La Riforma delle Pensioni è vicina, e dal 2022 succederanno diverse cose. Oltre alla fine di Quota 100, ormai praticamente confermata dal Governo Draghi, anche per Opzione Donna è prevista la stessa fine, data l'ultima nota OCSE sulla spesa pubblica disposta per i servizi pensionistici e assistenziali.

Ma oltre a queste spiacevoli notizie, ce ne sono di interessanti, come l'arrivo di Quota 41 come opzione pensionistica e l'estensione della platea per l'Ape Sociale.

Questo è quanto emerso dalla recente Commissione Lavoro, in cui i principali sindacati del paese (CSIL, CIGL, UIL) hanno discusso ben nove proposte di legge, tutte che dovranno comunque passare al vaglio governativo e parlamentare, anche se in tempi brevi.

Riforma pensioni 2022: ecco cosa succederà

Con la fine di Quota 100 come prima problematica per la Riforma Pensioni 2022, moltissimi pensionanti rischieranno di dover accedere all'unica opzione pensionistica tutt'ora disposta per tutti i pensionati, cioè la Riforma delle Pensioni Fornero, prevista dalla Legge 92/2012

I requisiti per accedere al servizio pensionistico è, fino al 31 dicembre 2021:

  • 67 anni come età anagrafica d'ingresso;
  • 20 anni di contributi versati come minimo.

Il particolare del 31 dicembre 2021 riguarda il fatto che la Legge Fornero prevede, a differenza della riforma Sacconi e Maroni (rispettivamente del 2010 e del 2004), il calcolo dell'aspettativa di vità non più a cadenza triennale bensì biennale.

Questo significa che entro fine 2021 avremo il nuovo calcolo, che potrebbe portare al passaggio dai 67 anni, come previsto dal 2019, ai 70 anni, età anagrafica tutt'ora prevista solo per coloro che non hanno raggiunto 20 anni di contributi, ma almeno 10. 

Come sistema è sempre stato malvisto, anche per la cattiva nomea dei 350.000 esuberi accaduti nel 2012 per la mancata concessione dell'indennizzo di mobilità, previsto per i prepensionati.

Per questo era stato proposto nel 2018 Quota 100, gemella al tempo del Reddito di Cittadinanza. Ma a differenza di quest'ultima, che rischia di venire cancellata per vari motivi, molti nel governo cercano di salvarla, invano.

Riforma Pensioni 2022: addio Quota 100, ecco Quota 41!

Senza la Riforma delle Pensioni Fornero, il pensionante poteva tentare un'uscita anticipata grazie a Quota 100, un'opzione garantita dal 2019 col Decreto legge 28 gennaio 2019 n. 26, ma a patto di raggiungere i seguenti requisiti:

  • 62 anni come età anagrafica d'ingresso;
  • 38 anni di contributi versati come minimo.

Se tu garantivi a 62 anni almeno 18 anni in più di contributi versati, l'INPS ti garantiva l'uscita anticipata. Altrimenti era fuori discussione, e dovevi aspettare cinque anni. Ora non ci sarà più da preoccuparsi, dato che ora si andrà diritti a 67 anni, se non 70

Però dipende da come andrà con questa nuova Quota. Considerata come misura previdenziale per i "precoci", cioè per coloro che non raggiungono ancora l'età standard per l'uscita pensionistica, potrebbe essere considerata come una possibile opzione.

Anche se si parla di una quota considerevole di anni di contributi, appunto 41.

Per Quota 41 saranno necessari 41 anni di contributi versati come minimo.

Questo significa che, partendo a 16 anni a lavorare, si potrebbe arrivare a 57 anni se ogni anno si sono versati i contributi. Praticamente 10 anni prima della Fornero. Ma 21 anni di contributi in più.

Se volete un riassunto, vi suggerisco il video di Pensioni & Aggiornamenti.

In pratica è un tentativo di premiare il contribuente fedele, anzi fedelissimo, che per 41 anni ha garantito il versamento dei contributi statali

Però ci sono degli ulteriori dettagli per questa opzione.

Riforma Pensioni 2022: ecco a che età con Quota 41!

Se nel mio esempio, a prova di calcolo, si potrebbe andare in pensione a 57 anni se si garantiscono 41 anni di contributi, nella realtà dei fatti è stato proposto diversamente.

L'età anagrafica per l'uscita con Quota 41 è prevista a 62 anni, la stessa età di Quota 100.

Perché 62 anni? Perché sono richiesti anche 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni. Poi dai 19 anni in poi devono essere versati 41 anni di contributi. Sembrano tantissimi come anni, infatti si aggiunge la nota INPS che spiega che tale requisito:

"può essere perfezionato, su domanda dell’interessato, anche cumulando i periodi assicurativi”

Quindi come contributi sono un mistume, anche se alcuni requisiti di base rimangono. 

Riforma Pensioni 2022: ecco quando per caregiver, disoccupati e invalidi civili

Nell'ottica delle Riforma Pensioni 2022, con Quota 41 è possibile rientrare nell'opzione di uscita anticipata anche per altre categorie lavorative, sempre nel rispetto dei contributi richiesti. Si aggiungono infatti i disoccupati, i caregiver e gli invalidi civili.

Nel caso di disoccupazione, si richiede che il licenziamento sia:

  • individuale o collettivo,
  • per giusta causa,
  • risoluzione consensuale, 
  • con termine della fruizione della NASPI da almeno 3 mesi.

