Ci sono novità sul versante Smart working, da qui a 30 giorni dovrebbe concretizzarsi il contratto nella Pubblica amministrazione.

Si parla della metà del prossimo mese, infatti a ottobre dovrebbe chiudersi l’intesa per gli stipendiati statali sullo smart working. Questo, almeno, è quanto ha dichiarato il ministro Brunetta, non resta che attendere il corso degli eventi. 

Inizialmente si penserà a “sistemare” in una prospettiva meramente contrattualistica le dinamiche essenziali del lavoro pubblico, il riferimento va ovviamente a ministeri, società fiscali e istituzioni pubbliche non economiche.

Rudy Bandiera, in un video caricato sul suo canale YouTube, spiega la differenza tra smart working e telelavoro:

Arriva il contratto sullo smart working

Trenta giorni, solo trenta, poi l’atteso contratto sul lavoro da remoto nella Pubblica amministrazione, al di là della crisi, arriverà a compimento. Come detto, a rendere nota questa notizia è stato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in occasione del Festival dell'Innovazione

A detta del ministro, piuttosto convinto sul tema, lo sviluppo del nostro Paese potrebbe arrivare a lambire il 7%”, ma uno scenario del genere passerà senz’altro dal buon funzionamento del Green pass. Ai politici e agli italiani l’ardua sentenza. 

Ad aprire le danze trovando una nuova dimensione contrattuale saranno i dipendenti delle mansioni principali del lavoro pubblico, e allora ecco ministeri, società fiscali, istituzioni pubbliche non economiche. Questa nuova forma di contratto alla quale fa riferimento Brunetta includerà ad ogni buon modo anche le norme sulla nuova versione del lavoro agile.

Si tratterà di una sorta di apripista, spetterà poi alle rimanenti amministrazioni andare a perfezionarlo entro il termine dell’anno. 

L’importanza dello smart working

Regolamentare il lavoro agile sembra un’operazione di estrema importanza, soprattutto allorché si uscirà definitivamente dalla crisi pandemica. Sulla questione si è espresso anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Stando al ministro sarebbe necessario un accordo quadro nazionale, quindi la prima mossa sarebbe e sarà quella di convocare le parti sociali per imbastire nuovamente il discorso.

Andrebbe preso in considerazione anche la tematica del diritto alla disconnessione poiché va affievolendosi il confine (già di per sé labile) tra tempo di lavoro e tempo di riposo. Urge un delucidazione.

L’obiettivo del ministro è quello di giungere alle conclusioni al passo con le diverse parti sociali, in caso contrario sarà necessario approdarci attraverso provvedimenti legislativi. 

Fronte sindacati: regna la perplessità, i tempi stimati dal ministro della pubblica amministrazione sono ritenuti eccessivamente stretti, come fuori luogo è giudicato il suo entusiasmo. A esporsi è stato il segretario nazionale della Fp-Cgil Florindo Oliverio che non crede sia possibile l’ipotesi di un contratto entro un mese, a parer suo si è ancora troppo indietro. 

L’incontro con i sindacati

Martedì, 22 settembre, nel mentre è atteso un meeting, un vis a vis tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (Aran) e i sindacati. Un incontro al fine di prendere in esame la questione della retribuzione economica dei dipendenti delle Funzioni centrali.

Nella giornata di mercoledì 23 saranno probabilmente posti sul banco le altre tematiche, in primis, ovviamente, il lavoro in remoto al di là della crisi sanitaria

Per quel che concerne la retribuzione media dei lavoratori pubblici basandosi sui fondi stanziati si conterebbe una crescita di 107 euro lordi (+4,07% inclusa il consolidamento della condizione perequativa), mentre per quanto riguarda i dipendenti delle funzioni centrali il surplus andrà ad attestarsi intorno ai 90 euro lordi.

La spesa generale dei rinnovi per l’intervallo 2019-2021 si aggira attorno ai 6,8 miliardi (3,775 dei quali per l’ambito statale).

Lo smart working e le nuove assunzioni

Vi dovrebbero poi essere una serie di fattori concomitanti che potrebbero sostenere le amministrazioni all’assunzione tra i 100.000 e i 110.000 dipendenti annui: il pensiero va senz’altro alla ripartenza dei concorsi, alla riattivazione del turn over al 100 % e al rinnovo dei contratti pubblici.

Sempre il ministro Brunetta ha poi affermato come ci sia una spropositata domanda lavorativa tanto che poi si dovrà fare i conti con la problematica opposta, ossia quella di reperire dipendenti. 

Brunetta ribadisce la sua convinzione nel fatto che tra una trentina di giorni verrà alla luce il primo contratto sul lavoro agile, un documento in cui saranno specificati i diritti e i doveri, il come e il chi lo farà, la disconnessione, il rendimento.  

L’equipe addetta sta pianificando la gestione e l’amministrazione su smart working, fini, metodologie, premi e aggiornamento. Altro nodo cruciale della questione sta nella sicurezza informatica. Stiamo Si lavora sulla connessione tra le banche dati e il Pnrr. A ciascun dipendente spetterà siglare un accordo specifico proprio con l’amministrazione

Fare tutto lo smart working che si vuole 

A partire dal prossimo gennaio alle pubbliche amministrazioni sarà consentito fare tutto lo smart working che ritengano necessario.

