In pensione da 62 a 70 anni, c’è la proposta del minimo contributivo nella Riforma 2023

La nuova proposta sulla Riforma pensioni 2023 non lascia dubbi o spazi a ripensamenti. È giunta al capolinea la proposta che stravolge il sistema previdenziale italiano? Si percepisce la necessità del Governo italiano di mettere mani su una delle faccende più delicate del momento. In un quadro di dibattiti, idee (forse) anche troppo contrastanti, emerge la necessità di stringere – peraltro è evidente che vi sono in vista grandi risvolti per il 2023 – previsioni che portano all’incontro tra le parti sociali e il Governo italiano fissato a Palazzo Chigi il 12 luglio 2022.

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La nuova proposta sulla Riforma pensioni 2023 non lascia dubbi o spazi a ripensamenti. È giunta al capolinea la proposta che stravolge il sistema previdenziale italiano? Si percepisce la necessità del Governo italiano di mettere mani su una delle faccende più delicate del momento. 

In un quadro di dibattiti, idee (forse) anche troppo contrastanti, emerge la necessità di stringere – peraltro è evidente che vi sono in vista grandi risvolti per il 2023 – previsioni che portano all’incontro tra le parti sociali e il Governo italiano fissato a Palazzo Chigi il 12 luglio 2022.

Il programma puramente strategico sarà incentrato sugli interventi mirati per contrastare l’attuale crisi economica. Diverse le soluzioni messe sul programma tra cui: il taglio del cuneo fiscale, il salario minimo, nuovi incentivi votati all’occupazione e così via. 

Un’apertura inquadrata sull’inflazione nella misura del +8% registrata a giugno, una crisi che sta impattando gravosamente nella vita sociale dei cittadini, cozzando contro diverse realtà sociali. Non solo riferite alle pensioni, ancora una volta troppo basse per garantire un minimo sociale. Intanto, l’urto viene registrato nella sfera lavorativa spremendo famiglie, cittadini e imprese. 

Pensioni, lavoro, famiglie e aziende: ecco i nuovi interventi promossi nel Decreto Aiuti bis 

Nel capitolo delle “grandi riforme” il lavoro viene collocato al centro di un grande dibattito, oggi più che mai emerge la necessità di apportare delle migliorie salariali per contrastare l’impatto sociale. 

In questo contesto, la nuova riforma pensioni 2023 non viene lasciata indietro. Infatti, vengono trattati i tempi cari ai lavoratori che comprendendo le fasi del pensionamento flessibile anticipato, maggiori garanzie a favore dei lavoratori precari e così via. Sicuramente, la svolta potrebbe giungere con l’istituzione del salario minimo garantito che si aggiungerebbe agli strumenti di tutela per i lavoratori.  

Secondo quanto riportato da PMI.it, Luigi Sbarra Segretario Generale della Cisl, ha spiegato l’urgenza imminente dell’introduzione di nuove misure di supporto alle famiglie in condizioni di estrema difficoltà economica. Intanto, il faro degli interventi da realizzare nel breve periodo porta al salario minimo, alla riforma pensioni, oltre che all’abbattimento della tassazione fiscale.

Mentre, il Segretario il della Cgil, Maurizio Landini, ha sottolineato l’urgenza dell’introduzione di nuovi interventi atti a contrastare la povertà sociale.  Prendendo atto che lo stato di precarietà ha frenato la crescita del lavoro – è necessario un’azione diretta al rinnovo dei contratti. -

Insomma, tante le misure che dovrebbero essere introdotte nel mese di agosto attraverso il Decreto Aiuti bis. Misure organizzate per contrastare l’aumento vertiginoso dei prezzi al consumo, per combattere attivamente l’attuale crisi economica.

Entro settembre dovrebbero arrivare nuovi interventi tra cui: aumento delle retribuzioni o salari, incrementi contrattuali e detassazione, promozioni legate ai premi di produttività e così via.

Senza tralasciare diversi aspetti strettamente legati alle esigenze dei lavoratori e imprese, tra cui la presenza dello smart working e della nuova cassa integrazione.

