Più tempo per sostenere l'esame teorico della patente, proroga al rinnovo dei permessi di soggiorno e rinvio della scadenza dei documenti di identità; sono solo alcune delle misure contenute nel DL proroghe varato il 29 aprile dal governo Draghi. 

Tra le novità introdotte dal decreto c’è anche la fine dell'obbligo di ricorrere allo smart working per il 50% svolto nelle Pubbliche amministrazioni. 

Adesso ogni ente pubblico organizzerà autonomamente il lavoro dei dipendenti, assicurandosi che sia garantito il servizio ai cittadini e allo stesso tempo tutelata la salute dei lavoratori.

Ai dipendenti statali, dunque, toccherà tornare a lavorare in presenza con regolarità, anche se ogni amministrazione potrà scegliere in quale modo e forma organizzare il “ritorno alla normalità” come ha detto il ministro Brunetta. 

Ogni ufficio infatti godrà della massima autonomia e potrà scegliere se e quali dipendenti vorrà ancora tenere in smart working per quanto tempo e in quale forma.

Dl proroghe: addio allo smart working nelle Pubbliche amministrazioni 

Uno degli obiettivi del decreto Proroghe, ha spiegato Renato Brunetta Ministro della Pubblica amministrazione, è quello di avviare un processo che ci porti alla normalità. 

Proprio in quest’ottica, nel decreto approvato il 29 aprile dal Consiglio dei Ministri, l'obbligo dello smart working al 50% per i dipendenti pubblici è stato cancellato.

Questo non vuol dire che non ci sarà più la possibilità di lavorare in smart working per le pubbliche amministrazioni, ma significa, piuttosto, che ogni ente deciderà in base alle proprie esigenze quanti e quali dipendenti potranno lavorare da casa, in base ai propri ruoli e alle proprie necessità.

Brunetta ha però aggiunto che «a condizione che l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini ed imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza, nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente».

La possibilità di definire il lavoro in modo flessibile e autonomo, senza più l'obbligo di dover fare lavorare i dipendenti dal remoto, potrà essere esercitata entro la fine di quest'anno. Si attende, infatti, che all'interno dei nuovi contratti collettivi si definiscano forme e misure per lo smart working.

Le Pubbliche amministrazioni dovranno adesso garantire ai cittadini un servizio continuativo ed efficace, senza però smettere di tutelare la salute dei propri dipendenti.

DL proroghe: riduzione netta dello smart working nei Pola 

Con il Dl proroghe si abbassa anche la quota di smart working nei Pola (Piani Organizzativi Lavoro Agile), che le pubbliche amministrazioni devono adottare entro il 31 gennaio di ogni anno. 

L'ex ministra Fabiana Dadone aveva stabilito una quota del 60% di attività che potevano essere svolte da remoto. Con il nuovo decreto si passa a un ben inferiore 15%.

Un taglio così netto è giunto decisamente inaspettato, in particolar modo per quei sindacati che, proprio nelle ore in cui il DL proroghe veniva varato, stavano iniziando il confronto con l'Aran.  

I sindacati sono stati colti alla sprovvista soprattutto perché in questa trattativa il lavoro in smart working aveva un ruolo fondamentale.

Nonostante il dissenso espresso da Fp Cgil, il ministero sostiene che non ci sia nessun tipo di contraddizione tra le norme approvate sulle nuove modalità per il lavoro agile e il contratto collettivo

Le pubbliche amministrazioni potranno comunque continuare a far lavorare da casa i propri dipendenti, sottolinea Brunetta, ma senza più il vincolo della percentuale minima del 50% del personale.

Questa misura sarà valida fino alla definizione dei contratti collettivi del pubblico impiego, ed, in ogni caso, non oltre la fine di quest'anno.

Pubblico e privato: lo Smart working conviene? 

Lavorare in smart working, può essere conveniente sia per i dipendenti che per le aziende, soprattutto se si possono sceglierne le tempistiche.

I lavoratori ne traggono vantaggi, soprattutto legati al benessere personale e psicofisico, e ne ottengono un miglioramento della vita. 

Secondo i dati forniti da Kaspersky la maggior parte dei lavoratori che ha provato il lavoro agile non vorrebbe tornare indietro. 

Anche le aziende, oltre gli enti pubblici, traggono vantaggio dall’offrire ai propri dipendenti la possibilità di lavorare in smart working. Tra vantaggi fiscali e taglio dei costi, le realtà che scelgono il lavoro agile per i propri lavoratori, anche solo part-time, possono risparmiare fino al 30% secondo quanto sostiene l' Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano.

Dalla stessa indagine emerge anche che il lavoro agile fa aumentare la produttività dei lavoratori del 15%.

Anche in virtù di questi dati, molti enti e pubbliche amministrazioni potrebbero scegliere di mantenere attivo lo smart working per alcuni dei dipendenti, anche in modalità ridotta, ad esempio solo per alcuni giorni della settimana.

Una soluzione mista permetterebbe di ottenere maggiori vantaggi dal lavoro agile. Si potrà infatti conservare l'interazione umana e, coltivare il rapporto con i propri colleghi godendo comunque di alcuni giorni di smart working.