Ovviamente questo scenario vedrà la luce se e solo se si arriverà al contratto, e se sarà realizzata una piattaforma ad hoc, se ci sarà una gestione del lavoro orientata allo smart working e se soprattutto ci sarà il gradimento dei cittadini. Un quadro tracciato nel corso di una intervista rilasciata per Radio 24 dal ministro Brunetta. 

Stando all’ultimo documento delineato dall’Aran, lo smart working non potrà essere effettuato fuori dai confini nazionali salvo che la sede lavorativa non sia ubicata proprio all’estero.

Nella stipula del contratto tra amministrazione e dipendente sullo smart working andranno chiariti diversi aspetti, le tempistiche dell’accordo, le ore e i giorni da riservare al lavoro agile, ben definendo le fasce orarie di lavoro da remoto, per la precisione tre: operatività, contattabilità e inoperabilità.

Si calcola che lo smart working possa contare quanto meno il 15% del personale vincolato in potenziali attività di lavoro agile. 

Green pass e smart working

Altra novità a partire dal 15 di ottobre, infatti occorrerà disporre con obbligatorietà di green pass per accedere a qualsivoglia ambiente lavorativo, che sia pubblico o privato. La domanda è se ci saranno delle modifche per quanto riguarda il lavoro agile e se pensabile si possa ancora lavorare a lungo in smart working. 

In seguito al provvedimento che ha reso vincolante il possesso del green pass per poter entrare in qualsiasi luogo di lavoro, la questione che, come anticipato, viene da sé è, ma chi non fosse in possesso della certificazione verde potrà in ogni caso svolgere le sue mansioni in smart working, evitando così di incappare in una fastidiosa sospensione? La diatriba prosegue.

Voci trapelate dalle aule del governo affermano di come la mancanza della certificazione non possa assicurare in automatico il diritto al lavoro agile. Lo smart working, allora, non dovrà trasformarsi in una sorta di via di fuga per chi non abbia intenzione di vaccinarsi e quindi dotarsi di green pass. 

Malgrado ciò, proseguono le medesime fonti di Palazzo Chigi, qualora vi fossero urgenze di ufficio il datore di lavoro potrebbe richiedere al dipendente di svolgere le sue attività in smart working senza dover esigere il possesso della certificazione verde.

Il green pass, difatti, non è connesso al lavoro in sé ma ha la funzione di permettere l’accesso al luogo di lavoro

Aziende private, pubblica amministrazione tra green pass e smart working

Riferendosi alle aziende private, le norme varieranno da circostanza a circostanza. Ancor prima delle dichiarazioni del governo sul vincolo della certificazione verde, alcune società avevano stabilito di procedere con la misura dello smart working per i lavoratori non muniti di green pass.

Se il datore di lavoro richiedesse le prestazioni in ufficio, allora, l’assenza di green pass comporterebbe la sospensione o l’aspettativa

Passando alla pubblica amministrazione non è ancora dato sapere se ai lavoratori privi di certificazione verde sarà consentito lavorare in smart working. Con ogni probabilità, la mancanza del green pass non varrà a dire in automatico il diritto alla possibilità di lavorare in remoto

Il ministro della Pubblica amministrazione ha poi reso noto che nei giorni che verranno, d’intesa con il ministero della Salute, avrà luogo la stesura “di linee guida per accompagnare nel settore pubblico il passaggio dei controlli e della presenza”.

Il futuro dello smart working

A prescindere dalla questione green pass, quale sarà il futuro dello smart working? Quanto ancora si potrà pensare di lavorare in remoto? Le imprese potranno prevedere lo smart working per ciascun loro dipendente fino alla fine di quest’anno, infatti il 31 dicembre 2021 è la data, che a oggi, pone la conclusione dello stato di emergenza e perciò anche dell’opportunità dello smart working d’emergenza.

Fino a questa data ci si potrà affidare al lavoro da remoto anche in assenza di intese individuali preventive, come d’altro canto attende il provvedimento ad hoc sul lavoro agile (la numero 81 del 2017, che sancisce disposizioni, diritti e doveri di società e lavoratori).

Prima della pandemia, lo smart working non era obbligatorio. In situazioni normali, come appunto regolato dalla legge 81/2017, il lavoro agile è volontario e frutto di un accordo individuale scritto tra lavoratore e azienda in cui vengono definiti tempi di connessione e disconnessione, strumenti utilizzati, poteri del datore di lavoro, doveri e diritti del lavoratore e le assicurazioni per la sua sicurezza.

Smart working vs telelavoro

Concludiamo con qualche definizione. 

Lo smart working (altrimenti detto lavoro agile) è difatti pensato come un autentico e assoluto metodo manageriale il quale garantisce ai lavoratori e cooperatori di disporre di un indubbio livello di elasticità e autosufficienza nella gestione delle tempistiche, degli spazi e dei dispositivi di lavoro, una sorta di copartecipazione sulle responsabilità degli esiti raggiunti.

Il telelavoro rappresenta altresì quanto la gran parte degli italiani ha avuto modo di sperimentare nel corso di questi mesi segnati dalla crisi sanitaria: ossia il trasferimento del lavoro d’ufficio tra le mura della propria abitazione, senza stravolgimenti nell’organizzazione, carichi di ogni sorta di contrattempo tecnologico e di qualunque intoppo nei processi lavorativi.