L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, guarda ai conti economici dell’Italia e decide. La spesa pubblica è al 2,4%, rispetto alla media del 1%, pertanto urge una riforma dell’intero sistema pensionistico italiano. E la prima a ritrovarsi nel mirino e a subire tagli sarà proprio la pensione di reversibilità (dopo l’eliminazione definitiva di Quota 100 alla fine dell’anno).

Giro di vite dunque per modernizzare il sistema, partendo da alcune importanti novità. Innanzitutto, si concretizza sempre di più l’ipotesi di non erogare la pensione di reversibilità ai superstiti che sono ancora lontani dall’età pensionabile.

Come leggiamo su Il Sole 24 Ore

il suggerimento principale è di non erogare la pensione di reversibilità finché il beneficiario non abbia raggiunto l'età di pensionamento, fornendo a chi è in età più giovane un aiuto temporaneo di adattamento, che tenga conto di fattori quali la presenza di figli. 

Questo non significa ovviamente perderne il diritto ma temporeggiare nell’attesa di raggiungere un’età che giustifichi il godimento di una pensione a proprio favore.

D’altronde, le condizioni odierne di vita di coppia sono diverse da quelle di qualche decennio fa. Diminuiscono i matrimoni, spesso la famiglia non è più monoreddito perché marito e moglie lavorano entrambi e la longevità aumenta (anche se il 2020 è stato in controtendenza, rispetto a questo trend). 

Meglio dunque puntare su incentivi all’occupazione, anche femminile, e non invece su sussidi da erogare a vita.

Vediamo, con maggiori dettagli, le ultime pensioni e le altre novità in arrivo in materia.

Ultime pensioni: si taglia del 25%, del 40% e addirittura del 50% la reversibilità

Quindi, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, la grossa novità riguarda proprio il “congelamento” dell’assegno di reversibilità per quei superstiti ancora lontani dall’età pensionabile. Ma c’è di più.

Tra le ultime sulle pensioni, c’è anche la news che riguarda la decisione dell’Ocse di alleggerire gli importi degli assegni, in percentuale variabile e in proporzione al reddito del coniuge.

I tagli si effettuano soltanto nel caso in cui il reddito è soggetto a Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. Il coniuge ha senza dubbio diritto a un trattamento minimo, se il reddito che percepisce non supera quest’ultimo di tre volte.

Ovviamente i sindacati insorgono, cercando di mitigare la posizione dell’Ocse ed evitare che una vedova, che ha diritto alla pensione di reversibilità del marito (per la precisione al 60% della stessa), si trovi da un giorno all’altro senza sostegno economico, magari perché ha 50 anni e può cercarsi un lavoro.

Ecco perché si pensa a proporre invece una sorta di “penalizzazione” sull’assegno. Quindi il sostegno rimane ma va a scalare nei primi anni, quelli che risultano troppo “in anticipo”, rispetto all’età pensionabile.

Al momento siamo ancora nell'ambito delle ipotesi e delle proposte, non ci sono ancora proposte ufficiali. Quel che è certo è che ci saranno tagli in base al reddito. Non resta che mantenersi aggiornati e attendere le ultime notizie pensioni.

Pensione di reversibilità, ultime notizie

Per quanto concerne invece le novità normative della pensione di reversibilità, una sentenza della Cassazione ha stabilito che ha diritto alla pensione di reversibilità anche la convivente.

Come illustra in questo video l’avvocato Lucia Tuccitto (Studio Legale Tuccitto), nel caso in cui il defunto aveva l’ex-moglie mantenuta con gli alimenti e una convivente “stabile”, allora il Tribunale va a dividere l’assegno di reversibilità tra entrambe.

Non tutte le convivenze ne hanno però i requisiti. Ecco quando invece la pensione di reversibilità va dritta all’ex-coniuge.

Resta confermato invece il diritto all’assegno per quanto riguarda le unioni civili, come già in atto dal 2016. Infatti è stata la legge Cirinnà a regolamentare tale aspetto, garantendo da questo punto di vista, il partner dello stesso sesso, che rimane solo dopo la morte del congiunto.

Grazie a questo provvedimento, allo stato attuale della situazione, le unioni civili sono quasi equiparate del tutto a quelle unite da matrimonio.

Pensione di reversibilità, addio: ecco chi la perde!

Tagli, riduzioni, penalizzazioni… Ma c’è chi, a un certo punto, perde al 100% la pensione di reversibilità.

In quali casi?

Una delle situazioni più lampanti, in cui il diritto alla pensione di reversibilità cessa di esistere, è senza dubbio quella che vede il superstite sposarsi un’altra volta. Il nuovo matrimonio fa decadere il diritto all’assegno. L’ultimo consisterà in una sorta di “liquidazione”, pari a 26 volte l’importo spettante fino a quel momento (in pratica si liquidano due annualità, comprese di tredicesima).

Il secondo caso comune in cui si perde il diritto a percepire la pensione di reversibilità della mamma o del papà, è quando il figlio minorenne compie i 18 anni (fino a massimo 21 anni, se studente, fino a 26 anni se universitario).

