Capitolo scuola. Uno dei più delicati e incombenti per il Governo a guida Mario Draghi. La pandemia ha reso quanto mai evidenti tutte le difficoltà di un settore a cui negli anni, in Italia, non è mai stato riservato l’adeguato trattamento.

Investire nella scuola significa investire nel futuro e ora, in tempi di didattica a distanza e di incertezze quotidiane, la scuola deve andare incontro a una profonda riforma che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha già annunciato.

Infatti, il controsenso è duplice e deve assolutamente essere trovata la chiave di svolta: da un lato, ci sono migliaia di cattedre vuote destinate ad aumentare a dismisura; dall’altro, invece, ci sono centinaia di migliaia di supplenti che aspettano di ricevere una cattedra. Il corto circuito è evidente, ma l’Esecutivo sta cercando di mettere in campo tutte le forze possibili per risolverlo.

Scuola: il ministro Patrizio Bianchi ha presentato la sua riforma

La riforma che il ministro Bianchi ha presentato alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato sta prendendo sempre più forma. Il titolare del dicastero ha parlato di un cambiamento radicale che vedrà la stabilizzazione dei precari, il cambiamento delle modalità di reclutamento degli insegnanti e una riforma del Ministero stesso.

Il testo presentato si divide fondamentalmente in quattro aree: diritto allo studio, organizzazione del sistema scolastico, ruolo del personale della scuola e riforma del Ministero. Il tutto, per creare un mondo dell’istruzione che sia al passo con i tempi e che valorizzi sia il personale che gli studenti. Perché “una formazione continua un tempo poteva essere considerata un lusso, ma oggi è necessario tenersi al passo con le nuove tecnologie”.

Nel frattempo, Istruzione, Economia e Palazzo Chigi stanno portando avanti, attraverso un serrato confronto con i sindacati rappresentanti del mondo della scuola, la scrittura del Patto per la scuola che dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni.

Scuola: con il “Patto per la scuola” il Ministero vuole condurre la sua lotta al precariato

Sarebbero almeno 60mila i precari del mondo della scuola che dal prossimo settembre potrebbero essere assunti a tempo indeterminato. Attualmente, secondo le stime, senza un radicale intervento ci si potrebbe ritrovare all’inizio del prossimo anno scolastico con circa 210mila supplenti scoperti e 112mila cattedre vuote a cui se ne aggiungerebbero ogni anno decine di migliaia grazie ai turn over incentivati dall’Esecutivo.

Per quanto riguarda la posta in gioco, parliamo di cifre che oscillano da 1 a 1,3 miliardi di euro che il Governo è pronto a finanziare per intervenire in maniera urgente, visto che attraverso i canali ordinari delle graduatorie a esaurimento e quelle dei vecchi concorsi si è riusciti a coprire, negli scorsi anni, soltanto il 30% dei posti vacanti.

Ed è attraverso il Patto per l’Istruzione che il ministro Bianchi intende proporre ai sindacati della scuola che il Governo punta a una sanatoria per garantire che tutti i posti siano coperti entro settembre attraverso “una procedura urgente e transitoria di reclutamento a tempo indeterminato”.

La bozza del testo, lunga sei pagine e al momento al vaglio di Istruzione, Economia e Palazzo Chigi, affronta il problema precariato anche a lungo termine. Infatti, senza un piano strategicamente adeguato, è una cosa che potrebbe ripresentarsi anche in breve tempo. Ecco che quindi la proposta di Bianchi è quella di prevedere selezioni di insegnanti e personale con una cadenza regolare e con lo scopo di assumere a tempo indeterminato.

Infine, il Patto garantisce anche un maggiore impegno per poter garantire aumenti fino a tre cifre sulle retribuzioni. Al momento, gli aumenti sono fermi a 90 euro lordi che scendono, al netto, a circa 50 euro.

Scuola: la voce dei sindacati nel confronto col Ministero contro il precariato

Il confronto tra Ministero e sindacati è serrato e la firma del Patto dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Tuttavia, se alcune sigle sono già pronte a sottoscrivere il piano, altre invece hanno già espresso alcune perplessità annunciando di non voler porre la loro firma, salvo cambiamenti in corsa.

Da Confederazione Cisal, il delegato al tavolo di confronto Marcello Pacifico ha annunciato che già dalla prossima settimana dovrebbe partire il primo tavolo di lavoro che stabilirà le modalità dei reclutamenti. Su questo, ha detto Pacifico, il suo sindacato ha già idee chiare per poter smaltire tutte le procedure nel più breve tempo possibile o comunque entro settembre.

Di opinione diversa invece la confederazione generale CGS che ha comunicato di non voler sottoscrivere il patto in quanto si tratterebbe soltanto di un elenco di temi e non di impegni accompagnati da metodo. In particolare, sono due i punti su cui sindacati come Cgil, Cisl, Uil e Snals stanno richiamando l’attenzione: richiedere risorse aggiuntive per rendere più efficienti le politiche del personale prevedere un fondo per la valorizzazione di tutto il personale della scuola.

