Lo smart working, in un periodo simile, ha avuto una vera e propria evoluzione. Di recente, soprattutto in un Paese come l'Italia, questa modalità di lavoro ha attraversato un vero e proprio trend nettamente in crescita. Questo, è avvenuto naturalmente per via della situazione attualmente in corso, la quale ha in un certo senso imposto lo smart working, erroneamente confuso con quello che è il semplice lavoro da casa.

Infatti, a rimarcare tale differenza a livello semantico, è la stessa definizione di questo termine. Citando il sito di Digital4.biz:

Ma che cosa è lo Smart Working? Se in italiano il significato di Smart Working è “lavoro intelligente”, l’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce ”una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Dunque, tale definizione ci fa intuire che sia più un lavoro di una certa qualità, che una semplice postazione remota rispetto al proprio ufficio. A soddisfare questa particolare esigenza linguistica, esistono infatti altre terminologie decisamente più appropriate e in linea con quanto si legge.

Il fatto  che tale tendenza abbia preso piede in un periodo simile, a rigor di logica, potrebbe portare al pensiero comune che prima o poi, questa tipologia di lavoro "intelligente" potrebbe volgere al termine. Ad oggi, stando al parere di varie autorità del settore, una risposta precisa non sembra esistere, considerando che la situazione in corso è perfettamente capace di evolversi in breve tempo.

Questa caratteristica, rende di fatto vano qualsiasi tentativo di pianificazione o previsione. Questa difficoltà nel pensiero a lungo termine, ha cambiato radicalmente le abitudini di numerose persone. Tale aspetto, viene approfondito in un contenuto pubblicato dal canale di Osservatori Digital Innovation, con un vero e proprio excursus riguardante lo smart working.

Smart working: la nascita del termine

Il termine smart working, storicamente, è nato grazie ad una particolare espressione di stampo internazionale. La parola in questione, chiaramente, ha una natura prettamente anglosassone. A testimoniare ciò, infatti, è proprio la sua nascita. A tal proposito, il sito di Nous Srl ha saputo riportare una referenza corretta.

Nel 2014, nel Regno Unito, una legge denominata Flexible Working Regulation, ha inaugurato il concetto di intelligenza lavorativa, con tanto di maggiori tutele e incentivi per attrarre potenziali fruitori. A livello legislativo, il Regno Unito ha avuto il lodevole merito di aver introdotto tale concezione del lavoro, limintandone (inizialmente) lo svolgimento e l'adozione ai dipendenti con una tempistica di impiego maggiore ai 6 mesi.

Questo termine, successivamente, è stato ripreso a livello globale da più enti, diventando un vero e proprio punto di qualità del periodo pandemico recente, al quale molti lavoratori sono stati forzatamente tenuti ad adottare tali misure, per ragioni di sicurezza e di normative imposte su larga scala territoriale. Nonostante ciò, numerosi dipendenti ancora oggi praticano tale metodologia, oltre ad esserci dei lavoratori in smart working da ben prima che tutto ciò avesse sfortunatamente inizio.

Smart working: la definizione autentica

Come abbiamo potuto vedere in precedenza, lo smart working viene spesso accomunato al puro e semplice lavoro da casa, escludendo in maniera poco precisa una serie di varianti e funzioni che sono in realtà una proprietà specifica di questa modalità di lavoro.

Lo smart working, citando quanto riportato dal sito di Qui Finanza, deve la sua definizione anche ad un intervento "legislativo" a riguardo. Citando quanto segue:

 La definizione normativa di smart working si è avuta soltanto negli ultimi anni grazie alla legge 81/2017, detta infatti Legge sul Lavoro Agile, in cui è esplicitato come questa modalità di esecuzione del lavoro subordinato deve innanzitutto essere stabilito tramite un accordo scritto tra le parti, che definisca sempre organizzazione del lavoro (per fasi, cicli o obiettivi), durata, rispetto dei tempi di riposo, diritto alla disconnessione e modalità di recesso.

La definizione riportata, dunque, risulta essere ben approfondita anche a livello legislativo. Questo, oltre ad essere una vera e propria mozione di matrice "culturale", è utile e necessario anche ai fini della tutela dei lavoratori. Tornando a gran voce sul suo significato, tale terminologia non va affatto confusa col termine di telelavoro, in quanto presenta un significato generico e meno puntiglioso.

