Bomba pensioni: Draghi imita la Fornero! La svolta!

Dal 31 dicembre 2021 la misura Quota 100 non sarà più accessibile ai lavoratori. Cosa succede se il Governo italiano non prende una decisione sulla Riforma pensioni? Perché il premier Draghi dovrebbe approvare una Riforma pensioni improntata sulla Legge Fornero bis? Non sono mancate le proposte presentate dai sindacati su interventi decisivi post Quota 100, ma anche i partiti si sono mossi per il superamento della Riforma Fornero. Lo stesso presidente dell’INPS, Pasquale Tridico ha formulato un quadro di pensionistico proiettato in direzione del lungo termine. Alcune proposte sono state bocciate a priori per la poco sostenibilità, altre perché non rientravano nel beneplacito dell’Europa che chiede all’Italia l’introduzione di regole più ferree che imitano la Legge Monti-Fornero. Qualcun’altra seppur a malincuore mantiene ancora gli standard dell’ammissibilità.

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Il dossier sulla Riforma pensioni è ancora dormiente. Il Governo italiano non ha ancora dato vita alla Riforma pensioni che dovrebbe contenere i principi della flessibilità di uscita. Tutto, verrebbe stravolto dal 1° gennaio 2022.

Dal 31 dicembre 2021 la misura Quota 100 non sarà più accessibile ai lavoratori. Pare, infatti, che tale misura risulti troppo snervante per le Casse dello Stato. Senza tralasciare che la misura sperimentale varata dal governo M5s-Lega viene da tempo bandita dall’Europa, secondo cui prevale il carattere d'iniquità. In questo tira e molla infinito, il Governo italiano non ha ancora preso una reale posizione.

Nel Recovery fund non è prevista alcuna soluzione per lasciare il lavoro prima della veneranda età dei 67 anni previsti dalla Legge Fornero. Né, tantomeno, sono previste delle tattiche per controbilanciare la conclusione della misura sperimentale Quota 100, che chiude il suo ciclo triennale andandosi a consumare definitivamente entro la fine dell’anno in corso.

A partire dal 1° febbraio 2022 l’uscita flessibile anticipata a 62 anni potrebbe essere accessibile solo per la tutela delle categorie svantaggiate, come ad esempio la misura Ape sociale.

L’incubo della Legge Fornero aleggia sulla Riforma pensioni

Non sono mancate le proposte presentate dai sindacati su interventi decisivi post Quota 100, ma anche i partiti si sono mossi per il superamento della Riforma Fornero. Lo stesso presidente dell’INPS, Pasquale Tridico ha formulato un quadro di pensionistico proiettato in direzione del lungo termine. Alcune proposte sono state bocciate a priori per la poco sostenibilità, altre perché non rientravano nel beneplacito dell’Europa che chiede all’Italia l’introduzione di regole più ferree che imitano la Legge Monti-Fornero. Qualcun’altra seppur a malincuore mantiene ancora gli standard dell’ammissibilità.

Cosa succede se il Governo italiano non prende una decisione sulla Riforma pensioni? Entro il 31 dicembre 2021, in assenza di misure di flessibilità d’uscita, l’unica opzione che resta ai lavoratori a partire dal 1° gennaio 2022 è quella di uscire dal lavoro con la pensione di vecchiaia con il raggiungimento dei 67 anni di età con un’anzianità contributiva minima di anni 20, o ancora la possibilità di acceder alla pensione anticipata contributiva con 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici, requisito aumentato di un anno per i lavoratori portandosi a 42 anni e 10 mesi.

D’altra parte, in questo contesto non si tiene conto degli adeguamenti ISTAT disposti sull’aspettativa di vita, che spingerebbero l’età pensionabile in avanti di 3 mesi ogni due anni sino al 31 dicembre 2026, quindi portando in aumento il requisito previsto per la pensione di vecchiaia. Mentre, a partire dal 2027 viene aumentata di 2 mesi ogni due anni l’adeguamento sulla pensione anticipata e sulla pensione di vecchiaia.

Non si esclude che per l’aggiudicazione dei miliardi previsto col Recovery fund, l’Italia abbia dovuto offrire a Bruxelles delle garanzie che portino a rimodulare in ribasso la spesa previdenziale.

Riforma pensione parte con l’addio definitivo alla misura Quota 100

Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico nel convegno tenutosi il 27 aprile scorso sull’argomento: “Pensioni: 30 anni di Riforme”, ha sottolineato in più punti la necessità per il Paese di avanzare una Riforma previdenziale lanciata sul lungo periodo.

Secondo il presidente dell’INPS è evidente che la Riforma pensioni per essere sostenibile deve camminare su due binari. Il primo che garantisca la possibilità per il lavoratore di poter accedere a un’uscita anticipata flessibile, con maggiori tutele per le categorie dei lavoratori fragili, disoccupati, gravosi e anziani.

L’altro punto ruota sull’introduzione di una misura proiettata nel lungo periodo, comprendendo maggiori garanzie per i giovani, incentivi diretti alla formazione e programmando una flessibilità strutturale.

Il Governo italiano (forse) non è del tutto pronto a superare la Legge Fornero, né tantomeno a risolvere la questione del gap di 5 anni. Occorrerebbe soppiantare la misura sperimentale Quota 100, con l’immissione nel sistema pensionistico italiano di misure efficaci, anticipate, flessibili e sostenibili capaci di subentrare pienamente alle misure Opzione donna e Ape sociale.

