Finalmente il tavolo di trattative sulla Riforma Pensioni è stato annunciato e le discussioni prenderanno il via il 27 luglio, il cosiddetto tavolo "dopo-Quota 100".

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, ha però formato un Comitato di indirizzo per la politica economica, in cui figura tra i consulenti tecnici il nome dell'ex Ministro Elsa Fornero: sembra prospettarsi una vera e propria catastrofe post Quota 100.

Al vaglio del Governo vi sono infatti tre diverse proposte di Riforma Pensioni con costi davvero differenti, tanto la Corte dei Conti quanto l’INPS hanno già avvisato i sindacati circa l’impossibilità di reperire i fondi per quella che sarebbe la scelta migliore per i lavoratori, cioè Quota 41.

Ma con la nomina di Elsa Fornero arriva la stoccata definitiva a Quota 41. Intervistata dalla stampa Fornero ha già dichiarato che si tratterà di compiere provvedimenti impopolari e di attuare misure selettive piuttosto che rivolte alla massa. L’ex Ministro ha anche parlato di “aumentare il tasso di occupazione tra gli anziani”. 

Potremmo insomma dire addio a provvedimenti costosi e generalizzati come Quota 100 o la più recente proposta di Quota 41. 

Unica nota positiva, un punto su cui sono tutti d’accordo, dalle parti politiche ai Sindacati, è la necessità di prorogare al 2022 le misure di pensionamento anticipato per le attività gravose, come l’APE Sociale, e Opzione Donna.

Le ultimissime sulla Riforma Pensioni anche nel video YouTube di Mondo Pensioni:

  

Elsa Fornero e la strategia economica contro una Riforma Pensioni con Quota 41

La nomina dell’ex Ministro Fornero, quale consigliera tecnica nella Commissione formata da Tabacci, rappresenta un chiaro segnale di quale sarà la strada che il governo intende percorrere nel post-Quota 100. 

Se per pararsi le mani l’esecutivo ha subito dichiarato che Elsa Fornero non si occuperà direttamente di pensioni, ma piuttosto di politica economica, la differenza è più sottile di quanto si pensi. 

Poiché i problemi legati all’attuazione di una Riforma Pensioni sono al momento tutte di natura economica.

La Fornero del resto non ha mai smesso di parlare di pensioni e di esprime la sua opinione contraria a Quota 100 o alle altre forma generalizzate di pensionamento anticipato.

In merito alla Riforma proposta dai sindacati l’esecutivo aveva poi già espresso la sua opinione con due diversi documenti tecnici, che esprimevano l’impossibilità di attuare una misura dalle cifre pari a Quota 100, cioè Quota 41 che costerebbe ben un miliardo in più per la sola attivazione.

Le tre diverse proposte di Riforma Pensioni al vaglio

Al momento il Governo sta valutando tre diverse proposte di Riforma Pensioni, tutte enunciate nel XX rapporto annuale INPS, documento che contiene un’analisi della spesa previdenziale italiana.

La prima proposta è appunto Quota 41, cioè la possibilità di un pensionamento anticipato basato sul solo requisito contributivo di 41 anni.

La seconda è un pensionamento a 64 anni con 36 di contributi, cioè una nuova Quota 100.

Infine, la proposta di una pensione a doppia quota dove la parte contributiva usufruisce del pensionamento 63 anni e quella retributiva a 67 anni.

Per comprendere la fattibilità delle tre proposte tanto sul versante economico quanto su quello politico dobbiamo fare prima di tutto i conti con cosa Quota 100 abbia rappresentato in questi due anni e mezzo di vita, in termini di costi e risultati.

L’INPS e la Corte dei Conti tracciano un bilancio di Quota 100

Una prima analisi dai risultati davvero negativi per Quota 100 era stata fornita dal Rapporto sul Coordinamento della Finanza pubblica 2021, steso da un organo autorevole in merito cioè la Corte dei Conti.

Come è noto Quota 100 è una misura attivata in via sperimentale proprio per arginare gli effetti della Riforma Pensioni realizzata da Elsa Fornero, quando fu Ministro del Lavoro. Attiva fino al 31 dicembre 2021, Quota 100 concede un’uscita precoce dall’attività lavorativa a partire da 62 anni compiuti e con 38 anni di contributi accumulati.

Nel documento della Corte si analizzano i costi incredibili della misura che ha richiesto l’impiego di ben 3,4 miliardi di euro per il solo 2019.

Motivo per cui il primo avvertimento di indirizzo economico viene proprio riguardo la Riforma Pensioni, con il monito di non introdurre in nessun caso misure così costose, visto anche l’aumento generale della spesa previdenziale dovuto alle misure di emergenza attuate per la crisi epidemiologica. 

E come si vedrà nei prossimi paragrafi Quota 41 costerebbe, solo per essere attivata, un miliardo in più di Quota 100.

Un secondo no arriva dall’INPS con il rapporto annuale 2021, anche qui si traccia un bilancio non positivo di Quota 100, soprattutto per costi e adesioni. 

I dati raccolti dal documento sono stati illustrati dal presidente dell’INPS Pasquale Tridico il quale ha evidenziato come i risultati raggiunti da Quota 100 non siano stati soddisfacenti neanche per quel che riguarda l’occupazione giovanile e il ricambio generazionale. Ma ancora una volta il problema principale della sono stati i costi elevati, che escludono si possa pensare ad un 2022 con Quota 41 allargata.

