Al centro dell’attenzione in questi giorni la Legge Delega approvata dal Consiglio dei Ministri, che dovrà dare il via al provvedimento principale attorno a cui ruota la strategia dell’esecutivo Draghi e cioè la Riforma Fiscale, la quale sarà attuata grazie anche allo scostamento di bilancio previsto dalla Nadef.

Tuttavia, la Commissione Lavoro della Camera al momento di votare il la Nadef, cioè la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2021, ha esplicitamente chiesto che nella prossima Legge di Bilancio 2022 sia introdotto anche un piano strategico per la Riforma Pensioni.

Se la Riforma Fiscale ha l’obiettivo di essere una manovra strutturale da attuarsi in un quinquennio che stravolga e definisca per un futuro duraturo il sistema di prelievo fiscale, diversamente sulla Riforma Pensioni si chiede che con la prossima manovra di bilancio siano introdotte misure temporanee al fine di assicurare ai lavoratori di specifiche categorie l’accesso anticipato alla pensione, cioè con requisiti più bassi rispetto al pensionamento previsto dalla Fornero (Legge 201/211).

Ovvero se molti si aspettavano, sindacati in primis, una Riforma Pensioni massiccia che intervenisse drasticamente sulla Legge attuale, questo non accadrà e del resto tanto Draghi quanto il Ministro Orlando non hanno mai nascosto che la Riforma Pensioni non è al momento una priorità.

Riassumendo, il piano generale per riformare il sistema pensionistico italiano consiste nella creazione di una pensione anticipata selettiva, l’accesso alla quale sarà diverso a seconda delle diverse categorie lavorative e non coinvolgerà tutti i lavoratori allo stesso modo.

In parole povere, non ci sarà una pensione anticipata omogenea è uniforme, quale poteva essere Quota 100, ma sistemi di uscita selettiva pensati per i diversi settori.

Per farla breve la pensione di vecchiaia resterà per tutti a 67 anni, ma la possibilità di una pensione anticipata sarà diversa a seconda del lavoro che si svolge e di fatto potrà avvenire dai 51 anni (Legge 104).

Sarà cioè selettiva con età e requisiti diversi a seconda dell’attività lavorativa, con la possibilità di usufruire di misure specifiche e in questo sistema priorità avranno i fragili e i lavori gravosi e usuranti.

Tuttavia decadendo Quota 100, si creerà uno scenario in cui ci saranno lavoratori completamente esclusi dalla pensione anticipata.

Cerchiamo perciò di capire come sarà costruito il sistema pensionistico nel 2022, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi!

La Nadef sulla Riforma Pensioni, nasce la pensione anticipata selettiva

Partiamo con le novità sulla Riforma Pensioni che sono saltate fuori in sede di discussione sulla Nadef e la Legge Delega.

In occasione delle ultime audizioni la Lega aveva chiesto formalmente una proroga a Quota 100 per il 2022, che però è stata bocciata senza mezzi termini sia dall’esecutivo governativo che dallo stesso PD.

Ricordiamo che Quota 100 fu la misura introdotta nel 2019 proprio come contenimento della Legge Fornero, cioè per creare una scappatoia generalizzata che permettesse ai lavoratori l’uscita prima dei 67 anni della pensione di vecchiaia, con l’opportunità di ritirarsi dopo il compimento dei 62 anni e l’accumulo di 35 anni di anzianità contributiva.

Altra proposta del Carroccio su cui invece l’esecutivo sta riflettendo, e che potrebbe essere la sola possibile mediazione per un post-Quota 100, è la creazione di un fondo apposito di previdenza per il finanziamento delle pensioni anticipate, cioè per creare un sistema di uscite flessibili e diversificate, con particolare attenzione ai soggetti fragile e i lavori gravosi o usuranti.

In questo sistema un ruolo chiave avrà Ape Sociale misura destinata all’ampliamento e al rinnovo nel 2022.

Accanto ad Ape Sociale il fondo dovrebbe però prevedere anche misure alternative per alcuni soggetti lasciati fuori dallo stesso, ma comunque identificati come possibili beneficiari di una pensione anticipata.

La creazione di un fondo nazionale per il prepensionamento è discussa anche nel video YouTube di Mondo Pensioni:

  

Pensione anticipata a 63 anni, così Ape Sociale Riforma le pensioni

Per quanto riguarda Ape Sociale, forse questa è la misura su cui abbiamo informazioni più certe e dettagliate.

Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha istituito una commissione tecnica il cui compito è quello di valutare l’ampliamento del numero dei lavoro gravosi. In parole povere nuove categorie lavorative saranno considerate “attività gravose” e avranno accesso al nuovo Ape Sociale, che al momento permette l’uscita a 63 anni e con 36 di contributi (30 per caregiver, disoccupati e invalidi).

L’ampliamento dovrebbe essere massiccio e anche lavori quale personale ATA e maestre delle elementari potrebbero essere ammesse tra tra i beneficiari della pensione anticipata selettiva con Ape Sociale.

Si discute poi anche la possibilità di ammettere ad Ape Sociale le attività usuranti e che ora usufruiscono di Quota 98,6 o Quota 97,6.

La proposta di legge C 2904 per una Riforma Pensioni con Opzione Donna nel 2022

Se il rinnovo e l'ampliamento di Ape Sociale, la misura che diventerà il perno della Riforma Pensioni targata Draghi, è cosa certa, di recente le sorti di una altra forma di pensionamento anticipato sono diventate dubbie, parliamo di Opzione Donna.

Opzione Donna, destinata a dare accesso alla pensione anticipata alle donne con 58/59 anni (35 di contribuzione), scadrà con Quota 100 a fine anno e un recente documento pubblicato dall’OCSE getta nel dubbio il suo futuro chiedendone espressamente la cancellazione.

Ripercorrendo le tappe, lo scorso febbraio è stata presentata dalle deputate Barbara Serracchiani e Carla Cantone un proposta di legge (C. 2904), dal titolo "Disposizioni e deleghe al Governo in materia di accesso flessibile e graduale al trattamento pensionistico". La proposta di legge e in fase di esame in Commissione, a partire dal 22 settembre 2021.

In questa proposta si chiede di intervenire proprio con il rinnovo e l’ampliamento di Opzione Donna, chiedendo che la misura a diventi strutturale e permanente, cioè integrata nel sistema pensionistico, e che siano ridotti i requisiti di accesso.

La proposta di Legge interviene praticamente sull'articolo 16 del Decreto Legge 4/2019, con il quale era stata prorogata in passato Opzione Donna, proponendo tra l’altro che il calcolo dei contributi divenga pieno, ovvero non vi siano arrotondamenti.

Problemi a questa proposta di legge lo crea adesso un recente documento dell’OCSE, che invece chiede la cancellazione di Opzione Donna.

L’OCSE chiede una Riforma Pensioni senza Quota 100 e Opzione Donna

Se la proposta di Legge per il rinnovo di Opzione Donna è in fase di esame, un po’ di preoccupazione desta un recente rapporto dell’OCSE che tira il bilancio dell’economia italiana nell'ultimo anno, in cui senza mezzi termini si consiglia all’esecutivo di non rinnovare nel 2022 Quota 100 e Opzione Donna, al fine di ridurre la spesa pensionistica.

L’OCSE, ovvero l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in inglese, OECD, Organization for Economic Co-operation and Development) è un organo nato a solo scopo consultativo, per confrontare e coordinare lo sviluppo economico dei Paesi Membri dell'unione Europea.

In parole povere, il documento è solo un’analisi, in cui si identificano le possibili strategie e si consiglia all’Italia delle plausibili strade da seguire per la Riforma Pensioni, ma l’organo che lo ha presentato non può imporre nulla al nostro governo. 

Cioè, per quanto fonte esperta ed autorevole, l’OCSE non può decidere per il nostro governo in merito a nulla, neanche se Opzione Donna sarà eliminata o meno nel 2022.

Questo vuol dire che visti gli enormi sostenitori che Opzione Donna ha tra i rappresentati del Parlamento Italiano è solo in questa sede che si giocherà la partita riguardo al rinnovo della misura, di cui tappa decisiva sarà l’approvazione o meno della proposta di Legge C. 2904.

Le altre proposte in esame per una Riforma Pensioni 2022

La Commissione Lavoro alla Camera, che si occupa di ridisegnare il sistema pensionistico, delineando le modifiche che saranno inserite nella prossima manovra di Bilancio, si sta occupando anche di altre alternative, oltre ad Opzione Donna e Ape sociale.

Sul tavolo della Commissione sono arrivate alcune proposte tutt’ora prese in esame, come la possibilità di un bonus contributivo applicabile a tutti i padri single o le madri lavoratrici, per cui si andrebbe in pensione prima per ogni figlio, per un massimo di anticipo cumulabile che dovrebbe essere di 3 o 5 anni.

Si discute poi la creazione di una pensione di garanzia per i giovani, che con l'aumentare dei lavori discontinui sono sempre più lontani dal raggiungimento dei requisiti minimi, e a cui sarebbe comunque garantito un trattamento minimo pensionistico. Oltre alla possibilita di andare in pensione a 62 anni, ma solo per chi percepisce un assegno pensionistico superiore al trattamento minimo almeno dell'1,5%.

