Non si può negare che l'impatto della pandemia e dei vari lockdown abbia profondamente cambiato il modo di intendere il nostro rapporto con il tempo e con il lavoro.

La necessità di limitazione dei contatti sociali ha fatto sì che nuove forme di lavoro venissero privilegiate. Parliamo del cosiddetto lavoro agile, o smart working, del quale molto si sta discutendo in questi giorni, anche in coincidenza della pubblicazione della bozza delle nuove linee guida riferite alla Pubblica Amministrazione.

È inevitabile e, peraltro giusto, che le regole vengano adattate ad una società in continuo cambiamento ed evoluzione ed è, in effetti, quello che sta accadendo proprio in materia di lavoro agile.

In questo articolo, infatti, parleremo di un nuovo disegno di legge approvato dal Senato relativo alla possibilità di incentivare lo smart working nei piccoli Comuni.

La delega al Governo per la promozione del lavoro agile nei piccoli comuni

Il disegno di legge è stato in realtà presentato già a Luglio 2021, su iniziativa del senatore democratico Bruno Astorre, primo firmatario del DDL.

In sede di conferenza stampa, Francesco Maria Spanò, membro del CTS dell'associazione dei "Borghi più Belli d'Italia", club che ha promosso l'iniziativa, ha commentato:

Adesso abbiamo la possibilità di dare nuova linfa a quei borghi, gioielli italiani, fino a oggi troppo spesso dimenticati. Adesso è il momento di riappropriarci del nostro patrimonio culturale, fatto di queste piccole realtà, che hanno il potenziale per diventare hub di idee e creatività.

Anche il Presidente di ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italia, Riccardo Varone, ha apportato il suo intervento:

Abbiamo un patrimonio importante, un tesoro unico che grazie alla sensibilità di leggi come questa può tornare ad essere un vanto e una modalità di vita nuova, un’occasione importante per cittadini e amministratori che Anci Lazio accoglie con estrema positività.

La proposta ha subito ottenuto 35 firme ed è stato poi assegnata alla 1° Commissione Permanente per gli Affari Costituzionali il 13 Ottobre.

Trattandosi di una legge delega, tale bozza passerà al Governo, il quale a sua volta proporrà il testo di legge, basandosi sulle linee guida ricevute. Al governo, in questi casi, sono dati 12 mesi di tempo per pronunciarsi al riguardo, come stabilito dall'art.2 del disegno di legge.

Innanzitutto, perché una legge sullo smart working nei piccoli comuni?

Disciplinare la materia dello smart working è divenuta una necessità a seguito di questi anni di pandemia. Oltre a ciò, vengono riportate altre dinamiche che da tempo caratterizzano la realtà delle piccole realtà comunali. Si legge infatti nella bozza di legge:

Lo spopolamento, accompagnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla rarefazione delle opportunità di lavoro, con il conseguente diradamento dell’offerta dei servizi essenziali, quali la mobilità collettiva, la sanità, l’istruzione, per citare i più rilevanti, rischia di far disperdere un patrimonio storico, culturale, ambientale, paesaggistico, di tradizioni e costumi che rende l’Italia uno dei Paesi più belli e visitati del mondo.

Ecco, dunque, che l'intento non è soltanto quello di una legge a tutela dello smart working, ma anche quello di riappropriarsi di realtà e tradizioni, dando valore ai piccoli comuni.

Non si tratta soltanto di un ritorno alla tradizione italiana più antica, ma anche di una vera e propria tendenza ad allontanarsi dalle grandi città. Complici inquinamento e sovraffollamento, i dati di Nomisma, raccolti da Repubblica, raccontano di un calo complessivo delle compravendite di abitazioni, nel 2020, del 20-25%: a livello nazionale il dato atteso è di un -18% nell'ipotesi più critica.

Gli Italiani, insomma, sembra che vogliano tornare alla natura ed alla campagna, a vite più tranquille e rallentate. Davanti a quale realtà, però, si troveranno?

In Italia, comunità piccole, che abbiano quindi meno di 5.000 abitanti non sono così rare. Si parla in effetti di un tessuto che rappresenta quasi il 70% dei 9.000 comuni italiani (fonte: Repubblica). Qui vive una popolazione di circa 11 milioni di abitanti, quindi quasi un sesto dell'intera popolazione italiana, come si legge nella bozza presentata dal Senato.

Le difficoltà specificate poche righe addietro, si pensi per esempio a regioni come la Val d'Aosta dove i piccoli comuni rappresentano una totalità interrotta solo dalla presenza del capoluogo (fonte: ISTAT), possono essere superate qualora si abbracci il cambiamento e ci si interfacci con nuovi sistemi, come quello dello smart working.

Molti lavoratori, in effetti, hanno scelto proprio di ritornare nel proprio paese d'origine in questi anni, grazie alla possibilità del lavoro agile. Quello per cui è necessario che questa legge si adoperi non si limita quindi soltanto al ripopolamento di aree depresse. Deve includere invece la possibilità di offrire luoghi attrattivi, grazie anche all'ausilio della tecnologia.

