Fino adesso si sono susseguite le proposte di Riforma Pensioni ad opera di Sindacati, INPS e altri esponenti politici. 

Tuttavia, al momento di stilare i costi per la riforma una cosa è stata chiara fin da subito, tutte le soluzioni proposte sono troppo costose. Quindi al momento è tutto da rifare, o almeno quasi.

L’allarme è stato lanciato dalla Corte dei Conti che ha pubblicato qualche giorno fa un importante documento, il Rapporto sul Coordinamento di Finanza Pubblica 2021, in cui si analizza l’intero andamento finanziario dello Stato.

Il documento consta di due dossier il secondo dei quali, dedicato alla spesa previdenziale, contiene un approfondimento su Quota 100 e le misure di pensionamento anticipato. 

Il risultato è disastroso secondo l’analisi, Quota 100 ha rappresentato una misura dal costo enorme a di nessun successo.

Ma il documento si spinge più in là avvertendo il Governo, a chiare lettere e senza mezzi termini, che qualsiasi manovra si sceglierà di attuare per le pensioni anticipate si dovranno ridurre i costi, una soluzione dispendiosa come Quota 100 non è neanche pensabile.

Quindi per Quota 41 e Quota 62, le proposte sindacali, non sembra ci sia speranza di attuazione, almeno non come sono state immaginate dai Sindacati, poiché entrambe da sole rappresenterebbero una spesa maggiore della stessa Quota 100, che il Governo non si può permettere. 

Ma in un passaggio del documento che avuto meno rilevanza per la stampa, la Corte individua anche quale può essere la strada percorribile per la Riforma Pensioni, cioè l’uscita a 64 anni con un abbassamento progressivo dell’età pensionabile. Vediamo in cosa consisterebbe la manovra.

Perché serve al più presto una Riforma Pensioni?

Facciamo prima di tutto chiarezza su qual è la situazione delle pensioni in Italia. 

La legge attuale, che si deve all’ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero, prevede il pensionamento ordinario con 67 anni e 20 anni di contribuzione. Per limitare l’effetto di questa riforma fu introdotta, in via sperimentale dal 2019 al 2021, Quota 100, con cui i lavoratori hanno diritto alla pensione anticipata con 38 anni di contributi e 62 anni di requisito anagrafico.

Quando Quota 100 sarà terminata, cioè il 31 dicembre 2021, praticamente non ci sarà più pensione anticipata in Italia, se non per alcune categorie, e avremo come effetto lo scalone dei cinque anni. Ovvero, il buco quinquennale tra la pensione ordinaria a 67 anni, che per come stanno le cose nel 2022 potrebbe essere la sola opzione, e quella con Quota 100 a 62 anni.

Obiettivo principale dei Sindacati è limitare l’impatto dello scalone sui lavoratori offrendo un'alternativa di pensione anticipata, che però allo stesso tempo abbia una riduzione minore dell’assegno pensionistico. Proprio su quest’ultimo punto lo scontro principale con le forze governative, che invece vorrebbero un'opzione con degli importi dell’assegno ancora più ridotti, al fine di limitare le spese per il pensionamento anticipato.

Per come usare Quota 100, prima della sua fine, seguite il video YouTube di TheWam.net:

La Corte dei Conti ferma Quota 41 e Quota 62 

La Riforma Pensioni dei Sindacati consiste in due proposte, Quota 41 e Quota 62 a scelta del lavoratore.

Come pensione anticipata cioè si avrebbe la possibilità di scegliere tra la pensione con il requisito anagrafico dei 62 anni, ma con meno anni di contribuzione rispetto a Quota 100, o con Quota 41, che invece tiene conto solo dei contributi versati, che devono essere pari a 41 anni.

Ora, la proposta nella sua interezza ha dei costi folli, tanto più che sul pensionamento anticipato a 62 anni non c’è accordo neanche politico. Draghi in primis ha sempre sostenuto che va aumentata l’età pensionabile in Italia.

Di molto favore invece ha goduto da sempre Quota 41, che consiste in un pensionamento concesso solo sulla base della situazione contributiva del lavoratore, e che è stata una opzione spesso sostenuta da interi schieramenti politici. La Lega ha accolto bene la proposta e il suo esponente, sottosegretario al MEF, Claudio Durigon, ha fatto sapere che anche lui appoggierà Quota 41.

Il problema sono come sempre i costi perché la sola Quota 41, così come immaginata dai sindacati, supera Quota 100 nelle spese e la Corte dei Conti non ha lasciato alternative: si deve spendere di meno per le pensioni anticipate.

Una soluzione: la pensione a 64 anni, ma non con Quota 102

E ora cosa accadrà? Se Domenico Proietti segretario UIL, intervistato da Pensioni per Tutti, ha esplicitamente dichiarato che i Sindacati continueranno a lottare per Quota 41. 

C’è una parte del documento della Corte dei Conti che è passato quasi sotto silenzio e che contiene delle indicazioni importanti a riguardo. Nel testo si dice circa il problema delle pensioni anticipate, che la normativa in corso prevede già la possibilità per le sole pensioni contributive di un pensionamento a 64 con 20 anni di contribuzione e se l'assegno pensionistico è 2,8 volte l’assegno sociale. Dunque è in questo senso che si deve andare.

