Smart working prorogato: la proroga dello stato d’emergenza, che dal 30 aprile ne decreta la fine fissando la data del 31 luglio, avrà conseguenze anche sul lavoro agile

Il Ministro del lavoro Andrea Orlando sta lavorando, avviando il confronto con le parti sociali, alla norma per una proroga delle regole semplificate sullo smart working, in vista della scadenza fissata al 30 aprile e il ritorno al regime ordinario. 

È dunque probabile che il nuovo decreto al quale il governo sta lavorando, il cosiddetto Decreto Sostegni Bis o Decreto Imprese, porterà importanti notizie anche ai lavoratori in smart working, con una possibile proroga del lavoro agile. 

Rimane da capire se le procedure semplificate per lo smart working varranno fino alla fine dello stato d’emergenza, ovvero fino al 31 luglio, oppure prevarrà la spinta data da Lega, Forza Italia e parte del Pd, concordi sulla possibilità di vedere lo smart working prorogato fino ad almeno il 30 settembre

Smart working prorogato: gli effetti dopo il 30 aprile e perché serve una proroga

L’emergenza sanitaria da Covid-19 non è ancora finita. Ne è testimonianza anche la proroga dello stato d’emergenza, la cui data è ora fissata al 31 luglio

Ciò comporta una serie di nuovi provvedimenti e normative, da ulteriori ristori per alcune categorie di lavoratori ai sostegni alle imprese, fino a proroghe per gli ammortizzatori sociali e misure di sostegno per i lavoratori. 

È per questo motivo che il governo Draghi sta lavorando a un nuovo decreto, che potrebbe vedere la luce alla fine di questo mese o a inizio maggio, rinominato da molti Decreto Imprese. Una seconda tranche di aiuti che va a completare il lavoro svolto dal Decreto Sostegno di marzo. 

Il nuovo decreto, però, porterà probabilmente novità anche per i lavoratori in smart working, laddove il primo Dl Sostegno aveva prorogato lo stato attuale solo per le categorie più fragili e il decreto Milleproroghe aveva stabilito l’applicazione alle procedure semplificate per lo smart working fino alla fine dello stato di emergenza, comunque non oltre il 30 aprile. 

Essendo anche lo stato d’emergenza prorogato, è indubbio che tali procedure semplificate per lo smart working subiranno un prolungamento. 

Se questo non dovesse accadere, dal 1° maggio 2021, lo smart working tornerebbe a regime ordinario, rispondendo alle regole della legge n. 81/2017 che stabilisce la necessità di sottoscrizione di accordi individuali tra azienda e dipendente. 

Questo significherebbe passare dalle regole semplificate, ovvero la sottoscrizione di un atto unilaterale, alla sottoscrizione di accordi individuali per ogni lavoratore in smart working. Un “fardello burocratico” del quale le aziende farebbero volentieri a meno, specialmente considerando lo stato di emergenza ancora in corso. 

Smart working prorogato al 30 settembre: perché si lavorerà da casa fino a dopo l’estate

Le regole semplificate per lo smart working sono state introdotte proprio a causa della pandemia e, sebbene alcune aziende sembrino intenzionate a continuare l’esperienza del lavoro agile anche dopo l’emergenza, in linea teorica, una volta conclusosi lo stato d’emergenza, ci dovrebbe essere il ritorno dello smart working ordinario. 

Dunque, se la fine dello stato di emergenza è stata prorogata al 31 luglio, di conseguenza anche lo smart working a regime ordinario dovrebbe riprendere a partire dal 1° agosto 2021. 

Sono però diverse le forze politiche che spingono per un maggior prolungamento delle regole semplificate per le aziende: Forza Italia, Lega e, in parte, Partito Democratico spingono perché lo smart working venga prorogato almeno fino al 30 settembre. 

Il sottosegretario al Ministero del lavoro, Tiziana Nisini della Lega ha infatti commentato: 

In questa fase delicata dobbiamo pensare alla sicurezza dei lavoratori e anche a non appesantire le aziende con adempimenti burocratici complessi. Per questo, sono favorevole a un utilizzo flessibile del lavoro agile, come quello attuale, almeno fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà sotto controllo.

Oltre a concepire lo smart working come misura di protezione per il lavoratore e le regole semplificate come un sostegno alle imprese che, diversamente, dovrebbero farsi carico di “adempimenti burocratici complessi”, c’è anche un’altra ragione per la quale le forze politiche spingono verso lo smart working prorogato.

