Nelle ultime settimane il governo di Mario Draghi si è trovato di fronte ad una grande sfida, quella di riformare l’impianto pensionistico italiano, una missione tortuosa e difficile che sta facendo riscontrare non poche problematiche.

Una sola cosa è certa: la quota 100 da gennaio 2022 non ci sarà più. 

Questo cambiamento porterà tantissimi lavoratori italiani che negli ultimi tre anni hanno sperimentato la quota 100 ad aspettare ancora almeno 5 anni prima poter entrare in pensione; in parte perché alcuni lavoratori non hanno raggiunto la soglia di età consentita (ovvero 62 anni) oppure perché non hanno raggiunto la quota di anni di contributi versati (38 anni di contributi).

Negli ultimi giorni si è parlato molto anche dell’opzione Ape social, ovvero l’anticipo della pensione al compimento dei 63 anni di età per i lavoratori che fanno parte della categoria dei lavori gravosi.

Si sta pensando anche di introdurre dei piani pensionistici per una categoria molto specifica di lavoratori, le lavoratrici, e un piano pensionistico per i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare molto giovani.

Le conferme definitive da parte del governo purtroppo sono poche ma vediamo comunque ti capire quali saranno i cambiamenti sicuri dei prossimi mesi nel corso di questo articolo, continua a leggere per scoprire tutte le novità del 2022.

Riforma pensioni 2022: chi potrà andare in pensione prima?

Nonostante sia stato dichiarato che la quota 100, che era stata introdotta nel 2019 e rimasta operativa fino al 2021; nel 2022 non ci sarà più, esistono comunque delle categorie di lavoratori per la quale andare in pensione anticipata è ancora possibile. 

In via prioritaria i possessori della legge 104 avranno a disposizione delle agevolazioni particolari che corrispondono al pensionamento anticipato, nello specifico la legge 104 per i caregiver che prestano assistenza ad un familiare che possiede un handicap invalidante prevede il prepensionamento a 57 anni.

Non sono l’unica categoria che può sperare di andare in pensione anticipata; infatti, rientrano anche coloro che hanno perso il proprio lavoro in anticipo di cinque anni sull’inizio del periodo previsto di pensionamento, l’importante è che abbiano versato almeno 20 anni di contributi Inps; questa categoria se rispetta le caratteristiche indicate potrà anticipare la pensione di dieci anni. 

Per chi invece ha un’iscrizione presso un fondo di previdenza privato o alternativo a quello Inps esiste un’opzione di prepensionamento, stiamo parlando della RITA (La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) che si attiva solo nel caso in cui abbiano cessato la propria attività lavorativa e siano stati per due anni consecutivi in disoccupazione. Inoltre, se mancano dieci anni alla pensione anche questa categoria potrà usufruire dell’agevolazione di prepensionamento a 57 anni di età. 

Per concludere, sarà sicuramente possibile per i dipendenti del settore privato che hanno un’invalidità dell’80% o superiore richiedere l’anticipo della pensione, che nel loro caso corrisponderà al compimento del 56 anni, da quel momento potranno andare in pensione. 

Ci sono molti esponenti politici che si sono dichiarati estremamente favorevoli all’abolizione della quota 100, e soprattutto preoccupati per le nuove riforme nell’ambito pensionistico.

Uno di questi è stato sicuramente il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che durante l’assemblea annuale dell’associazione ha dichiarato in presenza del premier Mario Draghi:

Quota 100 è stata un furto ai danni dei soggetti fragili del nostro welfare squilibrato, e può e deve davvero bastare così.

Riforma pensioni 2022: Novità sulla quota 41

Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo nel 2022 la quota 100 scomparirà definitivamente, a prendere il suo posto però abbiamo delle possibili opzioni che saranno ancora attive nel 2022 e andranno ad integrare i piani pensionistici che sono scomparsi assieme alla quota 100.

Stiamo parlando della Quota 41, che sarà ancora disponibile nel 2022 ma non per tutti i lavoratori; infatti, potranno aderire a quest’iniziativa solo alcuni lavoratori, vediamo quali.

La quota 41 si riferisce a tutti i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare molto giovani e che sono riusciti a versare almeno 1 anno consecutivo di contributi entro il compimento del diciannovesimo anno di età. 

Coloro che rientrano nella categoria appena citata potranno grazie alla Quota 41, smettere di lavorare una volta che avranno versato i contributi per un totale di 41 anni, indipendentemente dalla propria età anagrafica. Possiamo specificare inoltre che il pensionamento potrà iniziare per questa categoria nel momento in cui si avrà raggiunto 42 anni e 10 mesi di contributi per l’uomo, per la donna invece serviranno 41 anni e 10 mesi. 

Riforma pensioni 2022: Ape Social

Esiste anche un altro programma di anticipo pensionistico chiamato Ape Social che secondo una legge di bilancio del 2017 prevede da parte dell’Inps un’indennità a soggetti che hanno compiuto 63 anni e che non percepiscono già una pensione in Italia o anche all’estero. 

