Tutte le imprese hanno dovuto imparare a convivere con lo smart working.

Questa nuova modalità di lavoro ha notevolmente migliorato la vita di molte imprese: sia la produttività che l'organizzazione di molte aziende e istituzioni di tutta Italia e del mondo interno.

Con la comparsa del Covid-19 milioni di lavoratori hanno cambiato vita: non solo i loro stili di vita, ma anche le loro modalità di lavoro.

Da marzo dello scorso anno al fine di contenere i contagi tutti i cittadini italiani sono stati costretti a ridurre gli spostamenti e le uscite con gli amici, con i colleghi di lavoro e con i familiari ed uscire di casa soltanto per motivi legati al lavoro, alla salute, non più ad esempio per assistere ad una serata di calcio tra amici. 

A un anno e mezzo dall'emergenza sanitaria, oltre che ai benefici apportati dallo Smart working si fanno i conti anche con le ripercussioni negative che ha avuto nei confronti della nostra salute. 

Il lavoro é uno dei pilastri su cui si regge la nostra società che ha dovuto adattarsi sempre più nell'ultimo anno ai cambiamenti: molti lavoratori, infatti, iniziando a lavorare in smart working si sono trovati ad un estensione dell'orario di lavoro, spesso oltre le ore stabilite rispetto all'orario di lavoro in presenza e sono stati quindi sottoposti anche a un carico mentale che spesso si fa più pressante.

Ti lascio a questo video tratto dal canale YouTube di LA7 attualità dal titolo "Giusto l'uso massiccio in pandemia" in cui Roberto Gualtieri da la sua opinione in risposta alla volontà espressa da Brunetta di ritornare tutti in presenza al lavoro.  In questo video viene affrontato il tema da due diverse prospettive: da una parte é stato indispensabile l'utilizzo dello smart working nei momenti di lockdown permettono cosi a molte aziende di continuare ad operare in tutta sicurezza garantendo il rispetto della salute dei  propri dipendenti mentre sta per essere messo da parte da alcune imprese grazie ad un progressivo ritorno alla normalità reso possibile dall'obbligatorietà del vaccino e dal Green Pass. 

Questo video informa dell'uso intelligente delle tecnologie, lo smart working é infatti uno strumento che permette anche il miglioramento della qualità del lavoro delle persone e che in futuro potrà portare alla creazione di spazi di Coworking in prossimità del proprio luogo di residenza come quello che già si verifica nelle città.

Il regolamento normativo dello Smart Working: quali provvedimenti sono stati emanati nell'epoca dell'emergenza sanitaria

Lo smart working é una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato regolato da un accordo tra due parti (il datore di lavoro  ed il lavoratore) caratterizzata da un'organizzazione per fasi, cicli, obbiettivi e dall'assenza di vincoli orari o spaziali, cioè in altre parole, il lavoratore deve portare a termine la produzione prevista dal contratto di lavoro, giorno per giorno, stabilendo da se il proprio tempo lavorativo purché la produzione venga portata a termine.

Con l'inizio dell'emergenza sanitaria si sono susseguite varie normative che disciplinano l'attività lavorativa in smart working 

Tra di esse ricordiamo: 

  • il Decreto Legge del febbraio 2020 in merito alle "Misure urgenti in materia di contenimento e di gestione dell'emergenza epidemiologica" che ha predisposto la diffusione dello Smart Working in tutte le aree locali o nazionali in cui  c'è il rischio che si verifichino situazioni di emergenza nazionale o locale; 
  • La Direttiva n.1 del 2020 a favore del lavoro agile e flessibile per le riunioni, i convegni, i momenti formativi, le prove concorsuali e i locali di lavoro in modalità telematica.

Soltanto a partire dalla firma della ministra Dadone del marzo 2020 lo smart working diventa forma organizzativa ordinaria per le Pubbliche  Amministrazioni nel pieno rispetto della tutela della salute di tutti i cittadini e dipendenti fino al Decreto Milleproroghe, Decreto Legge n.183 del 31 dicembre del 2020 che individua il 30 aprile 2021 come ultimo termine previsto per l'utilizzo della procedura semplificata del lavoro agile per i lavoratori della PA. 

Con il Decreto Legge del 30 aprile 2021 conosciuto come Decreto Proroghe viene stabilito che fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi del pubblico impiego e non oltre il 31 dicembre del 2021, le amministrazioni pubbliche potranno continuare a svolgere la loro attività in smart working, ma sempre più essere vincolati all'applicazione di una percentuale minima del 50 percento del personale che svolge mansioni che possono essere svolge da casa propria. 

Le singole amministrazioni sono cosi libere di decidere il numero dei dipendenti che lavoreranno in smart working sulla base di due criteri fondamentali: la continuità e l'efficienza dei servizi e il grado di soddisfazione dei clienti. In questo modo i servizi per i cittadini e per le imprese miglioreranno ed aumenteranno.

I vantaggi dello Smart Working: dalla vita lavorativa a quella privata

I lavoratori in smart working seguono il work-life-balance, ovvero i dipendenti lavorano cercando di conciliare i ritmi lavorativi con la propria vita privata. Lavorare da casa vuol dire, in altre parole, stabilire da se l'organizzazione della propria giornata lavorativa, cioè quanto tempo dedicare al lavoro al mattino e quanto al pomeriggio. 

