Con l’avvicinarsi della stagione autunnale, nell’agenda del Governo, tra i primi posti, c’è la riforma delle pensioni e, soprattutto, la necessità di giungere a un accordo che stabilisca nuovi scenari dopo il 31 dicembre 2021. 

È infatti a partire da quella data che si dovrà definitivamente dire addio a Quota 100. E mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, cerca ancora spiragli per far sopravvivere, almeno per un altro anno, la misura cavallo di battaglia introdotta nel 2019, appare comunque chiara la necessità di trovare delle alternative. 

Dalla proposta di pensionamento a partire dai 63 anni con riduzioni sull’importo della pensione avanzata da Tito Boeri, passando per l’esclusione di ipotesi ritenute fin troppo costose come Quota 41, fino al potenziamento di formule già esistenti come Ape Sociale, Opzione Donna e i contratti di espansione, non è ancora chiaro quale sia il piano del Governo. 

Su una cosa sembra non ci siano dubbi: è improbabile che l’alternativa sia scegliere di accettare il ritorno alla Legge Fornero che nel 2011 fece versare lacrime agli italiani, così come all’allora Ministra del Lavoro, Elsa Fornero.

Sulla necessità di superare il meccanismo di Quota 100 concorda anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che nel suo rapporto mette però nel mirino anche Opzione Donna e le pensioni di reversibilità. 

Riforma pensioni, cosa succederà dopo Quota 100: la soluzione deve essere discussa

Tra le priorità del governo Draghi, oltre alla riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma del fisco, il termine di scadenza di Quota 100 rende necessaria una riforma delle pensioni che dovrà vedere la luce nel minor tempo possibile. 

Nello specifico, le soluzioni vanno trovate entro la fine dell’anno quando, al 31 dicembre 2021, si dovrà dire addio alla legge approvata nel 2019 che dava diritto a entrare in pensione (su scelta) con 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi, senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno.

Quota 100 termina i suoi 3 anni di sperimentazione, ma ora c’è bisogno di valide alternative che evitino ai lavoratori italiani di accedere al pensionamento solo con il raggiungimento dei 67 anni di età. 

A confermare l’arrivo di nuovi requisiti di pensionamento è lo stesso Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, il quale si dice fiducioso che possa essere trovata una soluzione equilibrata nella prossima legge di bilancio. 

Il Ministro, però, non si sbilancia troppo. Della soluzione paventata dal governo non parla, dal momento che questa dovrà essere discussa nel governo. Per il momento, ciò che è certo che Quota 100 non potrà proseguire la sua corsa e che i requisiti per entrare in pensione subiranno forti modifiche. 

Dello stesso avviso è l’OCSE che, oltre a concordare con la fine della misura, ritenuta eccessivamente costosa, propone anche altri consigli che includono, però, il taglio, se non l’abolizione, di altre misure. Alcune delle quali, ritenute dal governo alternative da migliorare e potenziare per superare la fine di Quota 100. 

Riforma pensioni: per OCSE giusto non riconfermare Quota 100 per il 2022

Istituita dall’articolo 14 del decreto del 28 gennaio 2019 e per il solo triennio 2019-2021, Quota 100 aveva permesso, agli italiani che ne avrebbero usufruito, il pensionamento anticipato una volta raggiunti i 62 anni di età con un’anzianità contributiva di almeno 38 anni. 

Ora, con la conclusione del triennio, la misura sperimentale viene abbandonata dal governo in favore di altre opzioni. Scelta condivisa dall’esecutivo e dall’OCSE, in quanto la misura: 

non ha incontrato una grande adesione da parte degli italiani; i costi per sostenere questo meccanismo si rivelano elevati per le casse dello Stato.

Il numero dei “quotisti” sembra infatti aver deluso quelle che erano le aspettative dalla nascita di Quota 100, benché a inizio anno si paventasse la possibilità che, trattandosi dell’ultimo anno utile per poterne usufruire, si sarebbe assistito a un innalzamento delle domande. 

Inoltre, per quanto riguarda le spese legate al mantenimento della misura, secondo l’analisi dell’OCSE, rendere Quota 100 una misura strutturale comporterebbe dei costi insostenibili dallo Stato, con il Pil che salirebbe dell’11% tra il 2020 e il 2045. 

Il governo, in merito, ha già preso la sua decisione, con l’unica eccezione di Matteo Salvini che ne chiede la proroga, anche solo per tutto il 2022.

 Quota 100, concluso il triennio di sperimentazione, deve ormai lasciare il posto a formule più sostenibili e che non vadano a impattare negativamente sul mondo del lavoro (se da un lato ci sono stati lavoratori che sono usciti più facilmente dal mondo del lavoro grazie alla misura, dall’altro sono ancora pochi quelli che riescono a inserirvisi). 

Riforma pensioni: anche se poco costosa, stop anche a Opzione Donna 

Se il consiglio, da parte dell’OCSE, di abbandonare definitivamente Quota 100 senza alcun ripensamento è l’epilogo necessario al quale è arrivato anche l’esecutivo, quello di non prorogare nemmeno il trattamento pensionistico a favore delle lavoratrici dipendenti e autonome non è altrettanto condiviso. 

