Si torna a parlare dello smart working.

La modalità virtuale che ha accompagnato milioni di realtà imprenditoriali durante l’emergenza sanitaria, ha permesso a molti dipendenti di preservare il proprio posto di lavoro, altrimenti a rischio.

Grazie all’utilizzo di computer e software pensati per continuare a favorire la produttività, coloro che vi hanno aderito l’ha preferita all’abitudinaria presenza in ufficio, godendone gli enormi benefici.

Sebbene, però, la pandemia si sia avvicinata ad una percettibile scematura e nel settore privato si sia già tornati in presenza, la Pubblica Amministrazione chiede di continuare a lavorare in remoto e il governo acconsente.

Vediamo cosa sta succedendo e come potrebbe cambiare lo smart working nel 2022.

Smart working: tra benefici e svantaggi

È ormai da un anno che lavoro in smart working con Trend-online e devo dire che, finora, ho visto più benefici che svantaggi.

Oltre ad impattare sulle spese giornaliere che un lavoro in presenza potrebbe comportare ( costo degli spostamenti, assicurazione del mezzo, pause pranzo, indumenti da lavoro, accessori per l’ufficio), questa modalità virtuale mi ha permesso di poter creare una certa libertà di azione e un significativo risparmio di tempo.

Dividendo la giornata in più parti e dedicando un certo numero di ore alla mia prestazione, ho notato di riuscire ad essere più concentrata e più produttiva rispetto a quando mi trovo in ufficio con altri colleghi.

Ovvio che, rimanere a casa da sola tutto il tempo non è proprio il massimo perché si finisce con il continuare a digitare a computer per ore interminabili senza mai staccare.

C’è di positivo però che, attorniata dal silenzio e dalle comodità di casa mia, mi ritrovo a lavorare più serenamente, dimenticando lo stress del viaggio in macchina di prima mattina o il traffico nelle ore di punta, la sera.

Lavorare in smart working è stata una vera rivoluzione per me, ma anche per tutti quei lavoratori che durante la pandemia hanno scoperto una modalità totalmente diversa ed hanno riscoperto il piacere di svolgere la propria mansione da casa.

Il video di Raffaele Gaito spiega come farlo bene: 

Gli unici contro che in moto potrebbero evidenziare sono quelli legati al fatto di non riuscire a conciliare vita privata e vita professionale, oppure l’elevato costo delle bollette a fine mese senza contare l’utilizzo assiduo del proprio wi-fi.

Anche il fatto di dover passare più tempo a casa senza accorgersi del passare della giornata, o lavorare senza potersi concedere due chiacchiere con il vicino d’ufficio e sentirsi isolati.

Ancora, sentirsi disorganizzati a livello produttivo o non trovarsi a proprio agio con una modalità così diversa da quella alla quale sono abituati.

Lo smart working è stato per tutti lo strumento del progresso, una vera e propria sfida che in molti hanno dovuto accettare per stare al passo con la concorrenza e mantenere la propria occupazione in un momento storico così difficile.

Il cambiamento è la chiave di tutto ciò che riguarda il lavoro agile, una nuova opportunità per crescere o un’occasione per capire se il lavoro svolto finora fà ancora al caso nostro.

Come spiega gutflg.com:

“ Il posto di lavoro di domani non è più un posto statico nell’edificio dell’azienda ma molto di pi, ovunque si trovi il dipendente.”

Lavorando da remoto, il dipendente lavora per mantener il controllo di ciò che fà, si assume le proprie responsabilità e diventa più efficace per sé stesso, non tanto per l’azienda in cui lavora.

Smart working nella PA: come funziona?

Sebbene con il passare del tempo lo smart working sia diventato una modalità di lavoro utilizzata da pochi, il settore della Pubblica Amministrazione insiste per volerlo mantenere a tutti i costi.

Lo stesso ministro Renato Brunetta, ha palesato quanto i dipendenti di questa categoria siano felici di non tornare più in presenza.

Spiega adkronos.com:

“ Più della metà dei dipendenti delle banche sono ancora in smartworking e non vogliono tornare. Nella PA stiamo fornendo delle regole per poter fare tutto lo smart working che le 32 mila pubbliche amministrazioni vorranno fare in libertà”

È proprio in ragione di quanto affermato che lo stesso decreto del ministro ha stabilito le nuove modalità organizzative per favorire il ricorso al lavoro agile nella Pubblica Amministrazione.

Attraverso un’idonea dotazione tecnologica messa a disposizione del lavoratore, l’amministrazione stessa si occupa di garantirgli sicurezza, affidabilità e costante aggiornamento dei software utilizzati.

In alternativa, viene consentito l’utilizzo di strumenti diversi da quelli disposti purché controllati e autorizzati a compiette la prestazione richiesta al lavoratore.