Sappiamo poi che è sotto studio anche la possibilità, tanto voluta dai sindacati, di estendere Quota 41, ora esclusiva dei lavori precoci, a tutti, ma sappiamo anche che per questa manovra le possibilità di attuazione sono poche visti gli alti costi.

La Riforma Pensioni non tocca la pensione anticipata dai 51 anni con la Legge 104

Altra possibilità di pensione anticipata, che resterà valida nel 2022 e già prevista da nostro ordinamento, è quella per chi usufruisce della Legge 104, che difatti in alcune condizioni autorizza la pensione anticipata a partire dai 51 anni.

Nel dettaglio stando alla circolare Inps 50/1993, che risale all’anno seguente all’entrata in vigore della Legge 104, la pensione anticipata è riconosciuta con 20 anni di contributi:

  • a 56 anni per gli uomini e a 51 anni per le donne, per i lavoratori non vedenti che hanno accumulato almeno 10 anni di contributi dopo l’insorgere della disabilità;
  • a 61 anni per gli uomini e 56 anni per le donne, se si tratta di lavoratori non vedenti che non rispondono al requisito dei 10 anni contributivi dopo l’insorgere della disabilità;
  • a 61 anni per gli uomini e 56 anni per le donne, se c’è un’invalida riconosciuta almeno dell’80%.

Per quanto riguarda invece i lavoratori la cui invalidità sia almeno del 74%, questi hanno accesso ad Ape Sociale e Quota 41, nonché all’assegno ordinario di invalidità o alla pensione d’inabilità di tipo previdenziale. 

In pensione a 57 anni con la Rita anche senza Riforma Pensioni

Chiudiamo con una misura di pensionamento anticipato di cui si è molto parlato di recente, ovvero la RITA.

Dobbiamo però fare una premessa è specificare che questa esula in qualche modo dalla Riforma Pensioni in senso stretto, poiché non si tratta di una misura a cui accedere sulla base dei requisiti legati alla contribuzione obbligatoria che si versa all’INPS (o ad altro ente previdenziale).

La RITA è un’opzione esclusiva per quei lavoratori che scelgono volontariamente di versare la cosiddetta previdenza complementare, che integra i contributi obbligatori, ma mai si sostituisce ad essi.

In alcuni casi infatti chi ha alle spalle il versamento cumulativo di almeno 5 anni di previdenza complementare può richiedere la pensione anticipata con a 57 anni con la RITA.

Pensione di anzianità, pensione di vecchiaia e pensione anticipata. Facciamo chiarezza!

Mettendo da parte tutte quelle che sono le misure di pensione anticipata selettiva, ovvero aperte a singole categorie lavorative, nel sistema pensionistico attuale progettato dopo la Riforma Fornero e che resterà in vigore l’anno prossimo sono previste varie possibilità di uscita con diversi requisiti per tutti i lvoratori.

Chiariamo prima di tutto la terminologia, ossia cosa intende il nostro sistema pensionistico con i termini pensione di vecchiaia, pensione di anzianità, pensione anticipata.

Su pensione di vecchiaia e pensione di anzianità si fa molta confusione! La pensione di anzianità non esiste più, con essa di intende infatti l’uscita possibile con 40 anni di contributi o il possesso contemporaneo di 62 anni di età e 35 di contributi, prevista dal sistema pensionistico italiano prima della riforma Monti-Fornero.

A questa si è sostituita l'attuale pensione di vecchiaia, anche detta pensione ordinaria, cioè con i requisiti minimi di 67 anni di età e 20 di contributi. Qualora non fosse possibile soddisfare il requisito contributivo, allora quello anagrafico si innalza a 71 anni.

La pensione anticipata è invece la possibilità di anticipare il pensionamento rispetto ai requisiti della pensione di vecchiaia, che può avvenire attraverso misure specifiche per le singole categorie lavorative.

Ma il sistema pensionistico italiano prevede anche una possibilità di pensione anticipata per tutti a prescindere dal lavoro svolto, che consiste a partire dal 2019 in un’uscita che non tiene conto di requisiti anagrafici e si rende possibile:

  • per gli uomini con almeno 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
  • per le donne con almeno 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

Questo sistema dovrebbe rimanere invariato nel 2022, salvo che il governo non decida in ultima istanza di approvare la proposta sindacale di una Quota 41 per tutti, nel qual caso il requisito dell’anzianità contributiva diventerebbe più vantaggioso.