Riforma pensioni, perché le proposte sembrano da brividi

Il Governo sta discutendo sulle proposte possibili per una nuova riforma pensioni, con le ultime presentate tremano i portafogli degli italiani: anticipare la pensione porterebbe ad ingenti perdite economiche per tanti cittadini

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L’argomento più trattato dagli italiani in questi giorni è sicuramente l’imminente riforma pensioni. Il gioverno Draghi ha da poco emanato il Decreto sostegni bis con diversi aiuti per i lavoratori ma la pandemia da Covid ha creato situazioni drammatiche che pretendono maggiori incentivi e aiuti economici. 

Il dibattito sulle pensioni è ormai aperto da tempo: la Quota 100 non ha soddisfatto del tutto i cittadini, come riporta anche il Giornale.it, per il 2022 si inizia a pensare a qualche riforma più funzionale. 

Il problema di base è che non ci sono abbastanza soldi, il debito pubblico è cresciuto e dare troppe agevolazioni sulle pensioni sarebbe pericoloso. 

L’Italia negli anni si è trovata ad aumentare sempre di più l’età minima di pensionamento, l’asticella si è alzata fino ai 67 anni e la situazione per i giovani è sempre più critica. 

Tra le possibilità per la riforma 2022 il governo Draghi ha ipotizzato una quota 41 oppure una quota 102, eppure saranno di difficile attuazione entrambi. Vediamo con ordine i pro e i contro delle nuove possibili riforme e chi verrebbe agevolato.

Le nuove proposte, come cambia la riforma pensioni

L’attuale sistema pensionistico con Quota 100 volgerà al termine a dicembre 2021. Fermento tra l’esecutivo per una nuova riforma: tante le proposte al vaglio, sono giorni di criticità al governo eppure tra le opzioni quella più considerata attualmente è la Quota 41.

Come riporta anche IlGiornale si continuano ad infittire i dibattiti e tra gli esponenti dell’esecutivo sembra sempre più certa la scelta della Quota 41 che permetterebbe a molti un uscita dal mondo del lavoro ad un’età di 62 anni. 

Continua a rimanere in piedi anche la Quota 102: si potrebbe andare in pensione a 64 anni e con 38 anni di contributi. Poca flessibilità in questo caso per quanto riguarda la fetta di popolazione che con altre opzioni riuscirebbe andare in pensione anche prima.

La riforma pensioni punta alla Quota 41, come funziona

La maggior parte dei consensi tira dalla parte della Quota 41. La riforma consentirebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi senza il vincolo dell’età minima: questo potrebbe essere un grande vantaggio per le generazioni più anziane, quelle del posto fisso o dei contratti a tempo indeterminato; dall’altra parte andrebbe ad incrinare la situazione spinosa delle generazioni under 30 con contratti saltuari e instabili.

Una situazione, quindi, che favorirebbe solamente chi ha iniziato a lavorare molto giovane e taglierebbe fuori una grande fetta di lavoratori.

Riforma Pensioni, quali sono i requisiti richiesti per richiedere il pensionamento Quota 41 

Come riporta anche il sito ufficiale dell’Inps, per richiedere il pensionamento anticipato saranno necessari almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento del 19esimo anno di età. Oltre ciò, il totale di anni di contributi deve essere non inferiore a 41.

Oltre a ciò si aggiunge anche il fatto di far parte obbligatoriamente di determinate categorie come per esempio essere in uno stato di disoccupazione a causa di cessazione del lavoro per licenziamento, oppure in caso di dimissioni per giusta causa. E’ comunque necessario aver concluso la richiesta di disoccupazione da almeno tre mesi.

Tra le categorie rientrano anche coloro definiti caregivers ovvero chi assiste un coniuge oppure un parente di primo grado con handicap, in entrambi i casi conviventi; ed infine coloro che sono invalidi almeno al 74%.

Inoltre, sul sito dell’Inps viene specificato che la domanda per la pensione anticipata al momento è effettuabile attraverso 3 opzioni differenti. 

Web – la richiesta telematica dei servizi è accessibile direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

Telefono – chiamando il Contact Center integrato al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico, abilitati ad acquisire le domande di prestazioni ed altri servizi per venire incontro alle esigenze di coloro che non dispongono delle necessarie capacità o possibilità di interazione con l’Inps per via telematica;

Enti di Patronato e intermediari autorizzati dall’Istituto, che mettono a disposizione dei cittadini i necessari servizi telematici.

La pensione anticipata decorrerà dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per gli iscritti ai Fondi esclusivi decorre dal giorno successivo alla cessazione dal servizio. 

In realtà una Quota 41 già esiste, cosa cambia con la nuova riforma pensioni per il 2022 

Oltre le categorie sopraindicate, si aggiungono quelle degli invalidi e dei lavoratori distinti come gravosi, cioè addetti ad attività considerate gravose per la salute del lavoratore stesso. Possono accedere se svolgono quella mansione da almeno 7 anni nel range di tempo degli ultimi 10 al momento della domanda.

