Strage di Brandizzo: chi è l'addetto di Rfi Antonio Massa

Antonio Massa ha provocato con un suo errore la strage di Brandizzo: ecco chi è il tecnico di Rfi.

La tragedia ferroviaria di Brandizzo

Lo scorso mercoledì 30 agosto un treno che viaggiava a circa 160 chilometri orari ha travolto e ucciso cinque operai a Brandizzo, un piccolo comune del Torinese. I due sopravvissuti della tragedia sono stati il caposquadra della Sigifer Andrea Girardin Gibin e l'addetto di Rfi Antonio Massa, uomo di 47 anni residente nel Torinese. Entrambi sono al momento indagati per reato di omicidio plurimo e per disastro ferroviario con dolo eventuale.

Chi è l'addetto di Rfi Antonio Massa

Intorno alla mezzanotte tra mercoledì 30 e giovedì 31 agosto si è purtroppo consumata la tragedia di Brandizzo, con cinque operai che hanno perso la vita venendo travolti da un treno in corsa. Vittime dell'incidente sono state Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Aversa e Kevin Laganà.

Tra i sopravvissuti, oltre ad Andrea Girardin Gibin, vi è stato anche Antonio Massa. L'uomo, residente nel Torinese e di 47 anni, è un addetto di Rfi che come ammesso in prima persona ha dato il via libera al lavoro degli operai pur sapendo che la linea sulla quale ha avuto poi luogo la tragedia non era stata interrotta.

Massa, che era presente lì sul posto in veste di scorta-cantiere, è così passato dallo status di testimone a quello di indagato. Nello specifico, la Procura di Ivrea contesta allo stesso Massa e a Girardin Gibin il disastro ferroviario con dolo eventuale e il reato di omicidio plurimo. Il fascicolo dell'inchiesta è stato affidato alle pm Giulia Nicodemo e Valentina Bossi, che nel corso delle successive ore hanno visualizzato attentamente i filmati delle videocamere.

Dalle tre telefonate effettuate la sera della tragedia nel giro di mezz'ora è poi emerso come Massa abbia autorizzato verbalmente il via alle operazioni sul binario sul quale ha poi avuto luogo l'incidente. Ciò senza aver ottenuto alcun via libera da parte della sala di controllo della stazione di Chivasso, dalla quale la tecnica di Rfi aveva al contrario precisato di non dover dare il via ai lavori degli operai.

Drammatica in particolare l'ultima delle tre chiamate, che termina con il rumore di un'esplosione e con Massa e l'addetta di Chivasso che restano a quel punto in silenzio.

Antonio Massa ai magistrati: "Non mi avevano dato l'autorizzazione"

Come riportato dal Corriere della Sera, il tecnico di Rfi Antonio Massa avrebbe ammesso praticamente in lacrime di fronte ai magistrati di aver dato il via ai lavori dei cinque operai poi morti nonostante la mancanza di autorizzazione e pur sapendo che quella linea non era stata affatto interrotta.

Nella giornata di giovedì sono intanto proseguiti gli accertamenti da parte della Procura di Ivrea, che ha ascoltato come persone informate sui fatti alcuni ex dipendenti della Sigifer. Stando poi ad alcune fonti parlamentari di maggioranza, il prossimo 14 settembre alle ore 9:00 il ministro per le infrastrutture Matteo Salvini terrà un'informativa presso l'Aula della Camera.

Le dichiarazioni del titolare della Sigifer

In seguito alla tragedia di Brandizzo, il titolare della Sigifer Franco Serianni ha voluto rilasciare le seguenti dichiarazioni su La Repubblica e La Stampa. Ecco di seguito alcune delle sue parole:

No, non è assolutamente una cosa normale. Per noi la sicurezza è sempre stata al primo posto. I ragazzi lo sapevano. Non volevo nemmeno usassero il cellulare durante i lavori, per evitare di distrarsi.

Serianni ha poi proseguito:

Sono stufo di leggere certe cose che si scrivono di me. Che io non penso alle famiglie. Sono il primo che è arrivato là. Quei ragazzi avevano i titoli per lavorare, ho letto cose assurde. C’era Andrea Gibin, capo squadra da tanti anni, c’era Michael Zanera, saldatore qualificato. Hanno fatto i corsi per Rfi entrambi ed erano in regola. Per spalare nella massicciata comunque non serve un titolo speciale, lo può fare chiunque. E quello, comunque, era un lavoro semplice. Il video di Laganà? Ho pianto e mi sono dovuto fermare. Ma ripeto, io ho la coscienza pulita. So, come azienda, di averla.

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