Di per sé, il telelavoro, tende a snaturare il concetto di autonomia e gestione personale di cui invece si fa forza proprio lo smart working, ovviamente ammettendo che le condizioni lavorative permettano tale "libertà" di esecuzione.

Smart working: quando terminerà per i lavoratori?

Lo smart working, prima di essere un vincolo, è una scelta libera e consapevole. A livello umano, infatti, lo smart working rappresenta un vero e proprio progresso di natura umana e professionale, grazie ai suoi ideali intrinsechi. Maggiore autonomia e capacità di gestione, sono solamente due dei numerosi aspetti che vanno a comporre la spina dorsale di quello che si può definire un vero e proprio stile di vita, oltre ad essere un modello lavorativo stabile.

Ma esattamente, quando terminerà per i lavoratori? Benché non sia affatto esplicita, la risposta a questo interrogativo va ricercata al documento inerente allo stato di emergenza attuale. Infatti, la proroga definitiva riguardante lo smart working, sarà valida fino al 31 luglio del 2021.

Dunque, dal giorno successivo le modalità di lavoro per i dipendenti partecipi a questa condizione potrebbero subire delle variazioni. Quanto si legge sul documento ufficiale, in particolare nella sezione apposita relativa alle FAQ, contiene quanto segue:

Nel periodo in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza, le modalità di comunicazione del lavoro agile restano quelle previste dall’art. 90, commi 3 e 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge n. 77 del 17 luglio 2020, utilizzando la procedura semplificata già in uso (per la quale non è necessario allegare alcun accordo con il lavoratore), con modulistica e applicativo informatico resi disponibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Smart working: cosa ci riserverà il futuro?

I pareri discordanti riguardo lo smart working, nonostante la sua efficacia, sono stati molteplici. Tra situazioni di stress derivanti da turni nettamente superiori al monte ore prestabilito, e affaticamento vero e proprio condito da un parziale senso di alienazione perenne, lo smart working è stato spesso e volentieri l'oggetto principale di numerose discussioni.

Alla luce di uno sbilanciamento emerso in maniera così altalenante, le proposte di un modello lavorativo ibrido sono state molteplici. Una statistica riportata da una ricerca di Starting Finance, ha infatti evidenziato come un buon numero di dipendenti vorrebbero alternare lo smart working alla classica postazione di ufficio.

Questo, presumibilmente, in modo tale da poter favorire determinate interazioni che diversamente non potrebbero mai avvenire. Tuttavia, alla luce di questa proposta, bisognerebbe obbligatoriamente considerare i potenziali aspetti negativi, che potrebbero riguardare un danno subito da parte di alcuni settori (trasporti e altri servizi), e un dislivello generato tra chi lavora da una postazione remota, e chi da una vera e propria sede d'ufficio fisica.

Sicuramente, gli aspetti relativi a questa pratica potrebbero essere altrettanto vantaggiosi, ma ciò dipenderà esclusivamente dall'esito dei numerosi test ed esperimenti che dovranno essere svolti. Un domani, tale realtà potrebbe essere benissimo un modello proficuo ed efficace. Ma prima dei doverosi accertamenti, ci si potrà basare soltanto su ipotesi e sondaggi.

Smart working: tra esperimenti e riduzione degli spostamenti

Alcune regioni italiane, andando ad approfondire il concetto di smart working come merita, hanno iniziato ad effettuare degli esperimenti per migliorare l'esperienza lavorativa dei propri dipendenti. Un esempio concreto viene citato dal sito di PMI, il quale ha messo in evidenza un caso studio proveniente dal comune di Milano.

Senza impiegare alcuna spesa o alcun fondo di denaro, il capoluogo lombardo ha disposto quello che si può definire lo "smart working di vicinato". Questo, per favorire la rinascita di alcune zone della città, e ridurre i rischi di contagio. Oltre a comportare un vero e proprio beneficio dal punto di vista riguardante l'impiego dei trasporti, i quali sono stati molteplici volte luogo di assembramenti inevitabili, e inconsapevoli.

I dipendenti del comune, dunque, avranno in loro possesso degli spazi appositi sui quali svolgere le proprie mansioni lavorative, andando a beneficiare di una serie di vantaggi indubbiamente utili e fondamentali per un'esperienza lavorativa più qualitativa, e di maggiore impatto. L'esperimento in questione, probabilmente, manterrà il suo vigore fino alla fine dell'anno corrente.