Lo smart working è stato adottato su larga scala dallo scoppio della pandemia ad oggi. Il lavoro agile ha permesso a moltissimi italiani di continuare a lavorare, escludendo la possibilità in presenza. Da un lato lo smart working ha garantito la continuità dei lavori, dall’altro ha fatto insorgere numerose problematiche per le difficoltà di accesso alle tecnologie.

Il Decreto Sostegni del governo Draghi di fatto non ha prorogato ulteriormente l’applicazione del lavoro agile oltre il mese di aprile 2021, e questo genera caos nelle aziende. La data ultima per l’applicazione dello smart working è il 30 aprile, ma ci sono indiscrezioni che ci parlano dei prossimi mesi.

Si sta discutendo al governo su quali saranno le misure che, secondo il preannunciato Decreto Sostegni bis, arriveranno in applicazione da maggio, e tra queste si ipotizza un continuo dello smart working, sperato almeno fino a settembre.

Come richiedere lo smart working al datore di lavoro

Lo smart working ha portato numerosi vantaggi, ed è stato un valido alleato per affrontare i mesi più cruciali per la pandemia. Molti lavoratori hanno trovato vantaggioso lavorare da casa tramite smart working, tanto da vederne un futuro anche dopo che la pandemia sarà passata.

Alcuni si domandano se sia possibile chiedere di lavorare da casa al datore di lavoro. La risposta è sì, ma ci deve essere un accordo tra titolare e dipendenti. Molti lavoratori vorrebbero continuare ad utilizzare lo smart working, perché contiene in sé numerosi vantaggi:

•Semplifica l’organizzazione di alcune procedure di lavoro;

•Migliora la produttività: a casa, molti lavoratori dichiarano di essere maggiormente produttivi;

•Può migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro;

•Favorisce la creatività;

•Riduce i costi, per le aziende, per mantenere gli spazi fisici;

•Riduce l’assenteismo;

•Garantisce una migliore gestione del personale.

Lo smart working, adottato al 100% o in parte, ha limitato di molto le occasioni di assembramento, e ha garantito la continuità di lavori che altrimenti sarebbero stati sospesi del tutto.

Smart working per genitori con figli in DAD

Lo smart working è stato anche ampiamente adottato per consentire alle famiglie di lavorare da casa, rimanendo con i figli. Questo in concomitanza con la didattica a distanza, che dal 2020 ha visto moltissimi studenti impegnati a seguire le lezioni da casa.

Adottare il lavoro agile potrebbe essere una soluzione anche per il futuro, soprattutto per le famiglie con figli piccoli o molto piccoli. Abbiamo visto che i pro dell’applicazione di questo tipo di lavoro sono molteplici, ma allo stesso tempo esistono dei contro.

Prima tra tutti la mancanza di disponibilità di tecnologia sufficiente, all’interno della stessa famiglia, per adottare sia lo smart working che la didattica a distanza. Molte famiglie sono state costrette all’acquisto di monitor aggiuntivi, computer portatili e tablet per permettere la concomitanza con il lavoro agile dei genitori.

Questa problematica andrà via via affievolendosi, perché secondo il Decreto Sostegno dell’attuale governo, le scuole stanno poco alla volta riaprendo, limitando l’uso della didattica a distanza.

Smart working: cosa accadrà a maggio?

Alcuni stanno proponendo una proroga del lavoro da remoto oltre aprile, almeno fino a settembre 2021, quando si ipotizza che la maggior parte dei lavoratori sarà vaccinata. Ma ancora non ci sono dichiarazioni esplicite in materia, dovremo aspettare le prossime mosse del governo.

Per le aziende, scegliere di prorogare il lavoro agile è una opzione utile per favorire la semplificazione delle procedure amministrative, e alcuni pensano che uno stop allo smart working possa provocare danni per la gestione del lavoro.

Uno stop definitivo dello smart working potrebbe portare complicazioni in termini di burocrazia, e non è ancora il momento migliore per le aziende per affrontare questo tipo di problematica. In ogni caso, molte attività hanno dovuto chiudere battente dallo scoppio della pandemia, e tutt’oggi in tutta Italia si stanno tenendo manifestazioni che chiedono le riaperture.

Riaprire ed escludere completamente il lavoro da remoto non è pensabile, anche perché moltissime aziende hanno avviato procedure per gestire il lavoro da casa, semplificando notevolmente i lavori, e le soluzioni sono applicabili anche per il futuro.

Smart working per il futuro: le nuove frontiere del lavoro agile

Lo smart working di fatto permette di lavorare ovunque ci si trovi, da remoto, collegandosi ad un personal computer o ad un apparecchio dotato di connessione internet. Questo snellisce di molto il lavoro, in special modo quello relativo a servizi, contabilità, e alcune professioni si sposano bene con il lavoro a distanza.

