Torniamo a parlare di una tematica che interessa sempre più persone: il salario minimo. 

Per quale motivo questo tema interessa a molta gente? È semplice, con l’applicazione del salario minimo verrebbero garantite condizioni di vita dignitose a tutti i cittadini che lavorano all’interno del territorio dell’Unione Europea, incentivando la contrattazione collettiva sul tema delle retribuzioni. 

L’argomento è particolarmente sentito in Italia perché, come sappiamo, spesso le retribuzioni non sono adatte per alcune mansioni.  

Ebbene, l’Unione Europea si è espressa con una nuova legislazione sui salari minimi, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini lavoratori dell’Unione. 

Attenzione: devi sapere che il testo in questione ha riscosso molto consenso. 

Infatti, questo è stato approvato con ben 505 voti a favore, 92 contrari e 44 che hanno deciso di astenersi. 

Ebbene, questa nuova legge sul salario minimo verrà presto applicata a tutti i lavoratori dell’Unione Europea che hanno un rapporto di lavoro. 

Ma sarà valida anche in Italia? La sua applicazione sarà automatica? Andiamo a scoprire più nel dettaglio in cosa consiste questa legislazione e, successivamente, rispondiamo a queste domande importanti. 

Quali sono gli obiettivi della nuova legislazione sul salario minimo dell’UE?

La nuova legislazione sul salario minimo è stata da poco approvata nel Parlamento dell’Unione Europea. Prima di capire quali ripercussioni avrà questo sull’Italia in particolare, andiamo a scoprire quali sono gli obiettivi di tale decisione. 

Come sappiamo, l’UE ha preso particolarmente a cuore il tema del salario minimo, al fine di garantire condizioni di vita (e di lavoro, ovviamente) dignitose per tutti i cittadini. 

Prima di tutto, il punto principale della nuova legislazione riguarda la valutazione dell’adeguatezza dei salari. 

Infatti, la definizione di quanto dovrà essere il salario minimo per le diverse attività lavorative viene demandata ad ogni stato membro. Insomma, questa dovrà essere fatta anche in base a parametri come il costo della vita o similari. 

Dunque, ogni Stato dell’Unione dovrà valutare lo stipendio erogato per diverse mansioni e capire se questo è adeguato al lavoro svolto, tenendo in considerazione che lo stipendio deve poter garantire condizioni di vita dignitose. Come abbiamo detto prima, questa valutazione sarà fatta tenendo conto del costo della vita e dei livelli di contribuzione. 

Ad esempio, una retribuzione minima mensile varia molto in relazione agli stati membri: passiamo da 332 euro della Bulgaria ai 2.200 euro del Lussemburgo. 

Il secondo punto di grande interesse per l’Unione Europea è la promozione della contrattazione collettiva. Infatti, questa è una tappa chiave per poter definire i salari minimi adeguati e, di conseguenza, è fondamentale per rafforzare le nuove regole. 

Gli stati membri nei quali meno dell’80% dei lavoratori rientra nella contrattazione collettiva dovranno incrementarla al fine di raggiungere questa percentuale. 

Infine, l’ultimo dei punti che sono inclusi nella legislazione per il salario minimo approvata dall’Unione Europea, abbiamo il monitoraggio ed il diritto di ricorso. 

Infatti, è importante che, dopo aver approvato le leggi, venga messo in campo un sistema di monitoraggio che possa garantire la conformità di quanto deciso, tentando di scongiurare i possibili abusi.

Alcuni esempi? Straordinari non registrati o l’aumento della mole di lavoro giustificata dall’adattamento dei salari. 

Salario minimo: l’Unione Europea lo approva, ma nessuno obbliga l’Italia

Ora che abbiamo capito in cosa consiste la legislazione sul salario minimo che è stata approvata da poco dal Parlamento dell’Unione Europea, torniamo alle domande che ci siamo posti all’inizio di questo articolo: Ma sarà valida anche in Italia? La sua applicazione sarà automatica?

Ebbene, devi sapere che la risposta è negativa. Infatti, l’Italia non ha alcun obbligo di adeguarsi alle nuove direttive messe in campo dall’Unione in quanto possiede già una contrattazione collettiva per una percentuale superiore all’80% dei lavoratori. 

Non solo l’Italia si trova in questa situazione: anche Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia non hanno mai stabilito un salario minimo, ma si basano in via esclusiva sulla contrattazione collettiva. 

Tuttavia, nonostante in Italia il dibattito sia ormai decisamente acceso, non scatterà alcun obbligo di imposizione del salario minimo perché, come abbiamo visto, la contrattazione collettiva supera l’80% dei lavoratori del nostro Paese. 

E allora come mai un lavoratore su 4 prende meno di un beneficiario del Reddito di Cittadinanza? Lasciamo la domanda aperta nella speranza che prima o poi qualcuno ci fornisca una risposta.