Alitalia ha il tempo contato: la crisi che ha attraversato la compagnia aerea nell’ultimo anno è senza precedenti, con voli fermi e aeroporti vuoti. Le persone non volano più, e con i nuovi divieti agli spostamenti tra regioni imposti dal governo Draghi, sembra non esserci speranza per la compagnia aerea.

Alitalia ha attraversato molti, troppi momenti di crisi nel tempo, e il governo ha sovvenzionato la compagnia chiedendo anche fondi europei. Ma questa volta l’Europa dice no: la compagnia sta fallendo, è il momento di venderla all’estero.

Sembra che non arriveranno nuovi fondi dall’Europa questa volta. Bruxelles rifiuta di aiutare nella ripresa la compagnia aerea italiana, perché, secondo le parole del vicepresidente della Commissione Europea, i fondi per il sostegno alla ripresa andranno a quelle aziende che prima dello scoppio della pandemia erano economicamente sane.

E sembra proprio che questo non sia il caso di Alitalia, che si trova in crisi da ben prima del 2020.

Alitalia: una compagnia aerea che tra alti e bassi ora rischia di essere venduta all’estero

Senza ulteriori aiuti da parte del governo, l’azienda molto probabilmente non sopravvivrà, e gli italiani rischiano di trovarsi da un giorno all’altro senza la famosa compagnia aerea.

Il divieto di viaggiare e spostarsi tra regioni è ancora attivo almeno fino a fine marzo, con la nuova recente comunicazione del governo Draghi. E nel frattempo in Europa si parla del passaporto vaccinale, uno strumento per far ripartire almeno in parte gli spostamenti e il turismo.

Questo settore, insieme a tutto quello dei trasporti, ha subito un duro colpo con l’arrivo della pandemia, decretando lo stop totale di aziende e compagnie di viaggio, incluse le compagnie aeree, alcune delle quali hanno dovuto chiudere battenti definitivamente.

Le prese di posizione sull’argomento che arrivano dall’Europa sono un ulteriore colpo per Alitalia, già provata dagli anni precedenti alla pandemia. E la proposta è quella di fare letteralmente a pezzi la compagnia per venderla al migliore offerente. Una prospettiva non felice per la nota azienda.

Alitalia: una storia di alti e bassi, e ora la compagnia potrebbe salutarci, venduta all’estero

La proposta che arriva dall’Unione Europea è tutt’altro che incoraggiante: la prospettiva è che la compagnia venga letteralmente divisa in parti (settore aviazione, manutenzione, operatori di terra…) e venduta separatamente all’estero.

La proposta nasconde la necessità di apportare un cambiamento alla disastrosa politica economica della compagnia, ma non solo rispetto al 2020. Alitalia è da anni entrata in un circolo vizioso in cui è difficile, con le entrate economiche, coprire i costi del mantenimento dell’azienda stessa, e in più frangenti questo è stato motivo di dibattito a livello Europeo.

Alitalia è stata fondata a Roma nel 1946, e la sua storia aziendale è costellata da fusioni e cambiamenti di rotta, è arrivata a rischiare la bancarotta già nel 2000. Dal gennaio 2009 Alitalia è stata privatizzata, per dare rilancio economico alla situazione disastrosa che già all’epoca aveva fatto scalpore.

Nel 2014 una parte di Alitalia è diventata partecipata da Poste Italiane, società pubblica. Negli anni successivi ha ricevuto un prestito dallo stato di 900 milioni di euro nel 2017, e nel 2020 con il Decreto Cura Italia di fatto la compagnia aerea è stata nazionalizzata.

Ma nonostante i continui aiuti, la sua situazione rimane invariata, e ancora vediamo che la crisi non la abbandona. Con lo scoppio della pandemia, i voli si sono quasi azzerati, e la compagnia, che si è vista nella situazione di dover restituire anche i soldi di biglietti e prenotazioni per voli cancellati, è andata solo in perdita.

La situazione precaria dei lavoratori Alitalia: gli stipendi non arrivano

La particolare situazione che sta vivendo la compagnia aerea provoca disagi enormi per i propri dipendenti, che a febbraio non si sono visti accreditare gli stipendi. La compagnia rassicura, comunicando che i pagamenti avverranno nel mese di marzo.

Ma sono ancora tanti, troppi, in cassa integrazione, fermati a causa del nuovo decreto che limita gli spostamenti e suddivide ulteriormente le regioni in colori in base all’indice di rischio di diffusione del virus.

