Se dal punto di vista ufficiale continua l’operazione silenzio di Draghi, che non si esprime mai in prima persona sul tema pensioni. Sono peró arrivate le prime indiscrezioni sulla Riforma che potrebbero cambiare completamente le carte in tavola. Proprio quando si era ormai certi di aver trovato la soluzione definitiva che mettesse d'accordo tutti per superare Quota 100, e cioè Quota 41, arriva infatti il colpo di scena.

Questa misura, che calcola solo i requisiti contributivi per il pensionamento senza tener conto di quelli anagrafici, dal punto di vista politico trova l’accordo di sindacati e di buona parte del governo. Ma la questione è di altra natura e, al momento di stimare i costi per una Riforma Pensioni, il problema è venuto a galla: Quota 41 costa troppo, molto più della stessa Quota 100.

E Draghi, che ha sempre evitato di esprimersi direttamente sulla Riforma Pensioni, una cosa se l’è però lasciata sfuggire, cioè che la spesa pensionistica va in qualche modo ridotta senza se e senza ma. Perché questi sono gli accordi con l'UE, che ha concesso al Premier ben 14 miliardi extra di fondi del Recovery Plan.

Dunque se ci sarà una Riforma Pensioni dovrà introdurre misure più economiche e funzionali di Quota 100. E al momento la stima dei costi dice che Quota 41 o l’uscita a 62 anni non lo sono, anzi sarebbero molto più dispendiose per lo Stato.

Resta però da chiarire in che modo il governo a questo punto vorrà intervenire per colmare il problema dello scalone dei cinque anni e dei 67 anni della legge Fornero.

Tuttavia, sembra che l’esecutivo stia attuando la politica di prendere tempo, lasciando che Quota 100 scada e togliendosi così davanti una misura scomoda e costosa, senza fare rumore.

Tutto quello che sappiamo sulla Riforma Pensioni fino adesso

Se ripercorriamo le tappe, il mese scorso destó molto scalpore l’annuncio fatto dal Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che cioè il Governo non aveva intenzione di introdurre nessuna Riforma Pensioni.

Il problema, come molti sanno, si pone a partire dal 2022 quando Quota 100 non sarà più in vigore e si tornerà al pensionamento ordinario della Legge Fornero.

Terminata questa misura infatti, che accorda ai lavoratori con 62 anni e 38 di contributi il pensionamento anticipato, non ci sarà più alcuna possibilità di uscire dal lavoro prima dei 67 anni. Si creerà così un gap quinquennale, che è il famoso scalone dei cinque anni di cui tanto si parla.

Alla notizia che il governo sarebbe rimasto con le mani in mano facendo scadere Quota 100 nel silenzio più totale, i Sindacati hanno cominciato il loro battaglia chiedendo a gran voce una Riforma Pensioni.

Al pressing sindacale il Ministro ha dovuto cedere e accettare di avviare una trattativa per una Riforma, che a suo dire dovrebbe essere pronta prima che termini Quota 100, ma della quale nei fatti non c’è traccia se non come proposte. 

Ricordiamo che alla scadenza di Quota 100 mancano poco più di sei mesi, nei quali il governo dovrebbe scrivere ed emanare legalmente la Riforma Pensioni, e sono davvero pochi per aspettarci grandi cambiamenti.

Perché Quota 41 non è più appetibile come alternativa a Quota 100

La proposta dei Sindacati, sulla quale il Ministro Orlando ha promesso apertura e confronto totali, consiste in una Quota 41 affiancata alla possibilità di uscita a 62 anni compiuti. Cioè, il lavoratore avrebbe due alternative di uscita precoce dal lavoro una raggiunti 41 di contribuzione e un’altra invece raggiunti i 62 anni di età.

Sulla possibilità di un’uscita a 62 anni, che alcuni hanno chiamato Quota 62, il governo ha sempre fatto muro, ma per Quota 41 sembrava ci fossero buone probabilità. Soprattutto quando a favore della sua introduzione si era espresso anche il sottosegretario del MEF, Claudio Durigon, esponente della Lega, partito che da anni si batte per una Quota 41 allargata.

E se in effetti Quota 41 non ha grandi nemici politici, dal punto di vista ideologico, al momento di analizzare i costi della proposta sindacale si è reso evidente che il Governo non potrà mai attuare una Riforma più costosa di Quota 100 e dai risultati incerti.

