Continuano per il 2021 i tagli alle pensioni di reversibilità erogate dall’INPS. Per effetto infatti della riforma Dini è stabilito che le pensioni di reversibilità decrescano in base al reddito del parente superstite che riceve il versamento.

Il sistema pensionistico del 2021 determina che i tagli siano effettuati tra il 25% e il 50%, ma solo se la cifra della pensione di reversibilità è almeno tre volte superiore al trattamento minimo garantito.

Vediamo chi saranno gli sfortunati che vedranno decurtato l'assegno di reversibilità.

Pensione di reversibilità ridotta nel 2021

Come si è detto, per effetto della riforma Dini, ovvero la legge 335/1995, le pensioni di reversibilità sono state integrate al reddito del parente in vita.

Questo vuol dire che l’importo della pensione decresce se il reddito sale, nello specifico la normativa in vigore quest’anno, per determinare quali tagli effettuare, stabilisce che siano decurtati gli importi delle pensioni che superano di tre volte il trattamento minimo.

Quest’ultimo per il 2021 è fissato 515,58 euro al mese, cioè 20.107,62 euro all'anno. Le pensioni che superano questo importo l’anno saranno tutte decurtate nella seguente misura:

  • gli importi annui compresi tra i 20.107,62 e 26.810,16 euro, subiranno un taglio dell’assegno del 25%;
  • tra 26.810,16 e 33.512,70 euro, la cifra sarà decurtata del 40%;
  • oltre i 33.512,70 euro, il taglio sarà del 50%.

Su tagli alle pensioni di reversibilità un ottimo approfondimento nel video YouTube di Tutto e di Più:

Quando spetta la pensione di reversibilità?

Chiariamo prima di tutto che cos’è la pensione di reversibilità e a chi ne ha diritto. 

Questo trattamento pensionistico spetta in caso di decesso di un pensionato o di un lavoratore, ai familiari di quest’ultimo che continueranno a percepire una quota variabile dello stipendio o pensione.

Diciamo subito che esistono due tipi di pensione di reversibilità: diretta e indiretta. 

La pensione diretta si ottiene quando a morire è un pensionato, mentre la pensione indiretta di ottiene se il deceduto era ancora in attività lavorativa.

In quest’ultimo caso per percepire l'assegno però il deceduto deve aver accumulato 15 anni di contributi oppure 5 anni contributivi, dei quali però almeno 3 negli ultimi cinque anni prima del decesso.

Pensioni di reversibilità, chi ne ha diritto?

Come si è detto alla pensione di reversibilità hanno diritto prima di tutto il coniuge e i figli del deceduto.

Anche i coniugi divorziati possono ottenere questo trattamento pensionistico, ma solo se ci sono alcuni requisiti. Prima di tutto il coniuge in vita non deve essere risposato e deve ricevere l’assegno divorzile. Inoltre, la contribuzione e l’iscrizione all’INPS del deceduto devono essere antecedenti alla data del divorzio.

Se invece ad essersi risposato è il coniuge deceduto, allora tutti i coniugi o gli ex-coniugi riceveranno delle quote dell’assegno, che però dovranno essere decise da un giudice in sede di tribunale.

La pensione di reversibilità viene assegnata anche ai figli dei pensionati o lavoratori deceduti iscritti all’INPS, se questi al momento della morte sono minorenni oppure sono inabili al lavoro. Superata la maggiore età la pensione spetta ancora: fino ai 21 anni se i figli non lavorano e frequentano scuole superiori o corsi di formazione; fino ai 26 anni, se non lavorano e frequentano l’università.

Pensione di reversibilità per coppie di fatto

A partire dal 2016 l’INPS ha riconosciuto alle unioni civili gli stessi diritti del matrimonio in fatto di trattamento pensionistico.

Nello specifico per quanto riguarda la pensione di reversibilità una coppia di fatto unita civilmente ha esattamente gli stessi diritti di due coniugi uniti in matrimonio.

Tuttavia nel caso il deceduto non abbia figli, non sia sposato o unito civilmente la pensione di reversibilità può essere assegnata anche a un genitore se questo ha più di 65 anni, non percepisce altra pensione ed è a carico del figlio morto.

In alternativa, se non è presente un genitore la reversibilità può essere richiesta da uno dei fratelli del defunto, se inabile al lavoro e non sposato.

Come si calcolano gli importi delle pensioni di reversibilità 

Per quando riguarda il calcolo degli importi della pensione di reversibilità questa spetta in misura percentuale a seconda della composizione del nucleo familiare e del beneficiario dell’assegno.

Quando a ricevere il trattamento è il coniuge superstite questo riceverà il 60% dello stipendio o pensione se unico membro del nucleo familiare; l’80% se ha un figlio a carico; il 100% se ci sono almeno due figli.

Se invece sono i figli a ricevere l'assegno di mantenimento: un solo figlio avrà diritto al 70%, due figli all’80%, tre o più figli il 100%. Se invece i titolari saranno fratelli o genitori, le aliquote sono al 15% per uno solo è al 30% per due.

Come chiedere la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità spetta a partire dal primo giorno solare del mese che segue quello del decesso.

Chi intende inoltrare domanda dovrà usare la procedura telematica sul portale dell’INPS accedendo tramite PIN, SPID, carta di identità elettronica (CIE) o carta nazionale dei servizi (CNS).

In alternativa potete farvi aiutare dal Caf di zona o contattare per informazioni l’INPS al numero verde 803.164. 

Reversibilità della pensione di invalidità 

La pensione di invalidità è un trattamento che l’INPS riserva a chi per un'invalidità del 100% non può lavorare. 

Tuttavia, proprio per questa sua caratteristica è una forma di sussidio basata su una condizione particolare e non su un sistema contributivo, non è assegnata cioè in base ai contributi versati e accumulati negli anni.

Motivo per cui non è una forma di trattamento pensionistico reversibile. 

Non può cioè, usando un gergo improprio, “essere ereditata” dal figlio o dal coniuge. Perciò una volta comunicato il decesso all’INPS, eventuali importi ricevuti come pensione di invalidità dopo la data della morte devono essere restituiti all’istituto.

Nel caso specifico in cui la pensione di invalidità venga richiesta, ma il decesso avvenga prima della visita medica per stabilire i requisiti. La famiglia può presentare la documentazione relativa all’invalidità civile del defunto e otterrà le quote spettanti dal momento in cui è stata presentata domanda fino al momento della morte del titolare.