La Legge di Bilancio si avvia l’iter conclusivo e intanto rimane aperta la questione legata alla Riforma Pensioni, con un nuovo incontro tra Sindacati e governo Draghi tenutosi il 16 novembre.

Quello che appare evidente fino adesso è, dal punto di vista della pensione di vecchiaia ordinaria, che questa almeno fino al 31 dicembre 2024 sarà congelata a 67 anni, come stabilito dalla Riforma Fornero, e non ci sarà nessun aumento dell’età pensionabile.

Complesso rimane invece il fronte relativo alle pensioni anticipate, per cui la Legge di a Bilancio finora ha previsto l’addio a Quota 100 nel 2022 e al suo posto un sistema progressivo un innalzamento del requisito anagrafico con Quota 102 a 64 anni, e poi Quota 104 a 66 anni. Fino a portare nel 2024 alla sola pensione di vecchiaia a 67 anni.

Il problema è rappresentato adesso non tanto dalla misura che sostituirà Quota 100 visto che il sistema sembra essersi stabilizzato con Quota 102, ma da quali modifiche strutturali saranno apportate alla pensione Fornero, onde evitare che salga ancora l’età del pensionamento e che ci sia poca flessibilità in uscita.

In ogni caso, è stato confermato dal Ministro dell’Economia Daniele Franco che per adesso, pensioni anticipate a parte, la pensione di vecchiaia sarà congelata per almeno due anni a 67 anni.

Questo perché le modifiche all'età pensionabile sono calibrate in base ai dati ISTAT sulla speranza di vita media degli italiani. 

La pandemia di Covid-19 ha però portato ad una diminuzione delle aspettative di vita e il sistema pensionistico, che ovviamente non contempla la possibilità di ridurre l’età minima di pensionamento, ha scelto almeno di congelarla per due anni fino al 2024.

Dall’esecutivo Draghi è arrivata poi la proposta di un cambio nel sistema generale delle pensioni con un ritorno al sistema contributivo puro, ma con l’introduzione di cambiamenti che garantiscano la flessibilità.

Tante novità riguardano poi le misure speciali di pensione anticipata a partire dalla nuova Quota 82 con il pensionamento a 62 anni, per finire con i più classici Ape Sociale, Opzione Donna, Rita, Quota 41 precoci per alcune dei quali sono previsti grandi cambiamenti.

Nuovo incontro governo-sindacati per la Riforma Pensioni. Restano Quota 102 e Quota 104

Partiamo con le pensioni anticipate e con quello che è stato per mesi, forse per un anno intero, il fulcro della discussione attorno alla Riforma Pensioni: Quota 100.

Senza dilungarsi troppo, di questa misura si è parlato tanto e come è noto essa terminerà a fine dicembre con la sua opportunità di un’uscita anticipata dal lavoro applicabile con 38 anni di anzianità contributiva e 62 anni di età.

A partire dal 1 gennaio 2022 con la Riforma Pensioni Draghi il requisito contributivo rimane uguale (38 anni), ma si alza l’altro, cioè quello anagrafico, che diventa 64 anni, per il pensionamento con Quota 102.

Quota 102 avrà un tempo di attivazione di soli 12 mesi e terminerà con la fine del 2022, poiché in modo automatico si attiverà Quota 104, cioè il requisito anagrafico salirà di altri due anni, fino ad arrivare a 66 anni.

Dall’inizio del 2024 la pensione anticipata sarà affidata invece alle sole misure speciali alcune delle quali, come Quota 82, Ape Sociale, ampliate allo scopo di colmare questa lacuna, ma di fatto vi sarà il ritorno alla Fornero con il pensionamento di vecchiaia a 67 anni di età, che nel frattempo non subirà cambiamenti.

Insomma, dopo tale data l'accesso anticipato alla pensione sarà possibile solo per categorie lavorative e gruppi specifici e con una netta differenza tra lavoratori pubblici e privati.

Draghi chiede che la Riforma Pensioni riporti al sistema contributivo puro

In questa “carica dei 101”, con Quota 100, Quota 102 e Quota 104, che fine fa la pensione di vecchiaia ordinaria?

Un punto infatti su cui molte parti concordano è che al di là delle quote è necessario apportare modifiche strutturali al sistema pensionistico.

L’esecutivo governativo, come confermato di recente dal Ministro Del Lavoro Andrea Orlando, vorrebbe il ritorno ad un calcolo basato esclusivamente sul sistema contributivo, ma con un rimodellamento più flessibile onde scongiurare un ritorno a 360 gradi alla legge Fornero.

In effetti, chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 e gode di un sistema di calcolo della pensione basato sul contributivo puro ha già la possibilità di un accesso anticipato a 64 anni.

Tuttavia, il problema è rappresentato dai sindacati che per quanto concordino in un intervento sostanziale per una Riforma Pensioni strutturale dicono “no” senza mezzi termini al contributivo puro.

Come si sa i sindacati spingono per una pensione interamente basata sull’anzianità contributiva da attuarsi a breve termine con una Quota 41 per tutti, cioè quarantuno anni di anzianità contributiva e nessun calcolo anagrafico, ipotesi già scartata dal governo Draghi per gli ingenti costi di attuazione.

Il canale YouTube dell’INPS contiene un'interessante rassegna delle varie a Riforme Pensioni che si sono susseguite negli ultimi 30 anni:

  

Nuova misura con la Riforma Pensioni, arriva Quota 82. Chi ne ha diritto?

E veniamo a quelle che possono essere definite le misure speciali di pensione anticipata, il cui accesso cioè è permesso in base alla categoria di lavoro che si svolge.

