Riforma pensioni: stop lavoro a 62 anni per tutti! Come?

Dopo il comunicato stampa relativo al documento programmatico di bilancio 2022, e la prima bozza relativa al disegno di legge della Manovra finanziaria, il Governo Draghi ora pare sia intenzionato ad inserire all’interno della riforma pensioni un anticipo per tutti i cittadini. Ecco, quindi, cosa cambierà ora e quali saranno le persone che potranno ottenere l’anticipo della pensione.

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Dopo la pubblicazione del comunicato stampa numero 42 avvenuta lo scorso mese di ottobre, durante la seconda settimana, sembrava ormai già deciso il destino che avrebbe interessato la riforma del sistema pensioni, in vista del disegno di legge relativo alla nuova Legge di Bilancio 2022.

Tuttavia, dopo un periodo di insicurezze e di dibattiti, alla fine sembrerebbe che la squadra del Governo italiano si affettivamente intenzionata a rivalutare gli aspetti precedentemente formulati in merito alla riforma pensioni, per andare a identificare una nuova soluzione pensionistica, che possa andare incontro anche alle opinioni portate avanti dai sindacati. 

È per questo motivo che a Palazzo Chigi, si verificherà un ulteriore incontro proprio il giorno martedì 16 novembre, tra l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e i principali esponenti dei sindacati. Tale appuntamento lascia così ben sperare per una nuova riforma pensioni che possa andare a modificare la Manovra finanziaria del 2022, in vista della fine definitiva della formula della Quota 100 e il possibile ritorno alle disposizioni previste dalla Legge Fornero.

Tuttavia, bisognerà aspettare soltanto gli esiti dell’incontro di questo martedì 16 novembre per capire effettivamente quali saranno le decisioni intraprese dal premier Draghi, il quale però sembrerebbe attualmente orientato verso la possibilità di andare in pensione con un’uscita anticipata dal lavoro all’età di 62 anni.

Per questo motivo, nel corso dell’articolo seguente, saranno riportati i temi intorno a cui ruoterà principalmente il dibattito politico e pubblico nelle stanze di Palazzo Chigi nella serata di martedì 16 novembre, approfondendo anche quali sono le principali proposte portate avanti dai vari partiti oltre che anche degli stessi sindacati. 

In tal senso, saranno anche messe in luce le caratteristiche essenziali che contraddistinguono le formule di pensionamento che verosimilmente potrebbero prendere il posto di quella anticipata rappresentata dalla Quota 100, oltre che anche le peculiarità del sistema pensionistico italiano, sulla base di un possibile ritorno alla Legge Fornero. 

Riforma pensioni 2022: le novità sull’incontro tra sindacati e Draghi

In seguito agli incontri avvenuti nel corso dell’ultimo periodo dell’anno, la squadra dell’esecutivo con alla guida il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, ha più volte incontrato sindacati e i vari partiti italiani al fine di individuare le soluzioni migliori che possono essere inserite all’interno della riforma pensioni in vista del prossimo anno.

In tal senso, sopratutto alla fine dell’appuntamento tanto discusso avvenuto nel 26 ottobre, quando il premier Draghi deciso di andare via e lasciare Palazzo Chigi durante l’incontro ancora in corso, portando forte contrarietà e rabbia da parte dei tre segretari dei sindacati seduti al tavolo, di Cgil, Cisl e Uil.

Così, il Governo Draghi ha deciso di annunciare una nuova riunione a Palazzo Chigi, con i sindacati, proprio mentre sembrava certa la conferma dell’età anagrafica per il ritiro dal mondo del lavoro al raggiungimento dell’età anagrafica di 67 anni, fino almeno all’anno 2024, come si evince anche nel decreto stabilito dal Ministero dell’economia e delle finanze, relativo al 27 ottobre. 

Dunque, nella serata di martedì 16 novembre si terranno così i nuovi incontri con i sindacati e i tre segretari di Cisl, Uil e Cgil, i quali sono quindi pronti a consegnare e sottolineare le loro risposte, con l’obiettivo di andare a modificare la Manovra finanziaria prevista per il prossimo anno e superare così il problema del ritorno alla cosiddetta Legge Fornero. 

In pensione a 62 anni o a 64 anni: quali sono le proposte di Draghi

Secondo alcune indiscrezioni, sembrerebbe che sia al vaglio una nuova proposta a Palazzo Chigi che prevede la possibilità di introdurre un’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti quelli cittadini che raggiungono un’età anagrafica di 62 anni, attraverso però il calcolo degli importi della pensione mediante esclusivamente il sistema contributivo.

Qualora tale ipotesi dovesse concretizzarsi, quindi, appare chiaro che l’uscita anticipata dal mondo del lavoro e l’accesso alla pensione a 62 anni presuppone anche l’abbandono definitivo del cosiddetto sistema misto, attraverso cui molti cittadini avrebbero potuto ancora godere di un sistema basato sull’equilibrio tra l’età contributiva e quella anagrafica. 

Un’ulteriore proposta che sembrerebbe essere stata posta all’attenzione della squadra dell’esecutivo è quella relativa alla possibilità di accedere all’assegno della pensione all’età di 64 anni, nei casi in cui il cittadino abbia raggiunto almeno 20 anni di contribuzione.

