Lo scorso anno il nodo riforma pensioni non è stato sciolto. Piuttosto, gli interventi hanno avuto lo scopo di risolvere urgenze. È il caso dell’abbandono di Quota 100, che ha visto il termine il 31 dicembre 2021, e la ricerca di una soluzione che potesse attutire i duri colpi di un immediato ritorno alla Legge Fornero e che si è tradotto, nel 2022, con l’introduzione di Quota 102. 

Ora, dopo la pausa dettata dalle elezioni del Presidente della Repubblica, e con Draghi ancora al governo, si ricomincia a lavorare su nuove opzioni e formule di pensionamento anticipato, facendo fronte anche alle divergenze tra il governo, determinato a trovare soluzioni che non pesino eccessivamente sulle casse dello stato, e i sindacati, che richiedono maggiori flessibilità d’uscita.

L’obiettivo? Correggere la Legge Fornero, in tempo per il Def di aprile, per farsi trovare pronti una volta concluso il 2022 e con linee guida da seguire già a partire da gennaio 2023. 

D’altra parte, il Premier Draghi ha 11 mesi di tempo prima delle elezioni politiche del 2023 e prima della scadenza di Quota 102, introdotta per un solo anno e che non riesce ad accontentare le esigenze di misure più economicamente sostenibili. 

Intanto, è il 7 febbraio la data della prima verifica politica tra governo e sindacati. Non più misure tampone, bensì una strutturale riforma delle pensioni e un accordo su misure per giovani e donne. 

Riforma pensioni, si riparte nel 2022: quali sono le novità di questo nuovo anno

Il 2021 non ha visto una sostanziale riforma delle pensioni, quanto l’impegno di introdurre nuove norme e soluzioni perché il ritorno alla Fornero (pensione di vecchiaia con uscita a 67 anni di età e 20 di contributi) non risultasse troppo brusco. 

Ma l’intenzione è chiara: il ritorno ci sarà, ma più graduale e con un sistema che metta ordine e stabilità, facendo a meno di “misure tampone” che non sciolgono i nodi alla base. 

Il 2022, dunque, è l’anno dell’introduzione di Quota 102, in sostituzione a Quota 100, che permetterà di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro con 64 anni di età e almeno 38 di contributi e il cui scopo è per lo più creare un cuscinetto per i circa 16.800 italiani che la sfrutteranno. 

Per Quota 102 è tutto pronto: INPS ha comunicato le modalità per presentarne domanda, ma solo per tutto il corso del 2022. È per questo motivo che le soluzioni devono essere trovate prima del prossimo anno. 

Quota 102, però, non è l’unica “novità” di questo nuovo anno. Con l’introduzione di questa nuova misura, viene confermata anche Opzione Donna, senza alcuna revisione dei requisiti e che può, quindi, essere richiesta da: 

lavoratrici dipendenti con età pari o superiore a 58 anni e lavoratrici autonome con età pari o superiore a 59 anni e con un’anzianità contributiva pari a 35 anni. 

Ancora, a essere riconfermata è anche l’Ape Sociale. La platea dei beneficiari è stata estesa: le categorie coinvolte passano da 15 a 23. 

Riforma pensioni, cosa succederà nel 2023: il taglio del 3% sulla quota retributiva

Se c’è una cosa certa è che il governo non ha intenzione di continuare su misure come Quota 102. Sostenibilità è la parola d’ordine, così come l’intenzione di migrare in via definitiva al sistema interamente contributivo. 

Si ricorda, infatti, che il calcolo dell’assegno pensionistico, a seconda della prestazione, può avvenire su: 

sistema contributivo: in base all’ammontare dei contributi versati; sistema retributivo: in base alle ultime retribuzioni alla fine della carriera. 

Tra le ipotesi messe in campo, una soluzione anticipata a partire da un’età minima, la quale non è ancora stata stabilita, ma potrebbe essere presumibilmente 63 o 64 anni, con un taglio del 3% sulla quota retributiva per ogni anno di anticipo rispetto all’età per la vecchiaia. 