Su questo versante nell’ambito della Riforma Pensioni 2022, che dovrà entrare in vigore con la Legge di Bilancio, si stabilisce l’attuazione dall’anno prossimo di Quota 82.

Una misura con una platea piuttosto vasta perché accessibile ai lavoratori dipendenti delle aziende con minimo quindici dipendenti; si tratta di un ampliamento nei fatti del “contratto di espansione”.

Quota 82, chiamata così dai requisiti (62 anni di età e 20 di anzianità contributiva) è uno scivolo aziendale attuato grazie al finanziamento per il fondo attività in crisi.

Al fine di contrastare crisi ed effetto diretto della recente fine del blocco licenziamenti, alle attività è data la possibilità, dopo essersi accordati con i Sindaci e con l’INPS, di mettere a disposizione e a scelta dei dipendenti l’adesione ad uno scivolo aziendale con cui andare in pensione fino a cinque anni prima. Con l’alternativa, qualora il lavoratore non fosse in grado di soddisfare il requisito anagrafico dei 62 anni, di accedervi comunque se l’anzianità contributiva accumulata è pari almeno a 36 anni e dieci mesi per gli uomini e 35 anni e dieci mesi per le donne.

Addio Quota 100! La Riforma Pensioni si salva ampliando Ape Sociale

I lavori cosiddetti gravosi, i caregiver che assistono un familiare da almeno sei mesi e i disoccupati hanno la possibilità di avere un anticipo pensionistico e ritirarsi a 63 anni dal lavoro e con una contribuzione minima di 30 o 36 anni, grazie ad Ape Sociale.

Nell’ambito della Riforma Pensioni la misura viene rinnovata e si avvia a divenire strutturale, sopperendo alle mancanze in parte dettate dalla fine di Quota 100, poiché una commissione tecnica ha appena portato a termine una nuova lista dei lavori gravosi che di fatto amplia la platea dei beneficiari di Ape Sociale e di molto.

A tale elenco che aumenta le categorie di lavoratori gravosi portandole a 203, dalle 65 di partenza, manca l’approvazione ministeriale finale, ma in ogni caso anche se ridotta essa comporta la possibilità di accesso ad Ape Sociale e quindi alla pensione anticipata a 63 anni per molte categorie di lavoratori prima escluse, ad esempio il personale ATA.

Ancora, altra modifica importante riguarda l’accesso alla misura da parte dei disoccupati che ora possono ricevere l’Ape Sociale anche se non hanno all’attivo un periodo di inoccupazione di almeno tre mesi.

Per ora restano escluse dalla misura le categorie considerate come attività usuranti, che avranno a disposizione la classica Quota 97,6 se dipendenti pubblici e Quota 98,6 se liberi professionisti.

La Riforma Pensioni 2022 riporta Opzione Donna alle origini! Lavoratrici a casa a 58 anni!

La Legge di Bilancio 2022 ha tolto ogni dubbio sul rinnovo di Opzione Donna il prossimo anno, invariata con i suoi requisiti classici di 35 anni di contributi e un'anzianità anagrafica di 58 anni o 59 anni, che si modifica se ad usufruirne sono lavoratrici dipendenti o autonome.

Opzione Donna faceva parte delle misure più a rischio cancellazione e su cui gli emendamenti al testo della manovra di bilancio sono intervenuti all’ultimo minuto.

L’OCSE, che per fortuna non ha potere decisionale, aveva addirittura chiesto all’Italia la sua eliminazione proprio nell’attuazione della Riforma Pensioni.

Tuttavia, il governo Draghi ha scelto in prima istanza con la prima bozza di legge di portare Opzione Donna al 2022, ma innalzare il requisito anagrafico minimo a 60 anni.

La stesura del testo ultimo di legge ha portato però ad un’ulteriore modifica che fa tornare adesso i requisiti per accedere ad Opzione Donna nel 2022 ai classici 58 o 59 anni.

Quali sono le misure speciali di uscita anticipata salve con la Riforma Pensioni Draghi?

Concludiamo con le altre misure speciali di pensione anticipata sopravvissute alla Riforma Pensioni 2022, targata Mario Draghi.

Prima di tutto c’è possibilità di andare in pensione nel 2022 a 57 anni come requisito minimo anagrafico con la Rita. Diciamo subito che tale misura non viene intaccata dalla Riforma Pensioni perché coinvolge la previdenza complementare e non quella obbligatoria.

La Rita ha infatti requisiti variabili di accesso, ma parte sempre dal presupposto che il beneficiario abbia un'anzianità contributiva complementare minima di cinque anni. Se egli poi è disoccupato da almeno due anni ha diritto ad una anticipo pensionistico a 57 anni. Se lo stato di disoccupazione è attivo da minor tempo il soggetto potrà comunque accedere alla Rita con 20 anni di contribuzione obbligatoria, ma dovrà aspettare i 62 anni di età.

Ancora, ai lavoratori precoci resta l’accesso a Quota 41, come misura esclusiva però è non aperta a tutti come desiderio dei sindacati.

Sono poi attive altre tipologie di scivoli aziendali, come la Isopensione, che permettono ai dipendenti del settore pubblico in alcune condizioni il pensionamento prima dei 67 anni.

Infine, resta valida la pensione prevista dal normale ordinamento italiano per cui ai lavoratori di sesso maschile bastano 42 anni e dieci mesi per andare in pensione, a prescindere dell’età. Requisito ridotto di un anno per le donne, per le quali è pari a 41 anni e dieci mesi.