Sono 11.000 i dipendenti coinvolti nei ritardi ai pagamenti di febbraio, e la compagnia comunica di trovarsi in una “difficoltà estrema”, senza soldi liquidi nelle casse. Ma non sono solo i dipendenti a pagare le conseguenze della situazione: i fornitori dell’azienda non vengono pagati da dicembre, e anche la rassegna stampa ufficiale ha subito dei tagli.

Non solo Alitalia si trova senza fondi, ma è anche indebitata: sale a 150 milioni la quota passiva di interessi sui prestiti ricevuti.

A questo punto, avendo la compagnia già ricevuto aiuti dallo stato senza riuscire a rialzarsi, l’Europa è intervenuta bloccando ulteriori fondi destinati alla compagnia aerea del paese. In questo modo, l’unica via di uscita possibile è la vendita all’estero.

Il passaporto vaccinale può salvare Alitalia dalla vendita all’estero?

Qualcuno pensa che, riaprendo la possibilità di viaggiare, anche minima, tramite lo strumento del passaporto vaccinale, Alitalia potrebbe lentamente rialzare la testa e riprendersi dal buco economico in cui si trova.

Le decisioni sulla messa in pratica del progetto in Europa non sono ancora chiare, mentre i cittadini di tutto il continente si chiedono se e quando dovranno dotarsi di un passaporto in cui dichiarano di aver fatto il vaccino anti-Covid per poter viaggiare di nuovo.

Il ministro del turismo in Italia spiega che questa iniziativa europea potrebbe aiutare la ripresa dell’intero settore turistico e dei viaggi, anche in vista dell’estate 2021:

“L’adozione di nuovi strumenti digitali europei che documentino lo stato di salute dei viaggiatori, partendo dall’uso medico per poi preparare un ritorno alla mobilità sicura dei turisti, compatibilmente con l’evoluzione della pandemia, sarà cruciale per la ripresa dell’industria del turismo.”

I paesi dell’Unione Europea hanno pareri discordi sull’utilizzo del passaporto vaccinale, perché i problemi etici non sono pochi, soprattutto dal momento in cui non tutti riescono ancora ad avere un accesso diretto al vaccino, ma solo una piccola percentuale di popolazione.

E i cittadini si domandano cosa comporterebbe l’utilizzo di questo passaporto per ricominciare a viaggiare, vedendoci un nuovo tipo di discriminazione sociale molto forte.

Non solo Alitalia: le compagnie aeree sono a rischio, molte potrebbero essere messe in vendita all’estero

Alitalia non è l’unica compagnia aerea ad essere entrata in una profonda crisi economica: anche altre aziende di trasporto aereo nazionali sono in difficoltà, e alcune hanno dovuto chiudere completamente, altre sono a rischio fallimento.

I guadagni di tutto il settore sono scesi almeno del 60% e i debiti per mantenere in piedi le compagnie aumentano. Nel 2020 hanno chiuso Air Italy, la sede in Italia di Norwegian Air, e non solo il nostro paese è stato colpito dalla crisi dell’intero settore.

All’estero nel 2020 hanno chiuso definitivamente Compass Airlines negli USA, Germanwings in Germania, Air Georgian canadese, South African Airways nel Sudafrica, e tante altre. Lo stop dei voli ha portato una crisi senza precedenti in tutto il mondo, e si spera nella ripresa e nella fine della diffusione del Covid-19.

Chi potrebbe comprare Alitalia? I paesi più gettonati all’estero

Per ora le aziende all’estero si muovono in modo morbido: nessuno ha espresso chiaramente il volere di comprare la compagnia italiana. Al momento i possibili accordi da stabilire sono di tipo commerciale.

A gennaio per esempio Lufthansa aveva proposto un accordo commerciale, in forma di partnership, che avrebbe portato maggiori vantaggi rispetto ad un vero e proprio investimento o acquisizione, portando maggior fatturato anche alla compagnia italiana.

Purtroppo però, anche questa prospettiva, arrivata dalla Germania, è rimasta inespressa: non si è mai giunti ad un accordo, e l’instabilità di governo ha fatto sì che questa tematica passasse in secondo piano.

D’altro canto, la necessità di rinnovamento di cui ha bisogno la compagnia aerea italiana è sotto gli occhi di tutti, e nessun accordo commerciale potrebbe sanare una problematica economica così profonda. E non c’è ancora un paese estero che vorrebbe comprare realmente l’azienda.

Qualcuno pensa anche ad una possibile compagnia aerea europea che possa unire le diverse compagnie nazionali presenti negli stati europei, eppure una prospettiva del genere è molto lontana.