In sostanza, il lavoratore può scegliere di andare in pensione in anticipo, ma con una penalizzazione sull’assegno nella sua parte retributiva. Una proposta simile a quella di Pasquale Tridico che, invece, proponeva l’anticipo della sola quota contributiva con la cessione di quella retributiva una volta raggiunta la soglia di vecchiaia. 

Di certo, tale proposta avrebbe un impatto non indifferente proprio su coloro per i quali quella quota retributiva pesa tanto, in particolare i più anziani e chi è entrato prima nel mondo del lavoro. 

Riforma pensioni, l’intesa tra governo e sindacati: cosa aspettarsi dall’incontro del 7 febbraio?

Un primo tavolo tecnico governo- sindacati si avrà il 3 febbraio, ma è già fissato il prossimo incontro al 7 febbraio. 

Se da una parte le elezioni del Presidente della Repubblica si sono chiuse con Draghi ancora al governo, dall’altro è indubbio che proprio le elezioni abbiano generato nuovi disquilibri. Inoltre, il dialogo tra governo e sindacati dovrà trovare soluzioni concrete alle divergenze. 

È probabile che gli incontri verteranno su alcuni dei temi più caldi e sui quali potrebbero nascere ulteriori contrasti, in particolare: 

la maggiore flessibilità di uscita; soluzioni per i giovani per i quali la fragilità del mercato del lavoro rischia di avere un enorme impatto sulle pensioni; soluzioni per le donne lavoratrici. 

Per quanto riguarda il primo punto, i sindacati richiedono una maggiore flessibilità di uscita, una volta che Quota 102 avrà fatto il suo corso, con proposte di uscita anticipata a partire dai 62 anni di età oppure senza limiti all’età anagrafica e con 41 anni di contributi per il 2023. Inoltre, la richiesta è che non vi siano tagli importanti sull’assegno pensionistico (il che non combacia granché con la proposta di uscire anticipatamente del lavoro, ma con un taglio sulla quota retributiva).

Preoccupante è poi lo scenario futuro dei giovani del nostro Paese, con la prospettiva di entrare in pensione una volta raggiunti i 70 anni e con assegni pensionistici quasi insignificanti, a causa di carriere discontinue e tenendo conto del calcolo interamente contributivo verso il quale si sta avanzando. 

Riforma pensioni e misure per le donne: le opzioni possibili

Problemi simili interessano anche le donne alle quali, come per i giovani, dovrebbero essere garantite delle coperture per i periodi in cui non si sono versati contributi (per esempio, periodi di formazione, di disoccupazione o periodi in cui ci si è occupati della famiglia). 

Ma per le donne, il governo è al lavoro per trovare nuove soluzioni, indirizzate anche a sostenere le madri lavoratrici, per esempio con l’estensione di bonus simili anche per i periodi di maternità. 

Inoltre, tra le ipotesi spiccherebbe un ulteriore bonus per le madri lavoratrici: uno sconto contributivo di 12 mesi per ogni figlio. 

Online il nuovo servizio INPS per sapere come e quando andare in pensione

Le novità in arrivo, ma anche quelle introdotte a partire dal 2022, possono aumentare confusione e spaesamento da parte di coloro che si avvicinano all’età pensionabile e, specialmente, per coloro che hanno intenzione di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. 

Scelte cruciali e per le quali c’è bisogno di un’idea precisa non solo delle più recenti decisioni sul sistema pensionistico, ma anche sulla propria personale situazione. 

È per questo motivo che il nuovo servizio online, PensAMI di INPS, potrebbe risultare fondamentale per capire quale sarà il percorso per il raggiungimento della pensione. Per avere maggiori informazioni su questo strumento, che permette di conoscere tutti i trattamenti pensionistici oggi in vigore e le modalità per anticipare la pensione, consigliamo anche la lettura del nostro approfondimento.