Abbiamo preso visione della “Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione per il 2021” e la situazione della scuola italiana non è delle migliori, se confrontata con il resto d’Europa. Anzi, possiamo affermare con assoluta certezza che l’Italia è sotto la media Ue. 

La scuola italiana è sotto la media UE: ecco i dati 

Iniziamo ad analizzare tutti gli Under 15 che hanno dei risultati molto scarsi in letteratura, scienze e matematica. 

Letteratura:

  • Italia 2020: 23.3%
  • EU 2020: 22.5%

Scienze:

  • Italia 2020: 25.9%
  • EU 2020: 22.3%

Matematica:

  • Italia 2020: 23.8%
  • EU 2020: 22.9%

Il traguardo a livello UE per il 2030 è che, in tutti e tre gli ambiti, gli studenti con scarsi risultati in tutte e tre le materie siano inferiori del 15%.

Come possiamo osservare, però, i risultati del nostro Paese sono più scarsi del resto d’Europa, in tutti e tre gli ambiti. In Italia, inoltre, l’abbandono precoce dell'istruzione e della formazione dai 18 ai 24 anni è ancora elevato rispetto alla media Ue:

  • Italia: 13.1%
  • Ue: 9.9%

In Italia lasciano la scuola molti più giovani che nel resto dell’UE

Anche i dati relativi al completamento dell'istruzione terziaria dai 25 ai 34 anni non sono dei migliori rispetto alla media UE. Nel 2020 hanno completato gli studi il 28.9% degli studenti, media che nel resto dell’Unione Europea è del 40.5 %.

 Il prossimo obiettivo UE, inoltre, è di far aumentare questo dato di altri 5 punti percentuali entro il 2025, facendo in modo che almeno il 45 % studenti dai 25 ai 34 anni portino a termine l'istruzione terziaria.

Per cercare di ovviare questo problema il governo italiano ha inserito un’azione di 1,26 miliardi nel PNRR Per costruire mense e luoghi per praticare sport, per prolungare la permanenza all'interno degli edifici scolastici.

Ma quanto investe l’Italia in istruzione e formazione rispetto al resto dell’unione europea? 

“Gli investimenti dell'Italia nell'istruzione sono tra i più bassi dell'UE. Nel 2019 la spesa dell'Italia per l'istruzione è rimasta ben al di sotto della media UE, sia in percentuale del PIL (il 3,9 % contro il 4,7 % dell'UE) sia in percentuale della spesa pubblica totale (l'8 % contro il 10 % dell'UE). La spesa pubblica per l'istruzione terziaria (8 % della spesa totale) è la metà della media UE (16 %) e rimane la più bassa dell'UE.”

Sappiamo, infatti, che la maggior parte della spesa che l'Italia destina al settore dell'istruzione riguarda gli stipendi del personale. Solo nel 2019 il 76% della spesa è stata destinata alla retribuzione dei dipendenti, mentre la media UE scende sotto il 64%.

Anche la spesa inerente ai consumi intermedi e ad investimenti lordi resta sotto la media dell'Unione Europea:

  • Italia: 10 % e 3 %
  • UE: 14 % e del 7 %.

Il piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) dell'Italia prevede notevoli investimenti nello sviluppo del capitale umano.

Il PNRR andrà a stanziare quasi 20 miliardi di euro per rafforzare il sistema di istruzione a tutti i livelli, dall'educazione e cura della prima infanzia all'istruzione superiore. Se adeguatamente attuato, il piano potrebbe contribuire a migliorare i risultati dell'apprendimento e a ridurre le disparità tra regioni italiane.

Italia bisogna modernizzare la scuola della prima infanzia

La media dei bambini fra i tre e i sei anni che frequentano la scuola della prima infanzia, nonostante sia diminuita negli ultimi anni, resta comunque più elevata rispetto al resto della media dell'unione europea.

C'è anche da sottolineare che il nostro governo sto adottando delle misure per modernizzare proprio la scuola della prima infanzia. Nel piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR, infatti, è stata prevista la creazione di altri 264.480 posti per l'educazione la cura della prima infanzia dai zero ai sei anni. La scadenza fissata per ultimare le operazioni è il 2025.