Ovviamente non si riferisce a tutte le categorie di lavoratori che hanno questa specifica caratteristica, bensì ad alcune particolari categorie che fanno parte dei lavoratori tutelati, ovvero i disabili, caregiver, disoccupati che hanno un’anzianità contributiva pari a 30 anni, e coloro che hanno avuto un lavoro usurante o gravoso.

La lista dei lavori usuranti o gravosi è stata recentemente aggiornata ed è arrivata a 203 mansioni, quest’aggiornamento è avvenuto in quanto nel 2018 è stato istituito un criterio dall’Inail, che si basa su tre indici che valutano pesantezza fisica e stress. 

Questi indici con la quale viene valutato il lavoro sono:

  • Con che frequenza avvengono gli infortuni sul lavoro;
  • qual è il numero medio di assenze dal lavoro per colpa di infortuni;
  • qual è il numero medio di assenze dal lavoro per malattia.

Pensione anticipata 2022: Novità per tutte le lavoratrici con Opzione Donna

Il governo di Mario Draghi ha puntato molto su un’opzione creata per dare la possibilità alle donne di accedere ad un prepensionamento, stiamo parlando di Opzione Donna, che con grandi probabilità sarà presente anche il prossimo anno. 

Opzione donna si basa su due requisiti minimi, il raggiungimento di una soglia minima di anni di contributi versati ed avere un’età minima. 

Quello che prevede questa legge è infatti un’agevolazione del programma pensionistico per tutte le lavoratrici donne che hanno compiuto 58 anni di età (59 se lavoratrici autonome) e hanno versato almeno 35 anni di contributi.

Questo meccanismo pensionistico si riferisce però soltanto alle lavoratrici che sono iscritte all’Ago (Assicurazione Generale Obbligatoria) e possiedono uno dei fondi correlati a questa, che siano sostitutivi oppure esclusivi. 

Ricapitolando le lavoratrici che hanno maturato 35 anni di contributi e sono iscritte all’Ago potranno andare in pensione:

  • Dopo aver compiuto 58 anni nel caso delle dipendenti;
  • dopo aver compiuto 59 anni nel caso delle autonome.

Ci sono però due problematiche all’interno di quest’opzione che la rendono un po’ più penalizzante rispetto a quelle che abbiamo citato nei precedenti capitoli. Ovvero, il meccanismo di calcolo, che si basa su un sistema contributivo, e quindi più penalizzante rispetto a quello retributivo; in secondo luogo, sappiamo che il pagamento del primo assegno pensionistico si basa su quella che definiamo “finestra mobile” ovvero il pagamento avviene:

  • 12 mesi dopo l’ottenimento di tutti i requisiti per le dipendenti;
  • 18 mesi dopo l’ottenimenti di tutti i requisiti per le autonome. 

Sappiamo comunque che l’idea del governo è quella di rendere quest’opzione non più una possibilità ma bensì di inserirla all’interno del piano pensionistico nazionale, sappiamo anche che:

Si sta valutando anche la proposta presentata dai sindacati dei lavoratori di affiancare a Opzione Donna, Quota Mamma.

Quota Mamma è anch’esso un vantaggio sull’anticipo dell’età di pensionamento, che si basa sul numero di figli avuti. In particolare, si tratta di un vantaggio pari a 4 mesi di sconto, sui contributi versati, per ogni figlio che la donna ha avuto. 

Grazie a questo bonus alcune donne potrebbero anche anticipare la loro pensione fino a 12 mesi, di conseguenza associarlo al bonus “Opzione donna” potrebbe essere sicuramente un grande vantaggio per tantissime lavoratrici italiane. 

Pensione anticipata 2022: Cosa rende difficile fare una riforma

Per il governo di Mario Draghi riuscire a creare una bozza di riforma che accontenti tutti e allo stesso tempo riesca a portare dei miglioramenti effettivi è davvero difficile.

Questo perché da un lato troviamo i sindacati e i lavoratori che dalla loro spingono verso un allentamento delle restrizioni e un accesso più favorevole al prepensionamento oltre che ad un aumento delle pensioni stesse. 

Ma per il governo queste misure risultano essere infattibili, difatti si è visto dalla decisione di sospendere la quota 100, che porterà numerosi lavoratori ad attendere ancora altri 5 anni prima di poter entrare in pensione, nonostante facessero parte del gruppo di lavoratori iscritti alla quota 100 nei tre anni di sperimentazione di questa legge.

L’Italia inoltre non ha un grande range di manovra dal punto di vista economico, riferendoci sempre sul piano pensionistico, in quanto andrebbero ad intaccare i fondi che sono stati concessi dal Unione europea, il famoso piano NextGenerationEU, il piano per la ripresa dell’Europa, e come sappiamo questo piano ha delle linee guida ben precise, che non vedono sicuramente di buon occhio che venga ad aumentare la spesa previdenziale. 

Aspettiamo comunque di ricevere gli aggiornamenti ufficiali da parte di Palazzo Chigi e di scoprire verso che direzione si spingerà il governo italiano, se una linea più morbida o invece una più rigida a favore dell'economia del paese.

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