L'Inps tira la volata alla riforma delle pensioni. Anche se è il tenutario del sistema previdenziale, oltre che assistenziale, negli ultimi mesi non si è mai vista tanta attività propositiva da parte dell'Ente. Potremmo dire che l'Inps vince la sfida sulla riforma delle pensioni con il mondo politico e spinge ormai da più parti all'uscita dal mondo del lavoro a 63 anni.

Si possono contare 3 proposte Inps che conducono nella direzione della pensione anticipata a 63 anni, per evitare lo scalone dei 5 anni che, dal 1 gennaio 2022, si applicherà a tutti i lavoratori e lavoratrici ad eccezione di chi potrà ancora godere di qualche sistema di anticipazione della pensione come l'isopensione, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA), i contratti di espansione, Quota 41

L'attuale ed il precedente presidente dell'Inps, rispettivamente Pasquale TridicoTito Boeri, hanno lanciato le loro idee e caso volesse che tutte convergono ai 63 anni.

Rinnovo ed estensione dell'APE sociale, che scade il 31 dicembre 2021.

Sistema misto, con un assegno pensionistico con una parte pagata con i contributi versati fino ai 63 anni di età, ed una restante parte pagata al compimento dei 67 anni, utilizzando i contributi versati negli ultimi quattro anno agganciando il sistema retributivo, per chi ha iniziato a lavorare prima del 1995.

Pensione anticipata a 63 anni, ma con una penalizzazione sull'importo dell'assegno di pensione di 1,5% per ogni anni intercorrente tra l'uscita dal mondo del lavoro e l'età della pensione di vecchiaia a 67 anni. 

Le prime due, sono a firma Pasquale Tridico, l'ultima è stata annunciata a margine del forume dell'economia a Cernobbio dal professor Tito Boeri.

Sembra che dal 2022 il numero fortunato da giocare è 63, anche se bisognerà rinunciare ad una parte dell'assegno di pensione seppure per un periodo limitato. Facciamo il punto a 3 mesi dalla fine dell'anno, ad un mese dalla presentazione della legge di bilancio 2022 in cui si deciderà tutto.

Riforma pensioni: tripletta Inps per uscita a 63 anni 

L'Inps inizia a fare la sua parte, come ente previdenziale ed assistenziale, per portare la parte politica ad attuare scelte di riforma delle pensioni sensate e poco costose.

L'esperienza Quota 100 non è stata affatto soddisfacente, tanto che dopo la Corte dei Conti e la ragioneria di Stato, anche l'OCSE nel suo rapporto sull'economia italiana, ha bacchettato la misura affermando che sia meglio che la stessa vada a termine alla sua naturale scadenza. Quota 100 termina il 31 dicembre 2021.

Ne ho scritto in questo articolo Riforma pensioni: ufficiale addio Quota 100. Ok a 63 anni!

Alla fine però, a dover decidere quale sarà la riforma delle pensioni è il Governo ed il Parlamento. L'Inps potrà, come parte tecnica e che possiede i dati, fornire delle proposte, come quelle dei due presidenti Inps, l'attuale ed il precedente, che però sono sintonizzate sul fatto che un'uscita a 63 anni sia un buon compromesso.

La proposta dell'attuale presidente Inps, Pasquale Tridico, però aggancia l'assegno della pensione in due momenti ai contributi versati. Dai 63 ai 67 anni un assegno calcolato solo con il metodo contributivo puro (ossia i contributi versati dopo il 1996). Al compimento dei 67 anni, si aggiungono anche i contributi maturati con il sistema retributivo. Il che significa un assegno leggero per i primi quattro anni.

La proposta dell'ex presidente Inps, Tito Boeri, invece è più lineare e rispolvera un vecchio disegno di legge (legge n.857 del 2013) a firma Damiano-Gnecchi. Si esce dal mondo del lavoro a 63 anni, e l'assegno è calcolato secondo il metodo con cui il lavoratore ha diritto (retributivi pre-1995 ,contributi post 1995). Ma per gli anni intercorrenti tra l'uscita dal lavoro ed il compimento dei 67 anni, l'assegno è ridotto di 1,5% all'anno. In quattro anni significa una riduzione del 6%.

Rinnovo di APE Sociale.

Riforma pensioni 2022: riconferma dell'APE sociale

Appare ormai consolidata l'idea del rinnovo dell'APE sociale con qualche allargamento. L’indennità di accompagnamento alla pensione di vecchiaia scade il 31 dicembre 2021, ma come ha sottolineato il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, è una misura che è praticamente a costo zero per l'ente stesso e quindi per i conti pubblici. Questa misura permette di accedere ad una pensione, purtroppo non alta, il cui assegno per i primi 4 anni non supera 1.500 euro, anticipando l'uscita a 63 anni, quattro anni prima dell'età per la pensione di vecchiaia. Tuttavia, non è accessibile a tutti. E questo limita, allo sto attuale, il suo utilizzo come forma di pensione anticipata. In ogni caso l'idea è quella di rinnovarla per il 2022 ed allargare la platea facendo rientrare altre categorie di lavori usuranti, che alcune delle quali già godono dell'APE sociale (es. operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; infermiere, ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; insegnanti scuola dell'infanzia ed asilo nido).

Pensione anticipata con APE sociale: tutti i requisiti

Per sfruttare l'indennità di accompagnamento alla pensione, si devono soddisfare per tutti le categorie di lavoratori due condizioni: un'età anagrafica di 63 anni ed almeno 30 anni di contributi versati alle casse previdenziali. I distinguo si hanno in base al tipo di lavoratore. Quindi possono accedere all'APE sociale le seguenti categorie:

I lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni.

lavoratori che assistono un famigliare (cosiddetto caregiver) cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Ad essi si aggiungono colo che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età.

lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

Chi volesse sfruttare l'APE sociale, rientrando nei requisiti previsti, deve sbrigarsi perchè l'ultima finestra utile è il 30 novembre 2021. 

Riforma Pensioni: Quota 41 o 63 anni per i lavoratori precoci?

Non sono d'accordo sulla riforma delle pensioni a 63 anni i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno iniziato giovanissimi a lavorare. Attualmente e fino al 2026, per queste tipologie di lavoratori e lavoratrici esiste Quota 41. Cioè, indipendentemente dall'età anagrafica, al raggiungimento di 41 anni di contribuzione versata, possono richiedere di andare in pensione. Ma esiste un requisito preciso per identificare effettivamente che si tratta di lavoratori precoci. Si deve avere maturato e versato almeno 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni. Chi ha iniziato a lavorare a 18 anni, con Quota 41 andrebbe in pensione a 59 anni di età. Perchè allora deve aspettare 63 anni, e quindi lavorare altri 4 anni? Non sarebbe rispettoso per chi ha iniziato a lavorare veramente da ragazzo/a e abbia versato nelle casse previdenziali 41 anni di contributi. Non sarebbe rispettoso perchè con la riforma a 63 anni si richiederebbero almeno 30 anni di contributi. La domanda sarebbe: perchè consentire a chi ha 30 anni di contributi di andare in pensione a 63 anni, è costringere chi ha maturato 41 anni di contributi a lavorare ancora degli anni, nel caso in cui l'età anagrafica non sia di 63 anni? 

Su questo principio di rispetto dei lavoratori precoci, la politica deve trovare una sintesi, e forse conservare per loro un sistema ad hoc.

Pensione anticipata: cosa resiste

Quota 100 va in pensione il 31 dicembre 2021, e lo suggerisce in maniera piuttosta netta anche se garbatamente anche l'OCSE nel suo outlook sull'economia italiana di settembre. APE sociale scade a fine anno ma possiamo sostenere che la sua riconferma è molto probabile. Sempre l'OCSE suggerisce di non rinnovare Opzione Donna.

Cosa resiste per andare in pensione prima dei faticidi 67 anni senza aspettare la riforma delle pensioni?

Fino al 2023 si può sfruttare l'Isopensione, la forma di anticipazione o meglio di accompagnamento alla pensione per chi entro il 2023 maturerà 60 anni e sfruttando l'anticipazione di 7 anni, avrà la possibilità di lasciare il lavoro con un assegno pari a quello che percepirà all'effettivo compimento dei 67 anni. In questo caso però a pagare l'assegno è il datore di lavoro che solo in presenza di un accordo con i sindacati, un contratto di lavoro a tempo indeterminato ed un numero di dipendenti pari o superiore a 15, consentirebbe al lavoratore che desidera di accompagnarlo fino alla pensione. A garanzia dei pagamenti l'azienda deve però rilasciare una fidejussione.

Altra forma di anticipazione alla pensione, che sarà in vigore fino al 2026 è Quota 41 per i lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare molto giovani e vantano almeno 12 mesi di contribuzione versata prima dei 19 anni. 

Infine con la rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) il lavoratore può anticipare la pensione di 5 o 10 anni sfruttando il proprio montante del fondo pensione. Le condizioni per accedere a questa forma di anticipazione della pensione è avere almeno 5 anni di permanenza di un fondo pensione, e per godere di un importo dignitoso, avere anche un montante importante.