L'obiettivo del disegno di legge è infatti:

Rianimare i borghi grazie alla versatilità che il digitale garantisce: i piccoli comuni come centri innovativi della vita lavorativa di tutti quei lavoratori che sceglieranno, grazie a incentivi pensati per il lungo periodo, di risiedere lontano dalle città metropolitane, favorendo un ambiente «a misura d’uomo».

Tali interventi, si sostiene, miglioreranno l'economia dei piccoli borghi, con riattivazione delle filiere locali, da sempre patrimonio italiano.

Entriamo ora nel vivo, cercando di capire quali siano le proposte portate avanti dall'On. Astorre.

La promozione dello smart working dei piccoli comuni: come potrebbe essere realizzata

Innanzitutto, si tratta di un disegno che, una volta approvato, andrebbe ad applicarsi ai comuni con meno di 5.000 abitanti residenti ed ai comuni che si siano venuti a formare in seguito ad una fusione di due comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti ciascuno (legge 6 ottobre 2017, n.158).

La legge si andrebbe a basare su 4 pilastri ben precisi:

  • il ripopolamento dei borghi;
  • una nuova e più moderna definizione di smart working;
  • la garanzia della fornitura dei servizi essenziali e di incentivi ad hoc che stimolino il trasferimento;
  • la valorizzazione del territorio e delle attività locali e artigianali.

I beneficiari di tale legge non sarebbero soltanto i lavoratori che scelgono lo smart working, ma anche le imprese stesse. Nelle prossime righe, vedremo infatti come la legge voglia garantire una serie di agevolazioni, nonché incentivi fiscali e contributivi ad entrambe le categorie succitate.

Secondo quanto proposto dall'art.2, innanzitutto verrebbero concessi incentivi fiscali e contribuitivi a quelle imprese che vogliano promuovere lo smart working o che addirittura si occupino di avviare nuovi progetti di qualificazione o di organizzazione degli spazi di lavoro agile, sempre nel rispetto delle norme e della sicurezza.

Verrebbero poi concesse agevolazioni fiscali e di detrazione delle spese per l'acquisto ed il recupero di edifici ed immobili in stato di abbandono, in modo da favorire anche la pratica del co-working.

Non solo: tali agevolazioni potrebbero riguardare anche l'acquisto di immobili ad uso abitativo ad un prezzo simbolico. In un'ottica di medio e lungo termine, la casa dovrebbe essere abitata per un periodo non inferiore ai 10 anni

Si parla anche di agevolazioni per tutti quei nuclei familiari che scelgano lo smart working nei piccoli comuni e che abbiano però un ISEE che non sia superiore a euro 40.000.

Insomma, si tratta di incentivi che, come detto, andrebbero a sostegno del lavoratore, ma anche dell'azienda. Questo per permettere alle imprese stesse di essere adeguatamente stimolate e sostenute nella scelta e promozione del lavoro agile.

In ogni caso, si legge nel testo, i lavoratori dovranno usufruire della modalità di lavoro agile, per non meno di 5 anni. L'obiettivo della legge è, infatti, come anticipato, una visione di lungo termine, che miri a riqualificare aree spesso dimenticate.

Nella bozza, emerge inoltre la possibilità di richiedere mutui agevolati a copertura di tutti gli investimenti necessari in ambito tecnologico, per far sì che l'opportunità di lavoro agile sia effettivamente attuabile al meglio.

Non si dimentichi infine che, sempre nell'art.2, si rende nota la proposta di dare sostegno economico alla realizzazione di una rete a banda ultra larga, condizione indispensabile per lo sviluppo dello smart working nei comuni più piccoli.

In conclusione, è prevista anche l'adozione di nuove misure che apportino un miglioramento della rete dei servizi pubblici, spesso non così performante.

Ad ogni buon conto, non dimentichiamoci che si tratta solo di una delle ultime iniziative a tutela dei piccoli comuni.

Gli incentivi per far rivivere i piccoli comuni italiani

In questi giorni si parla molto di un bando proposto dalla Regione Piemonte, intitolato "Via dalla Città", indetto allo scopo di favorire il trasferimento nei piccoli borghi di montagna, specialmente da parte dei giovani.

Non si tratta certamente dell'unica opportunità. Qualche anno fa, nel 2019, fece molto scalpore il Reddito di Cittadinanza Attiva proposto dalla Regione Molise, consistente in euro 700,00 mensili da elargire a chi scegliesse di vivere in comuni specifici, con meno di 2000 abitanti.

Per non parlare delle moltissime iniziative di Case ad 1 euro che interessano almeno la metà delle regioni italiane.

Insomma, la tendenza è proprio quella di aiutare ed agevolare il trasferimento dalle città a realtà più piccole e "a dimensione d'uomo", anche in coincidenza con gli obiettivi del 2030 dell'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.

Molto spazio è infatti dato a questo tema nella sezione dedicata alle "Città e Comunità Sostenibili". A partire dall'importanza di rafforzare l'impegno per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale, alla necessità di offrire agli abitanti spazi comuni sostenibili e inclusivi, questa legge, almeno nella sua bozza, sembra incontrare in pieno la direzione che dovrebbe prendere l'Italia e, con essa, il resto del mondo.