Riforma Pensioni 2022: il tempo ormai stringe sul tema pensione e la fine dell'anno si avvicina. Occorre prendere decisioni definitive in questo senso perchè a fine anno termina l'esperimento di Quota 100 che non sarà ripetuto. Quindi cambia tutto perchè non ci sarà questa forma di uscita dal lavoro praticabile. Di riforma delle pensioni e di pensione si parlerà eccome nei prossimi mesi.

Mario Draghi sembra avere deciso. Il Governo, tra le tante possibilità, sembra essere sempre più intenzionato a fissare alcuni paletti. Tra questi il rafforzamento di Ape Sociale e Opzione donna. Vediamo di che cosa si tratta.

Riforma Pensioni 2022: il governo deve intervenire entro fine 2021

Mancano meno di tre mesi alla fine del 2021. Uno dei temi dominanti del dibattito pubblico delle prossime settimane sarà legato alla pensione e Riforma delle Pensioni. E' doveroso un passo indietro per capire meglio i passaggi successivi.

A fine 2021 scade l'esperimento di Quota 100. Una sperimentazione fortemente voluta dalla Lega ai tempi del primo governo di Giuseppe Conte che consente ai lavoratori di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Appunto Quota 100.

Questa Quota 100 molto costosa per le casse dello Stato non sarà rinnovata, come ha annunciato il ministro dell'Economia Daniele Franco.

E allora cosa fare adesso? Qualcosa andrà fatto perchè se non si interviene entro il 31 dicembre 2021 per andare in pensione succederà che si ritorna alla Legge Fornero precedente che prevede il pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Uno scalone che il Governo in primis ma ovviamente anche i partiti di maggioranza oltre alle forze sindacali vogliono scongiurare a tutti i costi. 

Riforma Pensioni 2022: difficile pensare ad una riforma organica in meno di 3 mesi

Riforma Pensioni 2022? Sì è inevitabile anche se sembra molto arduo che su un tema così complicato e per forza di cose divisivo si possa trovare un'intesa a tutto tondo tra tutte le forze politiche e le forze sindacali in così breve tempo. Difficile pensare ad una Riforma delle Pensioni con nuovi criteri per l'accesso alla pensione.

Molto più probabile che si intervenga su situazioni e opzioni di pensionamento anticipato che adesso sono già in vigore nel nostro ordinamento e che potrebbero essere anche estese. Il riferimento è a Ape Sociale e Opzione Donna. Torneremo su questi temi nei prossimi paragrafi.

Intanto il rebus intricato delle pensioni è ovviamente all'ordine del giorno del Governo. Il ministro dell'Economia Daniele Franco (secondo alcuni rumors il più forte candidato a Palazzo Chigi nel caso Mario Draghi venisse eletto alla Presidenza della Repubblica con Franco che porterebbe dal Governo al suo termine naturale nel 2023 la legislatura) ha evidenziato nei giorni scorsi che

“le pensioni sono un tema aperto che verrà affrontato nella Legge di Bilancio”.

Questo è il Franco-pensiero riportato davanti alle commissioni Bilancio della Camera e del Senato.

E' chiaro che il Governo ha comunque già una sua linea chiara di indirizzo in tema di riforma delle pensioni per il 2022.

Ed è una linea chiara su quello che si potrà fare (estensione di alcuni provvedimenti come Ape Sociale e Opzione Donna) e quello che non si potrà fare (rinnovo di quota 100 oppure quota 41 generalizzata senza che vi siano paletti legati all'età). 

Riforma Pensioni 2022: Ape Sociale sempre più estesa

La certezza assoluta che si ha sul pensionamento nel 2022 in questo momento è l'Ape Sociale Rafforzata.

Ape Sociale è uno strumento che consente di lasciare il lavoro a partire dai 63 anni di età con una sorta di assegno dell'Inps di prepensionamento fino ad arrivare al raggiungimento dela pensione di vecchiaia a 67 anni. Età nella quale arrriverebbe di fatto l'assegno vero e proprio.

Il punto debole di questa Ape sociale è legato al fatto che al momento è fortemente condizionata all'accesso e interessa non troppe categorie di lavoratori visto che sono presenti forti limitazioni dal punto di vista normativo.

Il Governo sta lavorando ad un progetto che prevede una estensione a più lavoratori della possibilità di andare in pensione in questa maniera.

Ad esempio estendendo la platea di lavori ritenuti gravosi o usuranti che quindi hanno questa possibilità. Nei giorni scorsi è terminato il lavoro della commissione ad hoc guidata dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha proposto un'estensione del numero di lavori che sono da ritenersi gravosi. A questo link c'è un ampio approfondimento di questo tema legato all'estensione dei lavori gravosi e usuranti per andare in pensione. Il ministero dell'Economia ora dovrà decidere quali di quelli nella lista saranno inseriti nella lista dei lavori gravosi.

La proposta che sarebbe anche caldeggiata dall'esecutivo e anche da larga parte delle forze di maggioranza (Partito Democratico su tutte) prevederebbe una Super Ape Sociale estesa ad una platea più vasta di lavoratori. C'è da capire come studiarla e come rafforzarla nel dettaglio e nell'ambito dell'approvazione di una legge di Bilancio non sembra essere del tutto facile ma questa sembra essere la strada principale. 

Riforma Pensioni 2022: la Lega non molla su Quota 100 e rilancia

Come è noto la Lega non molla la presa e vorrebbe un rinnovo di Quota 100. Un rinnovo che adesso non sembra nell'aria e che anche OCSE ha severamente bocciato invitando caldamente il Governo italiano a non rinnovare questo provvedimento.

