare un po' tutti e che potrebbe avere i requisiti per entrare nella prossima Legge di Bilancio. Giunti ormai a settembre, i tempi sarebbero ormai maturi per pensare a quello che potrebbe essere il futuro delle pensioni in Italia, alla luce del fatto che settimana dopo settimana la scadenza di Quota 100 si avvicina.

In questi giorni il Governo sarebbe già al lavoro su un'ipotetica riforma delle pensioni, anche se Mario Draghi non la ha ancora inserita tra le priorità dell'Esecutivo. Per il momento il tavolo di lavoro starebbe orbitando intorno all'età ed ai contributi necessari per riuscire ad andare in pensione. L'ipotesi dei 63 anni è una delle opzioni in pole position.

Riforma delle pensioni: parte la concertazione!

Un po' in sordina, sommersa da un'infinità di altre notizie è partita la fase di concertazione sulle pensioni. Governo e parti sociali metteranno sul tavolo le proprie ipotesi: si inizierà con Quota 41, sulla possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 63-64 anni, ma solo per quanti siano esclusivamente nel regime contributivo. Tra le proposte ci sarebbe anche una Quota 100 rivista e corretta, che permetterebbe di andare in pensione con 64 anni e 36 di contributi.

Per il momento il ventaglio delle proposte è ampio: tutte, comunque, sarebbero allo studio dei tecnici del Ministero dell'Economia, che per il momomento ha assunto una posizione molto cauta. Ma che, a breve, dovrà scontrarsi con il pressing della Lega. Matteo Salvini ha la necessità di portare a casa un risultato fondamentale per il proprio partito. C'è poi anche il Movimento 5 Stelle, che potrebeb arrivare ad allinearsi con la Lega: al momento si trovano ingabbiati in posizione molto scomoda, che non può che portarli a supportare una qualsiasi riforma che eviti il ripiego sulla Riforma Fornero, che proprio da loro è stata aspramente contestata in passato. E che obbligherebbe i lavoratori ad andare in pensione non prima del compimento dei 67 anni.

Questa volta, però, il tempo stringe. La Legge di Bilancio è in calendario ad ottobre: la contrattazione tra le parti, sicuramente, diventerà più serrata. Da un lato, comunque, il Mef si mantiene cauto e prende tempo, dall'altro Lega e sindacati fanno un pressing molto serrato.

In pensione a 64 anni: adesso si può!

Al Ministero delle Finanze si sarebbe già delineata una strada da seguire: un riforma che conduca verso la pensione a 64 anni, con almeno 20 di contributi. Un'idea non molto malsana, ma che soprattutto l'attuale ordinamento previdenziale prevederebbe già (stessi contributi, ma in pensione a 67 anni). Tra le opzioni che non dispiacerebbero ai tecnici di via XX Settembre ci sarebbe un sistema che permetta di andare in quiescenza al compimento dei 63-64 anni, purché il lavoratore abbia maturato almeno 41 anni di contributi. Un'ipotesi, questa, che al momento non troverebbe l'adesione dei sindacati, i quali non sarebbero nemmeno disposti a cedere sulla proroga dell'Ape Sociale. I sindacati guarderebbero di buon occhio una misura che permetta di uscire dal mondo del lavoro ereditando i requisiti di Quota 100. O quando meno che sia il più simile possibile. Su questa posizione si troverebbe anche il Partito Democratico. Cesare Damiano, ex Ministro del Lavoro ed  Andrea Orlando, che ricopre la stessa carica oggi, vedono di buon occhio queste soluzioni.

Il nodo principale da risolvere, oggi come oggi, è la copertura finanziaria, che, ad essere sinceri, con Quota 100 non si accordava perfettamente. 38+62 a livello internazionale piace poco. L'Ocse avrebbe già consigliato all'Italia di non rinnovare questa misura, preferendo il ripristino della Riforma Fornero nella sua pienezza. Ad insistere in questo senso, però, ci pensa la Lega: il Carroccio ritiene che la proroga costerebbe solo e soltanto 400 milioni nel corso del primo anno. Molto probailmente, tirando le somme, la sintesi sarà nel mezzo: in pensione a 63 anni, con 36 di contributi. E ci sarà anche una penalizzazione del 2-3% l'anno.

Pensioni: Renzi vs Salvini!

Come abbiamo anticipato a promettere battaglia sulla riforma delle pensioni è principalmente Matteo Salvini, che nel corso degli ultimi gioni ha usato toni molto forti sulla Legge Fornero, ritenendo che una sua riesumazione sarebbe intollerabile. La filosofia del leader della Lega è molto chiara: è meglio avere al lavoro un 25enne che sa usare il computer che un 63enne stanco. Un'affermazione molto forte, che forse non tiene conto del fatto che Quota 100 non ha affatto incentivato l'inserimento di nuove leve nel mondo del lavoro. O quanto meno non così tanto come avrebbe sperato il leader della Lega.

A bocciare Quota 100 ci pensa Matteo Renzi, che dai micofoni di Radio24 ha affermato:

Quota 100 è un meccanismo populista fatto solo per dare risposte social e dire abbiamo abolito la Fornero. Se la conferma di quota 100 nel 2022 è il motivo per il quale Salvini sta lavorando, per me si può anche riposare.