La riforma della Quota 41 andrebbe ad ampliare le categorie permettendo l’estensione alla totalità dei lavoratori.

In questo caso, come spiega Tiscalinews, sarà possibile andare in pensione più di un anno prima rispetto a ciò che viene permesso adesso attraverso la pensione anticipata.

Il rischio, come spiega anche QuiFinanza, è quello di uscire dal lavoro 5 anni prima con un assegno tagliato di un quarto. 

Con il contratto di espansione concordato nel 2019 con il Decreto Crescita si crea uno scivolo pensionistico che permette di andare in pensione fino a 5 anni prima dei fatidici 67 anni d’età. 

Attualmente non tutti possono farlo perché è riservato a chi lavora nelle grandi aziende, soglia che con l’ultimo decreto sostegni di Draghi è stata abbassata a 100 addetti.

Oltre ciò si corre il rischio di ritrovarsi con una perdita economica che può arrivare fino ad 80mila euro, non proprio un’agevolazione quindi, o meglio un’agevolazione momentanea che successivamente andrebbe a favorire solamente lo stato.

Il contratto di espansione prevede la concessione di cassa integrazione straordinaria e agevolazioni per tutti i dipendenti più vicini alla pensione, a fronte di un piano di assunzioni di giovani però, dall'altra parte, potrebbe essere deleterio a lungo termine per le tasche dei lavoratori in pensione.

Riforma pensioni, l’anticipo porterebbe a perdite economiche ingenti

Il dubbio principale su questa misura riguarda la convenienza per i lavoratori che vengono avviati alla pensione anticipata: come spiegato dalla Cgil, e riportato anche da QuiFinanza, il prepensionamento comporta una forte perdita economica sia per quanto riguarda la mancata maturazione del Tfr negli ultimi anni di carriera, sia per il mancato versamento di contributi previdenziali.

In tutto ciò, si è anche stimato che chi è pronto a fare la scelta della pensione anticipata sacrificherà buona parte dei benefici economici che gli spetterebbero di diritto. Come si legge su QuiFinanza:

Abbandonare il lavoro 5 anni prima del previsto (62 anni) con uno stipendio netto da 2 mila euro al mese vuol dire avere un assegno tagliato del 22% da subito e del 10-15% nel prosieguo della vita del contribuente”.

Considerando una stima di 82 anni di vita media si calcolerebbero circa 80mila euro (Netti) di perdite per il pensionato che ha fatto richiesta in anticipo. 

Quando arriverà la riforma pensioni e quanto durerà

La prossima riforma sulle pensioni sarà proprio a fine dicembre 2021 ed inizio gennaio 2022, quando scadrà la Quota 100. Tutto ciò che verrà scelto in questi mesi e confermato a fine anno sarà in vigore fino al 2026.

Parte dell’esecutivo sembra confermare la Quota 41, ma i dubbi rimangono per via delle ingenti somme che lo Stato si troverebbe a sborsare con le pensioni anticipate: si prospetta un’impossibilità di riuscita nel far fronte a tutti i pagamenti.

Andrea Orlando, Ministro al lavoro ha già più volte annunciato la possibilità di dialogo e confronto con il governo e anche il sottosegretario Claudio Durigon sembra confermare quella via:

Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”.

La principale richiesta dei sindacati rimane quindi quella di giungere ad un definitivo superamento della Legge Fornero

Riforma pensioni, le altre proposte che si aggiungono alla Quota 41: Quota 102 e Quota mamma 

Una delle opzioni sul tavolo del Governo, in tema di riforma delle pensioni, è la Quota 102. In questo caso non si applicherebbe più lo stesso criterio di calcolo previsto per la quota 100, i cittadini potrebbero smettere di lavorare a 64 anni e con 38 anni di contributi.

Più equa rispetto alla Quota 41 in termini di numeri: non si tiene solamente conto della variabile degli anni di lavoro, ma anche di un’età minima.

Tra le altre proposte c’è la Quota mamma che, come riporta anche Fiscomania.com, permetterebbe a tutte le madri di ottenere il riconoscimento di 12 mesi per ogni figlio.

In tal modo si consentirebbe comunque di anticipare la sua età pensionabile, con un risparmio per le casse dello Stato, soprattutto se si compara con la spesa odierna per la Quota 100.

Ci sono quindi le condizioni per aprire un confronto sul tema della previdenza. Credo che le proposte di intervento che saranno prossimamente individuate e condivise non possano essere più di carattere sperimentale e transitorio, ma dovranno essere orientate, in termini di sostenibilità ed equità e di una prospettiva di lungo periodo. Dovranno avere carattere strutturale.

Questa la dichiarazione di Andrea Orlando, rispondendo ad una domanda, durante il question time alla Camera, sulle iniziative che intende mettere in campo il governo allo scadere della Quota 100.