Ma la Lega che è una fase di conflittualità con il Governo e con le altre forze della maggioranza sembra non essere intenzionata a chinare la testa sulla Riforma delle Pensioni.

Come riferisce il Sole 24 Ore se non è possibile vedere prorogata Quota 100 per un altro anno fino alla conclusione del 2022, la Lega vedrebbe di buon occhio la creazione di un “Fondo Nazionale per la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro”. Nelle intenzioni degli esponenti del Carroccio questo fondo dovrebbe finanziare l'uscita dal lavoro dei lavoratori a 62-63 anni.

Questa uscita anticipata sarebbe finanziata da questo fondo fino ad arrivare alla pensione di anzianità o di vecchiaia.

Il punto è sempre lo stesso, se ne parlerà, se ne discuterà in sede di approvazione di Legge di Bilancio. Ma quanto costerà questo provvedimento? Quello sarà il punto nodale. 

Riforma Pensioni 2022: le posizioni dei sindacati

I sindacati - Cgil, Cisl e Uil su tutti - naturalmente premono sul Governo. Una volta che non ci sarà più Quota 100, l'obiettivo prioritario e più importante è quello di evitare a tutti i costi lo scalone. Ovvero che l'età pensionabile possa passare di colpo da 62 anni a 67 con uno scalone di 5 anni che sarebbe profondamente ingiusto. In mezzo a queste due situazioni estreme passano tutti i tentativi di mediazione che sono in atto.

E' noto che i sindacati chiedono a gran voce tavoli di confronto con  il Governo per ragionare a tutto tondo di pensioni anche per potere arrivare ad una riforma organica. Difficile che questo possa avvenire durante l'approvazione della Legge di Bilancio e in tempi cosi stretti da qui a Natale. 

Per evitare l'aumento secco di 5 o 6 anni dell'età di pensionamento i sindacati hanno proposte storiche che sono sul tavolo da tempo.

La prima prevede un'uscita dal mondo del lavoro progressiva a partire dai 62 anni. In maniera flessibile. Un'altra proposta storica prevederebbe anche la possibilità di potere andare in pensione con la cosiddetta Quota 41.

Ovvero che tutti  possano andare in pensione con 41 anni di contributi versati indipendentemente dall'età.

Oggi il pensionamento con 41 anni di contributi è possibile solo per i cosiddetti lavoratori precoci, coloro che hanno già almeno 12 mesi di contributi versati prima di compiere i 19 anni e che hanno specifici profili. Ovvio che allargare questa misura a tutti avrebe costi importanti.

Chiaro che si guarda con favore anche all'ampliamento dell'Ape Sociale anche se non si ritiene del tutto sufficiente questa misura. 

Proposta storica dei sindacati anche quello di riconoscere la diversa gravosità dei lavori e studiare formule di pensione contributiva per chi svolge lavori discontinui e precari, soprattutto per i giovani. I sindacati chiedono ovviamente ad alta voce un tavolo di lavoro al Governo.

Riforma Pensioni 2022: il ruolo di Opzione Donna

Tra quelle che sembrano essere certezze da parte del Governo c'è il rinnovo anche per il 2022 di Opzione Donna. Si dovrebbe arrivare alla stabilizzazione e alla strutturazione a regime di una misura che regola il modo di lasciare il mondo del lavoro da parte delle donne.

Con Opzione Donna le persone di sesso femminile possono lasciare il lavoro con 35 anni di contributi e 58 anni se si è lavoratrici dipendenti e 59 anni se si è lavoratrici autonome.

Nella prossima Legge di Bilancio dovrebbe esserci il rinnovo di questa misura. Da valutare anhe se ci possono essere altri cambiamenti legati a questa possibilità di lasciare il lavoro con possibili rimodulazioni delle età o dei contributi necessari.

A questo proposito da segnalare che ci sono proposte in atto per favorire le donne lavoratrici che sono anche mamme. Si sta studiando una sorta di “Opzione Mamma” che potrebbe portare a dei requisiti più favorevoli per l'accesso alla pensione per le persone che hanno figli.

Ci sono ipotesi che parlano di un anno in meno di lavoro prima di andare in pensione per ogni figlio. Mettendo un massimo tra i 4 e i 5 anni. In assenza della madre questa misura potrebbe essere riconosciuta anche al papà single. 

Riforma Pensioni: le altre forme di uscita anticipata dal lavoro

Ci sono poi altre forme di uscita dal lavoro nel 2022. Queste ovviamente hanno numeri più ristretti e riguardano platee più ridotte di persone. Nel 2022 sarà confermata la RITA.

Per Rita si intende la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.

Questa formula consentirà in presenza di certi requisiti l'uscita dal lavoro a 57 anni. Ma servono determinati requisiti: ovvero oltre ad avere compiuto 57 anni occorre avere maturato non meno di 5 anni di previdenza complementare e occorre dimostrare di essere stato non occupato per almeno due anni dopo la conclusione dell'ultimo lavoro. 

Con Rita se non c'è questa ultima condizione si può andare in pensione a 62 anni avendo non meno di 20 anni di contributi e i soliti 5 di previdenza complementare.

Infine c'è la possibile di uscire dal lavoro con i cosiddetti scivoli aziendali. Sono formule di uscita dal lavoro che vengono pattuite tra INPS e titolari delle imprese. I lavoratori possono accedere alla pensione anticipata a propria discrezione.