Smart working prorogato, ritorno in sicurezza e piano vaccinale

Un’ulteriore proroga dello smart working fino ad almeno il 30 settembre, e dunque anche dopo la data dello stato di emergenza, è un’ipotesi condivisa per diverse ragioni.

Innanzitutto, consentirebbe alle aziende di avere più tempo per disporre un ritorno al lavoro in sicurezza, così come per poter organizzare eventuali accordi individuali, regolati dalla legge 81/17, con alcuni dipendenti, anche una volta concluso lo stato di emergenza. 

Soprattutto, però, lo smart working prorogato permetterebbe di veder avanzare sempre più il piano vaccinale, con buona probabilità di raggiungere un’immunità di gregge che possa davvero garantire il ritorno in sicurezza entro l’autunno, con buona parte dei lavoratori già immunizzati.  

Smart working prorogato, chi è a favore: ai lavoratori piace lo smart working

L’emergenza Coronavirus, con tutte le sue criticità, ha velocizzato il processo verso la digitalizzazione, ma non solo. Lo smart working non rappresenta infatti solo una misura in grado di contenere l’emergenza sanitaria, ma ha permesso anche alle aziende di ridisegnare i propri processi. 

Benché i termini “smart working” e “telelavoro” vengano utilizzati come sinonimi, infatti, queste due modalità di esecuzione del rapporto di lavoro presentano importanti differenze. Rudy Bandiera, divulgatore e creator, lo spiega chiaramente in questo video:

Con il lavoro agile ci si è aperti a una maggiore flessibilità che, più degli orari e degli strumenti, ha posto l’accento sul raggiungimento dei risultati e degli obiettivi. 

Lo smart working piace alle aziende, tanto che non è ipotizzabile che, anche dopo l’emergenza, potranno essere previsti 2 o 3 giorni alla settimana per attività in lavoro agile. Tra le principali motivazioni della scelta ci sono infatti:

il risparmio di tempo e i costi per gli spostamenti dei dipendenti; l’aumento della responsabilità individuale e il miglioramento della vita per una maggiore capacità di far convivere la sfera lavorativa e quella privata. 

In effetti, lo smart working piace anche ai lavoratori che vedono in questo modo di amministrare il proprio tempo e i propri progressi un vantaggio. Soddisfazione che risulta però maggiormente condivisa dagli uomini, rispetto che dalle donne che probabilmente si sentono in una condizione di lavoro continuo: lavoro retribuito e lavoro per la famiglia. 

Smart working Pa: cosa cambia per i lavoratori della Pubblica Amministrazione

Bisognerà attendere ancora qualche tempo per avere informazioni precise, così come il nuovo decreto dovrà vedere la luce per avere indicazioni dettagliate su quella che sarà la proroga dello smart working

Uno smart working prorogato potrebbe comunque avere effetti anche sui dipendenti della Pubblica Amministrazione che ad oggi seguono ancora le regole stabilite, con la raccomandazione di mantenere il lavoro agile almeno al 50% o aumentando quanto più possibile tale percentuale. 

È indubbio, comunque, che l’emergenza sanitaria sia riuscita ad accelerare la tanto agognata trasformazione della Pubblica Amministrazione, dando la possibilità ai dipendenti di lavorare in modalità smart e, allo stesso tempo, ai cittadini e alle imprese di usufruire dei servizi in forma digitale.

Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Brunetta, in merito allo smart working PA ha affermato: 

Senza imbrigliarlo in percentuali, lo smart working dovrà restare uno strumento del lavoro pubblico e dovrà essere regolato dal contratto, per evitare ogni abuso a danno dei dipendenti.

Ma per quanto riguarda la possibile proroga, anche superando il 31 luglio, data di fine stato d’emergenza, le parole del Ministro forniscono un preciso punto di vista. Brunetta ha infatti affermato che lo smart working nella Pubblica Amministrazione potrà essere impiegato solo a patto che migliori l’efficienza, l’organizzazione del lavoro e la customer satisfaction (cioè soddisfi le esigenze dei cittadini/clienti). 

Soltanto se queste tre cose ci saranno contemporaneamente nel nuovo processo organizzativo, sarà possibile praticare il lavoro agile diffusamente. In caso contrario, si ritornerà in presenza come prima della pandemia.