L'adozione di tale misura in ambito lavorativo riflette in modo positivo sui lavoratori, permettendo loro non solo di aumentare la propria produttività, ma anche di migliorarla. 

Il secondo vantaggio dello Smart working prevede la riduzione dei costi destinati agli spostamenti (la benzina nel caso della macchina) o ai titoli di viaggio (nel caso dei mezzi di trasporto come il treno o l'aereo). Il traffico di conseguenza diminuisce.

Oltre ai lavoratori sono anche le aziende a trarne beneficio: permettendo ai propri dipendenti di lavorare da casa, le aziende risparmiano i costi per i consumi elettrici dei loro uffici.

Ritorno in presenza per i dipendenti della Pubblica Amministrazione

Lo smart working rappresenta un'opportunità per tutti i lavoratori e per tutte le imprese da affiancare al lavoro in presenza.

Insomma, una realtà che dovrebbe entrare nella vita di tutti i lavoratori, sebbene il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 23 settembre del 2021 abbia stabilito che dal prossimo 15 ottobre termini lo smart working e molti dipendenti della pubblica amministrazione siano destinati a riprendere la loro attività lavorativa in ufficio cosi come avveniva prima che il nostro paese fosse colpito dall'emergenza sanitaria. 

Il DPCM mette infatti la parola fine alla modalità di lavoro agile intesa come strumento di contrasto al fenomeno epidemiologico e non lo prevede come modalità di lavoro complementare al lavoro che tornerà in presenza.

Lo smart working a inizio emergenza sanitaria

Lo smart working é arrivato in modo rapido e molte aziende che non erano preparate hanno dovuto spesso fare i conti con la disorganizzazione: sale, stanze da letto dei dipendenti spesso impreparati si sono trasformati dall'oggi al domani giorno in veri e propri uffici di lavoro.

Per ciascun essere umano, uno dei beni principali é il fattore tempo. Con lo smart working infatti, i lavoratori spendono il tempo nel modo migliore possibile. 

Favorire il benessere dei lavoratori significa saper favorire il loro lavoro. In altre parole, lo smart working non é solo una modalità di lavoro tra due parti, ma é anche un modello che organizza la società in quanto il benessere dell'individuo, appartiene al benessere della collettività di cui fa parte. 

Le prospettive dello smart working dopo la fine della pandemia

Nel periodo post-pandemia ci sarà una crescita delle attività in smart working molto di più rispetto ai livelli precedenti.

Il futuro dello smart working dipenderà dalle aziende: quelle private la considerano come un'opportunità considerando che tale modalità di lavoro ha permesso un'ottimizzazione dei costi, mantenendo uno stesso livello di servizio e di produzione, i guadagni sono aumentati.

Lo stesso non si é verificato nelle aziende pubbliche, in cui gli stessi servizi che erogavano sono peggiorati nello smart working proprio perché non ancora abituati all'uso delle risorse digitali.



In futuro ci sarà un divario tra aziende che individuano lo smart working come una vera e propria risorsa e che quindi si adopereranno per formare i loro lavoratori; mentre altre invece rimarranno ferme nelle loro idee cosi come i cittadini che continuano ad identificare (ancora, dopo un anno e mezzo) i servizi pubblici come dei luoghi fisici in cui l'unica cosa da fare é recarsi di persona per ottenere il servizio e le aziende che offrono lo stesso servizio, ma online vengono viste come qualcosa di poco normale, di cui é meglio diffidare.

Lo smart working alternato

Guardando lo smart working dalla prospettiva di molte aziende operanti nel territorio c'è una terza opzione che alcune aziende vogliono adottare, un approccio molto cauto, diviso tra un ritorno alla normalità e la continuazione del proprio lavoro da remoto

Accanto alle aziende che continueranno, infatti, a svolgere la loro attività totalmente in presenza ed a quelle nate durante l'emergenza sanitaria che hanno dovuto imparare a sopravvivere muovendosi online: ci sono quelle aziende che  seguiranno la scia di uno smart working alternato che consiste nello svolgere il metà delle ore settimanali previste in presenza (nella sede dell'azienda) che permettano per quanto possibile l'interazione tra i dipendenti.

La restante metà delle ore corrispondente agli altri due o anche tre giorni della settimana, il dipendente avrà la possibilità di lavorare da remoto da casa propria, sotto le strette direttive dell'azienda,  probabilmente con un collegamento ad Internet per l'intera giornata lavorativa.

La nuova modalità di smart working alternato prevede quindi che una netta divisione tra lavoro in presenza e lavoro da remoto: un 50% in sede e un 50% a distanza, da casa propria o da un altro luogo predisposto a svolgere l'attività lavorativa.

Naturalmente il lavoro in presenza dovrà tenere conto i protocolli di sicurezza e di salute adottati per prevenire la diffusione dei contagi con la prenotazione da parte dei propri dipendenti per il lavoro in presenza che possono decidere in totale libertà quali giorni svolgere la loro prestazione lavorativa in presenza e in quali giorni lavorare a distanza., nel rispetto dei limiti di distanziamento tra un lavoratore e l'altro e di quelli relativi alla capienza.