Scuola: diritto allo studio e organizzazione del sistema

A parte rispetto al “Patto per la scuola” è la riforma che il ministro Patrizio Bianchi ha presentato davanti alle Commissioni Cultura di Camera e Senato riunite. Come già anticipato si tratta di un piano che presenta quattro significative voci.

La prima riguarda il diritto allo studio che deve essere considerato alla stregua del diritto alla salute. In virtù di questo è prioritario creare una scuola di qualità in cui si riduca al minimo la dispersione scolastica e per farlo saranno utili i finanziamenti del Pnrr, in totale quasi 31 miliardi. Ingenti somme saranno distribuite a favore dei dirigenti scolastici al fine di organizzare una formazione continua per almeno il 50% dei docenti, di incrementare la presenza di docenti esperti in almeno 2000 scuole e di organizzare un orientamento professionale attivo.

Per quanto riguarda invece l’organizzazione del sistema scolastico, si punta in primis a favorire punti di contatto tra le conoscenze scolastiche e il mondo reale, in modo che i ragazzi non si trovino spiazzati quando dovranno affrontare il mondo del lavoro. Ancora, sempre nell’ambito dei finanziamenti derivanti del Recovery Plan, è in cantiere un progetto per la riqualificazione e la messa in sicurezza di tutte le scuole per l’infanzia. Secondo le stime, questo dovrebbe creare circa 228mila posti in più.

Scuola: ruolo del personale e riforma del Ministero

Nell’ambito della voce “ruolo del personale scolastico” rientrano tutte le voci riguardanti il reclutamento e la continua formazione del personale per poterlo valorizzare al massimo. Verranno rivoluzionati, secondo il Ministero, gli stadi della formazione iniziale dei docenti, soprattutto di quelli destinati alla scuola secondaria. Infatti, è indispensabile che i futuri insegnanti acquisiscano competenze in quanti più campi possibili: dalla pedagogia alla psicologia, passando per la capacità valutativa, digitale e organizzativa.

Infine, per quanto riguarda la riforma del Ministero, i programmi sono quelli di indire regolarmente nuovi concorsi per individuare dirigenti scolastici e bandire anche un concorso per dirigenti tecnici che siano da supporto nelle scuole come figure professionali specifiche. Particolare attenzione verrà poi data ai legami col territorio, su cui verranno sottoscritti Patti educativi di comunità con istituzioni e organizzazioni locali, associazioni di volontariato e del terzo settore in modo da potenziare al massimo l’offerta formativa sia nei luoghi formali (la scuola, appunto) che in quelli informali.

Scuola: che cosa prevede il Pnrr

Sono 31,9 miliardi di euro i fondi destinati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza alla voce “Istruzione e Ricerca”.

Per quanto riguarda la voce “Istruzione”, a parte tutti gli investimenti previsti per le scuole per l’infanzia, il Pnrr vuole finanziare l’estensione del tempo pieno scolastico in modo da rendere la scuola sempre più inclusiva e accogliente. Un posto che si possa frequentare anche oltre gli orari scolastici.

È quanto mai urgente intervenire nella riqualificazione degli edifici destinati a uso scolastico. Di questi, sull’intero territorio nazionale, soltanto poco più del 42% possiede il certificato di agibilità. Ancora: ben oltre l’85% degli immobili che ospitano le scuole hanno una classe energetica inferiore alla C, e in 145 edifici (di cui gran parte al Nord) non è ancora stato bonificato l’amianto. Significa che ogni giorno migliaia di studenti vengono potenzialmente a contatto con materiali tossici. Il Governo quindi si pone come obiettivo quello di ristrutturare quanti più immobili possibili, metterli in sicurezza e intervenire per il loro efficientamento energetico.

La digitalizzazione sarà la parola d’ordine della nuova scuola e sarà possibile attraverso quattro principali iniziative: le amministrazioni scolastiche saranno sburocratizzate per lasciar spazio a procedure digitali e più veloci, le scuole superiori che formano per le professioni ospiteranno molti più laboratori digitali, circa 100mila classi su tutto il territorio nazionale si trasformeranno in connected learning environments in cui si utilizzeranno dispositivi didattici tecnologici e, infine circa 40mila edifici scolastici andranno incontro a cablaggio interno.

Infine, si punta a stimolare la pratica dello sport nelle scuole fin dalle classi primarie potenziando le infrastrutture dedicate appunto all’attività sportiva. Il tutto, per riuscire a trasmettere ai bambini, anche attraverso la presenza di tutor sportivi scolastici, uno stile di vita salutare e per contrastare la dispersione scolastica attraverso attività che siano inclusive.