Dal 2022 dovremmo dire addio alla Quota 100, la misura pensionistica messa in campo dalla Lega e dal leader Matteo Salvini.

Fallimentare su tutti i fronti, esempio di inaffidabilità del nostro Paese purtroppo incapace di seguire un percorso finanziato dall’Unione Europea.

Se ne sono sentite dire di tutti i colori ed ora che la fine dell’anno si avvicina sempre un po’ di più, urge trovare una nuova nuova riforma pensioni per scongiurare il salto dei 5 anni della Legge Fornero.

In campo si vagliano  diverse proposte, ma l’attenzione sembra concentrarsi sulla possibilità di andare in pensione a 57 anni, con 20 anni di contributi.

Riforma pensioni: Draghi conferma pensione a 57 anni

Da dicembre 2021 dovremo salutare il vecchio sistema pensionistico capeggiato da Quota 100.

Sebbene la possibilità di andare in pensione a 62 anni fosse stata prorogata dallo stesso Mario Draghi, quest’anno la struttura sperimentale che regola il sistema pensionistico italiano vede all’orizzonte la bandierina d’arrivo.

Si fa sempre più forte, quindi, la necessità di trovare una nuova riforma pensioni che possa agevolare il cittadino ma che possa anche risultare efficiente in termini previdenziali.

A questo proposito erge su tutte le proposte quella di andare in pensione a 57 anni, con 20 di contributi.

Una misura che non è nuova alla struttura normativa italiana ma che ha una platea di beneficiari molto ampia  e comprende tantissime tipologie di lavoratori, non solo i cittadini che beneficiano della legge 104.

Tale anticipo pensionistico di 10 anni riguarderebbe, perciò, tutti quei lavoratori che:

  • assistono un coniuge o un parente di primo grado con grave disabilità
  • hanno perso il proprio lavoro 5 anni prima rispetto al periodo previsto per la pensione di vecchiaia
  • hanno versato 20 anni di contributi INPS
  • hanno cessato l’ attività lavorativa in proprio
  • sono indipendenti del settore privato ed hanno invalidità riconosciuta non inferiore all’80% ( pensione a 56 anni)

Tutte situazioni che hanno in comune un solo requisito fondamentale e imprescindibile ovvero quello di risultare iscritti da almeno 5 anni ad un fondo di previdenza alternativo.

Il video di Pensioni & Aggiornamenti offre una panoramica sulla possibilità di poter godere di questo anticipo:

Riforma pensioni, anticipo a 57 anni con la Rita:

Sebbene molti pensino che la pensione a 57 anni sia l’ennesimo regalone fatto da Draghi, in realtà è il cittadino stesso che provvede a costruirsela.

Effettuando versamenti volontari nella previdenza integrativa, lo stesso crea la propria misura di accompagnamento per l’accesso alla pensione pubblica.

Avete mai sentito parlare della RITA?

L’acronimo sta per Rendita Integrativa Temporanea Anticipata e venne istituita con la legge 205/2017, articolo 1 commi 168/169.

Tale misura non rientra affatto nei provvedimenti approvati dal governo, ma piuttosto, è strettamente collegata ai fondi pensione e ai piani individuali pensionistici.

Inoltre è molto vantaggiosa per i contribuenti dal momento che gode di un regime fiscale agevolato e aliquota IRPEF ridotta.

Spiega investireoggi.it:

“In pratica, aderendo alla previdenza complementare, la RITA prevede il rimborso in anticipo e a rate, del capitale maturato fino al raggiungimento della maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia.”

Aderendo alla previdenza complementare, il cittadino avrà la sua parte di accumulo nell’assegno che gli verrà dato, concernente pare della rendita lasciata nel fondo pensione al quale dev’essere registrato da almeno 5 anni.

Per avere diritto a questo beneficio, il lavoratore dovrà essere inoccupato da almeno due anni mentre nel caso di forme previdenziali obbligatorie, dovrà aver maturato un’anzianità di almeno 20 anni.

È possibile godere della pensione anticipata a 57 anni anche nel caso in cui vi sia:

  • inoccupazione per più di 24 mesi dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro
  • maturazione anagrafica per la pensione entro i 10 anni all’avvio della domanda

Riforma pensioni: come richiedere la pensione a 57 anni

Ottenere l'anticipo per andare in pensione a 57 anni non è per niente difficile. 

La procedura è molto simile a tutte quelle previste per la richiesta di adesione alle misure previdenziali e, ovviamente, richiede la disposizione di alcuni documenti importantissimi per vedersi riconoscere il godimento del beneficio.

Per ottenere questo anticipo sull’uscita da lavoro si può scegliere di:

  • rivolgersi ad un CAF (o patronato competente)
  • chiamare i numeri 803 164 da telefono fisso o 06 164 164 da telefono mobile
  • accedere al portale INPS inserendo le proprie credenziali SPID, PIN O CNS

Una volta ricevute tutte le informazioni utili sulla procedura, per fare domanda sarà necessario disporre di:

  • carta/ documento d’identità valido
  • autocertificazione dello stato di famiglia + stato civile
  • dati anagrafici
  • codice fiscale del coniuge
  • informazioni sull’assicurazione, dichiarazione ufficiale che attesta l’interruzione dell’attività lavorativa
  • diritto alle detrazioni del reddito ( modello RED, ma solo in casi particolari!)

Riforma pensioni: Quota 41 tra requisiti e regole

Poiché il quadro generale delle pensioni è veramente molto vasto, ci sono altre alternative in ballo oltre alla pensione anticipata a 57 anni.

Uno fra questi è rappresentato dalla famosa Quota 41, prettamente disposta solo da considerazioni politiche ed istituzionali piuttosto che legislative, ma comunque confermata per il 2022.

Tale misura prevede il versamento di contributi per 41 anni e vale per i lavoratori precoci, ovvero per chi è riuscito a versare almeno un anno di contribuzione prima del compimento dei 19 anni.

Inoltre, precisa metropolitano.it:

“Sarà valido anche il pensionamento anticipato con anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne, provvedimento basato sul solo requisito contributivo quindi indipendentemente dall’età anagrafica.”

Tra i requisiti per poter godere di Quota 41 troviamo:

  • essere un lavoratore dipendente disoccupato ( a causa di licenziamento individuale o collettivo)
  • aver terminato da 3 mesi la fruizione dell’indennità Naspi o qualsiasi altra indennità
  • essere un lavoratore dipendente o autonomo caregiver che assiste un familiare con grave handicap da almeno 6 mesi
  • essere un lavoratore dipendente o autonomo in possesso di riduzione della capacità lavorativa e al quale sia accertata una percentuale di invalidità civile superiore al 74%
  • essere un lavoratore che svolge compiti usuranti e gravosi per la sua salute mentale e fisica

Questo beneficio dovrà essere richiesto il 1° marzo di ogni anni ed entro e non oltre il 30 novembre.

L’assegno previdenziale spettante verrà calcolato con il sistema misto.

Riforma pensioni: si riparte dall'Ape sociale!

Oltre a Quota 41 vi è un’altra possibilità per poter godere della pensione a 57 anni rappresentata dall’Ape Sociale.

Questo tipo di misura pensionistica sperimentale prende la disposizione di un’indennità a carico dello Stato, per tutti coloro che versano in determinate condizioni, molto simili a quelle viste nella Quota 41.

Diversamente, i beneficiari devono essere iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e:

  • avere 63 anni di età
  • avere 30 anni di anzianità contributiva (lavoratori fragili)
  • non essere titolari di pensione diretta in Italia o fuori dall’Italia

Quest’ ultimo requisito è molto importante perché si rifà sulla compatibilità dell’Ape sociale stessa.

Infatti, essa non è compatibile con:

  • trattamenti di sostegno collegati alla disoccupazione involontaria
  • assegno di disoccupazione
  • indennizzo per cessazione di attività commerciale

Trova compatibilità,invece, con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente ( reddito non superiore a 8.000 euro lordi, annui) e lo svolgimento di lavoro autonomo ( reddito non superiore a 4.000 euro, annui).

È possibile richiedere questa misura di pensionamento agevolato inviando domanda all’INPS, esclusivamente in via telematica entro il 30 novembre 2021.

Verrà poi corrisposto assegno mensile per 12 mensilità fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia e si potrà ricevere fino a 1.500 euro!

Riforma pensioni: Opzione donna, cosa cambierà nel 2022?

Il periodo è molto delicato e il governo si trova a dover soddisfare le esigenze dei più deboli senza pesare sul conto dello Stato.

Una manovra decisiva che mira a riequilibrare il sistema pensionistico italiano senza fare torti a nessuno.

Abbiamo visto finora il contenuto di Quota 41 e Ape sociale ma c’è un’altra misura, particolarmente “tutta al femminile”.

Stiamo parlando di Opzione donna, una proposta che ha fatto venire dei dubbi sin dall’inizio ma che è stata comunque confermata per il 2022.

Tale misura, infatti, è stata prorogata per un altro anno agevolando le lavoratrici e cerando di stabilire un trattamento previdenziale meno penalizzante.

A questo proposito, tempo fa si discuteva animatamente sui contro della proposta che vedeva il corrispondere di un assegno troppo basso per una categoria che agisce in maniera influente sul mercato del lavoro italiano.

In questo senso, il governo ha pensato di rimediare aumentando l’età pensionabile a 59 anni di età per le lavoratrici dipendenti e a 60 per le lavoratrici autonome in modo tale da consentire l’accumulo di contributi versati durante gli anni.

I beneficiari di questa misura sono tutte le donne iscritte all’Assicurazione Generale obbligatoria o a fondi sostituivi, possedenti i requisiti risalenti al 31 dicembre 1995.

Poiché l’Opzione donna è basata sul sistema contributivo, è necessario che l’età anagrafica richiesta venga compiuta entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello della domanda, che sarà possibile presentare sul sito online INPS, rivolgendosi al CAF o telefonando al Contact Center.

Al calcolo della pensione contributiva verranno ammessi:

  • i contributi obbligatori
  • i contributi volontari
  • i contributi da riscatto
  •  i contributi a ricongiunzione

rimangono fuori quelli di maternità, disoccupazione, malattia e aspettative

Per approfondire, lascio l'articolo di Andrea Cerasi per trend-online. 

Per ulteriori informazioni o anche solo per un confronto, rimango sempre a vostra disposizione!