Una appuntamento importantissimo è stato fissato per il 27 settembre quando Governo e Sindacati sono chiamati a discutere delle politiche del lavoro. Anche se non si tratta di un tavolo di discussione incentrato unicamente sul problema Riforma Pensioni è difficile che i Sindacati rinuncino a tirare in ballo la questione, soprattutto visto il tema così connesso al lavoro e per cui i tempi stringono parecchio.

Una discussione in merito alla spesa previdenziale generale deve per forza essere affrontata in vista del termine di Quota 100, parliamo di poco più di tre mesi, cioè il 31 dicembre 2021.

A volere Quota 100 è stato il precedente governo Conte Uno e potremmo definirla una misura pensata per arginare gli effetti della Riforma Fornero, con una pensione anticipata a 62 anni (+ 38 anni di contributi) che contrasta l’uscita ordinaria a 67 anni.

La bocciatura a Quota 100 arriva senza mezzi termini dall’esecutivo Draghi, deciso ad accontentare OCSE e UE che chiedono un taglio alla spesa pensionistica e la cancellazione di alcune misure di pensionamento anticipato.

Pasquale Tridico presidente dell’INPS ha dato qualche anticipazione di recente sulla Riforma Pensioni, che se da un lato lascia aperta la possibilità di un pensionamento anticipato, il quale come vedremo in questo sistema avverrà a partire dai 56 anni compiuti, dall'altro esclude la possibilità di una misura che in sostituzione di Quota 100 sia accessibile in modo uniforme a prescindere dal lavoro svolto.

Secondo Tridico misure di questo tipo creano disiguanzaglienze poiché considerano le categorie lavorative tutte sullo stesso piano.

La Riforma Pensioni invece dovrà individuare e pensare alle categorie più svantaggiate perciò è stato confermato che si sta lavorando in vista di un ampliamento di Ape Sociale, così da includere molti più lavori tra i beneficiari.

È evidente comunque che in questa manovra la pensione anticipata nel 2022 non sarà prevista per tutti.

Ricordiamo che per l’anno 2021 l’INPS ha pubblicato un breve opuscolo che illustra tutte le alternative di pensione anticipata presenti nel nostro sistema pensionistico.

Ultimissime sulla Riforma Pensioni dall’INPS! Come si amplia Ape Sociale?

Partiamo con quella che sarà la novità più importante, cioè la pensione anticipata con Ape Sociale a 63 anni che si allarga e cambia forma.

Al momento solo poche decine di lavoratori sono andati in pensione anticipata con questa misura che invece secondo Tridico andrebbe potenziata, perché in essa di realizza il nodo cruciale della Riforma Pensioni Draghi, cioè la priorità data alle categorie svantaggiate. 

Ape Sociale potrebbe così diventare permanente, ma la modifica più imponente sarà l’annessione di nuove categorie lavorative che avverrà con due binari, per così dire. 

La Riforma Pensioni, dovrebbe da un lato aprire l’accesso ad Ape sociale anche ai lavori usuranti e poi dovrebbe ampliare il numero dei lavori gravosi con l’aggiunta di ben 27 categorie, tra cui personale ATA e insegnanti delle elementari.

Ancora una possibilità in fase di studio è quella di fissare un requisito mobile di età dove a seconda dell’attività lavorativa svolta ci sarebbe un limite diverso.

L’OCSE chiede che la Riforma Pensioni cancelli Opzione Donna

E veniamo ad Opzione Donna, per chi non lo sapesse si tratta di una pensione anticipata esclusiva del sesso femminile, che si raggiunge a 58 o 59 anni e con una contribuzione pari a 35 anni.

In un primo momento quando l’esecutivo Draghi e l’INPS, che nel caso della Riforma Pensioni si occupa delle simulazioni relative alle spese della manovra, avevano annunciato che il governo non era intenzionato ad una misura che soppiantasse Quota 100, ma solo ad identificare le categorie “svantaggiate” in questo sistema pensionistico e creare agevolazioni per esse, tutti erano certi che Opzione Donna fosse salva.

In realtà Opzione Donna che con Quota 100 scade a gennaio rischia di essere cancellata e per volere di un organo esterno. L'OCSE ha pubblicato il suo resoconto finanziario annuale in cui senza mezzi termini e giri di parole dichiara che per risanare la spesa previdenziale devono essere eliminate Quota 100 e Opzione Donna.

Se il governo Draghi scegliesse in questo senso non esisterà più nel 2022 la pensione anticipata agevolata solo per le donne e queste, se avranno accesso ad Ape Sociale, dovranno accontentarsi del bonus contributivo di due anni per le lavoratrici madri.

Quota 41 anche senza la Riforma Pensioni, ma non per tutti

In questo periodo si sente tanto parlare di Quota 41 per tutti, prima di spiegare di cosa si tratta dobbiamo fare una premessa.

La possibilità di una pensione su requisiti unicamente contributivi esiste già nel nostro sistema pensionistico nel quale la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni di età oppure per le donne quando hanno raggiunto come quantità di contributi versati i 41 anni e dieci mesi, requisito che si innalza di un anno per gli uomini per cui sono 42 anni e dieci mesi.

Allo stesso tempo i lavoratori che prima di aver raggiunto i diciannove anni hanno raggiunto una contribuzione netta pari almeno ad un anno rientrano nella categoria dei lavori precoci, cioè di quelli che hanno già accesso a Quota 41.

