Sembra fatta! Una strada per la riforma delle pensioni c'è. Bisogna ora trovare la sintesi delle due proposte che sono rimaste in piedi e che sembrano accontentare un po' tutti. Da un lato la richiesta della Lega di Salvini di Quota 41, indipendentemente dall'età anagrafica; dall'altra la richiesta dei sindacati di avere maggiore flessibilità, proponendo 62 anni come età anagrafica per andare in pensione. C'è anche una proposta dell'Inps su una pensione mista. Ma spetterà ora a Mario Draghi, alla guida del governo italiano, trovare la quadra per superare Quota 100 che termina la sua esperienza a fine 2021.

Pensioni: dal 2022 tutti a 67 anni senza riforma

Quota 100, il sistema di pensione sperimentale introdotto nel 2019, sta per andare in pensione. Il 31 dicembre 2021, termina il programma che consente di andare in pensione in modo anticipato sommando ai 62 anni di entà anagrafica i 38 anni di contributi. Dal 1 gennaio 2022 torna lo scalone di 5 anni, ossia chi deve andare in pensione dovrà aver maturato 67 anni di età. Quota 100 non è stato un successo, perchè comuqnue richiede a chi aderisce di rinunciare ad una percentuale della pensione che gli spetterebbe rispettando l'età anagrafaci dei 67 anni oppure il requisito contributivo a 42 anni e 10 mesi per i lavoratori e per le lavoratrici 41 anni e 10 mesi. Sapendo che dal 1 gennaio 2022 si dovrà lavorare ancora 5 anni, ecco che per chi maturasse i requisiti del Quota 100, sarebbe auspicabile verificare con un CAF o commercialista di fiducia il vantaggio di andare in pensione. Tuttavia sembrano comunque confermate APE sociale e Quota 41 per chi ha i requisiti previsti oggi da questi due strumenti di pensione. 

Andare in pensione prima con lo scivolo dei 7anni

Il futuro è dei giovani, e questo è un pensiero che Mario Draghi ha sempre espresso sin dal suo insediamento come presidente del Consiglio dei Ministri e prima ancora quando introdusse più di un anno fa il concetto di debito buono e debito cattivo, sostenendo che fare debito cattivo significava dare un fardello alle nuove generazioni. Per lasciare il posto ai giovani nel mondo del lavoro, premettendo che ci siano le condizioni per l'occupazione, ci pensa l'isopensione che, nel settore privato, e per aziende con oltre 15 dipendenti, offre una prestazione di accompagnamento alla pensione. L'isopensione offre, in un'azienda privata, ad un dipendente con un contratto a tempo indeterminato che matura i requisiti di contribuzione o di età anagrafica entro 4 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro, di andare prima in pensione. Si tratta dello scivolo dei quattro anni che è stato portato a sette anni con la legge 205/2017 nel triennio 2018-2020. Un emendamento alla legge di bilancio 2021 ha prorogato questo scivolo fino a dicembre 2023.

Ad esempio chi nel 2021 ha 35 anni di contribuzione (34 anni per le donne), sfruttando lo scivolo dei 7 anni, può fare domanda per andare in pensione anticipata. Questo sistema sarà concesso fino al 2023, con ultima finestra novembre di quell'anno. 

La riforma delle pension parte da  Quota 41

La proposta della Lega che sembra comunque non essere sgradita alle altre forze politiche è l'introduzione, in realtà si tratta di un'estenzione, di QUota 41 che già oggi è concessa a chi assiste un famigliare con un handica grave. Non modificando questa opzione, quota 41 sarebbe estesa a tutti, permettendo a chiunque di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica. Per la pensione di anzianità ricordiamo che oggi sono necessari 42 anni e 10 mesi per i lavoratori e per le lavoratrici 41 anni e 10 mesi. 

Quota 41 implica comunque il fatto che si sia iniziato a lavorare molto priesto, da giovani. Chi infatti ha iniziato a 19 anni, con questa opzione potrebbe andare in pensione avendo compiuto 60 anni. Il requisito per poter andare in pensione con 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall'età anagrafica è quello di aver almeno 12 mesi di contribuzione maturati nel periodo precedente al compimento del 19° anno di età.

Quota 41 rimane per chi assiste un famigliare al quale l'ASL ha riconosciuto l'handicap grave come ai sensi dell’articolo 3, III comma, della legge 104/1990

Come spiegato dall’Inps, possono anticipare l’accesso alla pensione coloro che - al momento della domanda di pensionamento - assistono da almeno sei mesi uno tra:

  • coniuge o parente di primo grado convivente;
  • parente o affine di secondo grado qualora i genitore o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto 70 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti o mancanti.

 

 

Pensioni: confermata APE Sociale

Si può andare in pensione prima rispetto ai requisiti previsti dalla Legge Fornero anche attravrso l'APE Sociale. APE sta per anticipo pensionistico e può essere richiesto da alcuni lavoratiri che hanno determinati requisiti. In pratica dà la possibilità a chi ha un'età di 63 anni di andare in pensione prima rispetto alle condizioni imposte con la legge Fornero. 

Si trata di un assego di accompagnamento per 12 mesi pari alla pensione certificata al momento della richiesta ma in ogni caso non potrà essere superiore a 1.500 euro lordi.

Possono richiedere l'APE Sociale chi assiste  un famigliare cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990. Secondo l'Inps i Caregivers possono accedere all'APE sociale a condizione che siano in possesso di almeno 30 anni di contribuzione e, al momento della richiesta, assistere da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Dal 1° gennaio 2018 la legge 205/2017 ha incluso anche i soggetti che assistono, un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. 

Inoltre possono richiedere l'APE sociale anche gli invalidi che siano in possesso di almeno 30 anni di contribuzione ed essere stati riconosciuti invalidi civili di grado almeno pari al 74 per cento.

All'APE sociale possono accedere anche i disoccupati senza ammortizzatori con 30 anni di contributi, i lavoratori con 36 anni di contributi che svolgono un lavoro ritenuto pesante (e lo hanno svolto in via continuativa per almeno sei anni negli ultimi sette, nonché per almeno sette anni negli ultimi dieci), le lavoratrici madri sfruttando la riduzione di un anno di contribuzione per ogni figlio, per un massimo di 2 anni con il requisito contributivo di 30 anni (lavoratrici dipendenti) o 36 anni (lavoratrici autonome). 

 

Per chi nel 2020 aveva i requisiti poteva fare domanda entro il 31 marzo 2021. Ma è possibile presentarla anche tra il 1° aprile 2021 ed il 15 luglio 2021 (istanza intermedia) oppure tra il 16 Luglio 2021 ed il 30 Novembre 2021 (istanza tardiva).