Lo sgambetto a Draghi gela tutto il quadro della riforma pensioni. L’unica strada percorribile per l’uscita dal lavoro si apre sulla Fornero, a dire il vero si tratta di un ritorno anticipato in più occasioni. 

Siamo dinanzi a uno spavento così forte solo un’intensa paura o stiamo assistendo alla fine spaventosa del Governo Draghi. I pezzi del mosaico sono volati, troppi frammenti difficile un riposizionamento in tempi così ristretti.

Il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi sembra non intenzionato a rimettere tutti i tasselli a loro posto per mascherare un equilibrio fittizio. Complicatamente Giuseppe Conte si stringe su sé stesso, mentre il Presidente della Repubblica spinge per la scadenza natura della legislatura, pur in presenza di un Governo fantasma. 

La perdita di SuperMario mette in crisi anche l’Europa, attonita e senza fiato proiettata verso uno dei peggiori tormenti. Ci troviamo dinanzi a forti squilibri difficili da ripristinare. Il vero problema, sono le tante questioni irrisolte, oggi appese letteralmente a un filo.

La crisi del governo sta minacciando le tante problematicità e misure urgenti, tra cui la riforma pensioni, riforma fiscale, riforma lavoro e contrasto al caro vita e così via. Difficile capire come e se questo governo giunge a legislatura. 

D’altra parte, non si può negare che la riforma pensioni già navigava su acque torbide, proiettata verso l’assetto dei conti previdenziali, sulle misure finanziariamente sopportabili. Nonostante, il periodo di stallo delle trattative sulla riforma previdenziale, nuovi sviluppi stavano riaffiorando dal ripristino degli incontri tra governo e parti sociali, oggi nuovamente saltati grazie alla crisi politica.

 Riforma pensioni e Crisi di Governo, quanto ci costerà l’addio di Draghi, chi ci rimette 

Poche speranze troppe incertezze sul futuro pensionistico italiano. Non solo. In questo momento, appare estremamente complicato prevedere i risvolti delle prossime ore. Tutto potrebbe precipitare, tutto potrebbe essere ripristinato in presenza di un voto di fiducia.

Un gioco che potrebbe essere rimesso in campo per concludere le trattative urgenti, istituite per contrastare la crisi energetica, il rimbalzo dei prezzi di prima necessita, la riforma pensioni, il salario minimo e tanto altro.

Non un quadro semplice, Conte dovrebbe gettare giù un bel boccone senza fiatare, Draghi dovrebbe chiudere gli occhi e lasciar perdere passando sopra agli ultimi disastrosi eventi.

Com’è possibile che subentri un sostituto ancora da definire, quindi, un altro governo tecnico o si vada al voto anticipato. Altre scelte politiche forgiate su alleanze alla buona. Sicuramente, il Capo dello Stato spingerà per un ritorno di Draghi bis. 

Appara chiaro che il rischio che cade sulle pensioni è il pieno ritorno della Fornero senza freni. Niente più deroghe che permettono di usufruire dei piccoli passaggi anticipati. Solo un beneficio per pochi, ma pur sempre un vantaggio che cadrebbe nell’immediato. 

Destino funesto attende anche altre misure, come l’anticipo pensionistico Ape sociale, la cui scadenza naturale è prevista per il 31 dicembre 2022.

E, ancora, nessuno spiraglio per le lavoratrici, nessuna pensione donna. La misura Opzione donna è rimasta ancorata alla scadenza del 31 dicembre 2021.

Incerto il destino dell’unica formula anticipata che permette a tutti i lavoratori di lasciare il lavoro a 64 anni di età. La misura Quota 102 con 38 anni di contributi rischia di finire nel cassetto dopo la scadenza del 31 dicembre 2022. 

Dal 2023 saltano le deroghe della Fornero, un colpo duro per tutti i lavoratori. 

Addio pensione anticipata! Ecco come si lascerà il lavoro 

La Riforma pensione non è stata mai dettata dal riconoscimento di un vantaggio per i lavoratori, ma piuttosto elaborata premendo sui risvolti politici-finanziari.

Tuttavia, c’erano speranze diverse nel decreto che doveva prendere vita a fine luglio. Non si palesava l’esistenza di benefici subito, ma dell’apertura di vantaggi per gran parte dei lavoratori.

Il Governo Draghi si stava preparando a varare una norma per sostenere gli stipendi dei lavoratori senza trascurare i pensionati, una misura che doveva contrastare il picco dell’inflazione e la crisi energetica. 

La catastrofe annunciata sulle pensioni lascia cadere nel tonfo senza più speranze Quota 41 per tutti i lavoratori. Nello stesso modo, dovremo dire addio alla possibilità di un pensionamento anticipato a 62 anni, in presenza di una penalizzazione graduale proporzionata all’età.

Nessuna speranza neanche per l’uscita anticipata contributiva per tutti, ovvero una pensione a 64 anni allineata al medesimo sistema dei contributivi puri. Crollano anche la doppia quota pensione voluta dal Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico. 

Il sistema previdenziale italiano è sempre stato giudicato troppo permissivo tanto dall’Ocse quanto in più occasioni da Bruxelles, per cui sotto il profilo pensionistico il crollo della riforma pensioni piace e non poco. 

Ci smontano l’uscita pensioni nel 2023, cosa accade adesso

Il rimbalzo della riforma mette a rischio il futuro pensionistico dei nati nel periodo temporale registrato dal 1959 a seguire – perderanno anni preziosi – incanalati verso l’età pensionabile. 

Ad oggi, non sono state inserite misure strutturali, né tantomeno, proroghe per il 2023. Per cui, dopo il 31 dicembre 2022 è vuoto. Il pensionamento segue le regole ordinarie, nulla di diverso dalla pensione di vecchiaia o dalla pensione anticipata ordinaria. 

Fortunati coloro che hanno ottenuto il pensionamento con Quota 100, anticipando l’uscita dal lavoro a 62 anni, con un montante contributivo non meno di 38 anni. 0tre tutto va detto che, non hanno subito penalizzazioni di nessuna tipologia sull’assegno pensione.

Dal 1° gennaio 2022 stiamo assistendo alla fine della pensione anticipata, nulla che ci riporti indietro all’uscita a 62 anni. Tutti coloro che sono nati negli anni ’60 a seguire restano in balia delle onde ancorati alla pensione a 67 anni. Nessuna buona previsione per una forma previdenziale anticipata.  

La verità è una sola, chi riesce a maturare i 64 anni con un minimo di 38 anni di anzianità contributiva entro la fine del 2022, può richiedere l’uscita anticipata utilizzando la misura Quota 102 senza tagli o penalizzazioni aggiuntivi.

Chi perde questo treno senza la presenza di una proroga della misura o interventi suppletivi, può pensionarsi solo a 67 anni richiedendo la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata che porta a 41 – 42 anni e 10 mesi di contributi.

Nessun vantaggio neanche per i lavoratori inseriti nelle categorie di tutela (disoccupati, invalidi, lavoratori gravosi e usuranti e caregiver), salta lo scivolo Ape sociale a 63 anni con 30, 32 o 36 anni di versamenti contributivi.