Prendendo spunto dai recenti casi di cronaca si torna a parlare di sicurezza sul lavoro. E si esaminano i dati. Il risultato non lascia spazio a margini di interpretazione: la situazione non solo non migliora, ma nonostante lo smart working, risulta aggravata dalla pandemia.

Ecco i dati riscontrati dall'Inail, i settori che necessitano di intervento e la normativa (il D.lgs n.81/2008) che dovrebbe tutelare, prevenendo innanzitutto, infortuni e malatie professionali. 

Sicurezza sul lavoro: i dati Inail

I dati Inail mostrano una riduzione delle denunce di infortunio, ma non di quelle con esito più grave: grazie all’effetto smart working calano infatti gli incidenti sul tragitto casa-lavoro, da 52 a 31 (ma diminuiscon anche gli occupati e la quantità di lavoro).

Si registra invece un aumento dei lavoratori che perdono la vita sul posto di lavoro, da 114 a 154. Un trend in salita nell’ultimo triennio, peggiorato nel 2021 a causa dell’incidenza sui dati delle morti per Covid-19.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale registrate entro il mese di marzo registrano infatti un auento dell’11,4% rispetto al primo trimestre del 2020: 185 contro le 166 dello scorso anno.

E i sindacati denunciano:

L'anno scorso oltre 2000 lavoratori e lavoratrici morti, 185 morti nei primi tre mesi 2021. Pretendiamo zero morti sul lavoro. 

L’aumento dei casi mortali rilevato riguarda sia gli uomini, da 155 a 171, sia le donne, da 11 a 14.

L’incremento riguarda però solo le denunce dei lavoratori italiani: da 137 a 158. Sono invece in calo gli incidenti dei lavoratori stranieri comunitari (da 10 a 9) ed extracomunitari (da 19 a 18). 

Dall’analisi per classi di età emergono aumenti tra gli over 40: nella fascia 50-59 anni i casi sono passati da 52 a 70; nei lavoratori tra i 60 e i 69 anni gli infortuni sono arrivati a 38, contro i 19 dello scorso anno. Gli under 40 registrano invece un decremento di 17 decessi rispetto all’anno 2020.

Sicurezza sul lavoro: ieri e oggi

Dieci anni fa la sicurezza sul lavoro registrava dati incoraggianti: le morti bianche erano scese sotto quota mille.

Nel 2020 gli infortuni con esito mortale sono stati il 16,6% in più dell’anno precedente: 1.270 in totale. L’anno scorso nelle fabbriche, nei cantieri, ma soprattutto in ambito sanitario sono morte tra le 3 e le 4 persone ogni giorno. Un aumento di 181 casi rispetto ai 1.089 registrati nel 2019, influenzato soprattutto dai decessi avvenuti in ambito lavorativo a causa della pandemia.

Le morti causate dell'infezione da Covid-19 hanno infatti rappresentato circa un terzo dei decessi denunciati da inizio anno all’Inail.

Il presidente dell'Inail Franco Bettoni, in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la sicurezza sul lavoro ha dichiarato:

Se prendiamo infatti in considerazione il quinquennio 2015-2019 assistiamo a una diminuzione dei decessi in ambito lavorativo del 9,6%, a dimostrazione della validità delle politiche di prevenzione e sensibilizzazione verso il tema della sicurezza sul lavoro.

Il 79% dei contagi professionali ha infatti interessato il settore socio-sanitario.

Sicurezza sul lavoro in Italia: settori e territori colpiti 

L'aumento degli incidenti avvenuti durante il turno (da 114 a 154) ha riguardato tutte le gestioni assicurative: Industria e servizi (da 146 a 158 denunce), Agricoltura (da 11 a 16) e Conto Stato (da 9 a 11). 

Tra i settori economici, anche nei dati del primo trimestre, si distingue ancora il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale”: rispetto allo stesso periodo del 2020, si è registrato un aumento del 75% degli infortuni avvenuti sul posto di lavoro. 

Dall'analisi territoriale, le regioni che registrano il maggior tasso di incidenza sono il Lazio (+12 casi), l'Abruzzo (+8), la Lombardia (+6) e la Campania (+5).

Nel Nord-Ovest emerge un aumento di due casi mortali (da 45 a 47), nel Nord-Est di 4 (da 34 a 38).

Il Centro e il Sud registrano un aumento di 11 casi ciascuno, mentre nelle Isole si registra un calo di nove decessi (da 17 a 8).

Le regioni più sicure risultano invece essere: Sicilia (-7 casi), Piemonte e Puglia (-4 decessi per entrambe). 

Sicurezza sul lavoro e prevenzione

Il sistema normativo cui far riferimento in merito alla sicurezza sul lavoro è il Testo Unico sulla salute e sulla sicurezza (d.lgs.81/2008), che all’art. 8 introduce il Sistema nazionale per la prevenzione (Sinp).