Nel caso in cui sei un caregiver, cioè uno che ha in cura una persona con una patologia disabilitante e non autosufficiente, se sei un lavoratore dipendente e autonomo, hai diritto alla quota se, al momento della richiesta, assisti da almeno 6 mesi un congiunto affetto da handicap grave (si parla di il coniuge o almeno un parente di primo grado).

In caso di invalido civile, è richiesto il possesso di certificazione medica, ma deve riconoscere la presenza di un infermità fisica o psichica superiore o uguale al 74%.

Altrimenti tocca ai lavori gravosi, come quelli già previsti per l'Ape Sociale.

Riforma Pensioni 2022: Quota 41 anche per lavori gravosi! Ecco a chi tocca

Per Quota 41 si prevede anche l'uscita anticipata per chi ha fatto un lavoro gravoso, come quelli previsti per l'Ape Sociale

In questo caso il lavoratore deve aver svolto mansioni per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività

A differenza dell'Ape Sociale, il caso dei lavori gravosi è disposto in quando alternativa al primo requisito, cioè di avere almeno 30 anni di contributi se hai svolto un lavoro ordinario.

Nel caso dei lavori gravosi, servono 6 anni in più di contributi, cioè 36 anni. E questo col requisito anagrafico di 63 anni d'età per l'uscita.

La questione relativa a questa mansione è diventata cruciale proprio per l'Ape sociale, che prevede nella sua (prevista) estensione della platea anche le seguenti mansioni:

  • settore forestale (falegnami, forestali),
  • settore metallurgico (saldatori),
  • settore gastronomico (panettieri, macellai),
  • settore dei trasporti (tassisti, conducenti di autobus, tranvieri),
  • settore sanitario (portantini),
  • settore della GDO (commessi, cassieri, benzinai),
  • settore scolastico (bidelli e insegnanti di scuole elementari),

E questo per i lavori gravosi. Ma in compenso per Ape Sociale ci sono molte possibilità!

Riforma Pensioni 2022: Ape sociale viene estesa! Ecco a chi tocca

Una bella novità è nel fatto che l'Ape sociale viene estesa, così come suggerito dalla Riforma Pensioni 2022, e in particolare da quanto è stato proposto dalla Commissione Lavoro.

In questa Ape Sociale nuova si potrà beneficiare dell'uscita a patto di:

  • avere raggiunto i 63 anni di età;
  • avere almeno 30 (o 36) anni di anzianità contributiva per lavoratori ordinari (o fragili);
  • non essere titolari di pensione diretta in Italia o all'estero.

In compenso, ha il vantaggio che puoi continuare a condurre un'attività lavorativa, ma a patto che il reddito:

  • non superi gli 8.000 euro lordi se lavoratore dipendente;
  • non superi gli 4.000 euro lordi se lavoratore autonomo

Perché altrimenti l'assegno dell'Ape non arriverà mai a 1.500 euro, cifra mensile spettante dalle dodici mensilità previste. 

Altra nota particolare per chi vuole usare l'Ape è nel dover essere iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, prevista per i lavoratori dipendenti. Oppure alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (es. artigiani, commercianti e coltivatori diretti).

Altrimenti non ci sono molte possibilità, anche perché la stessa Quota 41 è rischiosa per le casse dello Stato, e per altri lavoratori.

Riforma Pensioni 2022: Quota 41 o Ape Sociale?

Il cruccio di Quota 41 per la Riforma Pensioni 2022 è anche nei costi che potrebbe richiedere alle casse dello Stato. Si parla intanto di una prima tranche di 4.3 miliardi di euro, ma già verso fine anno 2022 si potrebbe arrivare a costare oltre lo 0,4% del PIL, ovvero (riferendosi al PIL 2020) non meno di 10 miliardi di euro. 

Una quota che andrebbe ad arricchire le faraoniche spese pensionistiche di questo paese, che hanno raggiunto i 300 miliardi di euro, nel complessivo.

Questo potrebbe comportare a Draghi, nonostante tutti quegli anni di contributi da presentare, di proporre eventuagli tagli sull'assegno mensile per quelli che vogliono aderire pur di evitare la Fornero. 

E già si prevede, da quanto segnalato da pensionioggi.it, un'eventuale esclusione per alcune categorie, come:

  • i lavoratori iscritti presso le gestioni previdenziali private,
  • i lavoratori non in possesso di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995.

Quella data non è un caso, perché la riforma Dini del 1995 aveva come dettaglio lo scatto della pensione contributiva dal 1 gennaio 1996. Non a caso da lì in poi il sistema pensionistico italiano non passato dei bei anni.

Però ha il vantaggio che:

  • l’assegno spettante viene calcolato con il sistema misto,
  • l’aspettativa di vita per questa quota verrà ricalcolata entro il 2026.

Ora rimarrà capire cosa farà Draghi, se valutare di più gli aspetti positivi o quelli negativi. Oppure puntare direttamente all'allargare la platea dell'Ape Sociale, dando comunque un supporto a oltre un milione e mezzo di potenziali pensionati, tutti appartenenti alla categoria dei lavori gravosi. 

Sennò l'appuntamento sarà con questa quota 41, presentando domanda di riconoscimento presso il portale online dell'INPS o facendo richiesta presso l'ente locale dell'Istituto Previdenziale, ricordandosi comunque che:

  • la data di presentazione ha come scadenza il 1 marzo di ogni anno;
  • se online, bisogna fare accesso tramite SPID, CIE (Carta d'Identità Digitale) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). 

Sennò l'appuntamento sarà con Quota 67. O 70 anni, dipende da quello che uscirà conl calcolo dell'aspettativa di vita per fine anno 2021.