Di fatto quindi andare in pensione solo tenendo conto di quanti anni di contributi sono stati versati è una possibilità già esistente, ma in realtà il vero ostacolo delle proposte sindacali di Riforma Pensioni sta nel fatto che i Sindacati vorrebbero un ricalcolo dell’assegno pensionistico a favore dei lavoratori, dove invece il governo vuole tagliare a più non posso la spesa previdenziale in Italia.

Le posizioni dei Sindacati in merito alla Riforma Pensioni sono riassunte nel recente video YouTube di Pensioni & Aggiornamenti:

 

La Riforma Pensioni non tocca la Legge 104 e l’uscita a 56 anni

Non dovrebbe poi essere toccata la Legge 104 tra le cui agevolazioni si conta l’accesso alla pensione anticipata a 56 anni.

Tuttavia Tridico anche ha sottolineato l’esigenza di pensare anche ai caregiver con una misura speciale che permetta un’uscita prima dei 67 anni.

Anche se nello scenario che si sta delineando non è da escludere che questi siano inseriti tra gli aventi diritto ad Ape Sociale.

Non solo Riforma Pensioni! Uscita anticipata con la isopensione 

Ricordiamo che seppur non nell’ambito della Riforma Pensioni in senso stretto, quanto in quello più ampio di politica del lavoro, il 2022 vedrà la possibilità per i lavoratori del settore privato di una pensione anticipata grazie alla isopensione o con il contratto di espansione.

In ambedue i casi si tratta di scivoli aziendali, ma che hanno requisiti e caratteristiche diversi.

La isopensione fa parte già delle novità della Riforma Pensioni Fornero e può essere richiesta dai datori di lavoro, se però il numero dei dipendenti supera i 15, dopo aver preso un accordo con INPS ai sindacati. 

Se il datore di lavoro sceglie la isopensione può offrire un'uscita anticipata dal lavoro ai dipendenti fino a 7 anni prima della pensione ordinaria, cioè a 60 anni, ma sarà a suo carico il costo del prepensionamento, cioè sia l'importo dell’assegno che la contribuzione.

Queste forme di pensione anticipata non comportano riduzione dell’assegno pensionistico e sono inoltre offerte al dipendente, vuol dire che starà a lui la scelta se accettare o meno una pensione anticipata.

Tutto quello che c'è da sapere sul contratto di espansione e la pensione a 62 anni

Se la nascita della isopensione è avvenuta già nell’ambito della Riforma Pensioni Fornero, il governo Draghi con il DL Sostegni bis ha però modificato un altro scivolo pensionistico aziendale, rendendolo maggiormente accessibile.

Si tratta del contratto di espansione che l’esecutivo ha aperto come possibilità a tutte le aziende con un numero minimo di dipendenti pari a 100.

Per avere accesso al contratto di espansione, che permette la pensione anticipata a 62 anni, con uno scivolo di 5 anni, il lavoratore dovrà ritirarsi dall’attività lavorativa entro il 30 novembre 2021.

Anche in questo caso il datore di lavoro si fa carico dei costi di prepensionamento, solo che dall’importo dell’assegno versato verrà sottratto il totale corrispondente alla NASPI, cioè la disoccupazione, che sarà una parte dell’assegno coperta dallo Stato.

In ogni caso si tratta di uno sconto sull’assegno che paga il datore di lavoro, ma il lavoratore non dovrà fare assolutamente nulla, cioè non deve più richiedere la disoccupazione.

Fuori dal lavoro a 57 anni anche senza la Riforma Pensioni Draghi

Ancora una volta usciamo dall’ambito della Riforma Pensioni e parliamo di un’altra opportunità di pensionamento anticipato ma solo per chi versa la previdenza complementare, parliamo di una misura nota come la RITA.

I lavoratori che scelgono di versare una contribuzione aggiuntiva, la previdenza complementare, possono infatti uscire dal lavoro a 57 anni se però hanno due requisiti:

  • cessazione dell’attività lavorativa seguita da un periodo di inoccupazione pari almeno a 24 mesi;
  • 5 anni di versamenti di previdenza complementare.

In realtà alla Rita si può accedere anche se manca il requisito dei due anni di disoccupazione, nel qual caso questo viene sostituito con quello di 20 anni di contribuzione obbligatoria alle spalle.

In questo ultimo caso però la pensione anticipata con la Rita sarà possibile a 62 anni, cioè cinque anni prima dei 67 anni della pensione ordinaria di vecchiaia.

Ultimissime sulla Riforma Pensioni dal mondo della Politica

Prima di concludere vediamo quali sono gli aggiornamenti stando alle dichiarazioni degli esponenti politici.

Come riporta il Giornale nello scontro sulla Riforma Pensioni al momento occupano la scena Matteo a Renzi e Matteo Salvini, dove il primo vedrebbe di buon occhio l’addio a Quota 100.

Diversamente Salvini continua ad affermare che la Lega si batterà per la proroga a Quota 100.

In realtà sulla cancellazione di Quota 100, l’esecutivo governativo è stato più che chiaro, non ci sono i soldi e neanche le intenzioni.

Il governo ha un solo obiettivo ridurre la spesa pensionistica al fine di garantire un corretto utilizzo dei fondi del Recovery, su cui vigila la Comunità Europea. Soprattutto deve considerarsi che in Italia spesa previdenziale e spesa pensionistica non sono separate, come lamentava Maurizio Landini della CGIL, e la spesa previdenziale è aumentata tantissimo anche a causa delle misure di assistenza erogate a sostegno dei cittadini per la crisi dovuta alla pandemia, come la cassa integrazione con causale Covid-19.