Il Sinp ha la finalità di fornire dati utili per orientare e valutare l’efficacia delle attività di prevenzione degli infortuni per gli enti assicurativi pubblici. Dispone inoltre di specifichi archivi e banche dati che utilizza ed integra con le informazioni disponibili negli attuali sistemi informativi per indirizzare le operazioni di vigilanza e controllo.

Il Testo Unico della sicurezza sul lavoro mira infatti alla diffusione di strumenti efficaci per il contenimento dei costi sociali causati da infortuni e malattie professionali e a tal fine, coinvolge una serie di figure definite figure della prevenzione:

  • datore di lavoro
  • dirigente
  • preposto
  • responsabile del servizio di prevenzione e protezione
  • medico competente
  • rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
  • lavoratore. 

L’obiettivo è elevare il livello di consapevolezza e conoscenza dei rischi presenti nel mondo del lavoro e attivare le corrette misure di prevenzione, affinché i pericoli rimangano essenzialmente nell’ottica del potenziale.

Le sanzioni

In materia di sicurezza sul lavoro la legge predispone una serie di obblighi per il datore di lavoro e per i soggetti responsabili della sicurezza nei luoghi in cui l'attività lavorativa si svolge.

Il mancato rispetto di queste prescrizioni comporta l’irrogazione di una serie di sanzioni di carattere penale, amministrativo e civile.

Il D.Lgs. n. 81/2008 (che ha sostituito il  D.Lgs 626/1994, conosciuto anche come “626”) prevede all’art. 55 le sanzioni penali derivanti dal mancato rispetto degli obblighi di sicurezza previsti per ciasciun settore lavorativo. Ma non solo.

Per sensibilizzare le imprese in maniera più incisiva in materia di sicurezza sul lavoro, il Decreto unisce alle sanzioni penali pesanti sanzioni amministrative.

Per il datore di lavoro che non adotta il documento di valutazione dei rischi, che non nomina un responsabile del servizio di prevenzione, o che non segue la formazione prevista dalla legge, è previsto l’arresto da 3 a 6 mesi, oppure una pena pecuniaria da 2.500 a 6.400 euro.

In casi reiterati di gravi violazioni in materia di prevenzione degli infortuni può essere emanato anche l’ordine di sospensione dell’attività di impresa.

Nelle ipotesi di incidenti mortali o di infortuni molto gravi dovuti alla negligenza del datore di lavoro, oltre al pagamento di multe elevatissime, può seguire il divieto di collaborare con la Pubblica Amministrazione.

Sicurezza sul lavoro: le responsabilità del datore

L’art. 2087 del codice civile impone degli obblighi contrattuali, cioè delle prescrizioni previste dalla legge, da rispettare come se fossero parte integrante del contratto attivo tra lavoratore e datore di lavoro.

La responsabilità civile impone quindi al datore di lavoro di adottare, nell’esercizio della propria attività, tutte le misure necessarie, in base all’esperienza e alla tecnica, per evitare danni all’integrità fisica e psicologica del lavoratore.

In caso di infortunio o malattia contratta sul luogo di lavoro, quindi, il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza da parte del datore di lavoro può comportare in favore del lavoratore il diritto al risarcimento del danno

Si parla cioè di una somma corrisposta a titolo di indennizzo composta da due componenti:

  • il danno patrimoniale, che comprende tutti i danni di natura economica che conseguono dall’infortunio (perizie, spese sostenute per le cure, eventuali mancati guadagni, ecc.);
  • il danno non patrimoniale, cioè il danno alla salute fisica e psicologica del lavoratore.

In materia di sicurezza sul lavoro, il D.Lgs. n. 81/2008 distingue pene e sanzioni diverse a seconda della natura della responsabilità attribuita al datore di lavoro, e ai rischi o ai danni a cui il lavoratore è soggetto. 

Alla violazione degli obblighi precauzionali (finalizzati a rimuovere i pericoli per la salute e l’integrità fisica dei lavoratori nel momento in cui svolgono la loro attività) conseguono infatti pene e sanzioni di natura civile e amministrativa.

La legge penale prevede invece una responsabilità di natura penale per i reati di omicidio colposo o di lesioni colpose, di cui può essere chiamato a rispondere il datore di lavoro o i soggetti eventualmente delegati ad occuparsi del rispetto degli obblighi per garantire la sicurezza e l'integrità fisica dei lavoratori.

Queste fattispecie si realizzano nei casi in cui gli infortuni o le malattie professionali si verifichino contemporaneamente e proprio come causa diretta dell’inosservanza degli obblighi di sicurezza cui il datore di lavoro avrebbe dovuto adempiere.

L’elaborazione giurisprudenziale ha infatti adottato un orientamento ermeneutico tale per cui anche in assenza di una volontà specifica di cagionare l’evento (e quindi il danno al lavoratore), l’atteggiamento psicologico di chi accetta il rischio che quell’evento si possa realizzare (il datore di lavoro) rende la posizione di chi lo ha adottato simile a quella di chi lo avrebbe volutamente cagionato.