In questi giorni la DAD festeggia un anno di vita, ma per molti, forse moltissimi, potrebbe essere già DEAD.

Lo smart working invece (definito dall'ordinamento italiano definisce come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa) lo si conosce ormai da un decennio e fino a poco tempo fa non ha mai rappresentato un problema.

Sappiamo che la didattica a distanza (DAD) ha assunto connotati maligni, perché sovente e in particolar modo per quella fascia d'età che va dai 3 ai 10/11 anni, comporta il totale coinvolgimento dei genitori, che sentono l'obbligo morale (e in alcuni casi l'obbligo è legale) di aiutare i propri figli durante le lezioni: connotati che denotano una DAD complicata e complessa, sicuramente più di quanto ci saremmo aspettati, quando un anno fa la salutammo con entusiasmo: DAD dalle tinte fosche, un metodo che non piace più perché rivelatosi incapace di replicare almeno in parte la reale esperienza scolastica e che ha minato pesanetmente gli equilibri familiari, in alcuni casi già di per sè precari.

E' da questi preoccupanti presupposti che un'azienda, prima fra tutte in Italia, decide di aiutare i suoi dipendenti siglando un accordo con i sindacati (nello specifico le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità): stiamo parlando di Autostrade per l'Italia (ASPI), che riconosce il diritto alla disconnessione nella fascia oraria 08:00-13:00, per far si che i genitori-dipendenti possano assistere i propri figli durante le ore della didattica a distanza.



Smart working: flessibilità oraria per la disconnessione

Autostrade per l'Italia (ASPI) concede a ogni dipendente in regime di lavoro agile la possibilità di strutturare settimanalmente la propria attività professionale; il lavoratore dovrà concordare con l'azienda gli orari in cui effettuare la disconnessione e in alcuni casi, lo stesso potrà inoltrare richiesta alla disconnessione per assistere i propri figli nella didattica a distanza anche al di fuori della fascia oraria canonica 08:00 - 13:00.

In questa prima fase sperimentale, il lavoratore-dipendente non dovrà recuperare le ore dedicate alla gestione famigliare della DAD, restando quindi queste ultime a carico dell'azienda: questa iniziativa di Autostrade per l'Italia (ASPI) si inquadra nell'ambito delle nuove policy definite nel Piano Industriale della società, policy che consiste nel valorizzare grandemente i propri dipendenti (circa 8.000), concedendo forme innovative di welfare aziendale.

90 minuti free: quanto durerà l'esperimento

Durante questo mese di sperimentazione l'azienda potrà valutare la soddisfazione dei propri dipendenti nel fruire di questo innovativo rapporto lavoro-DAD, che consentirà anche di capire i risultati raggiunti e gli obiettivi concordati: nell'eventualità di un esito positivo, l’estensione del progetto potrebbe interessare il periodo della didattica a distanza e l'azienda fa sapere che non esclude la possibilità di estendere il diritto alla disconnessione di 90 minuti a tutti i dipendenti con figli piccoli.

Esperimento 90 minuti: le parole dei protagonisti

“Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver elaborato e definito con noi questa iniziativa, che rappresenta un unicum a livello nazionale – dice Roberto Tomasi Ad di Autostrade per l’Italia. 

Il nostro intento è dare supporto ai lavoratori e alle loro famiglie, sperimentando nuovi approcci di welfare aziendale in grado di far fronte alla fase emergenziale che stiamo tutti vivendo. 

Il nuovo Piano Industriale punta fortemente sulla valorizzazione delle persone, e questo accordo è un’applicazione concreta di questa visione”.

“Questa iniziativa punta a supportare i genitori, sia madri che padri, consentendo loro di assistere i figli nelle attività di Dad – dice Gian Luca Orefice, Direttore Human Capital, Organization & HSE di Autostrade per l’Italia. 

In questo modo abbiamo elaborato un’ulteriore declinazione del diritto alla disconnessione, nel segno della gestione flessibile del lavoro, della sostenibilità e dell’inclusione. 

Continueremo su questo fronte, collaborando con le organizzazioni sindacali, per elaborare nuove forme di sostegno e stare al fianco dei nostri dipendenti in questa fase difficile del Paese”.

DAD e rendimento scolastico: la scuola può bocciare?

Si, la possibilità sussiste.

Difatti il TAR di Bari sezione III, con la sentenza 7-8 ottobre 2020, n. 1253, mette in chiaro che la bocciatura è possibile nel caso emergano nella motivazione del provvedimento impugnato elementi per un’applicazione del c. 6, art. 4 dell’O.M. n. 11/2020.

Si prenda l'esempio dello studente non ammesso alla classe successiva sulla base della decisione del Consiglio di Classe di un Istituto di scuola superiore che ha deliberato in materia pervenendo alla decisione sulla base di alcuni fattori determinanti; il profitto scadente dello studente, reso noto dai voti per singole materie, il comportamento non partecipativo alle ore di lezione, il disinteresse più volte manifestato anche per le lezioni a distanza organizzate dalla Scuola sulla base della normativa emergenziale adottata a causa del Covid-19 e l'elevato numero di assenze, hanno convinto la Scuola che erano presenti tutte le circostanze idonee alla bocciatura.

Tuttavia, la famiglia dello studente ha impugnato il provvedimento di non ammissione alla classe successiva e la pagella scolastica, in quanto ravvisatala presunta violazione della normativa emergenziale di cui all’Ordinanza Ministeriale 16 maggio 2020, n. 11 nella parte in cui essa dispone una promozione in deroga, proprio in considerazione della emergenza indotta dalla pandemia da Covid-19.

Dal canto suo, l’Amministrazione scolastica ha sostenuto la tesi secondo la quale la normativa emergenziale non stabilisce affatto una promozione automatica, non essendo ipotizzabile l’intento del legislatore di avallare una promozione di tipo “politico”.

Non sono emersi nella motivazione del provvedimento impugnato elementi per una applicazione del comma 6 dell’art. 4 dell’O.M. n. 11/2020 che per il suo valore ripristinatorio della regola generale della non ammissione in difetto di elementi valutativi relativi all’alunno, riversa l’onere della prova a carico dell’Amministrazione scolastica qualora la stessa intenda far valere la totale mancanza di elementi di valutazione dovuta non già a difficoltà tecnologiche, quanto a una sporadica frequenza delle attività didattiche da parte dell’alunno valutato.

I giudici amministrativi hanno ritenuto che l’Amministrazione scolastica non ha fornito alcuna prova sul punto e cioè non ha dimostrato l’assenza di problemi di connessione nella zona di residenza del ricorrente, sì da far prevalere l’elemento del disinteresse dell’alunno alla didattica a distanza, unitamente ad altri parametri di inadeguatezza del suo profitto.