La notizia è di quelle da leccarsi i baffi, la Volvo ha annunciato ufficialmente che dal 1° aprile i suoi dipendenti sparsi per il mondo - parliamo di circa 40.000 persone - potranno ufficialmente beneficiare del congedo parentale retribuito indipendente dal proprio genere.

Ne ha dato notizia l’amministratore delegato di Volvo Cars Håkan Samuelsson, che ha sottolineato come Volvo voglia mantenere e diffondere una cultura che supporti la parità genitoriale tra i sessi.

L’obiettivo è proprio quello di migliorare la parità di genere offrendo sia alle donne che agli uomini parità di trattamento nel diritto all’applicazione del congedo parentale, sostenendo così il supporto alle attuali e alle future famiglie.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste il congedo parentale.

Che cos’è il congedo parentale

Il congedo parentale, in Italia come in Svezia, è un periodo di tempo definito come una “astensione dal lavoro” che viene richiesto alla propria azienda dai lavoratori dipendenti che decidono di diventare genitori.  

Il congedo parentale verte sulla possibilità di ottenere un periodo di sospensione dal lavoro in maniera retribuita con l’unico scopo di prendersi cura del nuovo nascituro, soddisfacendo i bisogni primari del bambino proprio nei primi mesi o addirittura nei primi anni di vita che siano effettivi o anche puramente affettivi e relazionali.

Il congedo spetta di diritto sia ai genitori naturali che a quelli adottivi o affidatari, e nel caso della politica svedese, anche a genitori surrogati e coppie dello stesso sesso.

Nel caso di Volvo potranno beneficiarne tutti i genitori che lavorano presso l’azienda da almeno un anno.

Il beneficio è goloso soprattutto se si pensa che il valore dell’indennità è pari all’80% dello stipendio percepito.

Il congedo parentale in Italia

Se facciamo una comparazione con l’Italia, a fronte di un periodo di congedo pari a sei mesi per entrambe i genitori, i genitori che decidono di aprirsi al congedo parentale, devono fare i conti con un’indennità di gran lunga più limitata. 

La percentuale di indennità è pari infatti al 30% della retribuzione media giornaliera, che diventa totalmente assente se il congedo viene preso dall’ottavo anno di vita del bambino sino ai suoi dodici anni.

Dunque di positivo in Italia c’è che la richiesta può essere fatta entro i 12 anni di vita del bambino e anche contemporaneamente da entrambe i genitori, sino ad arrivare ad un anno intero in compagnia del proprio figlio. La scelta non è così scontata nel resto del pianeta.

La scelta di Volvo Cars

Volvo in questo frangente, per stimolare il mantenimento dei propri talenti all’interno della ditta automobilistica, mette in rilievo come indipendentemente dallo Stato in cui si risiede e si lavora e in cui hanno sede i distaccamenti della sede principale, il valore dello stipendio non subisca rilevanti diminuzioni.

Una riduzione del 20% è a carico della famiglia. Il resto lo ammortizza l’azienda.

Il progetto denominato “Family Bond” vuole mettere in risalto i valori della famiglia senza mettere in difficoltà nessuna delle carriere in essere tra genitori. Eccellere nella carriera e colmare i divari di genere deve diventare un diritto riconosciuto e raggiungibile da tutti.

Con il Family Bond i dipendenti potranno avvalersi di 24 settimane (per l’appunto sei mesi) suddivise a loro piacimento senza limitazioni per i primi tre anni del figlio.

Secondo Hanna Fager, responsabile delle risorse umane della casa automobilistica, in una intervista rilasciata alla France Press: 

"La cosa più importante è che offriamo la stessa cosa a entrambi i genitori e vogliamo incoraggiare più uomini a cogliere l'opportunità di prendere il congedo parentale".

La politica nazionale svedese, è molto attenta in termini di generosità al benessere dei suoi cittadini, così come la parità di genere è spesso più avanti di molti paesi europei, senza entrare nel merito di quella di paesi del terzo mondo.

Ma da dove nasce questa esigenza?

Il settore automobilistico 

Il settore automobilistico ha un grosso gap in termini di parità di genere, questo in tutto il mondo, sia a livello geografico che di composizione del personale. Il settore affascina molto l’universo maschile, di cui nel caso in Volvo ne fa parte il 75% del personale globale.

Parliamo di dipendenti sparsi in tutte le sedi mondiali: Asia, Medio Oriente, Europa, Stati Uniti, Africa. 

Quasi il 46% di coloro che vi lavorano sono diventati padri tra il 2019 ad oggi, anno in cui Volvo ha iniziato a sperimentare un programma pilota per il congedo parentale di tutto il personale di vendita.

Con i dati alla mano, la volontà futura dell’azienda è quella di riequilibrare il settore soprattutto negli Stati Uniti e in Cina dove attualmente non viene vissuto così dai padri, incoraggiando molti uomini a prendersi carico della famiglia. Si prevede quindi un miglioramento delle condizioni in essere.

Il prestigio che ne deriva è sicuramente il rafforzamento del marchio e la dimostrazione che è possibile far crescere una azienda con dei principi giusti e paritari incentrati sui propri collaboratori e centrali per l’azienda.

Cultura e valori aziendali sono messi sullo stesso piano. Il limite mentale che spesso ostacola l’individuo a prendere il congedo parentale è il più delle volte determinato dalla preoccupazione da parte dei neo genitori di mantenere il proprio posto, o alla scarsa possibilità che tale scelta possa avere come impatto in un futuro avanzamento di carriera. 

Al contrario il principio è diverso: la parità, il supporto dell’azienda alla famiglia, uno standard minimo ma universale senza discrepanze tra i paesi e le sedi sono i punti di forza. 

Parità di diritti, uguale: soddisfazione dei lavoratori e migliore resa in termini economici. 

Lavorare per un’azienda che rispetta le esigenze di chi vi lavora è di chi educa i propri figli in presenza, è un valore aggiunto per tutta la comunità di riferimento. Una policy di matrice svedese, ma ampliata a tutto il mondo, dove al contrario le differenze sono ancora molte.

Già nel programma pilota attivo dal 2019, i dipendenti di Volvo hanno molto apprezzato la scelta dell’azienda soprattutto per aver avuto neutralità nella scelta di affidare il congedo a tutti i genitori in modo paritario.

Per abbattere le barriere culturali è stata scelta una corretta comunicazione, dove “l’opzione” di 24 mesi, non fosse una scelta ma una soluzione preconfezionata. Non è stato proposto un “fino a 24 mesi” ma un 24 mesi di default, superando così il limite psicologico.

Quando la scelta ricade sul dipendente entrano in gioco molti fattori autolesionistici cautelativi, come appunto trovarsi bloccati dall’idea che un periodo troppo lungo possa nuocere alla propria carriera. 

Volvo ha invece voluto ovviare al problema eliminando incertezze e barriere culturali.

Un padre che gestisce la propria famiglia come fa una madre, è un valore aggiunto, un ritorno culturale per tutta la società, un ritorno economico per un’azienda illuminata.