Ovviamente resta la possibilità di aggiustare la misura dal punto di vista economico, ma in fondo siamo tornati nell’incertezza più totale.

Superare Quota 100 con la Riforma Pensioni INPS

Un’altra proposta di Riforma Pensioni al vaglio del governo è quella scritta dall’INPS che è stata spiegata nel dettaglio dal presidente Pasquale Tridico.

Ma questa ha una serie di problemi, in primo luogo non trova il plauso dei Sindacati che hanno già annunciato che lotteranno solo ed esclusivamente per la loro proposta e che quella dell’INPS non li convince affatto.

Soprattutto, perché obiettivo sindacale è quello di fare in modo che l’importo della pensione sia ridotto il meno possibile quando si sceglie il ritiro anticipato, problema che la Riforma Pensioni dell’INPS non risolverebbe.

In secondo luogo, come abbiamo detto, nelle intenzioni del governo vi è quella di attuare misure minori, dal punto di vista del tempo e dei costi, mentre quella di Tridico è una riforma piuttosto strutturale del sistema pensionistico italiano. 

Seconda la quale la pensione dovrebbe essere di tipo misto è costituita da una parte retributiva e una parte contributiva. Per la retributiva ci sarebbe il pensionamento possibile già dai 62 anni, mentre la retributiva seguirebbe l’iter classico del pensionamento a 67 anni. Così ci sarebbe una riduzione graduale delle ore di lavoro prima dell’uscita e si potrebbe incentivare la staffetta generazionale.

Il nuovo video YouTube di Mondo Pensioni illustra nel dettaglio la proposta dell’INPS:

Si salvano Opzione Donna e APE Sociale, ma i sindacati chiedono Quota Mamma

Che le intenzioni del governo non siano quelle di stravolgere, per ora, il mondo delle pensioni sembra anche chiaro dal fatto che, piuttosto che introdurre nuove misure per lavoratrici e lavori usuranti, si è preferito prorogare le soluzioni già attive come Opzione Donna e APE Sociale.

Al posto di pensare a misure ex novo quale potesse essere la Quota 92 per i lavori gravosi proposta da Graziano Delrio del PD.

Tra le proposte per la Riforma Pensioni sindacale vi era infatti anche la richiesta di rinnovo per Opzione Donna e APE Sociale e almeno su questo il governo ha fatto sapere che non ci saranno problemi.

Opzione Donna è un’opzione per le sole lavoratrici che possono pensionarsi a 58 anni, se sono dipendenti, o 59, se sono autonome, e con 35 anni di contributi.

Resta da chiarire come si esprimerà il governo in merito a Quota Mamma, che i sindacati vorrebbero affiancare alla misura già esistente e che consentirebbe un bonus contributivo di un anno per ciascun figlio.

APE Sociale è invece una misura più allargata e di tipo diverso, che consiste in un anticipo pensionistico, di cui alcune categorie possono beneficiare raggiunti 63 anni e 30/36 di contribuzione.

Nel caso dei lavori gravosi, l’APE Sociale può essere richiesto per aspettare i requisiti della pensione ordinaria smettendo così di lavorare prima e ricevendo il sussidio.

Nel DL Sostegni bis l’uscita a 62 anni come alternativa al licenziamento

Una manovra importante per le pensioni potrebbe essere contenuta nel DL Sostegni bis ed è il cosiddetto contratto di espansione. Tecnicamente si tratta di uno scivolo pensionistico aziendale di cinque anni, cioè la possibilità di andare in pensione a 62 anni.

La misura esiste già ma il DL Sostegni bis la vorrebbe ampliata anche alle aziende con almeno 250 dipendenti, mentre ora riguarda solo quelle con almeno 1.000 lavoratori.

Nei piani del governo la misura dovrebbe limitare i danni causati a luglio 2021 dalla fine del blocco licenziamenti, creando la pensione anticipata come alternativa al licenziamento.

I Sindacati chiamati ad esprimersi sull’argomento hanno ammesso che la misura nell’immediato potrebbe anche ottenere dei risultati, ma, poiché esse riguarda per altro solo una piccola cerchia di dipendenti del settore privato, non risolve alcuno dei problemi strutturali del sistema pensionistico.