Sono giorni di grande fermento, specialmente a seguito del rientro in presenza dei circa 700mila dipendenti pubblici lo scorso 15 ottobre, fortemente voluto dal Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta.

Dopo mesi di discussione presso l'ARAN, Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, si è arrivati ad una bozza delle linee guida sul rinnovo dei contratti per dipendenti di ministeri, agenzi fiscali ed enti pubblici nazionali.

Tale bozza, inclusiva delle linee guida per il lavoro in smart working nella Pubblica Amministrazione, è stata presentata pochi giorni fa dal Ministro Brunetta ai Sindacati. La speranza è che si arrivi ad una definizione delle linee guida entro la fine del mese di novembre.

Vediamo esattamente in cosa consistano le linee guida e perché sia già scontro aperto.

Smart working: il dibattito sulle nuove regole per la Pubblica Amministrazione

Accesa è la polemica intorno alle nuove indicazioni sul cosiddetto lavoro agile.

Per capire come si sia arrivati agli scioperi ed alle proteste di fine ottobre, andiamo ad analizzare per gradi quanto sia avvenuto e stia avvenendo in questi giorni,

Partiamo dai dati. Secondo un'indagine sulla diffusione del lavoro agile pubblicata a dicembre 2020 da FormezPA, a gennaio 2020 i dipendenti pubblici in smart working erano appena il 1,7%. Lo scoppio della pandemia ha portato ad un incremento esponenziale della percentuale, oltre l'87%.

Ecco dunque che si capisce come una regolamentazione di questo tipo di lavoro sia oltremodo auspicabile.

Veniamo ora allo scontro. Da un lato, il Ministro Brunetta che afferma come il rientro dei lavoratori della Pubblica Amministrazione dallo smart working sia un passo importante e necessario per la ripresa economica del settore della ristorazione, e quindi del prodotto interno lordo.

La parte avversa, invece, sostiene come questa decisione sia un ostacolo ai Piani Organizzativi per il lavoro agile (portati avanti durante il governo Conte bis) che avrebbero dovuto definire precisamente le nuove modalità per lo smart working, permettendo ad almeno il 60% dei dipendenti pubblici di avvalersene. Tutto ciò, invece, non sembra sia contemplato nelle nuove misure. Viene inoltre contestato il fatto che non si punti abbastanza sull'efficienza, o almeno, non quanto si dovrebbe.

D'altra parte, la risposta di Pierluigi Matrogiuseppe, dirigente ARAN, è chiara: anche nella nuova bozza verrà dato valore all'efficienza e sono previsti obiettivi per i lavoratori, talvolta anche in corso d'anno. Anche lo smart working, come vedremo nelle prossime righe, occupa una larga fetta delle nuove linee guida e certamente sarà una modalità di lavoro incoraggiata.

Vediamone ora i punti salienti sui quali si sta concentrando il dibattito.

Le linee guida per lo smart working nella Pubblica Amministrazione

Concentrandoci in quest'articolo sullo smart working, come si evince dalla bozza, diffusa in anteprima da Adnkronos il 22 ottobre, l'intento è quello di delineare la modalità di svolgimento del cosiddetto lavoro agile, in considerazione di alcuni punti fondamentali, quali il diritto alla disconnessione ed alla formazione specifica, il diritto alla protezione dei dati personali, e naturalmente anche la regolamentazione di permessi ed assenze.

“Lo smart working sarà totalmente implementabile dal 31 di gennaio da parte delle 32.000 pubbliche amministrazioni che ci sono in Italia, sulla base del contratto. Se tutto va bene lo rendiamo strutturale” ha sottolineato il Ministro Brunetta, come riportato dal Corriere.

L'impronta che si vuole dare al lavoro agile sarà improntata su logiche di soddisfazione ed efficienza, secondo alcuni punti fondamentali, che ora andiamo ad eviscerare.

Smart working nella Pubblica Amministrazione e tutela dei dati personali

Tra le misure riportate nella bozza, certamente spicca la parte relativa alla tutela dei dati personali.

Secondo le linee guida per la PA, infatti, il lavoro in smart working non potrà più essere svolto sfruttando la connessione personale o domestica del singolo lavoratore. Il lavoratore dovrà infatti essere dotato dall'Amministrazione di idonei mezzi tecnologici che gli consentano di accedere alle applicazioni di lavoro senza l'uso di propria connessione. Potrà essere utilizzato il telefono di servizio, nel quale potranno essere inoltrate direttamente le chiamate dall'interno dell'ufficio.

La questione si complica allorquando si debba accedere a particolari file salvati in un Cloud aziendale, ma anche qui pare che le scelte possano essere semplificate. Anche questa volta, si legge nel testo della bozza, le indicazioni che sono state appositamente studiate in modo da tutelare i dati personali dei dipendenti della PA durante lo smart working.

Ciascun dipendente potrà infatti accedere a suddetti file sfruttando la connessione aziendale, concessa dall'Amministrazione, oppure utilizzando la VPN (Virtual Private Network), che consente una navigazione più affidabile. In alternativa, sarà possibile attraverso l'accesso ai server in desktop remoto. L'Amministrazione dovrà comunque sempre prevedere alla gestione ed al controllo di tutti i documenti in ingresso ed uscita. Si consideri, ad esempio, la facilità con la quale certi sistemi informatici pubblici siano stati agilmente hackerati nei mesi precedenti.