Tuttavia, occorre sottolineare che, nei casi in cui si tratti di quei cittadini lavoratori che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre dell’anno 1995, dunque per quei lavoratori che si basano esclusivamente sul sistema contributivo, è stato già fissata una soluzione di uscita anticipata di questo genere. 

La richiesta dei sindacati per la Riforma Pensioni 2022

Come espresso chiaramente anche all’interno dell’articolo del Corriere della Sera, i sindacati hanno le idee chiare in merito alle soluzioni e alle proposte che potrebbero essere particolarmente vantaggiose ed efficaci nei confronti di quei cittadini che intendono smettere di lavorare prima e quindi di accedere all’assegno della pensione prima del conseguimento dell’età pensionabile di 67 anni.

A questo proposito, dalla manifestazione nazionale degli edili volta alla sicurezza sul lavoro, avvenuta pochi giorni fa, soltanto lo scorso 13 novembre di questo anno, i sottosegretari dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sono stati molto chiari in merito alla propria posizione e alla loro intenzione di combattere duramente contro un possibile ritorno alle disposizioni previste dalla Legge Fornero e dunque all’accesso alla pensione direttamente a 67 anni.

In tal senso, il segretario generale di Cisl, Luigi Sbarra, ovvero della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, ha voluto anche sottolineare la completa inadeguatezza anche della formula della Quota 102, più volte proposta da parte del Governo Draghi, considerata come una misura improvvisata e del tutto sbagliata ad andare incontro ai bisogni e alle necessità dei cittadini. 

In merito alla formula di pensionamento anticipato proposta con la Quota 102, è possibile prendere visione del video di Lucia Pirruccio, in cui viene spiegato come funziona la Quota 102:

 

Inoltre, tra le varie proposte dei sindacati vi è anche quella di rendere gratuito il riscatto di laurea, prevedere anche una pensione di garanzia per i giovani, riconoscere gli anni di formazione come anni lavorativi, ma anche andare ad aumentare la platea di lavoratori che potranno rientrare nelle categorie di lavori usuranti e gravosi.

Proprio in riferimento alla platea di cittadini che potranno accedere alla cosiddetta formula dell’APE Sociale, i sindacati propongono l’introduzione di una super APE Sociale, che andrebbe ad ampliare la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro con il raggiungimento di un’età anagrafica di 63 anni ed una contributiva di 30 anni. 

Riforma pensioni: cosa succederà senza l'accordo con i sindacati

Dunque, in attesa delle novità che dovrebbero così emergere chiaramente in seguito alla riunione che avverrà nella serata di martedì 16 novembre nelle stanze di Palazzo Chigi, tra Mario Draghi, i ministri e i segretari dei sindacati, è importante anche comprendere quali saranno le possibili conseguenze per la riforma pensioni a seguito di un rifiuto di un accordo con i sindacati.

A questo proposito, il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, ovvero Daniele Franco, risalente al 27 ottobre di questo anno, ha effettivamente chiarito che non ci sarà nessun tipo di aumento in merito all’età considerata pensionabile, almeno fino alla data del 31 dicembre dell’anno 2024. 

In questo senso, ciò significherebbe che, per poter accedere alla tradizionale pensione di vecchiaia così come anche all’assegno sociale, l’età anagrafica richiesta per poter ottenere tali assegni resterà congelata all’età di 67 anni.

Dunque, in questo contesto è necessario sottolineare che i cambiamenti e le modifiche che saranno apportate in merito alla cosiddetta età pensionabile andranno a legarsi esclusivamente a partire dal primo gennaio dell’anno 2023, in seguito all’accertamento da parte dell’Istat in merito al calo della vita media degli italiani.

Invece, per tutti coloro che intendono accedere all’assegno previdenziale della pensione attraverso una delle formule di pensionamento anticipato, non vi sarà alcun tipo di cambiamento, in quanto è stata fissata un’esenzione per quanto riguarda l'applicazione degli adeguamenti alla cosiddetta speranza di vita che sarà valida almeno fino alla fine dell’anno 2026.

Riforma pensioni: la proposta di Pasquale Tridico per il 2022

Ad esprimersi in merito alle possibili soluzioni che potrebbero così caratterizzare la nuova riforma pensioni che entrerebbe in vigore a partire dal prossimo primo gennaio 2022, c’è anche il Presidente dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, Pasquale Tridico.

In questo senso, il presidente dell’INPS, infatti, ha proposito una nuova riforma del sistema pensionistico italiano che potrebbe così andare a risolvere le problematiche relative alla fine della formula di pensionamento anticipato rappresentato dalla Quota 100, la quale prevedeva la possibilità di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro intorno all’età di 63 anni. 

A questo proposito, secondo quanto affermato dal Presidente INPS Tridico, una delle soluzioni che potrebbe essere considerata più sostenibile dal punto di vista economico per lo Stato italiano è quello di una nuova formula di pensionamento anticipato, a cui potrebbero accedere quei cittadini lavoratori che risultano aver raggiunto un’età pensionabile adeguata alla speranza di vita, la quale si aggira tra i 63 ed i 64 anni.

Tuttavia, tra gli ulteriori requisiti di accesso all’uscita anticipata proposta da Tridico vi sono anche quelli legati all’età contributiva la quale dovrebbe risultare di almeno 20 anni, con una quota contributiva di pensione che avrà un importo pari oppure superiore a 1,2 volte l'assegno sociale.