Pensioni, la proposta dei Sindacati con Quota 41 per tutti

Tra le idee di Riforma Pensioni su cui si dovrà ragionare vi è la proposta sindacale di Quota 41 per tutti. Una misura che è anche il cavallo di battaglia della Lega, partito che da tempo vorrebbe una pensione basata in via esclusiva sul requisito contributivo.

Il XX rapporto INPS peró stima anche i costi delle diverse proposte e Quota 41 da sola dovrebbe rappresentare una spesa di attivazione pari a 4,5 miliardi di euro, parliamo di 1,1 miliardi più di Quota 100, i cui costi sono già insostenibili.

Si aggiunga che la spesa per questa misura sarebbe destinata a salire fino a raggiungere nell’arco di un decennio il costo di quasi 10 miliardi di euro.

La proposta certo, che viene dai sindacati, rappresenterebbe tra le scelte quella migliore per i lavoratori, ad ammetterlo è anche l’INPS, ma non per lo Stato che deve per altro stare attento alla spesa previdenziale ora più che mai, visto che ci sono gli occhi della UE puntati addosso dopo l’assegnazione dei fondi per il Recovery Plan.

In questo scenario la nomina a consulente per le politiche economiche dell'ex ministro Elsa Fornero assume un significato piuttosto chiaro.

Una nuova Quota 100, pensione a 64 anni e con 36 di contributi 

La seconda proposta riguarda invece una nuova Quota 100, cioè il pensionamento anticipato con 64 anni di età e 36 di contributi. Se ad un primo acchito questa misura sembra non distanziarsi troppo dalla vecchia Quota 100, c’è una differenza enorme in termini di costi perché la misura richiederebbe una spesa minore di attivazione, calcolata a 1.812 miliardi di euro per il 2022, fino a stabilizzarsi a 2.812 miliardi di euro nel 2031. 

Parliamo di cifre ben inferiori a Quota 100 che renderebbero questa opzione forse la più papabile e un possibile punto di mediazione tra INPS, Governo e Sindacati. 

Anticipo pensionistico a 63 anni e poi scalone fino ai 67

Infine vi è la pensione a doppia quota cioè la possibilità di avere a 63 anni un anticipo della quota contributiva, che sarà percepito fino al raggiungimento dei 67 anni previsti per ricevere l’intera pensione di vecchiaia.

In parole povere a 63 anni, con minimo 20 anni di contributi, e solo se l'importo della pensione è almeno 1,2 l’assegno sociale, si potrebbe andare in pensione ritirandosi completamente dall’attività. Ma per i primi quattro anni si percepirebbe solo l’anticipo spettante per la quota contributiva dell’assegno, poi a 67 anni l’importo verrebbe ricalcolato e sarebbe erogata l’intera pensione di vecchiaia spettante.

In questo caso nei primi quattro anni l’importo risulterebbe enormemente ridotto, motivo che ha creato scintille con i sindacati.

Il pregio di questa proposta va tutto a favore dello Stato italiano perché essa consiste in un’alternativa incredibilmente economica, con un costo per il 2022 di soli 443 milioni di euro, fino a toccare i 2.065 miliardi di euro nel 2031.

Pensioni, si sceglie il male minore per il 2022!

Dunque tirando le somme se i Sindacati annunciano che non rinunceranno a Quota 41, c’è da dire che la proposta non trova un vero e proprio ostacolo politico, ma il problema sono i costi. Ancor di più se si pensa a quanto il complesso della spesa previdenziale sia aumentato con le erogazioni di misure quali Reddito di Emergenza o Reddito di Cittadinanza.

Ma se Quota 41 pone dei problemi economici, l’opzione dell’anticipo pensionistico a 63 anni, cioè la doppia quota, difficilmente potrà passare visto il duro no dei sindacati. L’opzione infatti rappresenterebbe una riduzione tale di importo dell’assegno pensionistico nei primi quattro anni, da penalizzare enormemente i lavoratori.

A questo punto il male minore potrebbe essere la nuova Quota 100, cioè l’uscita a 64 anni e con 36 di contributi, che di fatto lascerebbe il calcolo dell’assegno invariato ma rappresenterebbe allo stesso tempo un risparmio per le casse dello Stato.

Tutti d’accordo su Ape Sociale e Opzione Donna

Se l’inserimento di una forma generalizzata di uscita precoce dal lavoro che sostituisca Quota 100 è un argomento molto dibattuto, meno problemi pongono le misure destinate a categorie selezionate di lavoratori.

Sembra infatti ci sia accordo unanime sulla necessità di offrire un rinnovo per il 2022 a due misure: Ape Sociale e Opzione Donna.

L’Ape sociale che è una misura multifunzionale, che consiste in un anticipo pensionistico senza decurtazione dell’assegno, che si ottiene con 30 o 36 anni di contributi e al compimento di 63 anni di età.

Viene utilizzata soprattutto dai lavoratori impegnati nelle cosiddette attività gravose, che possono ottenere l’anticipo così da attendere i 67 anni per la pensione di vecchiaia.

Opzione Donna è invece la misura pensata per le lavoratrici, che possono andare in pensione a:

  • 58 anni e con 35 di contributi, se lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni e con 35 di contributi, se lavoratrici autonome.

Dovrà comunque essere discussa una eventuale introduzione di un bonus contributivo pari ad un anno per figlio, cioè una Quota Mamma, richiesto dai Sindacati e dal Ministro Mara Carfagna.