Inoltre si deve rinunciare alla pensione di reversibilità, nel momento in cui, stabilita la sentenza di divorzio con l’ex-coniuge, per quest’ultima non è previsto assegno di mantenimento. In caso contrario, avrà diritto all’assegno pensionistico, in toto o in parte, a seconda dell’eventuale presenza di figli minorenni o di una nuova convivente “stabile”.

Infine, non hanno diritto alla pensione di reversibilità, i genitori over 65 che iniziano a percepire una propria pensione diretta e i fratelli o sorelle del defunto, se risultano sposati e non inabili al lavoro o già con pensione diretta a loro favore.

C’è un altro caso in cui l’Inps arriva a sospendere l’erogazione dell’assegno pensionistico di reversibilità: la mancata presentazione del modello Red.

Di cosa si tratta? 

Il Modello RED è una dichiarazione reddituale che va presentata dai pensionati che usufruiscono di alcune prestazioni collegate al reddito, per comunicare all'INPS i propri redditi e, qualora previsto, anche i redditi del coniuge e dei figli.

Tale documentazione è essenziale per continuare a beneficiare della prestazione. In sostanza, tutti coloro interessati a percepire questo trattamento economico, devono inviare all’Inps:

  • la dichiarazione dei redditi, sia 730 oppure Unico, a seconda delle circostanze
  • il modello Red, opportunamente compilato, entro il 31 marzo di ogni anno

C’è purtroppo chi non è così attento a tali scadenze. In tal caso, l’Inps può arrivare a sospendere l’erogazione dell’assegno fino addirittura a revocarlo del tutto

Per fare un esempio recente, l’ultimo sollecito è arrivato il 21 luglio scorso, tramite comunicato ufficiale che stabiliva la data ultima, utile per la presentazione, al 15 settembre 2021. Chi ha mancato la scadenza, indispensabile per eseguire gli accertamenti sui redditi 2017 e 2018, incorrerà nei tagli previsti sui prossimi assegni mensili.

Ultime pensioni, gli importi della reversibilità

Alla luce degli imminenti tagli che si prospettano all’orizzonte, cogliamo l’occasione per ricordare che il diritto al 100% della pensione di reversibilità significa che non va diviso con altri superstiti (come può essere un ex coniuge oppure un figlio). L’importo spettante però raggiunge solo in alcune circostanze ben precise il 100%, essendo invece inferiore nella maggior parte dei casi.

Ad esempio, ipotizzando 1000 euro di pensione, si calcolano differenti percentuali, a seconda dell’avente diritto:

  • 60% solo in presenza del coniuge avente diritto
  • 70% con un figlio solo
  • 80% in presenza di coniuge con figlio oppure due figli ma rimasti orfani
  • 100% se il coniuge mantiene due o più figli a carico oppure in presenza di tre o più figli ormai rimasti orfani
  • 15% per ogni altro familiare, se non ci sono né coniuge e  figli né nipoti

Ovviamente, sono questi i casi più comuni. Ma è possibile anche che, in particolari condizioni, come ad esempio l’assenza di moglie e figli, l’assegno pensionistico vada ad altri parenti. È il caso di

un genitore: 15%; due genitori: 30%; un fratello o sorella: 15%; due fratelli o sorelle: 30%; tre fratelli o sorelle: 45%; quattro fratelli o sorelle: 60%; cinque fratelli o sorelle: 75%; sei fratelli o sorelle: 90%;sette fratelli o sorelle: 100%.

Pensione di reversibilità: calcolo

Innanzitutto, prima di cimentarsi nei calcoli, è bene verificare di avere certamente diritto alla pensione di reversibilità del defunto. Quest’ultimo, lavoratore dipendente o autonomo, per poter lasciare “in eredità” la propria pensione, deve poter contare su almeno 15 anni complessivi di contributi, nell’arco della sua vita lavorativa e assicurativa.

In alternativa, si può ottenere la pensione di reversibilità anche con soli 5 anni di contributi ma a una condizione: che almeno tre siano stati versati di recente, al massimo negli ultimi cinque anni.

Chiarito questo aspetto, è bene controllare quale sia la percentuale a cui si ha diritto su tale importo, come già riportato nel precedente paragrafo.

Ora procediamo al calcolo della pensione di reversibilità.

Sempre tenendo conto delle percentuali, i tagli che interverranno sugli assegni, stando alle ultime pensioni che abbiamo a disposizione, saranno 

  • pari al 25%, se il reddito annuo è compreso tra 20.107,62 euro e 26.810,16 euro 
  • del 40% per i redditi che invece oscillano tra 26.810,16 euro e 33.512,70 euro
  • fino a ben il 50% se si supera la quota di 33.512,70 euro di reddito all’anno.

Per iniziare a beneficiare del trattamento economico, rimandiamo al sito dell’Inps per ulteriori informazioni, potendo presentare domanda muniti di Spid, Cie oppure Cns, la carta dei servizi. In alternativa, è possibile contattare direttamente il numero messo a disposizione 803.164. Anche i Caf possono fornire assistenza in tal senso.

E infine, quando arriva la pensione di reversibilità? La legge stabilisce che, nel momento in cui il pensionato o assicurato muore, il superstite che ne ha diritto inizia a percepire l’assegno corrispondente al trattamento economico di cui può beneficiare, a partire dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso.