I lavoratori potranno tirare un sospiro di sollievo: la riforma delle pensioni targata Mario Draghi non prevede un ritorno alla Legge Fornero. O quanto meno alla sua applicazione integrale, dato che andando a ben vedere regole e criteri per andare in pensione decisi, ormai, dieci anni fa non sono mai stati aboliti o sospesi in toto. L'intenzione del Governo, però, sarebbe quella di mettere un timbro preciso sul futuro del nostro sistema previdenziale: il 2022 delle pensioni sorgerà senza una quota universale, ma anche senza il ritorno integrale della Legge Fornero.

Al varo della Legge di Bilancio manca ancora poco più di un mese. Ma non solo: in questo momento il confronto tra sindacati e Governo sulla previdenza è rimasto leggermente al palo, a causa delle ferie estive. Nel frattempo, però, sembra iniziare a delinearsi quello che potrebbe essere il nuovo assetto delle pensioni dal prossimo 1° gennaio 2022: per il momento è appurata una certezza. Non sarà più possibile andare in quiescenza con 62 anni di età e 38 di contributi: Quota 100 concluderà definitivamente il proprio percorso a fine anno. Cerchiamo di scoprire cosa potrebbe accadere dal prossimo anno.

Pensioni: arriva lo stop alla Legge Fornero!

La bocciatura più sonora la riceve la Legge Fornero. Matteo Salvini, leader della Lega, in più di un'occasione ha ribadito lo stop ad un ritorno a quanto voluto dal governo Monti dieci anni or sono. Della stessa posizione sono anche i sindacati ed una parte della Maggioranza: prese di posizioni, più o meno nette, ma che per il momento sembrerebbero rendere impraticabile la strada della Legge Fornero. Diventa difficile, però, capire quale possa essere la strada da percorrere: il Ministero dell'Ecomia è contrario ad interventi che potrebbero dimostrarsi troppo costosi e troppo invasivi. Un duro monito, in questo senso, arriva anche dalla vigilanza dell'Europa, che proprio sul capitolo pensioni ha ricordato come sia impraticabile la strada di nuove Quote: poco importa che sia la 102, che ventilava lo scorso anno, ma anche la 41, tanto cara e tanto amata dal Carroccio e dai sindacati.

A questo punto sorge la domanda di rito. Quale futuro ci possiamo aspettare per le nostre pensioni? Chi, o cosa, potrà diventare il legittimo erede di Quota 100. Una delle ipotesi che starebbero circolando è quella di attingere alle opportunità ed alle possiiblità che, in questo momento, ci starebbe già fornendo la normativa: Ape Sociale, Opzione donna od i contratti d'espansione.

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Il futuro delle nostre pensioni!

E' necessario impedire il ritorno della Legge Fornero: su questo Matteo Salvini è stato abbastanza perentorio. Sembra che non ci sia ombra di discussione. Anche i sindacati sono intervenuti su questo tema: il sistema previdenziale, nel momento in cui si concluderà Quota 100, deve garantire una maggiore flessibilità e puntare prima di tutto su Quota 41 (sistema che permetterebbe l'uscita dal mondo del lavoro al raggiungimento dei quarantuno anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica). La flessibilità potrebbe essere, inoltre, garantita dai pensionamenti anticipati a 62-63 anni. Sulla stessa lunghezza d'onda si trova il Movimento 5 Stelle, che considera l'ipotesi della pensione anticipata come una delle priorità dei prossimi mesi, ma che soprattutto sta sollecitando la separazione della previdenza dall'assistenza. Il Partito Democratico sarebbe favorevole a degli interventi strutturali e che possano riformare il sistema previdenziale.

Il Ministero delle Finanze starebbe guardando tutte le ipotesi messe sul campo con un certo distacco. Non importa che si parli di ipotetiche Quote o di pensione anticipata. Diciamo che per il momento l'intenzione sia quella di aspettare. L'ipotesi più accreditata, confermata anche dal continuo attendismo, è quella che il futuro delle nostre pensioni possa essere determinato dagli strumenti che al momento sono già disponibili, magari rafforzandoli un po' di più. Tra questi potrebbe rientrare l'Ape Sociale, che potrebbe essere utilizzata da qualsiasi lavoratore impegnato in un'attività considerata gravosa od usurante. La Commissione tecnica istituita dal ministro del Lavoro Andrea Orlando starebbe predisponendo uno studio per analizzare lo stato dell'arte delle pensioni. Questa commisisone non sarebbe contraria a questa ipotesi. La Lega, che da sempre ha sostenuto Quota 41, non sarebbe contraria a questa soluzione. Una presa di posizione che si dedurrebbe anche dalle parole di Tiziana Nisini, sottosegretario della Lega al Lavoro:

dobbiamo evitare lo scalone dei 67 anni potenziando gli strumenti già in essere, serve flessibilità in uscita affiancata da misure mirate come Opzione donna, Ape sociale o come i contratti di espansione.

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La posizione di Tridico!

Pasquale Tridico, presidente Inps, ritiene che la strada da percorrere sia quella di approfondire gli strumenti che al momento danno la possibilità di lasciare il posto di lavoro a 63 anni. Uno dei più importanti sarebbe proprio l'Ape sociale, per il quale potrebbe essere allargato il bacino delle attività gravose alle quali è consentito di uscire anticipatamente rispetto alla soglia di vecchiaia dei 67 anni.

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