In pensione da 62 a 70 anni, c’è la proposta del minimo contributivo nella Riforma 2023

Sul fronte delle pensioni la maglia si infittisce di proposte e interventi da realizzare per il 2023. D’altra parte, si è consci che l’assenza di ulteriori misure porta ad abbracciare, senza alternative le regole fissate dalla legge Fornero. Non un piano qualsiasi, nessuna svolta, solo l’introduzione di ulteriori paletti, condizioni e criteri che escludono la fase di discussione e spingono verso una riforma pensioni senza considerazione dell’impatto sociale.

Le proposte sulla Riforma pensioni non mancano, sicuramente l’apertura è rivolta alla doppia quota promossa dal Presidente dell’INPS, Tridico. 

Non sarà più concepita una formula anticipata previdenziale come è avvenuto fino ad oggi, nulla che si accosti alla famosa Quota 100 o Quota 102 (in esaurimento al 31 dicembre 2022). Il gioco ricade sulle formule Opzione donna e Ape sociale una previdenza strutturale (salvo eccezioni, imprevisti o ripensamenti).

La riforma cammina sul terreno fertile della propaganda, nulla che ponga in rilevo il drammatico impatto sociale. Alla fine, le forze politiche e sociali troveranno sicuramente un filo conduttore che non preveda una pressione sulla spesa previdenziale. D’altra parte, la UE ha consigliato caldamente di contenere i costi della previdenza pubblica per allinearsi al programma PNRR. 

Il tema previdenziale riguarda tutti i cittadini indistintamente, per questo si comprendono gli interessi politici nel mantenere alto un argomento così caro ai lavoratori. 

Ecco, perché, le proposte sono tante tutte formulate per contrastare la doppia quota del Presidente Tridico. Ricordiamo che all’uscita anticipata a 62 o 63 anni viene affiancata una forte penalizzazione sul calcolo dell’assegno e non riguarda solo il contributivo, ma anche l’abbassamento dei coefficienti di trasformazione.

Insomma, l’INPS ammette il pensionamento a 63 anni anche con 20 anni di versamenti, ma con un assegno calcolato fino a 67 anni con il solo sistema contributivo e con l’applicazione del coefficiente di trasformazione più basso. A partire da 67 anni il pensionato riceve l’importo della vera pensione. Uno schema che porta a un’uscita anticipata flessibile con un assegno al limite della povertà sociale. 

Cavalcando l’idea di un’uscita anticipata flessibile si comprendono anche le varie proposte promulgate in rete. Diverse alternative orientate a coprire l’intervallo tra 62 a 70 anni con l’introduzione di nuovi parametri. 

Ecco, perché, spunta l’età pensionabile a 66 anni e sette mesi per il 2023, ma non per tutti. È importante capire che l’età pensionabile è stata ancorata all’aspettativa di vita, per cui per il biennio 2023/2024 resta inalterata a 67 anni.

Mentre, il riferimento a 66 anni e sette mesi viene collocato per i lavoratori impiegati nelle attività lavorative gravose che vantano almeno 30 anni di contribuzione effettiva.

Alla luce di queste considerazioni, appare chiaro che difficilmente l’Esecutivo cederà sull’allineamento per tutti all’età pensionabile a 66 anni.   

L’altro aspetto ruota sull’introduzione di una penalizzazione annua non superiore alla misura dell’1,5%. Più vista come forma d'incentivazione al cambio generazionale. Una misura che darebbe spazio ai giovani e permetterebbe ai lavoratori di collocarsi in riposo senza subire un vertiginoso taglio sull’assegno. 

Intanto, le previsioni migliori portano all’erogazione di un assegno pensione non inferiore al valore di 780 euro al mese con una liquidazione non inferiore a 1,7 volte il trattamento minimo vitale. 

Infine, l’Esecutivo a breve dovrà sciogliere i nodi cruciali della riforma pensioni, ci si auspica che prevalgano le scelte migliori. Sicuramente, l’obbiettivo resta un sistema previdenziale improntato sul metodo contributivo per tutti i lavoratori. Tuttavia, si spera nell’introduzione di un margine a favore dei lavoratori con minori penalizzazioni e una maggiore possibilità di scelta per un futuro pensionistico più equilibrato.