Detto in parole semplici la proposta potrebbe concretizzarsi in un abbassamento graduale del limite di età pensionabile, con la possibilità del pensionamento a 64 anni esteso a tutti, ma con il solo calcolo contributivo (anche per le pensioni miste), che avrebbe un minore impatto sulle casse dello Stato.

Spiegando il tutto in parole semplici, per limitare la spesa, la pensione anticipata dovrebbe comportare una cospicua, e maggiore rispetto al passato, riduzione dell’assegno pensionistico, così non gravare sui conti pubblici.

L’opzione dell’uscita a 64 anni era già stata ipotizzata con Quota 102, identica a Quota 100 da cui differisce per i criteri anagrafici, accordando l’uscita anticipata a 64 anni e non a 62. Ma la commissione tecnica sta valutando un’uscita a 64, che differisca da Quota 102 per il calcolo dell’assegno pensionistico, con riduzioni maggiori al fine di alleggerire i conti.

Che fine ha fatto la proposta di Riforma Pensioni dell’INPS?

Altra proposta di Riforma Pensioni era venuta dall’INPS, nella persona del suo presidente Pasquale Tridico, che proponeva la creazione di una pensione mista a doppia quota.

Più semplicemente, Tridico ha proposto l’introduzione di una pensione di tipo misto in parte retributiva e in parte contributiva. 

Al raggiungimento dei 62 anni ci sarebbe l’uscita dal lavoro con la quota contributiva, il lavoratore passerebbe cioè ad un contratto part-time con la riduzione delle ore di lavoro, per le quali si riceverebbe parte dell’assegno pensionistico.

A 67 anni vi sarebbe la normale pensione di vecchiaia e il ritiro completo dal lavoro, accompagnato del versamento di entrambe le quote, cioè dell’importo intero dell’assegno.

La proposta è stata fatta allo scopo di introdurre nei posti di lavoro un sistema di staffetta generazionale, ma ha trovato da subito la disapprovazione dei Sindacati.

Inoltre, la manovra è piuttosto strutturale e si dubita ci sia il tempo di scriverla e attuarla di qui a sei mesi, quando è fissata la scadenza di Quota 100.

Il DL Sostegni bis interviene sulle pensioni con il Contratto di Espansione

Vale la pena di menzionare che con il DL Sostegni bis è stato ampliato il contratto di espansione, che adesso diventa fruibile per le aziende con almeno 100 dipendenti e non solo da 1.000 a salire come in precedenza.

Per il contratto di espansione le aziende, al fine di non licenziare, possono prepensionare con uno scivolo aziendale i loro dipendenti.

Il provvedimento non fa parte in senso stretto della Riforma Pensioni, ma piuttosto delle misure per evitare la massiccia ondata di posti di lavoro persi, come conseguenza della fine del blocco licenziamenti a luglio.

Renato Brunetta, Ministro della Pubblica Amministrazione, chiede a gran voce che il provvedimento sia aperto anche agli statali, ma per adesso il Governo non ha considerato la cosa.

Bocciata Quota 92 a favore del rinnovo di Ape Sociale

Ad ogni modo, per decidere della Riforma Pensioni i prossimi mesi saranno cruciali perché, visti i tempi di scadenza di Quota 100, qualsiasi decisione non potrà essere presa più tardi dell’autunno.

Nel frattempo dall’esecutivo governativo è arrivata però una conferma di rinnovo per il 2022 che riguarda Ape Sociale e Opzione Donna.

Ape Sociale è un anticipo pensionistico per cui servono 63 anni di età e dai 30 ai 36 di contributi. La misura può essere richiesta in specifiche situazioni e da specifiche categorie di lavoratori.

Ad esempio, se il lavoratore perde il lavoro a ridosso del pensionamento può richiedere l’Ape Sociale fino a che non abbia raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Ancora, la misura è usata da coloro che eseguono lavori gravosi, per i quali è concesso l’anticipo pensionistico al fine di interrompere l’attività lavorativa precocemente, sempre aspettando i requisiti per la pensione ordinaria.

Per la categoria delle attività usuranti Graziano Delrio, esponente del Partito Democratico, aveva proposto una Quota 92, con la quale concedere a questa categoria di lvoratori la pensione con 62 anni e 30 di contributi.

Come sappiamo però il Governo che vuole risparmiare tempo e soldi ha preferito invece prorogare la misura in vigore e cioè Ape sociale che sarà ancora disponibile nel 2022.

Opzione Donna anche nel 2022, ma è scontro su Quota Mamma

Altrettanto fortunata è stata Opzione Donna, una misura come dice la parola stessa rivolta alle sole lavoratrici che godono di un’agevolazione, la possibilità cioè di un pensionamento con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, il requisito anagrafico varia per le lavoratrici dipendenti o autonome.

Il rinnovo di Opzione Donna e Ape sociale è stata una delle richieste dei Sindacati i quali però sostengono anche che ci sia bisogno di misure aggiuntive. Tra queste propongono l’introduzione di Quota Mamma, una soluzione pensata esclusivamente per le lavoratrici madri.

Con Quota Mamma alle madri lavoratrici sarebbe accordato un bonus contributivo, con il quale andare in pensione con 12 mesi di anticipo e senza riduzione dell’assegno, per ogni figlio avuto.

Ancora una volta, a scontrarsi con le proposte sindacali sono i costi che le casse dello Stato devono ridurre.