Il futuro dello smart working nelle Pubbliche amministrazioni

La scelta di dire addio all’obbligo dello smart working al 50% nelle pubbliche amministrazioni fa parte del cosiddetto piano Brunetta, cioè quel processo voluto dal nuovo ministro della pubblica amministrazione che vuole responsabilizzare gli uffici pubblici e renderli più efficienti. 

La fine dello smart working al 50% però non segna necessariamente la fine del lavoro agile per le pubbliche amministrazioni.

Il ministro Brunetta, infatti, ci ha tenuto ad aggiungere che è importante fare tesoro della sperimentazione introdotta, per via del Covid-19, in questi mesi. Il ministro ha così lasciato intendere che il lavoro agile non è una pratica che deve essere abbandonata dalle pubbliche amministrazioni. 

Lo scopo, quindi, non è quello di eliminare del tutto lo smart working, ma di renderlo più adatto alle necessità degli enti che lo stanno mettendo in pratica. 

Molte mansioni svolte all'interno delle Pubbliche amministrazioni non richiedono il contatto diretto col pubblico, o la presenza costante sul proprio luogo di lavoro. Per questa ragione molte pubbliche amministrazioni potrebbero scegliere di continuare a far lavorare alcuni dei propri dipendenti da casa, anche solo per alcuni giorni della settimana.

Al contrario di quanto si possa pensare, alcune pubbliche amministrazioni offrivano ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da casa anche prima dell'arrivo della pandemia. Anche per questo è facile immaginare che continueranno a proporre questa modalità di lavoro anche dopo. 

Molte altre realtà, sia pubbliche che private, hanno potuto valutare i vantaggi che derivano dal lavoro agile solo con l'arrivo del COVID-19, e, oggi, potrebbero scegliere di continuare a offrire questa opportunità ai propri lavoratori.

Addio allo smart working: tornare alla normalità adesso è possibile?

Ci si chiede se questa misura non sia stata presa un po' alla leggera. Siamo già pronti a tornare a quella normalità auspicata dal ministro Brunetta?

La campagna di vaccinazione prosegue piuttosto speditamente, nonostante gli intoppi, e i numeri dei contagi calano, anche se in modo non così significativo come ci si aspettava.

Nonostante questo, sono poche le regioni che hanno scelto di vaccinare in modo prioritario i dipendenti pubblici, ma la maggior parte non ha predisposto una corsia preferenziale per i propri dipendenti.

Ci siamo già chiesti se le regioni stanno davvero tutelando i lavoratori.

Tutelare la sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro spetterà ai relativi uffici, facendo in modo che personale e cittadini rispettino le norme. 

Non solo Smart working: le altre misure del DL proroghe 

La fine dell'obbligo di Smart working al 50% per le Pubbliche amministrazioni  è solo una delle numerose misure che sono state prorogate dal decreto-legge che il governo Draghi ha varato il 29 aprile.

È stata ulteriormente prorogata la scadenza dei documenti di d'identità che rimarranno validi fino al 30 settembre.

Il decreto comprende anche alcune proroghe che interessano i detenuti. Infatti, è stata prorogata la durata delle licenze premio da concedere ai condannati che possono usufruire del regime di semilibertà. Inoltre, è stata ulteriormente prorogata la possibilità di concedere permessi premio, la possibilità di accesso alla detenzione domiciliare per determinate cause, ma solo per i detenuti  che devono scontare una pena inferiore ai 18 mesi. 

Le prove d'esame di abilitazione di esperti qualificati, medici autorizzati e consulenti del lavoro continueranno ad essere svolte con modalità semplificate dal remoto fino alla fine dell'anno.

Per le domande presentate nel 2020 è stato inoltre prorogato, da sei mesi a un anno, il termine per sostenere la prova teorica per ottenere la patente.

Inoltre, è stata anche prorogata la revisione periodica dei veicoli fino alla fine di quest'anno.

Il DL Proroghe allunga il termine del regime temporaneo per l'esercizio del Golden Power. 

Le imprese ferroviarie potranno iniziare a rendicontare le perdite subite per via della pandemia a partire dal 1° agosto dello scorso anno. 

Le navi da crociera potranno continuare a effettuare servizi di cabotaggio, cioè trasporto di merci e persone tra porti dello stesso stato, dietro compenso, fino alla fine di quest'anno, in modo da poter rientrare delle perdite subite.

Ci sono novità anche per il rinnovo dei permessi di soggiorno che sarebbero dovuti scadere entro il 30 aprile. Grazie al dl Proroghe la nuova data di scadenza è la fine di luglio di quest'anno. 

Come ci si aspettava, inoltre, il nuovo decreto ha prorogato lo slittamento dei termini per il rendiconto e il bilancio delle regioni, delle aziende sanitarie, degli enti locali, delle camere di commercio e delle loro Unioni.

Infine, è stato prorogato il regime semplificato per gli interventi edilizi in spiagge, parchi e simili. Gli interventi devono avere lo scopo di tutelare clienti e visitatori e devono avere carattere provvisorio. Questa misura e stata programmata in vista dell'estate per aiutare le strutture ricettive ad accogliere i turisti in sicurezza.