Non si è ancora chiuso il sipario sulla Legge di Bilancio 2022, soprattutto per gli aspetti che riguardano la Riforma Pensioni, mentre prosegue il giocoforza tra Governo e Sindacati e la situazione pensioni anticipate che rischia di precipitare, dopo le ammonizioni arrivate da due fonti autorevoli: Corte dei Conti e Banca d’Italia.

Se il testo della Legge è scritto la sua emanazione ci sarà solo a fine anno, dopo gli ultimi passaggi dell’iter e gli emendamenti, che mettono a rischio Quota 102, la misura di pensionamento anticipato a 64 anni e con 38 di contributi che dal 2022 dovrebbe sostituire Quota 100.

Dalle opinioni di Corte dei Conti e Banca d’Italia arrivano però notizie sconcertanti secondo cui le conseguenze di Quota 100 sulla spesa pensionistica italiana faranno sentire i loro effetti sul lungo tempo, motivo per cui i due organi consigliano senza mezzi termini di tagliare completamente con le pensioni anticipate in particolare Opzione Donna e Quota 102.

Come sappiamo anche parte dello stesso esecutivo Draghi non vede di buon occhio le pensioni anticipate e questo potrebbe influire sui prossimi emendamenti al testo della manovra finanziaria per il prossimo anno.

Ma se Corte e Bankitalia si oppongono a Quota 102 al contrario viene visto positivamente il potenziamento dell’Ape Sociale e l’ampliamento della lista delle attività gravose.

Mentre i due organi si dicono favorevoli per una Riforma Pensioni strutturale da svilupparsi l’anno prossimo, che segua il modello indicato da Draghi, cioè il ritorno alla Fornero con la pensione a 67 anni rimodellata però sul contributivo puro e con l’addio alle pensioni anticipate.

Corte dei Conti e Banca d'Italia contro la Riforma Pensioni 

Sembra ormai chiaro ed evidente che se la Riforma Fiscale entrerà nel vivo già da gennaio 2022, per la Riforma Pensioni l’anno prossimo rappresenterà solo una fase transizionale e i veri cambiamenti strutturali saranno applicati solo nel 2023.

Nelle ultime audizioni in merito alla Riforma Pensioni Corte dei Conti e Banca d’Italia si sono dette preoccupate, ancora una volta, dalla spesa pensionistica e consigliano senza mezzi termini di rimandare le ipotesi di flessibilità in uscita solo quando i conti dello stato torneranno a quadrare.

Il giudizio espresso dai due organi ricalca molto quello dell’OCSE e consiglia espressamente di affidare la pensione anticipata ad Ape Sociale e le altre forme speciali, come Quota 82, ma non Opzione Donna e Quota 102, perché queste gravano troppo sulle casse dello Stato.

Queste le parole espresse tanto da Fabrizio Balassone, alla guida del del servizio Struttura economica della Banca d'Italia, che da Enrico Flaccadoro, presidente di sezione della Corte dei Conti.

Quest’ultimo ha anche affermato come al momento sarebbe consigliabile per la spesa previdenziale eliminare Opzione Donna e inserite all'interno delle altre misure di pensione anticipata agevolazioni per le lavoratrici; insomma sul modello di Ape Sociale che prevede ad esempio quando ad usarlo sono le lavoratrici madri un bonus contributivo.

Ampliando in  questo modo le agevolazioni per le lavoratrici all’interno già altre misure e non destinando alle donne una misura specifica come Opzione Donna si ridurrebbe di molto la spesa pensionistica.

Ancora, altra priorità secondo Corte dei Conti e Banca d’Italia è il ritorno, proposto da Draghi, al contributivo puro per tutti, alleggerendo l'assegno visto che il sistema retributivo, anche misto, è molto più vantaggioso per i lavoratori.

Vi proponiamo il video YouTube del Quotidiano Nazionale che riporta l’intervento di Draghi a proposito del ritorno al sistema del contributivo puro per le pensioni:

  

Quota 102 e Opzione Donna a rischio se cambia il testo della Riforma Pensioni 

Questi moniti preoccupano rispetto alla Legge di Bilancio, perché come si sa a questa mancano ancora gli ultimi emendamenti che potrebbero apportare ancora modifiche rispetto alla Riforma Pensioni, soprattutto per la parte che riguarda Quota 102 e Opzione Donna!