Il tutto incastonato in una misura pronta a garantire al lavoratore la possibilità di scegliere un’uscita anticipata dal lavoro a 62 anni di età o, ancora, con l’innesco della misura Quota 41 per tutti i lavoratori senza in vincolo anagrafico a partire dal 2022. D’altra parte, occorre sottolineare che quest’ultima misura non è innovativa, ma piuttosto “recidiva”, fino ad oggi sempre bocciata per la poco sostenibilità delle Casse dello Stato.

A dire il vero, nell’ipotesi in cui il Governo italiano abbraccerebbe una Fornero bis, i lavoratori non avrebbero alternativa che uscire dal lavoro a 70 anni di età.

Perché il premier Draghi dovrebbe approvare una Riforma pensioni improntata sulla Legge Fornero bis? Per ottenere il benestare dell’Europa che in più occasioni ha richiamato l’Italia nel promuovere misure improntate sulla Riforma Monti – Fornero. In altre parole, sarebbe molto più gradito a Bruxelles un sistema pensionistico dettato su una sforbiciata sulle pensioni che spingerebbe in un rientro del debito pubblico.

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Il presidente Tridico: quanti pensionati sono usciti con Quota 100?

Non sarà più possibile utilizzare la misura flessibile anticipata Quota 100 dopo la fine dell’anno. Da questo punto, ossia dopo il 31 dicembre 2021, raggiungere la meritata pensione diventerà più difficile.

La fine di Quota 100 lascia un vuoto di 5 anni, un periodo temporale che non consentirebbe una via di fuga anticipata flessibile valida. A questo punto, ai lavoratori non resterebbe altro che gettare le braccia alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età e minimo 20 anni di contribuzione.

In merito alla svolta sulla Riforma pensioni, il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica ha spiegato la necessità d'intervenire al fine di garantire una riedizione dell’impianto previdenziale italiano. La fine della misura sperimentale Quota 100 dovrebbe spingere ad affrontare il futuro pensionistico in uno spazio temporale che si restringe ogni giorno di più.

Il presidente Tridico, in merito alla misura sperimentale ha spiegato che sono appena 286.226 i pensionati che hanno goduto dell’uscita flessibile Quota 100 per andare in pensione con l’istanza favorevole alla data del 2 marzo 2021. Un numero di appena 82.394 sono le lavoratrici in pensione con Quota 100, mentre circa 203.832 risultano essere i lavoratori. Per una spesa totale di circa 10 miliardi contro i 19 nel triennio.

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Riforma pensioni: una proposta montata in due tempi

Secondo Tridico la Riforma pensioni dovrebbe prevedere la durata dell’aspettativa di vita contraddistinta per ogni lavoratore. In un modello pensionistico che mirerebbe a ridimensionare in ribasso il coefficiente del 2,8 sino a 2,5 riprodotto sulla pensione minima con 64 anni di età. In più, verrebbero particolarmente favorite le lavoratrici che potrebbero ottenere un aumento del coefficiente calcolato su ogni figlio.

L’obbiettivo da perseguire, secondo il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, resta quello di adottare più strategie per giungere a una Riforma pensioni flessibile, ma soprattutto sostenibile per la spesa pubblica.

  • prevista la scissione in due quote pensioni. In cui, la prima parte garantisce un’uscita flessibile a 62 o 63 anni di età con un assegno pensionistico improntato sul sistema contributivo e con minimo 20 anni di contribuzione. La seconda quota pensione porterebbe a ricalcolare l’assegno pensionistico al raggiungimento dei 67 anni di età incollato sul sistema retributivo;
  • particolari agevolazioni sono previste per le lavoratrici che potrebbero richiedere un anticipo di un anno calcolato per ogni figlio. Viceversa, potrebbero richiedere l’incremento del coefficiente di trasformazione della pensione;
  • condizioni vantaggiose per i lavoratori impiegati in mansioni usuranti o gravosi, che potrebbero richiedere l’anticipo di un anno calcolato su ogni 10 anni di attività lavorativa. Viceversa, potrebbero richiedere l’incremento del coefficiente di trasformazione della pensione;
  • attivazione del fermo sulla durata dell’aspettativa di vita;
  • attivazione di una forma di “staffetta generazionale” che porterebbe a rimodulare i contratti dei lavoratori “anziani” spingendoli verso una trasformazione contrattuale improntata sul part-time. Così arricchirebbero il flusso generazionale garantendo le nuove assunzione. In altre parole, si tagliano i contratti vecchi permettendo l’assunzione dei giovani lavoratori assicurando il canale di ricambio generazionale;
  • verrebbe regolato un contratto di espansione attivabile a 60 mesi dalla pensione;
  • verrebbe regolata l’indennità di disoccupazione NASpl;
  • prevista l’attivazione della diminuzione dei contributi per il 2021.

Pensioni: ipotesi Quota 102 o Quota 41

Le previsioni in materia pensionistica sul dopo Quota 100 sono diverse, in altre spingono verso un differimento delle misure Opzione donna e Ape sociale, altre stringono su Quota 102 o Quota 41. In breve le due misure si differenziano in base a diversi elementi, tra cui:

  • attraverso la misura Quota 102 i lavoratori potrebbero accedere a un’uscita anticipata flessibile con 64 anni di età e un’anzianità contributiva minima di 38 anni;
  • attraverso la misura Quota 41 i lavoratori potrebbero andare in pensione con perfezionamento di 41 anni di contribuzione, senza il vincolo dell’età anagrafica.