Antisemitismo in Italia, il fenomeno cresce e preoccupa: perché è in aumento?

Dopo i fatti del 7 ottobre, l'antisemitismo cresce e preoccupa anche in Italia. Spieghiamo cosa significa, perché aumenta e cos'è l'antisionismo.

Dopo i fatti del 7 ottobre, si è registrato un aumento esponenziale dei casi di antisemitismo nel mondo, e anche in Italia. Aggressioni e danneggiamenti ai memoriali, ma anche gli attacchi verbali agli ebrei o agli israeliani si sono moltiplicati.

Con lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, che ha riacceso la tensione non solo in Medio Oriente, ma nel mondo intero, gli animi forse solo assopiti si sono riaccesi e l’antisemitismo è, nuovamente, un fenomeno da non sottovalutare, traghettandoci di nuovo in un passato non troppo lontano.

In tutto il 2023, si sono verificati oltre 400 casi accertati: un segnale molto forte che va a confermare i timori crescenti di questi ultimi mesi.

Cosa vuol dire antisemitismo?

L’antisemitismo è in forte aumento, anche se la maggior parte delle persone non ha neppure idea di cosa sia. Si tratta del pregiudizio, della paura e dell’odio verso il popolo ebraico.

Gli esempi che possiamo prendere nella storia sono davvero tanti, ma il più emblematico ed estremo è l’Olocausto che consistette nella persecuzione e dell’assassinio, la cosiddetta soluzione finale, di tutti gli ebrei da parte dei Nazisti e dei loro collaboratori.

Il termine fu coniato nel 1879, dal giornalista tedesco Wilhelm Marr per indicare l’odio nei confronti degli ebrei e anche quello nei confronti di varie politiche, spesso associate al popolo ebraico.

Tuttavia, l’odio e la paura verso gli ebrei è di gran lunga precedente l’età moderna e contemporanea, quando ancora non si parlava neppure di antisemitismo. Si possono ricordare, per esempio, i pogrom, ovvero episodi di violente sommesse popolari scatenate contro gli ebrei e, spesso, appoggiate dalle autorità.

Durante l’ultima parte del diciannovesimo secolo, all’odio e alla paura che caratterizzava gli antisemiti, venne aggiunta anche la componente politica. Vennero diffuse false teorie, sulla base di un manifesto “I protocolli dei savi di Sion”, ritenuto un falso storico.

Tutti questi fatti, ideologie, vere e proprie paure di cospirazioni ebraiche e pregiudizi, culminarono nei fatti più oscuri dell’Europa contemporanea: l’Olocausto. Ancora oggi, purtroppo, c’è chi lo nega, lo sottovaluta, non avendo la benché minima percezione di ciò che accadde nel cuore dell’Europa.

Cosa vuol dire antisionismo?

Accanto al termine antisemitismo, si sente parlare di antisionismo. Se non si ha una chiara percezione dell’antisemitismo, lo si ha ancora meno dell’antisionismo.

Cosa significa? Si tratta dell’atteggiamento di chi si oppone al sionismo, ovvero al movimento volto alla costituzione di uno Stato nazionale ebraico.

È opportuno parlare, anzitutto, di sionismo: si tratta di un atteggiamento (così possiamo definirlo) nato proprio in risposta alle persecuzioni ai danni degli ebrei. Si tratta di un movimento frutto di un preciso periodo della storia europea, che risale all’epoca nei nazionalismi e del colonialismo, ma, per altri versi, già alla diaspora ebraica.

Il sionismo si basa sull’idea che la patria ancestrale e di diritto di tutti gli ebrei sia la Palestina e che questi abbiano il diritto di rivendicare l’intero territorio, la cosiddetta Terra Promessa. Ma la premessa sulla quale di questa rivendicazione territoriale è inaccurata anche perché molti popoli di religione ebraica non sono originari della Palestina.

Tornando all’antisionismo, non si basa, però, sulla storia, ma sulle vicende attuali e si può collocare proprio, a grandi linee, dalla fondazione dello Stato di Israele.

Casi di antisemitismo in aumento in Italia

Con lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas e il riaccendersi delle tensioni in medio oriente, ritorna prepotentemente a far paura lo spettro dell’antisemitismo, catapultando il presente, in un passato ormai lontano.

L’odio razziale e religioso, ai danni della comunità ebraica, degli israeliani e dei musulmani, ha trovato un nuovo innesco in tutto il mondo. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec, nel 2023, si sono verificati 454 episodi di antisemitismo, rispetto i 241 del 2022.

Gli atti ostili, sia verbali che fisici, con continue aggressioni e sfregi ai monumenti memoriali, sono cresciuti particolarmente dopo la violenta controffensiva israeliana nella striscia di Gaza.

In parte è vero, ma, in una chiave di lettura differente il sentimento antisemita si è riacceso non dopo la reazione di Israele, ma già dallo stesso attacco di Hamas. Fondato probabilmente su uno stesso pregiudizio della previsione di una reazione militare violenta da parte di Israele.

Ma non sono solo i dati a preoccupare e l’escalation delle aggressioni, quanto anche solo a prendere la parola in pubblico per un ebreo o un israeliano, spesso, è diventato pericoloso, ma anche rispetto alla stessa percezione che hanno gli italiani.

Circa il 15% degli italiani nega l’Olocausto e circa il 23% abbraccia tesi e congetture complottiste, secondo le quali gli ebrei controllerebbero il potere economico e finanziario.

Leggi anche: La storia di Hamas: cos’è, cosa vuole e da quali Stati è supportato

Sara Bellanza
Sara Bellanza
Aspirante storica contemporaneista, classe 1995.Amante della lettura e della scrittura sin dalla tenera età, ho una laurea triennale in Filosofia e Storia e una laurea magistrale in Scienze Storiche, conseguite entrambe presso l’Università della Calabria. Sono autrice di alcune pubblicazioni scientifiche inerenti alla storia contemporanea e alla filosofia: "L'insostenibile leggerezza della storia" e "L’insufficienza del linguaggio metafisico" per la rivista "Filosofi(e)Semiotiche", e "Il movimento comunista nel cosentino" per la "Rivista Calabrese di Storia del '900".Nonostante la formazione prettamente umanistica, la mia curiosità mi ha spinto a conoscere e a informarmi sugli ambiti più disparati. Leggo, scrivo e fotografo, nella speranza di riuscire a raccontare il mondo così come lo vedo io.
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