Per adesso infatti il disegno di legge così come è configurato prevede un sistema a scalare che a partire dalla fine di Quota 100 innalza gradualmente ed in modo progressivo il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione anticipata, che di fatto dovrebbe scomparire nel 2024 lasciando spazio alla sola pensione di vecchiaia a 67 anni della Legge Fornero.

Perciò per adesso a partire dal 1 gennaio 2022 si passerà da Quota 100 a Quota 102, dove il requisito contributivo resta uguale a 38 anni, ma quello anagrafico passa da 62 anni di età a 64 anni. Nel 2023 ci sarebbe poi il passaggio a Quota 104, cioè ancora un innalzamento di due anni con la pensione accessibile a 66 anni di età e sempre un’anzianità contributiva di 38 anni.

Tale meccanismo viene sconsigliato da Corte dei Conti e Banca d’Italia che invece propongono la netta eliminazione di Quota 100 e surrogati, perché le pensioni anticipate gravano ancora troppo sulle casse dello stato.

Allo stesso modo dopo vari ripensamenti il testo ultimo di legge decide di lasciare invariata Opzione Donna nel 2022, ma ancora dalle audizione successive arriva il monito della Corte dei Conti sull’impossibilità di sostenere tale spesa e il consiglio di inserire agevolazioni per le lavoratrici all’interno delle altre misure di pensionamento al fine di tagliare i costi.

Ape Sociale, l’unica certezza della Riforma Pensioni 2022

L’unica mossa del governo Draghi sulla Riforma Pensioni su cui Corte dei Conti e Banca d'Italia concordano è il rinnovo ed il potenziamento dell’Ape Sociale a partire dal 2022.

Tale potenziamento avverrà in due sensi, prima di tutto adesso i disoccupati potranno accedere a questo anticipo pensionistico, che si ottiene a 63 anni e con requisiti anagrafici diversi a seconda della situazione (30 o 36 anni), anche se alle spalle non hanno tre mesi di inoccupazione come vuole ora la normativa.

Inoltre, l’Ape Sociale che al momento è accessibile oltre che ai disoccupati, anche ai caregiver con la Legge 104 e alle attività gravose, vedrà ancora più lavoratori ammessi a beneficiarne. 

Poiché è stata stilata, da una commissione tecnica di esperti incaricata dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando, una nuova lista delle attività gravose che da 65 sono diventate 203. Non sappiamo ancora se la lista completa sarà approvata dal Ministero, ma in ogni caso anche se essa fosse ridotta porterebbe comunque ad un aumento considerevole dei beneficiari dell’Ape Sociale a partire dal 2022.

Riforma Pensioni, Quota 82 non si tocca! A chi spetta l’uscita a 62 anni? 

Se dunque la situazione post-Quota 100 diviene complessa, alla luce delle ultime dichiarazioni sul bilancio pubblico di Corte dei Conti e Bankitalia, nell’ambito della Riforma Pensioni e della Legge di Bilancio sono previste anche misure che, finanziate con il fondo anti crisi, non rischiano di essere intaccate.

Ad esempio in vita nel 2022 dovrebbe essere senza troppi problemi Quota 82 che è una misura di pensione anticipata per i soli lavoratori del settore privato.

Ai datori di lavoro che abbiano almeno 15 dipendenti, al fine di tamponare gli effetti della fine del blocco licenziamenti e quindi di scongiurare la perdita di posti di lavoro, è concessa la possibilità di accordarsi con INPS e Sindacati e offrire ai propri dipendenti, su loro scelta, la pensione anticipata con uno scivolo aziendale di massimo cinque anni.

Si tratta praticamente di un aggiustamento del contratto di espansione, a cui hanno accesso i lavoratori con un'anzianità contributiva minima di 20 anni e un’età anagrafica di 62 anni. In alternativa, se il lavoratore non raggiunge l’età pensionabile potrà comunque accedere a Quota 82 se però l'anzianità contributiva è stata di almeno 36 anni e 10 mesi per gli uomini e 35 anni e 10 mesi per le donne.