Italia: è Boom di NEET rispetto all’UE

I dati anche in questo caso ci preoccupano parecchio poiché quasi 1/5 degli italiani tra 15 e 24 anni si ritrova a non fare nulla durante le sue giornate. Stiamo parlando dei NEET - Not in education, employment or training - tutti quei ragazzi che non studiano, non hanno un impiego e non svolgono nemmeno corsi di formazione.

La media è cresciuta soprattutto durante la pandemia di Covid-19. Nel 2020, infatti, rispetto al 2019, la percentuale si è alzata di un punto, raggiungendo quota 19%, con un grosso divario rispetto alla media europea dell’11%.

Se poi passiamo ad analizzare la fascia di età successiva, dai 25 29 anni, la percentuale di giovani NEET è aumentata drasticamente raggiungendo il 31.5%, quasi il doppio rispetto alla media UE del 18,6%.

Scuola, l’Italia deve modernizzare l’istruzione e formazione professionale, anche per gli adulti

Sempre nel PNRR il governo italiano ha stabilito di dover rivedere tutti i vari programmi dei corsi di studio relativi agli istituti tecnici e professionali. L'obiettivo è quello di adeguare il percorso alle esigenze del mercato del lavoro, oltre che dal progresso tecnologico e scientifico dell'industria 4.0.

Il governo ha deciso di stanziare per questo progetto la cifra di sei milioni di euro. Ma non e finita qui poiché il piano strategico per la modernizzazione dell'istruzione la formazione riguarda, non solo i più giovani, ma anche gli adulti.

In Italia, infatti occorre far fronte all'alto tasso di soggetti non adeguatamente qualificati. Il quadro, che include le qualificazioni rilasciate dall'istruzione generale, dall'istruzione superiore e dall'IFP, promuove pratiche di validazione, permeabilità e orientamento.

Scuola, l’Italia e la modernizzazione dell’istruzione superiore

In Italia il tasso di completamento della scuola terziaria, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, continua ad essere molto più basso rispetto alla media degli altri paesi UE.

Si pensi, infatti, che nel 2020 i soggetti tra i 25 e i 34 anni con un diploma della scuola terziaria erano pari al 28,9%, i penultimi in tutta Europa. La media europea è pari al 40,5% e il traguardo entro il 2030 e di raggiungere almeno altri 5 punti percentuali.

Anche i tassi degli occupati che hanno preso il diploma alla scuola terziaria restano notevolmente sotto gli altri livelli europei. Questo dato in UE è pari all'83.7 % nel 2020 – in calo rispetto all’anno antecedente la pandemia con un 85% - mentre in Italia abbiamo un 64,1% nel 2020, in calo rispetto al 2019 con 64.9%.

Scuola, l’Italia aumenta il suo contributo finanziario agli studenti

Il governo italiano ha incrementato il suo sostegno finanziario a tutti gli studenti italiani:

  • nel 2019 il governo ha investito 743 milioni di euro per sostenere tutti gli studenti delle scuole. Di questi 743 milioni quasi il 75% era costituito dalle borse di studio e il resto rappresentava alloggi e trasporti.

  • negli ultimi 5 anni il numero delle borse di studio è aumentato di molto. Finalmente, ora, il governo riesce ad e elargire le borse di studio ha quasi il 98% degli studenti idonei. Ricordiamo che questi sono dati relativi al biennio 2019-2020, che comunque hanno avuto un +4 punti percentuali rispetto al biennio 2015-2016.

Concludiamo dicendo che nel piano nazionale di ripresa e resilienza del nostro Paese è previsto un investimento di 500 milioni di euro per incrementare ulteriormente il numero delle borse di studio, oltre che il loro valore.

In questo modo si passerebbe dai 3.000 € attuali ai 4.000 € futuri. Inoltre, 960 milioni di euro sono destinati a portare l'offerta di alloggi per studenti dagli attuali 64 000 posti a 120 000 posti entro i prossimi quattro anni, nel 2026.