Una delle ipotesi che molti hanno considerato è quella di trasferirsi, di città o all’estero, pur mantenendo il proprio lavoro, perché completamente in smart working.

La moda, scoppiata ancora prima del 2020, dei lavori da remoto si è diffusa tra i giovanissimi, che hanno coniato il termine “nomade digitale” indicando la professione di chi svolge lavori in remoto con un computer, collegandosi da qualsiasi parte del mondo.

Lo smart working può essere applicato per molte professioni nate recentemente, di cui è proprio la categoria giovanile a portarne voce:

Social media manager: è la figura che si occupa della gestione dei profili social di aziende e imprese;

Scrittore, copywriter, ghostwriter: sono professioni nate intorno al mondo della scrittura, che utilizzano come canale principale il web. Solitamente si occupano di creare contenuti, molto spesso testuali, ma anche visivi, per siti web, magazine e blog;

Contabile: i lavori di gestione della contabilità possono essere svolti anche al computer, grazie allo smart working e alla digitalizzazione crescente delle procedure;

Assistente virtuale: da poco è nata una nuova figura, quella dell’assistente virtuale. Svolge le stesse mansioni di una segretaria, ma utilizzando un computer, specifiche applicazioni per chiamate online e un telefono;

Grafico: il lavoro di grafico può essere svolto da qualsiasi luogo, tramite computer e connessione internet. Il grafico si occupa di creare immagini, promozionali, di contenuto o pubblicitarie, per aziende, liberi professionisti o imprese che vogliono comunicare online;

Programmatore: infine ci sono i lavori più strettamente collegati all’informatica, come quello di programmatore, che possono essere svolti da casa con l’utilizzo di un computer e una rete internet.

Smart working e formazione: non solo didattica a distanza

Lo smart working è stato adottato dal 2020 anche per la didattica a distanza. Moltissime scuole, chiuse a causa delle limitazioni per prevenire il contagio, sono state costrette a convertire la formazione utilizzando le lezioni da remoto.

Moltissimi insegnanti hanno dovuto aggiornare le proprie competenze informatiche per continuare a svolgere la propria professione, non senza alcune difficoltà iniziali. E gli studenti, muniti di computer, si sono organizzati per seguire le lezioni e prendere parte ad interrogazioni e test da casa.

Eppure, lavorare da casa può essere una soluzione di innovazione anche per il futuro, se applicato con la giusta organizzazione:

Per le scuole: lo smart working potrebbe essere utile se applicato in casi eccezionali anche nel futuro, e la digitalizzazione delle scuole è una necessità crescente;

Per la formazione privata: anche per chi tiene lezioni privatamente, l’utilizzo del lavoro da casa è stato indispensabile dallo scoppio della pandemia. Lezioni di lingua, informatica, sedute individuali a distanza svolte da personal trainer. L’applicazione del lavoro agile può essere infinito per questo tipo di settori, anche successivamente alla ripresa dalla situazione di emergenza.

I diritti dei lavoratori in smart working: la sicurezza sul lavoro

Una delle preoccupazioni maggiori riguarda la sicurezza sul lavoro di chi opera da remoto frequentemente. Da un lato, lavorare in remoto permette alle aziende di controllare la produttività a distanza tramite software appositi, dall’altro può essere fonte di rischio per chi lavora.

Il datore di lavoro è tenuto per legge a garantire la sicurezza dei propri lavoratori, ma cosa accade nel caso in cui i dipendenti lavorino da casa? Una circolare INAIL del 2 novembre 2017 già parlava dell’eventualità del lavoro agile, chiarendo quali sono le responsabilità e quali le precauzioni da prendere in materia di sicurezza.

Prima di tutto si tiene conto della retribuzione, che non può essere differente da chi svolge lo stesso tipo di lavoro in presenza:

“Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato (…) nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda.”

Viene poi aggiunta nel testo INAIL una parte che si riferisce espressamente agli infortuni sul lavoro:

“l’art. 23 circoscrive la ricorrenza dell’infortunio sul lavoro all’esistenza di una diretta connessione dell’evento con la prestazione lavorativa.”

Chi lavora a casa quindi ha diritto di essere coperto da eventuali infortuni, ma non sempre, ci sono delle differenze rispetto al lavoro in presenza. Il datore di lavoro è obbligato a comunicare quali sono i rischi nello svolgimento di una determinata mansione lavorativa, e chi non rispetta le indicazioni perde la tutela.

La copertura economica è da stabilire in base alla situazione. Non possono rientrare negli infortuni lavorativi, gli eventuali infortuni avvenuti in luogo diverso da quello indicato come sede dello smart working al proprio datore di lavoro.