Per le attività da remoto, l’amministrazione fornisce postazioni di lavoro in grado di assicurare la protezione delle risorse aziendali ed impedisce al lavoratore l’utilizzo di qualsiasi altra utenza che non sia autorizzata dal dirigente.

Inoltre, viene prevista una formazione specifica per l’utilizzo delle piattaforme di comunicazione e degli strumenti disposti per operare in autonomia.

L’obiettivo primario è quello di rafforzare la responsabilità del lavoratore, ma anche, come spiega ilsole24ore.com:

“favorire la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliare le esigenze organizzative delle pubbliche amministrazioni consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata.”

Qualora si presentino problemi di natura tecnica o informatica, il dirigente dell’azienda può chiamare il lavoratore a tornare in presenza, rispettando i limiti di tempo utili per consentire il ritorno ( la comunicazione deve avvenire almeno il giorno prima).

Smart working: cos'é l'accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente?

L’adesione a questo tipo di modalità di lavoro, completamente diversa da quanto siamo sempre stati abituati a vedere, richiedere la presenza di un accordo individuale che ne regoli gli aspetti più importanti.

Grazie a questo “contratto” tra dipendente e datore di lavoro è possibile conoscere i limiti da rispettare in entrambe le posizioni ricoperte, ovvero:

  • quanto dura l’accordo stesso
  • la modalità di svolgimento della prestazione lavorativa
  • la modalità di recesso ( che deve avvenire a non meno di 30 giorni)
  • i tempi di riposo del lavoratore
  • la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche
  • le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro 

Poiché  tale prestazione lavorativa, nella maggior parte dei casi, viene svolta senza vincoli di orario, è necessario che si individuino i periodi temporali nei quali il lavoratore deve erogare la propria prestazione e quali invece sono dedicati al riposo.

Secondo quanto stabilito dai CNL, le ore di riposo spettanti al lavoratore sono 11, tutte consecutive e il lavoratore ha diritto alla disconnessione.

Durante lo smart working sono vietate le trasferte e qualsiasi altra condizione che porti a svolgere il proprio lavoro in situazioni di rischio.

Diversamente da quanto detto finora, il lavoro agile può realizzarsi anche sotto forma di telelavoro domiciliare oppure coworking.

Nell'articolo di Achiropita Cicala troverete lo smart working applicato anche alla legge 104!

Smart working: quali sono i limiti per il datore di lavoro?

Moltissime volte ho sentito persone lamentarsi di come si sentissero continuamente controllate dal datore di lavoro durante le ore attive.

Purtroppo, sempre stando a quanto contenuto nello statuto dei lavoratori, tale situazione ha tutto il diritto di palesarsi poiché il controllo da parte di un superiore non è necessariamente legato ad una violazione della privacy.

Nella maggior parte dei casi infatti, tale comportamento si rivela necessario per accertare l’esistenza di condotte illecite da parte di singoli dipendenti ed opera solo per il bene dell’azienda e della collettività.

Per far sì che tale controllo sia lecito è necessario che vi sia la presentazione di un accordo con le rappresentanze sindacali o che questa procedura sia approvata dallo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Il potere che il datore di lavoro ha di controllare il proproi dipendente in smart working o meno, in realtà è molto limitato.

Innanzitutto gli è vietato utilizzare le informazioni raccolte per fini diversi da quelli del rapporto di lavoro.

Tutto ciò che viene raccolto da computer, tablet e smartphone aziendali non possono essere oggetto di verifica, nemmeno i software che monitorano l’attività del lavoratore durante la giornata.

In più, come spiega ilfattoquotidiano.it, vi é:

 “l’obbligo di informare preventivamente i lavoratori circa i controlli effettuati con gli strumenti informatici, i dati trattati e i tempo di conservazione degli stessi.”

Non si tratta, quindi, di controllare il dipendente per chissà quale motivo, ma solo per consentire un corretto svolgimento dell’attività lavorativa a puro scopo aziendale.

Niente di più.

Smart working: come sarà nel 2022?

Molto probabilmente sentiremo parlare dello smart working fino a marzo 2022, se lo stato di emergenza trovasse l’applicazione di un ulteriore proroga.

Il governo di Mario Draghi ha già pensato di introdurre un protocollo congiunto con le parti sociali entro la fine dell’anno e il ministro Andrea Orlando sta già pensando a quali sostegni indirizzare alle aziende che intendono perseguire questa modalità di lavoro.

L’obiettivo finale sarà quello di definire il quadro generale sullo smart working senza complicare ulteriormente i suoi contenuti e prevedendo un accordo ad hoc tra datore di lavoro e dipendente.

Potremmo dire che si tratta di un’ambizione, di una sfida che deve superare molti ma e parecchi se, e che dovrà fare i conti con una diversa organizzazione di un lavoro che ormai, appartiene al futuro. 

Volwte rimanere aggiornati sulla sorte dello smart working?

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Noi ci vediamo la prossima volta!