E nel caso di problemi di natura tecnica o informatica?

Secondo le linee guida, in caso di interruzione o sensibile rallentamento nello svolgimento del proprio lavoro in smart working, sarà necessario informare in modo tempestivo il proprio superiore. Se il disguido non fosse risolvibile nel breve periodo, potrebbe anche essere richiesto che il lavoratore rientri subito in sede. In ogni caso, per esigenze interne, sarà possibile richiamare il lavoratore in sede almeno il giorno prima. Non sono richiesti preavvisi più lunghi.

L'adesione allo smart working nella Pubblica Amministrazione è da considerarsi volontaria e consensuale

Fondamentale attenzione riveste questo punto, ovvero la natura consensuale e volontaria del lavoro in smart working da parte di ciascun dipendente della Pubblica Amministrazione.

Non ci sono limitazioni in merito alla natura del contratto, sia esso part-time o full time, a tempo determinato o indeterminato: in tutti i casi, è possibile accedere al lavoro agile. Naturalmente tale possibilità non potrà essere estesa al lavoratore che faccia costante uso di particolare strumentazione che non sia remotizzabile o che esegua un lavoro organizzato su turni.

L'obiettivo, infatti, è quello di cercare il più possibile di venire incontro alle specifiche esigenze, sia dell'Amministrazione, sia del singolo lavoratore, in modo da creare un ambiente di lavoro idoneo.

Veniamo ora all'ultimo punto, anch'esso al centro degli scioperi di fine ottobre.

Smart working tra diritto alla disconnessione e obbligo alla rotazione

Pur rappresentando un grande vantaggio, lo smart working non potrà più essere applicato per l'intera durata della settimana lavorativa. Sarà infatti necessario prevedere una rotazione che consenta a tutti di poter alternare lavoro agile e lavoro in presenza, preferendo sempre la seconda alternativa.

Durante le giornate di smart working permarrà la possibilità di fruizione di permessi, come previsto dal contratto collettivo e dalle norme di legge: saranno quindi possibili i permessi per motivi personali e familiari, sindacali e quelli della legge 104.

L'unica variante riguarda il fatto che, durante i giorni di lavoro agile, non sarà possibile effettuare lavoro straordinario. Chiaramente non rientrano nel lavoro agile nemmeno le trasferte.

Resta invece ben chiaro il diritto alla disconnessione.

Esso deve essere scrupolosamente osservato da ciascun lavoratore della Pubblica Amministrazione, anche in smart working. Devono infatti essere continuare ad essere garantite le 11 ore di riposo consecutivo, già previste dall’art. 17, comma 6, del Ccnl 12 febbraio 2018, per un adeguato recupero delle forze psicofisiche.

Cosa accadrà nei prossimi mesi

Le misure che ora sono ancora in bozza dovranno essere discusse: una volta approvate confluiranno strutturalmente nella sezione apposita del PIAO, ovvero il Piano integrato della Pubblica Amministrazione (dl 80/2021), che conterrà tutte le istruzioni in materia di smart working. Esse entreranno in vigore a partire dal 31 gennaio 2022.

Lo Smart Workers Union, neonata associazione sindacale dei lavoratori in smart working, ha già indetto uno sciopero contro le linee guida proposte dal Ministro Brunetta.

Tra i lavoratori coinvolti dalla manifestazione anche il personale scolastico, in particolare gli insegnanti in regime di didattica a distanza.

La protesta ha l'obiettivo di "dare voce al disagio di tutti i lavoratori che hanno dimostrato come sia possibile un modo di lavorare più compatibile con gli impegni personali e nello stesso tempo più produttivo", come comunicato dal fondatore Gini Gilberto, impiegato nella Pubblica Amministrazione, in un articolo riportato da SkyTg24.

Tra le motivazioni sollevate, ve ne sono sostanzialmente due.

Il rientro dallo smart working non tutela il benessere dei lavoratori pubblici che non potrebbero più bilanciare in modo soddisfacente lavoro e tempo libero, come invece potrebbe fare da casa.

Anche motivazioni di carattere ambientale sono state sollevate: il tragitto verso il lavoro, infatti, contribuirebbe notevolmente all'innalzamento delle emissioni di CO2 nel Paese.

Non sono mancate le risposte, però, di chi sostiene che siano state notevoli le criticità ed i rallentamenti verificatisi in tempo di pandemia. Secondo Gini, però, la messa a disposizione di attrezzatura e connessione da parte dei lavoratori in quel periodo è stata un segno virtuoso e necessario che non andrebbe ora ostacolato, ma implementato.

Le nuove linee guida, infatti, limitano lo smart working nella Pubblica Amministrazione soltanto a chi possa essere dotato di mezzi aziendali e costringe di fatto moltissimi lavoratori a tornare in sede.

Riporta il Corriere:

"È vero, ci sono state delle criticità, spesso legate al fatto che l’organizzazione del lavoro non era pronta al cambiamento e non c’erano strumenti adeguati. Non per questo però ora bisogna buttare via tutto" ha affermato infatti Gini.