Stiamo parlando di Opzione Donna

un trattamento che ha permesso a lavoratrici dipendenti e autonome di poter accedere alla pensione con 57 anni di età (per le lavoratrici dipendenti) e 58 anni di età (un anno in più invece per le lavoratrici dipendenti) e con almeno 35 anni di contributi. 

Opzione di pensionamento anticipato che, per altro, non andrebbe a pesare troppo sulle casse dello Stato e che è infatti tra le soluzioni meno costose.

Le donne che scelgono di ritirarsi dal mondo del lavoro con questa opzione, infatti, devono accettare il ricalcolo contributivo della pensione, con penalizzazioni sull’assegno che possono andare dal 25% al 35% dell’importo. 

Non a caso, nel contesto della riforma delle pensioni, tra le ipotesi messe in campo non mancava quella che vedeva non solo un’ulteriore proroga di Opzione Donna (già prorogata più volte in ogni Legge di Bilancio), ma addirittura di renderla una misura strutturale. Un meccanismo simile a quello ipotizzato per l’Ape Sociale che potrebbe essere potenziato, rappresentando la soluzione all’uscita in scena di Quota 100.

L’OCSE però, oltre a spingere verso il pensionamento di Quota 100, porta a riflettere anche sulla possibilità di fare a meno di Opzione Donna. 

Il consiglio è quello di non prorogare il trattamento pensionistico per il 2022, in quanto, a detta dell’OCSE, potrebbe portare alla crescita della povertà. 

Riforma pensioni, nel mirino anche le pensioni di reversibilità: troppo vantaggiose

Oltre a Quota 100 e Opzione Donna, l’OCSE richiede un ulteriore intervento per contenere i costi. 

Stavolta è la pensione di reversibilità a dover essere “ritoccata”. In sostanza, la pensione del defunto (pensionato INPS) è destinata ai parenti superstiti (coniuge, figli o altri parenti), in percentuali diverse a seconda del grado di parentela tra familiare e defunto. 

Per ottenere la pensione di reversibilità, in Italia, esistono comunque dei requisiti alquanto stringenti e, soprattutto, vengono applicati dei tagli in base ai redditi percepiti dai superstiti beneficiari del trattamento pensionistico. 

L’osservazione dell’OCSE è che delle pensioni di reversibilità possono beneficiare anche individui molto lontani dall’età pensionabile, mentre sarebbe preferibile mettere degli ulteriori paletti ai requisiti e, di conseguenza, lasciare il diritto al beneficio tenendo conto dell’età del soggetto beneficiario. 

Rispetto agli altri paesi dell’area Ocse, infatti, in cui la spesa per le pensioni di reversibilità è pari a circa l’1%, nel nostro Paese la spesa media è del 2,5%. 

Non solo riforma pensioni: le osservazioni dell’OCSE su reddito di cittadinanza 

È stato lo stesso Ministro Franco a dichiarare che l’Italia è un paese che invecchia e che, per questa motivazione, sarebbe fondamentale aumentare i livelli di occupazione, specialmente per i giovani, le donne e i cittadini che vivono al Sud. 

Questa consapevolezza porta a ragionare, oltre che alle soluzioni da attuare nel contesto della riforma delle pensioni e, dunque, del superamento di Quota 100 a partire dal 2022, anche alla riforma degli ammortizzatori sociali e, in particolar modo, delle modifiche da attuare sul reddito di cittadinanza

Il sussidio statale non è nuovo alle modifiche (e alle proposte di cambiamenti) che negli ultimi mesi hanno mirato al miglioramento e all’efficienza di un aiuto di cui il governo non sembra voler fare a meno. 

Oltre che per le conseguenze economiche per le famiglie derivanti dall’emergenza Coronavirus, il reddito di cittadinanza è ancora essenziale, ma rimane pur sempre una misura di contrasto alla povertà, benché lo scopo finale, così come proposto sin dalla sua nascita, non si doveva limitare a questo. 

La promessa di “rivoluzionare il mondo del lavoro” non è ancora stata mantenuta. Il tasso di occupazione dei percettori di RdC rimane basso, accostando la misura a una cultura dell’assistenzialismo che rischia, secondo alcuni, di rappresentare un disincentivo al lavoro. 

E l’OCSE, oltre a suggerire interventi relativi alla riforma delle pensioni, individua azioni concrete per migliorare la misura cavallo di battaglia del M5S: 

il reddito di cittadinanza dovrebbe essere ridotto, con l’obiettivo di stimolare i beneficiari verso la ricerca di un impiego, introducendo un sussidio pensato per i lavoratori a basso reddito.

Se per quanto riguarda la riforma delle pensioni il governo non ha per il momento palesato le soluzioni in cantiere per evitare lo scalone e il ritorno alla legge Fornero, sul reddito di cittadinanza alcune ipotesi sono sul tavolo. 

Non solo una modifica ai requisiti di accesso che, secondo le ultime notizie, potrebbero avvantaggiare soprattutto i cittadini stranieri e le famiglie numerose, ma anche l’inclusione dei beneficiari di RdC verso percorsi formativi che permettano di ridurre la distanza di tali soggetti dal mondo del lavoro.